Pomarance (PI): Gene Gnocchi

“Sono le cose che ti capitano o sei tu che capiti alle cose?” È intorno a questo interrogativo che ruota il nuovo spettacolo comico di Gene Gnocchi, al secolo Eugenio Ghiozzi, uno dei comici più surreali del panorama italiano tra non sense e graffianti osservazioni della società, di scena mercoledì 13 gennaio al Teatro dei Coraggiosi di Pomarance (ore 21.15).

In questo spettacolo, scritto a quattro mani con Francesco Freyrie, protagonista è un un anziano individuo della middle-up-class che, dopo un consulto medico e il susseguente esame diagnostico eseguito da lui medesimo, riceve un responso inquietante: lui sta benissimo ma nella sua vita si è sempre tenuto tutto dentro. Non ha mai esternato nessuna emozione, alcun sentimento. Rileggendo col pubblico quella lastra grigia si accorge che la sua vita è caratterizzata da piccole cose, minuziose facezie, il baluginìo della squama di un cefalo, il rumore del vento che si incanala tra i dirupi, quella volta che entrando in un autolavaggio fu rapito dalla mafia, quell’altra volta che Sarkozy al telefono gli affidò una missione impossibile, l’altra volta ancora che partecipando al concorso di bellezza per l’uomo più bello del mondo si rese conto che i partecipanti erano solo due, lui e il suo gemello bello.

Con questo spettacolo Gene Gnocchi – facendo finta di ripercorrere asetticamente un’esistenza – in realtà mette a nudo e risolve il dilemma fondamentale della vita quotidiana: è meglio mangiare prima e poi andare a teatro o prima andare a teatro e mangiare dopo?

I biglietti costano 9 euro (7 euro il ridotto under 18 e over 60); prevendita e prenotazioni presso la biglietteria del Teatro il giorno prima dello spettacolo dalle 17 alle 19 o telefonando allo 0588 64572.

Per informazioni: Comune di Pomarance – Ufficio relazioni con il pubblico tel. 0588 62306

 

 

Nota di regia

Di cosa sono fatte le vite delle persone normali? Di grandi avvenimenti, scelte fuori del comune, gesta eroiche? Piuttosto da un reticolo di piccole azioni quotidiane, reiterate, apparentemente insignificanti. E dietro a questa sequenza, a queste ripetizioni, si può intuire un senso più profondo dell’esistenza, o sono puro sintomo di una potenziale follia che serpeggia dentro di noi?

Il personaggio immaginato da Gene Gnocchi si costruisce proprio intorno a questo ‘dilemma’, ed è sostenuto da una maniacale attitudine: quella di annotare minuziosamente su carta tutti gli avvenimenti, anche i più insignificanti, della propria vita. Cercando di organizzare i ricordi attraverso un’improbabile catalogazione si ritrova a raccontare storie surreali, costruite dall’accostamento paradossale di frammenti di realtà. Fin dalle prime prove non ho potuto fare a meno di pensare a certi racconti di Borges fitti di citazioni, rimandi ossessivi, molteplici specularità . Ed è stata l’immagine della sua famosa ‘biblioteca infinita’ a guidarci nella ricerca della soluzione scenografica per lo spettacolo: una torre di carte e faldoni da archivio che immaginiamo perdersi nelle altezze del cielo.

Intorno e dentro a questa fragile costruzione, proiezione visiva della sua mente, si svolge la frenetica attività del protagonista: ricordare, ricostruire, riannodare? O piuttosto, come un Estragone Beckettiano dei nostri giorni il nostro personaggio semplicemente inventa, fantastica, strappa risate, per riempire un vuoto che rischia ad ogni minuto di diventare voragine.

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