Bolgheri (LI): Un territorio che si va strutturando

La storia della Bolgheri vitivinicola è forse una delle più raccontabili, soprattutto perché recente. Una storia partita con le grandi famiglie che si trovarono sul suo territorio e che lo scoprirono. Famiglie, poi aziende, poi vini; aziende inizialmente “monovino” (inutile ricordare Tenuta San Guido-Sassicaia, Ornellaia, Guado Al Tasso).

Poi, sulla scia di un glamour conquistato Bolgheri ha cominciato il suo percorso evolvendo nei modi che si stanno rivelando più o meno quelli classici, strutturando la propria attività come è successo per i territori vitivicoli più maturi. Ingrandimento della superficie vitata,  stratificazione dei prodotti in vini di punta,  etichette di fascia media e bassa. Persino Tenuta San Guido, azienda “monoetichetta” per eccellenza, ora presenta il ventaglio più ampio grazie ai Guidalberto e Le Difese. E non mancano, come conseguenza, neanche le tortuosità e le complicazioni retaggio della (in via di superamento) legislazione italiana: infatti, quasi tutti i vini importanti sono ormai radunati della Doc “alta” Bolgheri Rosso Superiore, ma alcuni no, e si trovano nella tipologia Igt mescolati con sigle invece di media o bassa fascia di mercato che costano magari dieci volte meno.

Ma perché tanto fascino Bolgheri? Un fattore, ancora, le antiche casate. Poi il paesaggio iconograficamente toscano come pochi altri ma misto ad una carnalità mediterranea più accentuata. E come porsi, oggi di fronte al caso Bolgheri? Bolgheri può essere associato alla risacca anti-Supertuscan? Forse no, perché dichiaratamente e caratterialmente supertuscanista (non è un Chianti Classico che impegna la sua storia sull’uvaggio bordolese, per dire)

Insomma Bolgheri, sotto gli occhi di una critica spesso scettica è una realtà che continua ad esistere e ad evolvere, e chi ha curiosità continuerà a seguirla.

L’AcquaBuona

Bolgheri (LI): Un territorio che si va strutturandoultima modifica: 2010-07-01T12:40:40+00:00da minobezzi1
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