Pisa: VI Festival delle Radio univesitarie


 

Tramontata la sesta edizione del Festival delle radio universitarie, quest’anno a Pisa, il tempo dei bilanci è generoso con questa prima edizione in Toscana. La partecipazione del pubblico è stata notevole e l’attenzione dei media convenzionali molto alta verso la realtà – ancora piuttosto imberbe – delle radio universitarie, realtà che però già si muove seriamente nella direzione di accrescere il panorama italiano dell’informazione e della comunicazione multimediale con un nuovo, concreto e pervasivo medium comunicativo che dà voce alle università sparse per lo Stivale, tradizionalmente centri di rinnovamento e promozione culturale.

Fru 2012 è stata l’occasione per fare il punto sull’evoluzione di questa realtà, e per offrire possibilità di incontro fisico tra le idee e le persone che stanno dietro alle singole radio universitarie: era tangibile il clima di cooperazione e voglia di contaminazione reciproca tra esperienze diverse tra loro, con studenti universitari accorsi da tutta Italia uniti dalla voglia di sentirsi gruppo e dare forma a un progetto comune.

Gli orizzonti dai quali trarre ispirazione per il futuro delle radio universitarie non mancano di certo: ad oggi, per il grande pubblico, quello delle radio universitarie è un mondo in gran parte sconosciuto -  o comunque “esotico”, da relegare all’interno dell’universo giovanile – e fruibile “soltanto” tramite internet. In Sudamerica, invece, le università trasmettono tramite frequenze radio e non solo nell’etere del web; Il colombiano Guillermo Gaviria – uno dei relatori che venerdì 4 maggio hanno tenuto banco nell’aula magna del Polo Carmignani, dibattendo attorno alla domanda Le nuove tecnologie hanno reso l’informazione più partecipativa, alla portata di più persone, più ecologica? - ha portato l’esempio della “Red de radio universitaria de latinoamérica y el caribe“, la Rete delle radio universitarie dell’America latina e dei Caraibi, della quale è presidente fin dalla sua nascita. Oltreoceano, la realtà delle radio universitarie è viva dai primi decenni del secolo scorso, e contribuisce ormai concretamente a formare ed aggregare pensiero, fornendo così un valido supporto e risultati più capillari a quello che rimane appunto lo scopo principe di ogni centro universitario.

Quel che in particolar modo colpisce, di questa esperienza latina, è che all’interno di un territorio immenso come quello sudamericano, rete nazionali di radio universitarie si siano efficacemente integrate in una rete transnazionale per presentarsi come realtà unica, pur continuando ad offrire gli aspetti positivi di quella diversità culturale che non può non emergere in un contesto tanto diversificato.

Una lezione di integrazione che, nel suo piccolo, ricorda gli sforzi che anche qui in Europa – e su un piano di lavoro ben più gravoso e cruciale – è necessario portare avanti con decisione per arrivare ad una reale collaborazione e solidarietà tra gli stati membri dell’Unione, con l’obiettivo della sostenibilità a fare da collante e su cui puntare per temperare le tendenze centrifughe che, specialmente in tempo di crisi, spuntano come (velenosi) funghi in mezza Europa, e le quali è imperativo contrastare.

Durante il proseguo della conferenza al Polo Carmignani – significativamente intitolata IN…formazione – Sostenibilità 2.0 – non sono mancate le occasioni di approfondimento sul tema della sostenibilità e, dunque, del ruolo dei nuovi media per contribuire alla definizione di un nuovo modello di sviluppo promuovendo e guidando il periodo di transizione. Insieme a Simona Salvi (Altratv.tv), Elena Villegas (Aru, Spagna Universidad de Salamanca) e Davide Bennato, (sociologo dei processi culturali e comunicativi all’Università di Catania), anche greenreport.it (presente all’evento con Luca Aterini, nella foto al centro) ha partecipato alla discussione, contribuendo al dibattito ripercorrendo la storia del quotidiano dal 2006 e spiegando la propria attività e linea editoriale, confermando una volta di più l’impegno a formare quell’humus culturale indispensabile al fiorire della sostenibilità all’interno della società civile.

greenreport

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