06/09/2011

Ravenna: Nel nome di Dante

Nel nome di Dante Alighieri e della lingua che ha prodotto e identifica l’Italia cementandone l’unità, Ravenna ospita dall’8 al 10 settembre la prima edizione di un innovativo festival culturale il cui titolo, Dante 2021, allude al prossimo settimo centenario della morte del sommo poeta.

Lanfranco Gualtieri, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna che ha promosso la manifestazione, ha presentato oggi l’iniziativa insieme ad Antonio Patuelli, presidente del Gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna, e a Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca, la massima istituzione di tutela della lingua, cui è affidata la direzione scientifica del festival, che si fregia dell’alto patrocinio del Presidente della Repubblica. Il programma, realizzato grazie alla collaborazione dell’Associazione Progetto21 presieduta da Daniele Gardenti, è stato illustrato dal coordinatore del festival, Domenico De Martino.

Presente anche Loredana Cornero, segretario generale della Comunità Radiotelevisiva Italofona: in quanto media partner, la Comunità assicura a Dante 2021 anche una vasta visibilità internazionale. Associa infatti tutte le emittenti di programmi in italiano (dal Vaticano a S. Marino, alla Svizzera all’Europa ecc.).

Non potendo guardare a Dante senza guardare all’oggi, l’inaugurazione coincide con un convegno sulla Lingua delle Costituzioni italiane 1848-2011. Si riflette cioè sulle vicende del passato per affrontare i nodi istituzionali e sociali del nostro inquieto presente. Protagonisti il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, la linguista Bice Mortara Garavelli, lo storico del diritto Federigo Bambi, il direttore del Quotidiano Nazionale e del Resto del Carlino Pierluigi Visci, e Antonio Patuelli in veste di studioso del Risorgimento.

L’abbattimento dei confini tra le varie discipline è l’aspetto più innovativo del festival. L’attore Virginio Gazzolo è per esempio chiamato a confrontarsi con storici, linguisti e filologi (Stefano Carrai, Paola Manni, Mirko Tavoni, Gian Maria Varanini) proponendo una sua interpretazione del De vulgari eloquentia. Il giovane compositore Edoardo Dinelli mette invece canto e musica elettronica al servizio della Vita nova. Si ispira alle opere di Dante anche una mostra di artisti contemporanei (catalogo Biblion) curata da Francesco Giannattasio e Sonia Zampini, realizzata grazie alla collaborazione con le Casse di Risparmio di Firenze e di Ravenna. Allestita nei Chiostri Francescani, alle spalle della tomba di Dante, si confronta e interagisce con convegni e dibattiti.

In questa chiave vanno letti anche il recital dantesco di Pamela Villoresi (Tra la perduta gente), lo spettacolo di danza di Emiliano Pellisari (Inferno) e gli interventi del musicista - filologo Stefano Albarello nel dibattito Da Dante all’italiano contemporaneo tra gli storici della lingua Vittorio Coletti, Maria Antonietta Grignani e la stessa Nicoletta Maraschio, con il contributo del poeta Franco Buffoni.

Sulla stessa linea il Premio Dante - Ravenna attribuito al celeberrimo divulgatore e lettore dantesco Vittorio Sermonti (nell’occasione la RTV svizzera gli dedica tre serate ritrasmettendo lo spettacolo Canto delle Anime) e il Premio per la Musica a Mauro Pagani, in concerto con lo straordinario cantante senegalese Badara Seck sul tema del multilinguismo e dell’‘italiano degli altri’.

 “La scelta della Crusca”, commenta Maraschio, “sottolinea il valore dell’italiano come fattore di identità e come motore tuttora attivo del processo unitario. Senza dimenticare, nell’attuale problematica del multilinguismo, l’importanza dei rapporti interculturali. Non a caso, il  motto dell’Unione Europea è ‘unità nella diversità’”.

L’accordo con l’Accademia, ricordano Gualtieri e Patuelli, rappresenta un deciso valore aggiunto e proietta l’evento oltre gli orizzonti locali. Crusca significa lingua italiana e Firenze, la città che dette a Dante i natali. Ravenna ne fu invece la terra d’esilio. Crediamo che la collaborazione tra le due città del poeta consentirà di costruire programmi celebrativi comuni in vista del 2021. Due, intanto, gli obiettivi collaterali: promuovere il territorio e consolidare la candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura nel 2019.
 

Il programma / www.dante2021.it

 

8 settembre

Antichi Chiostri Francescani della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

Ore 18. Inaugurazione.

Lanfranco Gualtieri, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca

 

LA LINGUA DELLE COSTITUZIONI ITALIANE  (1848-2011)

Tavola rotonda con Federigo Bambi, Bice Mortara Garavelli, Antonio Patuelli, Gustavo Zagrebelsky, Modera Pierluigi Visci, direttore del Quotidiano Nazionale.

 

Piazza del Popolo

Ore 21. TRA LA PERDUTA GENTE

Recital dantesco di Pamela Villoresi - Musiche originali di Luciano Vavolo. Con Luciano Vavolo (flauto), Nicola Innocenti (clarinetto), Angela Savi (violino), Elisabetta Sciotti (violoncello)

 

OLTRE LA SPERA

Introspezione musicale della Vita Nova, di Edoardo Dinelli con Roberta D’Alò (voce) e Giovanna Bartolomei (live eletronics).

 

9 settembre

Antichi Chiostri Francescani della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

Ore 18. L’ITALIA DI DANTE TRA REALTA’ E IDEALE

Tavola rotonda con Stefano Carrai, Paola Manni, Mirko Tavoni, Gian Maria Varanini.

 

DE VULGARI ELOQUENTIA

Interpretazione d’attore di/con Virginio Gazzolo.

 

Piazza del Popolo

Ore 21. PREMIO DANTE-RAVENNA a Vittorio Sermonti

Promosso dall’Accademia della Crusca e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna.

 

PREMIO PER LA MUSICA a Mauro Pagani

Con Mauro Pagani (voce, flauto, violino, bouzouki, chitarra), Badara Seck (voce), Eros Cristiani (pianoforte, tastiere, fisarmonica), Joe Damiani (batteria, percussioni).

 

10 settembre

Antichi Chiostri Francescani della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

18. DA DANTE ALL’ITALIANO CONTEMPORANEO

Tavola rotonda con  Franco Buffoni, Vittorio Coletti, Maria Antonietta Grignani, Nicoletta Maraschio, e con Stefano Albarello (voce e liuto).

 

Teatro Dante Alighieri

21. INFERNO

Spettacolo di danza di Emiliano Pellisari. Voce recitante: Virginio Gazzolo.

 

8-11 settembre

Antichi Chiostri Francescani della Fondazione  Cassa di Risparmio di Ravenna

NE LA PITTURA TENER LO CAMPO

Mostra di dieci artisti contemporanei per Dante Alighieri. A cura di Francesco Giannattasio e Sonia Zampini. Partecipano: Luca Brandi, Valerie Buffetaud, Fernando Cucci, Gianni Dorigo, Cesare Reggiani, Gianna Scoino, Eliana Sevillano, Andrea Stella, Ottavio Troiano, Ttzoi (Stefano Forgione e Pino Rossi).

 
 

Commenti

Dante non è morto per la festa LITURGICA dell'Esaltazione della Santa Croce del LUNEDI' 14 settembre 1321 del nostro computo storico. E' morto invece in quella del MARTEDI' 14 settembre 1322 del nostro computo storico e perciò il martedì 14 settembre 1321 seguendo l'ANTICO CALENDARIO STILE FIORENTINO non riportato nemmeno dal MANUALE di Adriano CAPELLI. E ci sarà una ragione. Se non lo riporta il Cappelli, lo rammenta invece DANTE, e non è poco!, in chiusura della "Quaestio de acqua e de Terra" puntualizzando che per lui l'anno zero, costituito dai sottomultipli dall'anno (minuti, ore,giorni, settimane, e mesi), parte da quello in cui CRISTO è nato di DOMENICA che poi sarebbe la domenica 25 dicembre del 1° anno d.C. del nostro computo storico. A nessuno interessa ma così è!!! Per chiarire la mia posizione e preparazione aggiungo intanto questa nota.
Anche Don Lorenzo Milani aveva i suoi limiti. Pensava che quando la classe operaia e contadina fosse andata al potere il problema delle tangenti e della corruzione legata agli appalti della P.A. si sarebbe in gran parte risolto da sé. Il più importante problema era dunque, per lui, dare un’istruzione ai proletari. Ma forse era arrivato a questa conclusione anche per ragioni affettive verso i suoi ragazzi. Il Milani era una chioccia che avrebbe dato la vita per i suoi pulcini.
Sulle tangenti e la corruzione, dopo che io in più occasioni mi ero sfogato con lui a Barbiana, mi fece fare anche un intervento, in cattedra, davanti ai suoi ragazzi sull'appalto delle Imposte di Consumo, o Dazio, a Firenze. Io, seguendo la delibera consiliare dell'Amministrazione di Giorgio La Pira del 5 ottobre 1964, n. 5555/710/C, avevo intrapreso una dura lotta per togliere gli appalti e andare in gestione diretta del servizio di accertamento e riscossione. Mi dava una mano il mio amico mons. Enrico Bartoletti. Allora a Firenze le Imposte di Consumo (attuale I.V.A. sulla cessione di beni) erano in appalto alla Società Trezza, S.p.A. con sede a Verona. La Trezza aveva però in appalto tali imposte anche al Comune di Palermo: nella Palermo dei cugini Salvo e di Vito Ciancimino. Capirete che musica!!! Don Milani condivideva in teoria il principio che io difendevo ma se ne stava alla larga. Se oggi abbiamo l'IVA non appaltabile, invece che l'ICO appaltabile come volevano gli appaltatori (INGIC, SARI, CREMONINI, e a Roma BOURSIER, ecc) in occasione della Riforma Tributaria del 1/1/1973, si deve soprattutto a questa delibera di LA PIRA, all'intervento di mons. Bartoletti e credo anche di Aldo Moro. Tuttavia non giovò alla tranquillità di La Pira, del Bartoletti, di Moro e forse anche di Paolo VI, aver impedito questo illecito arricchimento facendo approvare l’IVA (Si confronti riunione dell’ANCI a Viareggio nella seconda metà del 1972). Di me dico solo che "me ne frego", anche se è un motto fascista inviso a don Milani. Risparmio a prezzi attuali, per avere l’IVA al posto dell’ICO, stimabile in cinque miliardi di euro annui per possibili tangenti. Per rendersi conto come il mio discorso sia vero e dell' "Antifona", del "vento" preoccupante per le istituzioni repubblicane che anche allora tirava partendo dal DAZIO, si veda l'originale del ricorso di La Pira datato 16/01/1965 da me pubblicato su Facebook a: "Foto" di Giovangualberto Ceri. Come minimo, prima del peggio, ti ISOLAVANO: e La Pira, il Bartoletti, Moro e Paolo VI ritengo, come minimo, che siano stati lasciati soli. Il Bartoletti in particolare anche per il suo Convegno dal titolo, “MALI DI ROMA”. Riguardo al problema della corruzione affidarsi ad andare a votare come diceva don Milani sarebbe stato come impugnare un “fucile” interessante, ma scarico. Questo perché si aveva l’impressione che, ai vertici, una parte di tutti i partiti che sedevano in parlamento fosse un po’ coinvolta dalla corruzione. Per questo si arrivò ai movimenti extraparlamentari. A me, che ero dell’Esecutivo Giovanile della D.C. e Consigliere Comunale, Don Milani mi disse con passione, per rimediare!, di VOTARE SOCIALISTA: cosa che feci subito anche poi non rinnovando più, quale necessaria conseguenza, la mia tessera della D.C. (1966). E non la rinnovai nemmeno quando, qualche anno dopo, l’On.le Forlani mandò a casa mia per convincermi due importanti suoi rappresentati.
Don Milani mostrò inoltre i suoi limiti coscienziali anche quando mandò a mons. Enrico Bartoletti le due lettere datate 10/09/1958 e 1/10/1958 i cui effetti negativi, dopo la loro pubblicazione avvenuta nel 1994 (MASSIMO TOSCHI, “Don Lorenzo Milani e la sua Chiesa”, Polistampa, Firenze, 1994, pp. 158 -166), credo furono evitati proprio in seguito alla mia telefonata, a Sommaia, all'amico don Alessandro Campani ancor vivo. Tale lettera il Milani, per me, se la sarebbe dovuta proprio risparmiare. Cfr. Google, AGENZIA RADICALE su Mons. E. Bartoletti; Cfr. FOTO: ILARIA DEL CARRETTO: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.228902670488564.62602.100001064993213&l=48437d71c1&type=1
Domanda. Quante probabilità ci sono che il “veltro” posto da Jacopo della Quercia ai piedi di Ilaria del Carretto possa raffigurare ANCHE il “veltro” di Dante (Inf., I, 85 – 111) incaricato di rimandare la lupa, ma forse anche l’Inquisizione cattolica se fosse da lei simboleggiata, in quell’Inferno da dove si suppone sia venuta? Nella mia intervista alla TV Canale 10, e a sostegno della tesi di molti docenti universitari di ITALIANISTICA che dicono, “nessuna!”, anch’io avrei voluto potergli dare ragione. Il “veltro” non può essere quello di Ilaria! Se non lo feci è perché pensai che Monsignor Bartoletti non sarebbe stato contento. Infatti se la Chiesa può essere ANCHE Ilaria; e Ilaria è morta; dovrà pur venire qualcuno, il “veltro”, a resuscitarla. Cfr. Google – YOUTUBE, http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.
F.to Giovangualberto Ceri.

Scritto da: Giovangualberto Ceri | 08/09/2011

Dante non è morto per la festa LITURGICA dell'Esaltazione della Santa Croce del LUNEDI' 14 settembre 1321 del nostro computo storico. E' morto invece in quella del MARTEDI' 14 settembre 1322 del nostro computo storico e perciò il martedì 14 settembre 1321 seguendo l'ANTICO CALENDARIO STILE FIORENTINO non riportato nemmeno dal MANUALE di Adriano CAPELLI. E ci sarà una ragione. Se non lo riporta il Cappelli, lo rammenta invece DANTE, e non è poco!, in chiusura della "Quaestio de acqua e de Terra" puntualizzando che per lui l'anno zero, costituito dai sottomultipli dall'anno (minuti, ore,giorni, settimane, e mesi), parte da quello in cui CRISTO è nato di DOMENICA che poi sarebbe la domenica 25 dicembre del 1° anno d.C. del nostro computo storico. A nessuno interessa ma così è!!! Per chiarire la mia posizione e preparazione aggiungo intanto questa nota.
Anche Don Lorenzo Milani aveva i suoi limiti. Pensava che quando la classe operaia e contadina fosse andata al potere il problema delle tangenti e della corruzione legata agli appalti della P.A. si sarebbe in gran parte risolto da sé. Il più importante problema era dunque, per lui, dare un’istruzione ai proletari. Ma forse era arrivato a questa conclusione anche per ragioni affettive verso i suoi ragazzi. Il Milani era una chioccia che avrebbe dato la vita per i suoi pulcini.
Sulle tangenti e la corruzione, dopo che io in più occasioni mi ero sfogato con lui a Barbiana, mi fece fare anche un intervento, in cattedra, davanti ai suoi ragazzi sull'appalto delle Imposte di Consumo, o Dazio, a Firenze. Io, seguendo la delibera consiliare dell'Amministrazione di Giorgio La Pira del 5 ottobre 1964, n. 5555/710/C, avevo intrapreso una dura lotta per togliere gli appalti e andare in gestione diretta del servizio di accertamento e riscossione. Mi dava una mano il mio amico mons. Enrico Bartoletti. Allora a Firenze le Imposte di Consumo (attuale I.V.A. sulla cessione di beni) erano in appalto alla Società Trezza, S.p.A. con sede a Verona. La Trezza aveva però in appalto tali imposte anche al Comune di Palermo: nella Palermo dei cugini Salvo e di Vito Ciancimino. Capirete che musica!!! Don Milani condivideva in teoria il principio che io difendevo ma se ne stava alla larga. Se oggi abbiamo l'IVA non appaltabile, invece che l'ICO appaltabile come volevano gli appaltatori (INGIC, SARI, CREMONINI, e a Roma BOURSIER, ecc) in occasione della Riforma Tributaria del 1/1/1973, si deve soprattutto a questa delibera di LA PIRA, all'intervento di mons. Bartoletti e credo anche di Aldo Moro. Tuttavia non giovò alla tranquillità di La Pira, del Bartoletti, di Moro e forse anche di Paolo VI, aver impedito questo illecito arricchimento facendo approvare l’IVA (Si confronti riunione dell’ANCI a Viareggio nella seconda metà del 1972). Di me dico solo che "me ne frego", anche se è un motto fascista inviso a don Milani. Risparmio a prezzi attuali, per avere l’IVA al posto dell’ICO, stimabile in cinque miliardi di euro annui per possibili tangenti. Per rendersi conto come il mio discorso sia vero e dell' "Antifona", del "vento" preoccupante per le istituzioni repubblicane che anche allora tirava partendo dal DAZIO, si veda l'originale del ricorso di La Pira datato 16/01/1965 da me pubblicato su Facebook a: "Foto" di Giovangualberto Ceri. Come minimo, prima del peggio, ti ISOLAVANO: e La Pira, il Bartoletti, Moro e Paolo VI ritengo, come minimo, che siano stati lasciati soli. Il Bartoletti in particolare anche per il suo Convegno dal titolo, “MALI DI ROMA”. Riguardo al problema della corruzione affidarsi ad andare a votare come diceva don Milani sarebbe stato come impugnare un “fucile” interessante, ma scarico. Questo perché si aveva l’impressione che, ai vertici, una parte di tutti i partiti che sedevano in parlamento fosse un po’ coinvolta dalla corruzione. Per questo si arrivò ai movimenti extraparlamentari. A me, che ero dell’Esecutivo Giovanile della D.C. e Consigliere Comunale, Don Milani mi disse con passione, per rimediare!, di VOTARE SOCIALISTA: cosa che feci subito anche poi non rinnovando più, quale necessaria conseguenza, la mia tessera della D.C. (1966). E non la rinnovai nemmeno quando, qualche anno dopo, l’On.le Forlani mandò a casa mia per convincermi due importanti suoi rappresentati.
Don Milani mostrò inoltre i suoi limiti coscienziali anche quando mandò a mons. Enrico Bartoletti le due lettere datate 10/09/1958 e 1/10/1958 i cui effetti negativi, dopo la loro pubblicazione avvenuta nel 1994 (MASSIMO TOSCHI, “Don Lorenzo Milani e la sua Chiesa”, Polistampa, Firenze, 1994, pp. 158 -166), credo furono evitati proprio in seguito alla mia telefonata, a Sommaia, all'amico don Alessandro Campani ancor vivo. Tale lettera il Milani, per me, se la sarebbe dovuta proprio risparmiare. Cfr. Google, AGENZIA RADICALE su Mons. E. Bartoletti; Cfr. FOTO: ILARIA DEL CARRETTO: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.228902670488564.62602.100001064993213&l=48437d71c1&type=1
Domanda. Quante probabilità ci sono che il “veltro” posto da Jacopo della Quercia ai piedi di Ilaria del Carretto possa raffigurare ANCHE il “veltro” di Dante (Inf., I, 85 – 111) incaricato di rimandare la lupa, ma forse anche l’Inquisizione cattolica se fosse da lei simboleggiata, in quell’Inferno da dove si suppone sia venuta? Nella mia intervista alla TV Canale 10, e a sostegno della tesi di molti docenti universitari di ITALIANISTICA che dicono, “nessuna!”, anch’io avrei voluto potergli dare ragione. Il “veltro” non può essere quello di Ilaria! Se non lo feci è perché pensai che Monsignor Bartoletti non sarebbe stato contento. Infatti se la Chiesa può essere ANCHE Ilaria; e Ilaria è morta; dovrà pur venire qualcuno, il “veltro”, a resuscitarla. Cfr. Google – YOUTUBE, http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.
F.to Giovangualberto Ceri.

Scritto da: Giovangualberto Ceri | 08/09/2011

Con Auguri di Buon Natale 2011 a tutti. Aggiungo: e pensare che Dante sostiene, in chiusura della Quaestio di aqua et de terra, che CRISTO è nato una DOMENICA 25 Dicembre, proprio come eccezionalmente avviene quest'anno Domenica 25 Dicembre 2011, però TUTTI ZITTI. Compreso il nostro Signor Presidente della Repubblica e il Signor Sindaco di Firenze. Ci sarà pur ben una ragione. Insomma, perché? Io penso per non scontentare il Vaticano come sull'ICI. Ma ignorare la Domenica 25 dicembre è oggettivamente peggio che non richiedere al Vaticano l'ICI per una serie di ragioni che ben pochi possono immaginare. Sembrerà assurdo? Eureka!!! Ma è così!!!
F.to Giovangualberto Ceri

Scritto da: Giovangualberto Ceri | 23/12/2011

Con Auguri di Buon Natale 2011 a tutti. Aggiungo: e pensare che Dante sostiene, in chiusura della Quaestio di aqua et de terra, che CRISTO è nato una DOMENICA 25 Dicembre, proprio come eccezionalmente avviene quest'anno Domenica 25 Dicembre 2011, però TUTTI ZITTI. Compreso il nostro Signor Presidente della Repubblica e il Signor Sindaco di Firenze. Ci sarà pur ben una ragione. Insomma, perché? Io penso per non scontentare il Vaticano come sull'ICI. Ma ignorare la Domenica 25 dicembre è oggettivamente peggio che non richiedere al Vaticano l'ICI per una serie di ragioni che ben pochi possono immaginare. Sembrerà assurdo? Eureka!!! Ma è così!!!
F.to Giovangualberto Ceri

Scritto da: Giovangualberto Ceri | 23/12/2011

CELEBRAZIONI PER LA MORTE DI DANTE nel 2021

Per gentilezza, state bene attenti nelle celebrazioni dell'anno di morte di DANTE poiché DANTE stesso, ovviamente quello personaggio della Commedia e della Vita Nuova, per chi scrive e su base scientifico-oggettiva, è morto per la festa liturgica dell'elevazione della Santa Croce del MARTEDI' 14 settembre 1322, e non è morto quindi nel 1321. E' giusto indicare la notte liturgica del LUNEDI' 14 settembre 1321, come comunemente si dice e come fa Ravenna, però questo computo segue le indicazioni calendariali ancorate alla chiusa della QUAESTIO DE AQUA ET DE TERRA, ossia segue il calendario stile ANTICO fiorentino con Cristo nato di domenica, e perciò se riportiamo questo giorno ancorato alla QUAESTIO sul nostro computo storico diventa 1322. Dante persona, e non quello personaggio, era un burlone tremendamente ironico, e ci godeva!!!, (non gli era restata altra arma per sopravvivere psichicamente) ed è riuscito a far credere di essere morto nel 1321, o 1322, poiché si era nascosto per evitare il BARGELLO e finire così in pace gli ultimi canti del PARADISO. Lui persona è morto, con probabilità, poco prima del ritrovamento di questi ultimi canti da parte del figlio e forse mai sapremo, con sicurezza, il giorno e l' anno. Non è da escludere a priori nemmeno che si sia nascosto nei dintorni di Firenze, tanto amava riposare qui da noi le sue membra ormai stanche. Giudicatemi pure uno scemo megalomane, però prima seguite i miei studi magari a partire dall'intervista su TV CANALE 10 fattami da Umberto Cecchi. Studiando Dante è facile pescare "GRANCHI" poiché lui esige commentatori che gli assomoglino, e no dei raccomandati. Gentilmente restando a vostra disposizione per ogni ulteriore chiarimento e intervento, Distintamente vi saluto.
GIOVANGUALBERTO CERI

Scritto da: Giovangualberto Ceri | 01/04/2012

Il problema dell’anno di morte di Guido Cavalcanti mi è stato recentemente posto anche dal Professor Alberto Casadei dell’Università di Pisa. Le invio brevemente il contenuto della mia risposta a cui non seguì nessuna ulteriore osservazione, o smentita da parte sua, bensì un ringraziamento. Spero che soddisfi anche il Signor ………. Il problema dell’anno di morte di Guido Cavalcanti (Inf., X, 109 – 111) venne peculiarmente sollevato e indagato da Isidoro del Lungo. Seguendo l’OBITUARIO DI SANTA REPARATA (segn. I.3.6) che elenca i morti a Firenze fra il 1279 e il 1311 bisogna considerare però che esso data da Cristo nato di domenica e perciò incarnatosi di Venerdì: una considerazione che anche a Isidoro Del Lungo purtroppo sfuggì. Si tratta di un sistema di calcolo calendariale il cui uso viene del resto testimoniato anche in chiusura della Questio de aqua et de terra. Il Manuale di Adriano Cappelli non ne parla, però questo calcolo esisteva e, inoltre, è proprio quello adottato da Dante. In base alla “Quaestio”, all’Obituario, e io affermo anche seguendo Dante, l’inizio dell’era volgare, o cristiana, se la indichiamo sul nostro computo storico, o odierno, corrisponde dunque: la Nascita simbolica e calendariale di Cristo, alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico; la Sua Incarnazione al venerdì 25 marzo del 1° dopo Cristo; il giorno di inizio dell’anno e quello della nostra èra volgare, o cristiana, in base al Calendario giuliano stile comune, cioè al Calendario giuliano vero e proprio che partiva dall’insediamento dei consoli romani, al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, o odierno. Seguendo questo computo basato sulla Quaestio, sull’Obituario e su Dante, Cristo, il lunedì 26 dicembre del 1° dopo Cristo, avrebbe avuto solo un giorno di età e non un anno ed un giorno come risulta dal nostro computo storico, o odierno. Questo è la verità! In tal caso Guido Cavalcanti, risultando morto per l’Obituario, che segue la Quaestio, nel 1300, sul nostro computo storico bisognerà indicare il 1301. Cioè si legge 1300 e si dice 1301. Lo stesso dicasi per la Commedia: il viaggio avviene nel nostro 1301 per farlo avvenire nel 1300 in base alla Quaestio. Io credo che sia venuto il momento in cui anche il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, “Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo”, arrivi ad indicare questo Calendario stile antico fiorentino e di cui riferiscono, sia Giovanni Boccaccio (GIOVANNI BOCCACCIO, Esposizioni sopra la Comedia di Dante, a cura di Giorgio Padoan, Milano, Mondadori, 1965, p. 150 in relazione al c. XXI, vv. 112- 114, dell’Inferno). come ho già detto, sia Andrea Lancia (1290 [?] – 1360 [?]), detto l’ OTTIMO, notaio al servizio del Comune di Firenze. O che per far comodo a Bonifacio VIII e al Vaticano adesso si devono sbagliare anche i notai? La presa d’atto di questa verità calendariale, poiché qui non c’è nulla da accertare ma solo da prendere atto, porrebbe fine a tante questioni esegetiche e di datazioni storiche attinenti a Filologia dantesca in cui esiste una differenza conclamata di un solo intero anno. Anzi bisognerebbe prendere per norma, che nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si tratta di un errore, come fino ad oggi gli studiosi hanno ingenuamente pensato, ma dall’avere essi computato seguendo il semplice e noto “stile fiorentino” e non lo “stile antico fiorentino” del tutto ignorato poiché caduto da secoli nell’ombra. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo a Firenze iniziava nel nostro 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo 1301 del nostro computo odierno: perché per Dante, per il Boccaccio, per l’Ottimo, ecc., e per l’antica cultura fiorentina legata ai canonici di Santa Reparata, questo giorno corrispondeva per loro al sabato 25 marzo 1300. Liturgicamente esso inizia dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico: momento in cui può solennemente e liturgicamente iniziare il viaggio della Commedia perché primo giorno dell’anno a Firenze ma anche, qui a Firenze, primo giorno del nuovo secolo, il XIV, ab Incarnatione. Pedalare, pedalare!!! Ed anzi, aprire meglio gli occhi e, sapute le cose vere e giuste, non fare, come si fa spesso, finta di nulla, ignorando e dimenticando, perché non giova alla remissione dei peccati
Firenze, 22.06.2012 F.to Giovangualberto Ceri

Scritto da: Giovangualberto Ceri | 22/06/2012

Il problema dell’anno di morte di Guido Cavalcanti mi è stato recentemente posto anche dal Professor Alberto Casadei dell’Università di Pisa. Le invio brevemente il contenuto della mia risposta a cui non seguì nessuna ulteriore osservazione, o smentita da parte sua, bensì un ringraziamento. Spero che soddisfi anche il Signor ………. Il problema dell’anno di morte di Guido Cavalcanti (Inf., X, 109 – 111) venne peculiarmente sollevato e indagato da Isidoro del Lungo. Seguendo l’OBITUARIO DI SANTA REPARATA (segn. I.3.6) che elenca i morti a Firenze fra il 1279 e il 1311 bisogna considerare però che esso data da Cristo nato di domenica e perciò incarnatosi di Venerdì: una considerazione che anche a Isidoro Del Lungo purtroppo sfuggì. Si tratta di un sistema di calcolo calendariale il cui uso viene del resto testimoniato anche in chiusura della Questio de aqua et de terra. Il Manuale di Adriano Cappelli non ne parla, però questo calcolo esisteva e, inoltre, è proprio quello adottato da Dante. In base alla “Quaestio”, all’Obituario, e io affermo anche seguendo Dante, l’inizio dell’era volgare, o cristiana, se la indichiamo sul nostro computo storico, o odierno, corrisponde dunque: la Nascita simbolica e calendariale di Cristo, alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico; la Sua Incarnazione al venerdì 25 marzo del 1° dopo Cristo; il giorno di inizio dell’anno e quello della nostra èra volgare, o cristiana, in base al Calendario giuliano stile comune, cioè al Calendario giuliano vero e proprio che partiva dall’insediamento dei consoli romani, al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, o odierno. Seguendo questo computo basato sulla Quaestio, sull’Obituario e su Dante, Cristo, il lunedì 26 dicembre del 1° dopo Cristo, avrebbe avuto solo un giorno di età e non un anno ed un giorno come risulta dal nostro computo storico, o odierno. Questo è la verità! In tal caso Guido Cavalcanti, risultando morto per l’Obituario, che segue la Quaestio, nel 1300, sul nostro computo storico bisognerà indicare il 1301. Cioè si legge 1300 e si dice 1301. Lo stesso dicasi per la Commedia: il viaggio avviene nel nostro 1301 per farlo avvenire nel 1300 in base alla Quaestio. Io credo che sia venuto il momento in cui anche il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, “Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo”, arrivi ad indicare questo Calendario stile antico fiorentino e di cui riferiscono, sia Giovanni Boccaccio (GIOVANNI BOCCACCIO, Esposizioni sopra la Comedia di Dante, a cura di Giorgio Padoan, Milano, Mondadori, 1965, p. 150 in relazione al c. XXI, vv. 112- 114, dell’Inferno). come ho già detto, sia Andrea Lancia (1290 [?] – 1360 [?]), detto l’ OTTIMO, notaio al servizio del Comune di Firenze. O che per far comodo a Bonifacio VIII e al Vaticano adesso si devono sbagliare anche i notai? La presa d’atto di questa verità calendariale, poiché qui non c’è nulla da accertare ma solo da prendere atto, porrebbe fine a tante questioni esegetiche e di datazioni storiche attinenti a Filologia dantesca in cui esiste una differenza conclamata di un solo intero anno. Anzi bisognerebbe prendere per norma, che nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si tratta di un errore, come fino ad oggi gli studiosi hanno ingenuamente pensato, ma dall’avere essi computato seguendo il semplice e noto “stile fiorentino” e non lo “stile antico fiorentino” del tutto ignorato poiché caduto da secoli nell’ombra. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo a Firenze iniziava nel nostro 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo 1301 del nostro computo odierno: perché per Dante, per il Boccaccio, per l’Ottimo, ecc., e per l’antica cultura fiorentina legata ai canonici di Santa Reparata, questo giorno corrispondeva per loro al sabato 25 marzo 1300. Liturgicamente esso inizia dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico: momento in cui può solennemente e liturgicamente iniziare il viaggio della Commedia perché primo giorno dell’anno a Firenze ma anche, qui a Firenze, primo giorno del nuovo secolo, il XIV, ab Incarnatione. Pedalare, pedalare!!! Ed anzi, aprire meglio gli occhi e, sapute le cose vere e giuste, non fare, come si fa spesso, finta di nulla, ignorando e dimenticando, perché non giova alla remissione dei peccati
Firenze, 22.06.2012 F.to Giovangualberto Ceri

Scritto da: Giovangualberto Ceri | 22/06/2012

Se il VATICANO e la C.E.I. (cadr.li BAGNASCO + RUINI), seguendo la famosa LINEA RUINI che è lentamente iniziata dopo la morte di papa ALBINO LUCIANI, hanno indicato adesso (dicembre 2012) di "preferire" MONTI per il futuro governo, perché lo ritengono il legittimo prosecutore della valida politica (per loro) di BERLUSCONI, ebbene il PARTITO DEMOCRATICO non può rimanere a guardare, inerte, silenzioso, o fare il timido. In seno al PD ci sono anche i cattolici !!!
Orbene esisteva prima di papa K. WOYTJLA e di RATZINGER, la famosa LINEA BARTOLETTI, adesso caduta nel dimenticatoio ma che è durata fino al delitto ALDO MORO e al pontificato di LUCIANI il quale, perfettamente, l’avrebbe voluta applicare. A mio giudizio anzi, per quello che ne so io, l'ON.LE ALDO MORO, amico dell’On.le MARIA ELETTA MARTINI di Lucca e stimatore di PADRE BARTOLOMEO SORGE, DI GIUSEPPE LAZZATI ecc., potrebbe addirittura essere stato ucciso anche perché silenziosamente seguiva la "linea Bartoletti". Tale linea prevedeva: a) l'applicazione integrale del VANGELO che vuole che nessuno entri in PARADISO per il contributo coercitivo delle leggi, cioè di “Cesare”; b) una lotta senza deroghe alla CORRUZIONE e alle TANGENTI anche perché queste rendono impossibile la LIBERTA’ e quindi i valori evangelici oltre a quelli della Resistenza; c) lo schieramento dei cattolici a difesa della legge 1/12/1970, n. 898 sul Divorzio coniugale. Nel complesso una linea che però dava un po’ noia, per motivi diversi, a quasi tutti i Partiti politici di allora anche per confessione, fatta a me, dallo stesso Bartoletti. Adesso questa linea Bartoletti il PD la dovrebbe poter rispolverare. Lo so anch’io che è una cosa tremenda, faticosissima, pericolosissima ed apparentemente autolesionista, ma non esiste alternativa. Adesso CHIARISCO meglio.
Mi diceva don DANO STEFANINI, parroco di San Donato a Lucarno, che lui, quand'era ancora in Seminario, era stato buttato fuori dal Bartoletti poiché non lo riteneva adatto a fare il prete. Poi, ovviamente, il Bartoletti si ricredette e lui poté ritornare finalmente in Seminario. Questo per arrivare a dire che il grande ed amato don Stefanini, che io avrei fatto Vescovo come ebbi a dirgli nel 1993, sul Bartoletti, morto nel 1976, non aveva motivo di fare sconti, di dirne troppo bene. Orbene così mi disse Don Stefanini nel 1993 confortando le mie idee. “In VATICANO, del Bartoletti, c’è ancora chi ha paura a ricordarne perfino il nome: tremano ancora alla sola parola “Bartoletti”, toccandosi subito dopo il portafoglio, se non le palle. E non solo per il suo Convegno su “MALI DI ROMA”, o perché lui si era fatto nominare da PAOLO VI controllore di “Comunione e Liberazione” poiché qualcosa lì non andava. Tremano ancora perché si sono ripromessi di cancellarne perfino il ricordo per una serie di ragioni e dunque sarebbe vietato perfino nominarlo. Chi è poi costretto a dirne bene per motivi d’Ufficio, non di rado si attiene, sempre per i ricordati motivi, ad una certa parsimonia: insomma va giù col contacocce. Si legge comunque, e il cardinale CARLO MARIA MARTINI era di questa stessa idea: “ Monsignor ENRICO BARTOLETTI, il grande amico di papa PAOLO VI, “il suo Alter Ego”, “il Traghettatore della Chiesa in Italia dopo il Concilio Vaticano II”, …. “il vero interlocutore di Paolo VI nella stagione della contestazione (1972 – 1976)” ecc. ecc.” Letto ciò e dopo averne preso atto, adesso io ho qui sotto gli occhi anche i volumi di PINO CASAMASSIMA dal titolo “Il libro nero delle Brigate Rosse” (Newton Compton, 2012), quello di RICCARDO CHIABERGE dal titolo “Lo Scisma” – Cattolici senza papa – (Longanesi, Milano, 2009), e quello di GIANLUIGI NUZZI dal titolo “Vaticano S.p.A.” (Milano, Chiare lettere, 2009) in cui si ricordano, nel primo circa novecento nomi di personalità di quel periodo, nel secondo circa trecento, e nel terzo circa quattrocento nomi però, di Mons. ENRICO BARTOLETTI, nemmeno l’ombra, nemmeno uno starnuto. Nel volume di Nuzzi la figura di Paolo VI, di Montini Giovanni Battista, viene addirittura ricordata quattordici volte circa. Stupefacente !!! Ma sarà per caso ??? Avrà avuto allora ragione don Dano Stefanini a dire che del Bartoletti stanno tentando di cancellarne perfino il nome, da tanta paura che, in Vaticano, ne hanno avuta? La storia che adesso vogliono farlo santo credo che sia anch’essa una reazione, se pur debole, al tentativo di cancellazione totale. Evidentemente non tutti ci sono stati. Ma andiamo avanti concludendo.
Ritengo quindi difficoltoso che il PARTITO DEMOCRATICO possa oggi opporre alla LINEA RUINI favorevole a Berlusconi e a Monti, la LINEA BARTOLETTI pienamente favorevole ad un autentico e libero laicato, nonché dichiaratamente contro la corruzione e le tangenti. Però non ci sono alternative. Se la C.E.I. si è schierata per una parte politica, stimolando me ad intervenire, la parte opposta non può stare a guardare. Cosa ne pensa il grande stratega Bersani? Io quello che dovevo ricordare l’ho ricordato. - F.to GIOVANGUALBERTO CERI

Scritto da: Giovangualberto Ceri | 21/02/2013

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