19/10/2011

Massarosa (LU): Gli immigrati imparano l'italiano

Alcuni di loro sono stati costretti ad abbandonare la Libia, sotto la minaccia di un mitra puntato alla schiena. Altri hanno detto addio al paese di Gheddafi dopo aver visto morire il proprio figlio di 12 mesi sotto le macerie della casa, colpita da un bombardamento. Ora a Massarosa hanno trovato un rifugio, in attesa di un permesso di soggiorno definitivo e un lavoro per ricominciare. È da giugno di quest'anno che la comunità-agriturismo La Ficaia di Massarosa, diretta da don Bruno Frediani, ospita 25 extracomunitari, 25 profughi scappati dalla guerra e sbarcati a Lampedusa. Quando andiamo a conoscerli stanno per iniziare la loro quotidiana lezione di italiano. Per i volontari che cercano di insegnare loro qualche parola non è facile. Vengono tutti dalla Libia, ma sono originari di paesi diversi: Senegal, Mali, Bangladesh, Nigeria, Ciad e Guinea. In Libia ognuno di loro aveva un lavoro, oggi si ritrovano senza niente. Imparare l'italiano diventa così la loro prima chanche per ricominciare una nuova vita. Alla Ficaia del resto hanno anche un alloggio, pasti caldi, e la possibilità di cominciare ad integrarsi nel nostro paese. «Spero solo - ci dice Felix, 28 anni, originario della Nigeria - che mi diano il permesso definitivo come rifugiato. Per ora devo rinnovarlo ogni tre mesi». Nella comunità che li ospita fanno anche piccoli lavoretti, per raccimolare qualche euro e sbrigare alcune spese quotidiane, non ultime le schede prepagate per telefonare a casa: molti di loro hanna lasciato moglie e figli in Libia. Qualcuno pulisce i terreni da erbacce e rifiuti, altri aiutano a dipingere e verniciare palizzate e edifici. Un paio di loro hanno imparato a riparare biciclette. Così ognuno di loro ora ha una sua bici, per spostarsi a fare qualche spesa, o a pregare, chi in moschea a Viareggio, chi in chiesa nella vicina Piano di Mommio. In attesa di un documento, che possa renderli liberi di crearsi una nuova speranza di vita. Un'esperienza nuova anche per il gruppo di volontari che li sta seguendo. «Impariamo le loro terribili storie - dice uno di loro, Enzo Del Bucchia - e siamo contenti di potergli essere utili. La comunita di Massarosa ha reagito alla grande, donando vestiti e generi alimentari. I ragazzi stranieri accettano questi doni con grande dignità. Nessuno di loro fa l'elemosina. Vorrebbero lavorare e darsi da fare. Aspettano solo un documento». Marco Pomella per ognisette

Scrivi un commento