14/02/2011

Pescia (PT): Pescia Antiqua

 
Puntualmente ,come tutti i mesi, anche a febbraio, torna Pescia Antiqua,
la mostra mercato dell'antiquariato e del collezionismo in programma per
domenica 27 febbraio in Piazza Mazzini, proprio nel centro storico della
città.
Torna arricchita nel numero degli espositori, qualitativamente migliorato grazie
all'esperienza fin qui maturata, torna con un programma di iniziative collaterali
di tutto rispetto.
Pescia Antiqua si conferma quindi come la manifestazione mensilmente più
attesa, in grado di richiamare sempre molte migliaia di persone, con indubbi
benefici per tutta la città e la sua rete commerciale tradizionale.
L'attrazione che ancora oggi riesce a suscitare l'antiquariato, è ancora molto alta
tra gli appassionati che desiderano vedere con i propri occhi e toccare con mano
il pezzo mancante per la collezione, la moneta particolare, l'orologio da sempre
desiderato e così via: ecco allora che Piazza Mazzini, con la sua prestigiosa storia,
diventa una degna cornice per tutti coloro che vogliono abbinare alla propria passione,
la visita alla città, alle sue bellezze, alle sue curiosità.
Ad accogliere il pubblico, in questa piazza ci saranno anche i tradizionali banchi delle piante
e dei fiori e quelli del mercatino agroalimentare dei prodotti locali perché Pescia Antiqua
serve anche a promuovere i prodotti tipici, vera risorsa del territorio.
Per l'edizione di domenica 27 febbraio poi, la città offre veramente validi motivi per essere
scelta e visitata da tantissima gente: in Piazza del Grano, adiacente a Piazza Mazzini, nel
pomeriggio ci sarà il tradizionale Paese dei Balocchi, cioè il Carnevale dei Bambini, organizzato
dall'Associazione "Quelli con Pescia nel cuore", dove l'intera famiglia potrà trascorrere
piacevoli momenti in compagnia di tante maschere, spettacoli ed animazione.
Collateralmente, lungo  Borgo della Vittoria, saranno sistemati alcuni banchi di cioccolatai con
le loro particolari prelibatezze, in attesa della nuova edizione di Pescia Dolce Pescia in programma
per la fine di novembre.
Per chi decide invece di dedicarsi all'arte, sarà possibile visitare al Palagio la gipsoteca Libero Andreotti
con tutti i suoi immensi capolavori.
A pochi chilometri da Pescia vi è Veneri con la trentesima edizione del suo originalissimo Carnevale,
con corsi mascherati, bande, ben dodici carri dove potranno salire i bambini ed una grande coloratissima
mongolfiera.
Iniziative quindi per tutti e per tutti i gusti, naturalmente ad ingresso libero.
Per l'occasione si ricorda inoltre che tutti i negozi resteranno aperti ed in tutta la città sarà possibile
parcheggiare gratuitamente e senza limite orario.
Pescia Antiqua è prodotta dall'Associazione Culturale Pinocchio Idee e Progetti in collaborazione con
gli Assessorati alle attività produttive, Cultura ed Agricoltura del Comune di Pescia.
Info: 0572 479889

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11/02/2011

Montelupo Fiorentino (FI): Una sina etrusca

Il reperto è stato oggetto di un accurato interevento di restauro e di ricerche che hanno permesso di scoprire ulteriori dettagli sulla sua storia e la sua provenienza
Nel mese di settembre 2010, nel corso di una campagna di scavo effettuata nell’abitato etrusco di Montereggi nel comune di Capraia e Limite, è stato effettuato un importante ritrovamento all’interno di una grande cisterna: una lastra in terracotta con la testa di una donna velata.

Sabato 12 febbraio, dopo un’accurata opera di restauro e una ricerca dettagliata il reperto sarà esposto presso il Museo Archeologico di Montelupo.

L’indagine ha messo in luce che la lastra fa parte di un gruppo decorativo ad altorilievo (si può dire coroplastico) che senza dubbio si può ora riferire al primo quarto del III secolo a. C. (intorno al 280 a. C.).
La datazione è stata possibile grazie anche ai reperti trovati nello stesso sito, in particolare le ceramiche a vernice nera rinvenute nello strato che conteneva la lastra, ed in quello superiore, che aveva un’anfora del tipo greco-italico ben databile.

“Per inquadrare questo reperto – spiega Fausto Berti – ci siamo avvalsi anche dello studio di L. Gilotta sul gruppo 14129 del Museo Gregoriano Etrusco 14129, molto simile al nostro, ma che mostra figure maschili con attributi (pampini d’uva, cornucopie) riferibili al dio Bacco”.

La parte superiore della testa, subito dietro la fronte, non è completa per trasformare questa dea in una Vanth, cioè in un demone in grado di progettare la riserva d’acqua contenuta nella cisterna.

È certo che la lastra era stata deposta ritualmente sul fondo, al disopra di un allettamento di piccoli sassi, logorati e lisciati a forma discoidale da una continuo flusso e riflusso delle acque, come avviene per il mare e, soprattutto, nei laghi: viene da pensare che siano stati estratti da qualche località lacustre consacrata alle acque.

Opere come quella rinvenuta a Montereggi si rifanno ad una produzione di epoca arcaica: il modello della donna velata con orecchini rotondi e collana di perle, che sta al disotto della composizione, lo si ritrova persino in antefisse del VI secolo a.C., ma l’insieme testimonia di una corrente artistica dell’ellenismo influenzata dalle tendenze “barocche” che aveva assunto l’espressione artistica sull’esempio del famoso altare di pergamo, ma ancora sensibile all’impostazione classica della figura.

Fino ad oggi si pensava che questo tipo di produzione fosse tipica del Lazio, il ritrovamento di Montereggi dimostra come questi modelli figurativi fossero diffusi molto più a nord, fino a comprendere la Toscana settentrionale.

“Oltre all'esposizione presso il Museo Archeologico di Montelupo, la lastra sarà pubblicata in un volume che colleghi e studiosi dedicheranno alla memoria del prof. Francesco Nicosia, già Soprintendente Archeologo per la Toscana, recentemente scomparso: a Nicosia si deve infatti l'impulso decisivo per gli scavi di Montereggi; sua è la prefazione del catalogo (Alderighi, Baldacci, Berti) che fu stampato agli esordi del progetto, nell'ormai lontano 1984” tiene a precisare Fausto Berti, direttore del Sistema Museale di Montelupo.

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Camigliano (LU): Cappellina da salvare

Foto Domenco Bertuccelli

Domenico Bertuccelli loschermo

In via delle Ralle a Camigliano, c'è una piccola cappella che sta andando in rovina, abbandonata alle intemperie e ai vandali. La chiesina è del 1756, e come tante altre opere simili fa parte del nostro paesaggio e della nosta cultura della nostra storia.  

Il manufatto è in coproprietà a molte persone (frutto dei vari passaggi ereditari e della partecipazione ad un restauro effettuato ai primi del 1900)  e tenuto conto che la struttura è fatiscente ed anche pericolante, c'è il grosso rischio che i proprietari non siano propensi a spendere del denaro  per un bene che non ha alcun valore per un investimento economico redditizio e decidano di abbatterla, distruggendo per sempre una testimonianza del nostro passato.  

Si dovrebbe cercare dunque urgentemente un interessamento da parte di qualche ente o fondazione per patrocinarne il recupero, salvando così un piccolo lembo del nostro passato.

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10/02/2011

Pisa: Le antiche navi romane

Il presidente della Regione Enrico Rossi e il sindaco di Pisa Marco Filippeschi hanno chiesto un incontro urgente  al ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi e al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Let ta sul futuro del Museo delle Navi antiche pisane, il cantiere di scavo e i laboratori di restauro.

Nella lettera congiunta Rossi e Filippeschi, chiedendo di valutare lo stato di avanzamento dell'Accordo di programma del 18 aprile 2001 fatto con il coordinamento della presidenza del Consiglio dei Ministri, scrivono che "serve una verifica attenta, servono nuovi e precisi impegni secondo le intese già intercorse e gli sforzi compiuti negli ultimi mesi, per ricostruire un quadro di positiva collaborazione istituzionale".

"L’impegno delle Soprintendenze interessate e del Ministero infatti -  proseguono -  non hanno potuto garantire, ad oggi, il rispetto degli impegni assunti per la realizzazione e la gestione del Museo (ancora in fase di allestimento nell’Arsenale Mediceo) e per il mantenimento e lo sviluppo del Cantiere e dei Laboratori, pesantemente minacciati dai tagli di risorse. Ciò mentre il Comune ha realizzato grand i investimenti di recupero monumentale e urbano, con i progetti Piuss, per la valorizzazione culturale e turistica, proprio nelle aree contermini all’Arsenale (complesso Torre Guelfa – Arsenale Repubblicano – La Cittadella e Vecchi Macelli – Stallette)".

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09/02/2011

Montelupo Fiorentino (FI): San Valentino ai musei montelupini

Sabato 12 e domenica 13 Febbraio, chi si presenterà in coppia presso il Museo della Ceramica, il Museo Archeologico o il Museo Contemporaneo potrà usufruire della promozione. Anche la ceramica parla d’amore. Si tratta di un aspetto poco conosciuto della maiolica di Montelupo: vasi, piatti ed altri oggetti erano utilizzati come pegno d’amore o come dono di nozze.

Alcuni dei pezzi esposti nel Museo della Ceramica rappresentano scene amorose, giovani coppie, oppure contengono dediche che l’uomo faceva all’amata.

In occasione della festa di San Valentino, la città di Montelupo Fiorentino offre a tutte le coppie di innamorati un'occasione unica: visitare le collezioni del sistema museale con uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto.

Sabato 12 e domenica 13 Febbraio, chi si presenterà in coppia presso il Museo della Ceramica, il Museo Archeologico o il Museo Contemporaneo potrà usufruire della promozione Montelupo4You/One+One”, che permette di acquistare due biglietti cumulativi, validi per l'ingresso ai tre musei, al prezzo di uno.

Sabato 12 alle ore 16.00 sarà inoltre possibile partecipare gratuitamente ad una visita guidata incentrata sul tema della ceramica amatoria presso il Museo della Ceramica.

Tutti i musei saranno aperti dalle ore 10 alle ore 18.

Per la visita guidata è richiesta la prenotazione telefonando al numero 0571 51352 o scrivendo a info@museomontelupo.it

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05/02/2011

Arezzo: Arriva il gigantosauro

Apre i suoi battenti la mostra che nel mondo ha giàregistrato oltre 1 milione di visitatori Con “i dinosauri della Patagonia” un viaggio nella preistoria

Oltre 1 milione di visitatori, in un viaggio nel mondo che ha toccato già 7 Paesi.
13 scheletri completi, 4 teschi, numerose ricostruzioni di ambienti e situazioni tipiche delle varie ere preistoriche. Sono solo alcuni degli elementi che fanno dell’affascinante mostra “I Dinosauri della Patagonia” un evento da non perdere. E che finalmente approda in Italia, ospite dello spazio fieristico di Arezzo Fiere e Congressi, dove resterà fino al 30 giugno.

Realizzata dal GrupoCultural Argentina, con il patrocinio del Congresso dei Deputati dell’Argentina, la mostra in Italia gode del patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Arezzo e dell’Ambasciata Argentina. Curata dal museologo Fabio Frachtenberger e dal paleontologo Jorge Calvo, “I Dinosauri della Patagonia” ha un’impostazione scientifica e, al tempo stesso, con forti connotazioni didattiche che prevedono una partecipazione interattiva da parte dei visitatori.
Che potranno utilizzare un sistema di lenti che consente di guardare attraverso gli occhi di un sauropoda, ricostruire personalmente un modello di dinosauro, provare i movimenti del lunghissimo collo di uno di questi incredibili animali preistorici, seguirne le orme in un percorso che si snoda attraverso scenari perfettamente ricostruiti in 3D, entrare dentro l’uovo di un dinosauro e sperimentare la propria altezza rispetto al femore di uno di questi giganti, creare un calco di dinosauro da riportare a casa e mostrare agli amici.

Protagonista assoluta dell’esposizione aretina è proprio la Patagonia, luogo di selvaggia e incontaminata bellezza che, nel corso degli anni, è assurta al ruolo di “Terra dei Dinosauri”.
Proprio da qui, infatti, arrivano gli esemplari che caratterizzeranno la mostra: dall’Herrerasaurus Ischigualastensis, che con i suoi 200 milioni di anni risulta ad oggi il più antico dinosauro mai rinvenuto, al temibile Carnotaurus, letteralmente “toro carnivoro”. Passando per i piccoli Mussaurus, vissuti nel Triassico superiore, e arrivando all’imponente Gigantosaurus, il più grande carnivoro mai esistito, superiore per dimensioni persino al famigerato TRex. Senza dimenticare il Megaraptor, dall’enorme artiglio falciforme, e il Rebbachisaurus, erbivoro del Cretaceo inferiore i cui resti sono stati ritrovati anche nel continente africano, a dimostrazione della bontà della tesi secondo la quale Africa e Sudamerica erano un tempo un’unica massa continentale.
Da sabato 5 febbraio, quindi, presso il centro fieristico di Arezzo Fiere e Congressi, sarà possibile addentrarsi nel mistero di questi straordinari animali che dominarono il pianeta fino alla loro estinzione, avvenuta circa 65 milioni di anni fa, sulle cui cause la comunità scientifica internazionale continua a interrogarsi.

Un’esperienza di altissimo livello scientifico ma che, come abbiamo visto, lascia anche spazio al divertimento e al gioco. Perfetta quindi per i più piccoli ma studiata anche per soddisfare le esigenze degli adulti e con dei supporti studiati appositamente per i non vedenti.

Parte del ricavato sarà destinata alla Fondazione Pupi, creata dal noto calciatore Javier Zanetti allo scopo di aiutare i bimbi di una delle zone più povere dell’Argentina.

 

arezzoweb

11:05 Scritto da minobezzi1 in archeologia e dintorni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ar, gi | OKNOtizie |  Facebook

Scarperia (FI): I ferri taglienti

Uscendo da Firenze, è subito possibile rendersi conto di quanto anche i dintorni della città siano ricchi di storia e cultura. Proseguendo in direzione Bologna, ci si inoltra lentamente nelle campagne del Mugello, incontrando una delle prime frazioni, Scarperia, con la sua antica tradizione nella lavorazione di lame e coltelli.

Scarperia. Il Museo dei Ferri Taglienti

Il Museo dei Ferri Taglienti, inaugurato nel 1999 e sorto per volere dell’Amministrazione comunale di Scarperia con il contributo scientifico del Centro Ricerche e Documentazione Artigianato dei Ferri Taglienti, documenta proprio l’attività plurisecolare dei coltellinai scarperiesi. Il Centro, invece, costituitosi nel 1987 con l’intento di promuovere studi e ricerche sulla storia e le caratteristiche della produzione artigianale dei ferri taglienti a Scarperia, ha avuto in seguito l’incarico per la realizzazione dell’apparato scientifico del Museo. Ha inoltre dato vita, nel corso degli anni a numerose pubblicazioni sull’argomento, tra cui i cataloghi dell’annuale “Mostra sui Ferri Taglienti”.

Collezione permanente e mostre temporanee
Il Museo è ospitato in una parte del Palazzo dei Vicari, dove è sistemata la collezione permanente dei Ferri Taglienti di Scarperia. Questa è composta in parte da produzioni scarperiesi di modelli regionali non toscani, forbici di produzione locale, lame tipiche di Scarperia. Una o due volte l’anno nel Museo vengono allestite mostre a tema, periodicamente viene modificato l’allestimento delle vetrine con altri pezzi facenti parte della collezione. La mostra di maggiore prestigio che viene allestita ogni anno è la “Mostra dei Ferri Taglienti” giunta quest’anno alla XXXVII edizione.
Questa non viene allestita all’interno del Museo, ma nelle sale antiche del Palazzo dei Vicari, che comunque fanno parte dell’itinerario consueto di visita. Quest’anno è in corso una mostra sulle “Lame da lavoro: roncole, falci e pennati”che ha dato modo di ospitare nelle sale antiche del Palazzo pezzi di notevole valore provenienti dal Museo di Bentivoglio e da Casa d’Erci, nel comune di Borgo San Lorenzo;  a questi si affiancano prestiti di privati e l’acquisto, da parte del Comune, di altri strumenti da lavoro.


La tradizione del coltello maremmano e la vicenda del Pescecane
Tra i prodotti realizzati a Scarperia troviamo il coltello denominato maremmano , il cui nome deriva dalla più antica area di produzione di questo modello. Il maremmano di tipo scarperiese si differenzia dall’originale nel profilo della lama, è stato in uso dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Quaranta del Novecento. Tra gli esemplari scarperiesi riveste particolare rilievo l’esemplare chiamato maremmano Nazareno più noto come il maremmano di Pescecane. Questo coltello, conservato all’Archivio di Stato di Firenze, insieme ai documenti che ne tracciano la storia che segue, fu realizzato dal coltellinaio Gustavo Biffi di Scarperia. Fu oggetto di sequestro da parte della Pubblica Sicurezza nel febbraio del 1873, quando ne era proprietario Angelo Pelliccia, detto appunto Pescecane. Il Pescecane, già pregiudicato, fu condannato per  non essersi presentato al Delegato di Pubblica Sicurezza quando richiesto, ma il coltello, non essendo oggetto di reato non venne distrutto, come comunemente accadeva. Sulla lama riporta la scritta “Nazzareno”, un richiamo di natura probabilmente religiosa. Il modello del maremmano è stato ripreso nel corso degli anni Novanta come ispirazione per riproduzioni destinate ai collezionisti.

Didattica: aule e laboratori
Il Museo possiede un’aula didattica dove una videoproiezione illustra le fasi di realizzazione del coltello, oltre ad offrire tre postazioni touch screen attraverso le quali il visitatore può approfondire le conoscenze sulla storia dei coltellinai di Scarperia. Nella sala adiacente è presente un banco con le componenti del coltello a lama fissa o a serramanico; il visitatore può così tentare di persona il montaggio dell’oggetto. Il laboratorio didattico prevede anche la visita alla Bottega del Coltellinaio, antica officina di proprietà della famiglia Savi e risalente agli anni Trenta del Novecento, completa di tutti i macchinari e le attrezzature, dove un professionista illustra a studenti e visitatori le modalità di fabbricazione ed esegue il prodotto seguendo l’antica tradizione.

Informazioni generali:

Museo dei Ferri Taglienti e Palazzo dei Vicari, Scarperia    
aperto tutto l'anno

ORARIO INVERNALE (dalla seconda metà di settembre al 31 maggio)
sabato, domenica e festivi 10-13 15.00-18.30
ORARIO ESTIVO (dal 1 giugno alla metà di settembre)
dal mercoledì a venerdì 15.30-19.30
sabato, domenica e festivi 10-13 15.30-19.30
orario del PUNTO INFORMAZIONI TURISTICHE (sede nel palazzo dei Vicari)
dal Lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, sabato e domenica 10-13 e 15-18.30

I laboratori, per le scuole o gruppi, vengono effettuati su prenotazione al recapito della Proloco Scarperia 055-8468165.

per informazioni:
Proloco Scarperia
TEL. +39-055-8468165
FAX. +39-055-8468862

informazioni@prolocoscarperia.it

Tariffe Palazzo dei Vicari – Museo Ferri Taglienti:
solo ingresso:
Ordinario € 3,00
Ridotto (6-14 anni e Militari) € 1,50
Scolaresche (Insegnanti Gratuito) € 1,50
Gruppi Adulti (oltre 15 pax) € 2,00
Ingresso gratuito: bambini fino a 6 anni, Disabili, Residenti
Visite guidate (su prenotazione):
Visite Guidate € 5,00
Visite Guidate (oltre 15 pax)* € 4,00
Visite Guidate Scolaresche (Insegnanti Gratuito)* € 2,50
Visite Guidate con Archivio  (su prenotazione)
Laboratori Didattici * € 5,00

(I prezzi sopra indicati sono da intendersi a persona) * le visite guidate e i laboratori didattici vengono effettuati su prenotazione anche in orari diversi da quelli previsti di apertura.

OmA

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04/02/2011

Carrara: Edicola votiva

 

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Massa: I vecchi lavatoi

 'Il mio gruppo consigliare di Massa ha impostato il proprio ruolo di opposizione come proposizione e quindi non solo critica e controllo. Oggi presento un progetto di recupero architettonico, sociale e culturale dei lavatoi cittadini.

Questi luoghi hanno rappresentato fino a qualche decennio fa un quotidiano momento di rito comunitario per migliaia di donne (nel lavare panni e quant'altro) e non solo, visto che erano anche un importante struttura per l'approvvigionamento idrico. Questi luoghi, se hanno perso con gli anni la concreta funzione originaria, sono comunque da considerare, specialmente nelle frazioni, custodi di memoria e di storia. Infatti i lavatoi fanno parte del patrimonio storico, artistico, demo-etno-antropologico nazionale come definito dall'articolo 2 del Dlgs. 490/99 [Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di Beni Culturali ed Ambientali].

Nella città di Massa ne sono ancora presenti almeno una decina: le frazioni di Mirteto, Santa Lucia, Casette, Forno, Resceto, ecc. ne ospitano almeno uno, se non, in alcuni casi, un paio. Purtroppo, la maggior parte di queste strutture è abbandonata nel degrado e nell'incuria, lasciate solo alla volontà distruttrice di vandali e teppisti. Segno, anche questo, di una miope politica attuata fino ad oggi.

Tutto questo deve finire, cominciando dalla presa d'atto che i lavatoi sono patrimonio storico di tutti, non solo un elemento del passato, e vanno tutelati. Il sottoscritto ha presentato un Ordine del Giorno in Consiglio Comunale che propone un totale recupero ed una riqualificazione.  Nell'OdG chiedo che venga fatto, magari in collaborazione con gli abitanti delle frazioni, un censimento dei lavatoi ancora esistenti ed invito l'Amministrazione a valutare quelle che sono in concreto i punti di questo progetto e cioè:

-  intraprendere un azione di recupero architettonico, storico, culturale e sociale dei lavatoi, valutandone caso per caso lo stato attuale, i lavori necessari ed effettuare una costante pulizia dei lavatoi, delle vasche e delle immediate pertinenze;

- a prevedere il coinvolgimento, sin dall'inizio, degli abitanti dei quartieri in cui si trovano i lavatoi per decidere insieme, attraverso un processo partecipato, il progetto di recupero e restauro che più rispetti i bisogni e le suggestioni del luogo e dei suoi abitanti;

-successivamente, a crearne punti di informazione/educazione sul tema dell'acqua e del suo corretto uso anche abbinati all'erogazione di acqua in alternativa alla minerale in bottiglia; punti del Relais dei Sentieri: luoghi di sosta ed interconnessione tra alcuni sentieri storici; punti di aggregazione sul tema della memoria del luogo. 

Un progetto di ampio respiro che ha anche risvolti culturali e turistici. E' il momento di rivalutare concretamente tutto il  nostro territorio, riqualificando le cose che ci sono già, che i nostri nonni, in teoria, ci hanno tramandato e lasciato, non per essere palcoscenico per imbecilli e spazi degradati che servono solo ad abbruttire e non a rendere più bella la nostra città.

Il Consigliere Comunale 

Alessandro Amorese per quotidianoapuano

 

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Magliano in Toscana (GR): Qui abitavano gli Etruschi

 

Il territorio attorno al centro di Magliano in Toscana ha riportato alla luce numerose aree archeologiche di epoca etrusca, tra le quali spiccano le necropoli di Heba; durante la dominazione romana, furono utilizzati i pressistenti insediamenti abitativi di origine etrusca. Al V-IV secolo a.C. risale il Disco di Magliano, reperto archeologico rinvenuto presso la località nel tardo Ottocento e attualmente conservato al Museo archeologico di Firenze, che è risultato fondamentale per la codifica dell'antica lingua etrusca.

Il Medioevo vide la salita al potere degli Aldobrandeschi, che iniziarono a controllare numerosi centri della provincia di Grosseto, tra cui Magliano in Toscana che, al momento della spartizione dei territori avvenuta nel 1274, entrò a far parte della Contea di Santa Fiora. Fino al Trecento, il borgo rimase un dominio aldobrandesco, venne fortificato con la costruzione della primitiva cinta muraria.

Terminata la dominazione aldobrandesca, il centro passò nelle mani dei Senesi nel corso del Trecento, venendo così inglobato nel territorio della Repubblica di Siena. In epoca rinascimentale, i Senesi effettuarono lavori di ristrutturazione ed ampliamento alle caratteristiche mura di Magliano in Toscana, che hanno conferito alla cerchia muraria gran parte dell'aspetto attuale.

Il dominio senese ebbe termine a metà Cinquecento, quando il centro entrò a far parte del Granducato di Toscana, all'epoca controllato dai Medici, e da allora ne seguì le sorti.

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