23/11/2011

Carrara: Un albero per ogni neonato

Ecco quanto Marco Iardella ha scritto ad eccolatoscana:

Una delle tante leggi disattese presenti nel nostro ordinamento è la LEGGE 29 gennaio 1992, n. 113 che obbliga il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica. (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 40 del 18 febbraio 1992).

Una legge una volta tanto anche bella e poetica, ma che rimanda al grande valore culturale, educativo del rapporto tra uomo e natura e dal nostro vivere in simbiosi.

Il legislatore stabilì addirittura nel comma due dell’Art.1. che "L'ufficio anagrafico comunale registra sul certificato di nascita, entro quindici mesi dall'iscrizione anagrafica, il luogo esatto dove tale albero è stato piantato".

Sapere che là, in quel luogo esiste il "mio" albero e che accompagnerà come un amico vero tutta la mia esistenza e probabilmente mi sopravvivrà, lo trovo addirittura commovente.

Perché il Comune di Carrara non la applica?

La nostra associazione, assieme ai cittadini ed ai servizi preposti, si propone per la ricerca dei siti atti alla piantumazione degli alberi da suggerire all'amministrazione comunale.

 

Marco Iardella

Presidente Rivalutiamo Carrara

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20/11/2011

Pisa: Guerra agli outlets

Stop alla costruzione e all’ampliamento incessante degli outlets di grande superficie. È questa la richiesta avanzata negli ultimi mesi dalle associazioni dei commercianti un po’ in tutta Italia. Da Pisa a Solbiate, da Reggello a Occhiobello, da Fidenza a Grisignano passando da Città Sant’Angelo e Fano. Una crescente protesta che mese dopo mese acquisisce le sembianze dello scontro tra piccoli commercianti e amministratori comunali che concedono i permessi.

Sono infatti una trentina i grandi Outlets realizzati nelle varie Regioni italiane e sono già 5 i nuovi cantieriprevisti per altri grandi villaggi commerciali in Toscana, Veneto, Sicilia, Emilia Romagna e Campania.
Un mare di cittadelle dello shopping con una superficie media di oltre 20mila metri quadrati (ma in crescente aumento date le superfici ipotizzate per i nuovi outlet) che nel tempo, grazie al crescente fatturato, richiedono permessi per l’ampliamento delle proprie strutture sventolando importanti occasioni occupazionali.

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03/11/2011

Massa: L'On. Barani contro la soppressione delle tivù locali

Immagine articolo - Il sito d'Italia

Ci resta difficile pensare che il nostro territorio potrebbe dover rinunciare ai programmi e ai tg delle due emittenti televisive storiche  Antenna 3  e Teleriviera, che negli anni sono entrate a pieno titolo a far parte della nostra comunità per la professionalità sempre dimostrata, l’ impegno civile e culturale e soprattutto per la qualità e la capillarità dell’ informazione in generale e di quella politica,  sempre precisa, attenta, fedele,  minuziosa  e  prima di tutto al di sopra delle parti .

La dimostrazione di quanto dichiariamo l’ abbiamo avuta, purtroppo,  in questi giorni, in occasione dei gravi e tristi eventi alluvionali accaduti in Lunigiana e Liguria, perché le due emittenti televisive insieme a Ttn hanno reso un servizio importante, garantendo a tutta la popolazione gli aggiornamenti dei fatti ed  il massimo dell’ informazione.

Crediamo che sia doveroso, anche per tentare di salvaguardare le decine di posti di lavoro che orbitano intorno alle due televisioni, di mobilitarci a tutti i livelli per sensibilizzare alla questione il Ministero e addivenire in breve tempo ad una soluzione positiva.

In questi giorni ci recheremo in visita presso le due emittenti, non solo per esprimere la nostra solidarietà personale ai due direttori  Annunziata  e Lazzoni, ma per pianificare una serie di iniziative importanti, quali la presentazione di una interpellanza parlamentare urgente, che  auspichiamo essere firmata da tutti gli eletti del territorio, un incontro con il Ministro delle Telecomunicazioni e la costituzione di un comitato trasversale formato da tutti i partiti e dai cittadini, per promuovere una petizione popolare provinciale a testimonianza dell’ importanza sociale, culturale ed informativa che le due televisioni hanno sempre avuto per la nostra comunità.

quotidianoapuano

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02/11/2011

Prato: Biscotti contro Cantucci



Potremmo definirla la disfida del cantuccio. Il Consorzio per la valorizzazione del biscotto di Prato, per difendere la tradizione, ha presentato la domanda per ottenere l’Indicazione geografica protetta (Igp), riconoscimento che permetterebbe di certificare l’unicità del biscotto di Prato, difendendolo dai prodotti simili messi in commercio dalla grande industria dolciaria.

Anche le industrie hanno a loro volta presentato domanda per la Igp del cantuccio toscano, che si differenzia dal biscotto di Prato  – oltre che per la produzione industriale invece che per quella artigianale – per l’uso di ingredienti, come il miele, che permettono una conservazione più lunga del prodotto. Le due richieste viaggiano in realtà su binari paralleli e per ora non si può parlare di “guerra” tra artigiani e grandi industrie dolciarie, anche perchè ci sono pasticceri pratesi che hanno sottoscritto entrambi i disciplinari.

La Regione ha accolto entrambe le domande, ora la palla passerà a Bruxelles, che dovrà certificare il riconoscimento. I problemi potrebbero sorgere se fosse accolta solo una delle due domande. Nel video il servizio del Tg di Tv Prato.

notiziediprato

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01/11/2011

Lucca: Fumetti e diritti d'autore

Batman in 3d

Gianluca Testa per loschermo

Nel gennaio 2012 si terrà a Lucca un convegno nazionale sul diritto d'autore. E nei giorni di Angoulême potrebbe essere organizzato un confronto con artisti e editori italiani e francesci per confrontare le due realtà. E' stato deciso nel corso del dibattito aperto sul tema che si è svolto ieri al Museo del fumetto. L'appuntamento era per lunedì 31 ottobre, ma il cambio di programma è avvenuto a causa di un lutto che ha colpito Ivo Milazzo, da sempre impegnato su questo fronte.

La questione del diritto d'autore non sarà però affrontata solamente per quel che riguarda l'editoria a fumetti, ma sarà esteso anche al cinema e all'animazione. Non a caso all'incontro organizzato al Muf era presente fra gli altri anche Enzo D'Alò (La freccia azzurra, La gabbianella e il gatto, Momo alla conquista del tempo, Opopomoz). Con lui, oltre a Milazzo, anche Luca Boschi, Paolo Ongaro, Alfredo Castelli, Gianni Bono, Angelo Nencetti e Casarotti.

Così l'Associazione illustratori e il Comitato per i 100 anni del fumetto, in collaborazione col Museo del fumetto di Lucca, hanno deciso di organizzare per la prima metà di gennaio 2012 un convegno nazionale. "L'intenzione è quella di raccogliere gli atti e di portarli al festival di Angoulême, dove sarà replicato l'incontro e dove sarà possibile confrontarsi con i colleghi francesi", dicono i promotori.

 

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25/10/2011

Carrara: Assomarmi da Roma a Pietrasanta

 



 Assomarmi si trasferisce da Roma a Pietrasanta
È
un grande piacere – dichiara il sindaco Lombardi – che abbiamo appreso la notizia del trasferimento della sede nazionale di questa prestigiosa associazione, da Roma a Pietrasanta. Questa nuova realtà si andrà ad inserire perfettamente nel mondo industriale e culturale della nostra città e di tutto il comprensorio Apuo-versiliaese. Sono altresì onorato di collaborare con il presidente Nicola Lattanzi, per la sua preparazione e competenza e lo ringrazio per aver scelto la nostra città come sede istituzionale”.

“La scelta è ricaduta su Pietrasanta non a caso – ha aggiunto il presidente di Assomarmi – in quanto la nostra associazione è un soggetto che opera per la diffusione e la protezione della pietra naturale e Pietrasanta, con la sua storia di lavorazione industriale e artistica del marmo rappresenta la sede naturale. Inoltre la stessa città ricade nel comprensorio Apuoversiliese dove sono presenti circa 150 cave tra Carrara, l'Alta Versilia, la Lunigiana e la Garfagnana.
.................................................................
Nel 2009 il Distretto lapideo “di Carrara”, province di Lucca e Massa e Carrara, ha esportato in totale, prodotti per un valore di 441,8 milioni di euro, di questi 331,8, il 75,1% provenienti da Massa - Carrara.
In particolare provengono dalla provincia apuana l’87,5% dei grezzi esportati (110,9 milioni di euro su 128,6 del Distretto) ed il 70,5% dei lavorati (220,9 milioni di euro su 313,2 del Distretto).

Nel 2007- lo scrive il Distretto nel suo sito- il numero di imprese del settore nelle province di Massa Carrara, Lucca, La Spezia si attesta a 1.545. La maggior parte delle imprese del comprensorio è situata nella provincia di Massa Carrara che, oltre ad accogliere più del 60% delle imprese, è quella che dall‟anno 2003 subisce la minor riduzione in percentuale (-4,8% contro il -14% di La Spezia e il -9,4% di Lucca). Poiché La Spezia non fa parte ufficialmente del Distretto toscano, anche in questo caso, il numero delle imprese di Massa-Carrara pesa sul totale per circa il 70%.

Il numero degli occupati nelle due province è pari a circa 6.000 unità, di queste, circa 4.000 nella provincia di Massa e Carrara.

Sempre il Distretto, nel suo sito, ci dice che su 1.278.869 tonn. di marmi estratti dalle cave apuane, il maggior produttore del comparto è Carrara, che detiene il 73,34% della produzione dell‟intero distretto; a seguire Fivizzano con il 10,06%, Massa (8,60%), Vagli (2,74%), Stazzema (2,24%), Serravezza (1,15%), Minucciano (2,24%). Cioè considerando le province, il 92,06% dell’estrazione avviene in provincia di Massa e Carrara ed il 7,94% in provincia di Lucca.

Il fatturato del Distretto, includendo le aziende collaterali è pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui i 2/3 prodotti a Massa-Carrara.

Il Comitato di Distretto ha 21 componenti (troppi!), la provincia di Massa e Carrara 10 componenti ed altrettanti la provincia di Lucca quindi il 50% a testa. Il Comune di Carrara ha un solo rappresentante come il comune di Minucciano. Potrà mai funzionare il Distretto? Risposta: NO. 
Nel 2009 il Distretto lapideo “di Carrara”, province di Lucca e Massa e  Carrara, ha esportato in totale, prodotti per un valore di 441,8 milioni di euro, di questi 331,8, il 75,1% provenienti da Massa  e Carrara.
In particolare provengono dalla provincia apuana l’87,5% dei grezzi esportati (110,9 milioni di euro su 128,6 del Distretto) ed il 70,5% dei lavorati (220,9 milioni di euro su 313,2 del Distretto).

Nel 2007- lo scrive il Distretto nel suo sito- il numero di imprese del settore nelle province di Massa Carrara, Lucca, La Spezia si attesta a 1.545. La maggior parte delle imprese del comprensorio è situata nella provincia di Massa e Carrara che, oltre ad accogliere più del 60% delle imprese, è quella che dall‟anno 2003 subisce la minor riduzione in percentuale (-4,8% contro il -14% di La Spezia e il -9,4% di Lucca). Poiché La Spezia non fa parte ufficialmente del Distretto toscano, anche in questo caso, il numero delle imprese di Massa-Carrara pesa sul totale per circa il 70%.

Il numero degli occupati nelle due province è pari a circa 6.000 unità, di queste, circa 4.000 nella provincia di Massa e Carrara.

Sempre il Distretto, nel suo sito, ci dice che su 1.278.869 tonn. di marmi estratti dalle cave apuane, il maggior produttore del comparto è Carrara, che detiene il 73,34% della produzione dell‟intero distretto; a seguire Fivizzano con il 10,06%, Massa (8,60%), Vagli (2,74%), Stazzema (2,24%), Serravezza (1,15%), Minucciano (2,24%). Cioè considerando le province, il 92,06% dell’estrazione avviene in provincia di Massa-Carrara ed il 7,94% in provincia di Lucca.

Il fatturato del Distretto, includendo le aziende collaterali è pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui i 2/3 prodotti a Massa-Carrara.

Il Comitato di Distretto ha 21 componenti (troppi!), la provincia di Massa-Carrara 10 componenti ed altrettanti la provincia di Lucca quindi il 50% a testa. Il Comune di Carrara ha un solo rappresentante come il comune di Minucciano. Potrà mai funzionare il Distretto? Risposta: NO. 
Nel 2009 il Distretto lapideo “di Carrara”, province di Lucca e Massa - Carrara, ha esportato in totale, prodotti per un valore di 441,8 milioni di euro, di questi 331,8, il 75,1% provenienti da Massa - Carrara.
In particolare provengono dalla provincia apuana l’87,5% dei grezzi esportati (110,9 milioni di euro su 128,6 del Distretto) ed il 70,5% dei lavorati (220,9 milioni di euro su 313,2 del Distretto).

Nel 2007- lo scrive il Distretto nel suo sito- il numero di imprese del settore nelle province di Massa Carrara, Lucca, La Spezia si attesta a 1.545. La maggior parte delle imprese del comprensorio è situata nella provincia di Massa Carrara che, oltre ad accogliere più del 60% delle imprese, è quella che dall‟anno 2003 subisce la minor riduzione in percentuale (-4,8% contro il -14% di La Spezia e il -9,4% di Lucca). Poiché La Spezia non fa parte ufficialmente del Distretto toscano, anche in questo caso, il numero delle imprese di Massa e Carrara pesa sul totale per circa il 70%.

Il numero degli occupati nelle due province è pari a circa 6.000 unità, di queste, circa 4.000 nella provincia di Massa e Carrara.

Sempre il Distretto, nel suo sito, ci dice che su 1.278.869 tonn. di marmi estratti dalle cave apuane, il maggior produttore del comparto è Carrara, che detiene il 73,34% della produzione dell‟intero distretto; a seguire Fivizzano con il 10,06%, Massa (8,60%), Vagli (2,74%), Stazzema (2,24%), Serravezza (1,15%), Minucciano (2,24%). Cioè considerando le province, il 92,06% dell’estrazione avviene in provincia di Massa-Carrara ed il 7,94% in provincia di Lucca.

Il fatturato del Distretto, includendo le aziende collaterali è pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui i 2/3 prodotti a Massa-Carrara.

Il Comitato di Distretto ha 21 componenti (troppi!), la provincia di Massa-Carrara 10 componenti ed altrettanti la provincia di Lucca quindi il 50% a testa. Il Comune di Carrara ha un solo rappresentante come il comune di Minucciano. Potrà mai funzionare il Distretto? Risposta: NO. 
Nel 2009 il Distretto lapideo “di Carrara”, province di Lucca e Massa - Carrara, ha esportato in totale, prodotti per un valore di 441,8 milioni di euro, di questi 331,8, il 75,1% provenienti da Massa - Carrara.
In particolare provengono dalla provincia apuana l’87,5% dei grezzi esportati (110,9 milioni di euro su 128,6 del Distretto) ed il 70,5% dei lavorati (220,9 milioni di euro su 313,2 del Distretto).

Nel 2007- lo scrive il Distretto nel suo sito- il numero di imprese del settore nelle province di Massa Carrara, Lucca, La Spezia si attesta a 1.545. La maggior parte delle imprese del comprensorio è situata nella provincia di Massa Carrara che, oltre ad accogliere più del 60% delle imprese, è quella che dall‟anno 2003 subisce la minor riduzione in percentuale (-4,8% contro il -14% di La Spezia e il -9,4% di Lucca). Poiché La Spezia non fa parte ufficialmente del Distretto toscano, anche in questo caso, il numero delle imprese di Massa-Carrara pesa sul totale per circa il 70%.

Il numero degli occupati nelle due province è pari a circa 6.000 unità, di queste, circa 4.000 nella provincia di Massa-Carrara.

Sempre il Distretto, nel suo sito, ci dice che su 1.278.869 tonn. di marmi estratti dalle cave apuane, il maggior produttore del comparto è Carrara, che detiene il 73,34% della produzione dell‟intero distretto; a seguire Fivizzano con il 10,06%, Massa (8,60%), Vagli (2,74%), Stazzema (2,24%), Serravezza (1,15%), Minucciano (2,24%). Cioè considerando le province, il 92,06% dell’estrazione avviene in provincia di Massa-Carrara ed il 7,94% in provincia di Lucca.

Il fatturato del Distretto, includendo le aziende collaterali è pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui i 2/3 prodotti a Massa-Carrara.

Il Comitato di Distretto ha 21 componenti (troppi!), la provincia di Massa-Carrara 10 componenti ed altrettanti la provincia di Lucca quindi il 50% a testa. Il Comune di Carrara ha un solo rappresentante come il comune di Minucciano. Potrà mai funzionare il Distretto? Risposta: NO. 
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Il Distretto lapideo “di Carrara”, province di Lucca e Massa e Carrara, ha esportato in totale, prodotti per un valore di 441,8 milioni di euro, di questi 331,8, il 75,1% provenienti da Massa e Carrara.
In particolare provengono dalla provincia apuana l’87,5% dei grezzi esportati (110,9 milioni di euro su 128,6 del Distretto) ed il 70,5% dei lavorati (220,9 milioni di euro su 313,2 del Distretto).


Nel 2007- lo scrive il Distretto nel suo sito- il numero di imprese del settore nelle province di Massa Carrara, Lucca, La Spezia si attesta a 1.545. La maggior parte delle imprese del comprensorio è situata nella provincia di Massa Carrara che, oltre ad accogliere più del 60% delle imprese, è quella che dall‟anno 2003 subisce la minor riduzione in percentuale (-4,8% contro il -14% di La Spezia e il -9,4% di Lucca). Poiché La Spezia non fa parte ufficialmente del Distretto toscano, anche in questo caso, il numero delle imprese di Massa e Carrara pesa sul totale per circa il 70%.

Il numero degli occupati nelle due province è pari a circa 6.000 unità, di queste, circa 4.000 nella provincia di Massa e Carrara.

Sempre il Distretto, nel suo sito, ci dice che su 1.278.869 tonn. di marmi estratti dalle cave apuane, il maggior produttore del comparto è Carrara, che detiene il 73,34% della produzione dell‟intero distretto
; a seguire Fivizzano con il 10,06%, Massa (8,60%), Vagli (2,74%), Stazzema (2,24%), Serravezza (1,15%), Minucciano (2,24%). Cioè considerando le province, il 92,06% dell’estrazione avviene in provincia di Massa-Carrara ed il 7,94% in provincia di Lucca.

Il fatturato del Distretto, includendo le aziende collaterali è pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui i 2/3 prodotti a Massa e Carrara.

Il Comitato di Distretto ha 21 componenti (troppi!), la provincia di Massa e Carrara 10 componenti ed altrettanti la provincia di Lucca quindi il 50% a testa.
Il Comune di Carrara ha un solo rappresentante, come il comune di Minucciano. Potrà mai funzionare il Distretto? Risposta: NO.
Infatti in questi anni non ha funzionato affatto!
Inoltre, è ancora tollerabile che il presidente di Assomarmi ed il presidente del Distretto siano la stessa persona?

E' questa l'amara conclusione di ottopassi, battagliero blog carrarese.
 

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21/10/2011

Campo nell'Elba (LI): I mufloni della discordia

 

 

Qualche giorno fa il consigliere del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano Yuri Tiberto ha scritto una lettera aperta alla direttrice Franca Zanichelli segnalando cittadini costretti, «Più o meno bruscamente ad allontanarsi dai boschi nei quali intendevano trascorrere la programmata gita domenicale con la famiglia. Il motivo? Abbattimento autorizzato di mufloni».

Tiberto chiedeva se «In pieno pomeriggio, in un giorno festivo, nei luoghi tradizionalmente più belli ed accessibili del Parco, e per di più durante una manifestazione tanto reclamizzata come il Walking Festival, come è possibile che si autorizzi la caccia agli ungulati?».

Tiberto quindi chiedeva di far conoscere pubblicamente «Da chi, a quale titolo e secondo quali direttive sono stati possibili le azioni segnalate, e, per quanto di competenza del Pnat, di porre immediatamente fine a questa assurdità: gli abbattimenti selettivi finalizzati al contenimento di animali numericamente in eccesso sono chiaramente necessari, ma vanno effettuati nei luoghi idonei (magari cominciando dalle zone coltivate, dove si registrano danni), evitando le zone più frequentate dagli escursionisti, e soprattutto limitando le azioni di sparo alle ore notturne o alla mattina presto, meglio se in giorni prefissati e resi di pubblico dominio, e comunque escludendo in ogni e qualsivoglia caso le giornate festive e prefestive».

Poi il consigliere comunale di Campo nell'Elba si lanciava anche in valutazioni di tipo etologico-umanistiche: «E spero anche che con l'occasione si cominci a riflettere sul valore aggiunto che animali, magari non autoctoni, ma indiscutibilmente di grande attrattiva "mediatico-naturalistica" come i mufloni possono portare in ambito di attrattiva ed educazione ambientale: per un Elbano, o per un semplice turista-naturalista, l'incontro con un grillo Rhacocleis tyrrhenica o con la sottospecie colosii della lucertola muraiola sarà anche fonte di giubilo in nome della difesa degli endemismi e della biodiversità... ma difficilmente si potrà paragonare all'emozione che può offrire la visione di un grande mammifero selvatico, con l'imponenza delle corna ricurve di un maschio adulto o la tenerezza di una femmina seguita dal piccolo.. Contenerne il numero a livelli tollerabili per l'ambiente e per le attività umane è tutto tranne che difficile: pensiamoci, prima di eradicare».

La risposta pubblica richiesta da Tiberto è arrivata oggi e il Parco nazionale spiega pazientemente in un lungo comunicato molto tecnico, dettagli regole e tecniche degli abbattimenti selettivi: «Il Pnat attua un programma di controllo della popolazione del muflone dal 2007 (già da alcuni anni era partito quello del cinghiale) per contenere i gravi danni alle colture e alle pertinenze di abitazioni e alle strutture ricettive, insistentemente segnalate dalla popolazione. quest'anno il problema dell'invasione di ungulati è diventato talmente preoccupante da indurre alcuni sindaci a dichiarare lo stato di allerta. La polizia provinciale è stata di grande aiuto negli abbattimenti in prossimità degli abitati. Il disagio causato dai danni economici e la mortificazione di veder vanificata la fatica hanno portato alla raccolta di petizioni popolari e alla nascita di comitati per l'eradicazione. La Prefettura ha chiesto un confronto a tutti i soggetti pubblici (al quale ha partecipato anche Tiberto) per individuare tempestive soluzioni al problema. Il Parco interviene con ogni mezzo consentito dalla legge: catture, abbattimenti con la Polizia Provinciale e con selecontrollori, ovvero cacciatori elbani debitamente formati. Questi ultimi assicurano circa il 30% del prelievo complessivo».

Il presidente dal Parco, il geologo Mario Tozzi, sottolinea che «E' strano che Tiberto, che vorrebbe fare le battute di caccia con mute di cani dentro il Parco, sicuramente più invasive e cruente degli abbattimenti selettivi e che occupano un territorio molto più esteso e con diversi punti sparo e cacciatori vaganti, se la prenda con il Parco perché fa quello che viene fatto praticamente in tutte le aree protette italiane e del mondo: il contenimento di animali alloctoni introdotti senza nessun criterio dall'uomo. Naturalmente, rispettiamo la concezione "ornamentale" della fauna che ha il consigliere Tiberto ma il Parco ha il compito di proteggere, basandosi sulle conoscenze scientifiche, la fauna autoctona e lo fa secondo i metodi ed i protocolli previsti dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Cioè dal braccio scientifico per l'ambiente del Governo Italiano, vigilato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. E' a queste disposizioni che il Parco deve attenersi e non al personale senso estetico del Consigliere Tiberto o alle sue ancora più singolari concezioni faunistiche».

La direttrice Franca Zanichelli smonta un altro aspetto della questione sollevato da Tiberto «Rispetto alla possibilità di abbattimenti fuori dai confini del Parco, nelle aree agricole, si ricorda che tali abbattimenti non sono di competenza dell'Ente Parco ma di altri Enti, quali la Provincia ed eventualmente i Comuni, il Parco può solo dare un proprio supporto tecnico. Aspettiamo di confrontare le soluzioni che emergeranno nell'incontro in Prefettura ai primi di novembre».

Per quanto riguarda le segnalazioni di interferenze delle attività di abbattimento con le altre attività di fruizione del territorio (quelle che riferisce il consigliere Tiberto) il direttore Franca Zanichelli  precisa che «sono le prime 2 (effettuate tra l'altro in maniera indiretta e tramite stampa) in 5 anni di interventi. Rispettiamo naturalmente le convinzioni personali del consigliere Tiberto in materia di educazione e di faunistica. ma la concezione "valore d'immagine della fauna a grossi capi" non ha nulla a che fare con le problematiche degli abbattimenti selettivi. Gli operatori volontari autorizzati negli interventi svolgono l'attività esclusivamente nelle ore diurne, è vietato per i selecontrollori appostarsi al buio per questioni di sicurezza. Soprattutto questi volontari operano nei momenti della settimana che per chiari motivi (normalmente le persone durante i giorni infrasettimanali svolgono una propria attività lavorativa) possono anche coincidere con giornate festive».

Quest'estate all'Elba è emersa con forza la richiesta di eradicare gli ungulati e comunque di ridurre fortemente il numero di cinghiali e mufloni, ma poi sono iniziate le mosse dei vari distinguo. Qualcuno ha detto apertamente che il valore sociale della caccia non doveva essere mortificato. «Mi chiedo perché il Viceprefetto abbia convocato i referenti della gestione venatoria dell'Atc e non abbia valutato sia nella prima che nella prossima riunione del 4 novembre di ascoltare i portavoce degli agricoltori e degli albergatori che pure hanno molto da dire riguardo gli effetti della presenza di Ungulati», conclude Tozzi.

greenreport

  

 

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Prato: Manifesto bilingue

ilsitodiprato

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19/10/2011

Campo nell'Elba (LI): Pieve o cinema?

 

Legambiente arcipelago Toscano ha scritto alla Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici,storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Pisa e Livorno per segnalare la situazione della pieve Romanica di San Giovanni, nel Comune di Campo nell'Elba e dentro i confini del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. Ecco il testo della lettera:
 
Legambiente Arcipelago Toscano ha ricevuto nei giorni scorsi da alcuni cittadini residenti nel comune di Campo nell'Elba una preoccupata e preoccupante segnalazione, di cui ha potuto verificare la veridicità, circa il singolare stato della Pieve in oggetto: all'interno della chiesa romanica, ci sono file di sedie da cinema in plastica verde, uguali a quelle del dismesso cinema di Marina di Campo, assemblate con sbarre di acciaio apparentemente infisse nel terreno, e porta-torce montati sulle antiche pareti in granito.

La chiesa versa in queste irrispettose condizioni ormai da cinque mesi, più precisamente da quando il Comune di Campo nell'Elba nel maggio-giugno 2011 ha organizzato nella chiesa un paio di serate di musica varia: 1 maggio concerto serale del duo Jamset; 24 giugno Concerto d'archi
Si fa presente che in un comunicato del Comune di Campo nell'Elba del 29 aprile 20 11 si leggeva:

"La Chiesa romanica è un'ambientazione straordinaria per eventi di questo tipo. E' importante inoltre sottolineare come gli incassi della serata saranno devoluti alla ristrutturazione della pieve che presenta da qualche tempo alcuni elementi di criticità. Tutti sono dunque invitati a partecipare e ognuno attraverso una libera offerta potrà contribuire alla salvaguardia e alla conservazione di uno dei monumenti più significativi della nostra storia". L'occupazione della chiesa con file di sedie e i lavori eseguiti sembrano aver solo acuito le criticità citate.

Legambiente Arcipelago Toscano non è naturalmente contraria a che il comune di Campo nell'Elba organizzi due serate di beneficienza in un qualsiasi monumento presente sul territorio comunale, ci chiediamo però se sia necessario mantenere poi la platea di sedie vuote per gli altri 363 giorni dell'anno in un monumento immerso in un'atmosfera magica, così come descritta nel comunicato stampa del comune che presentava la serata, gli stessi amministratori sembrano essere ben consci dell'eccezionalità del luogo, ma chi sia poi transitato nei mesi successivi davanti a quel cancello ha trovato un'atmosfera ben diversa dalla descrizione, ha trovato l'atmosfera dimessa di un cinema di periferia abbandonato.

Questa Associazione chiede pertanto a codesta Soprintendenza se ha mai autorizzato e se si, con quale atto e secondo quali modalità, gli interventi attuati e , nel caso non rispettino l'eventuale a autorizzazione della Soprintendenza stessa, chiede la immediata messa in pristino della chiesa e la sanzione di eventuali violazioni o danneggiamenti e di valutare se i lavori e seguiti sulle mura della pieve romanica possano aver messo a rischio con interventi inappropriati la perfetta aderenza delle bozze di granito e potendo così innescare la progressiva disconnessione delle bozze stesse.

greenreport

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Soci (AR): Lanificio, morte rimandata

Immagine articolo - Il sito d'Italia

"Quando un’azienda muore è sempre un dramma e non c’è mai motivo di rallegrarsene; ma c’è ampia materia di riflessione quando si tratta di una morte da lungo tempo annunciata, rimandata grazie ad interventi artificiosi e dispendiosi e avvenuta dopo un’agonia non solo lunga e difficile per l’azienda stessa ma anche deleteria per l’intero sistema." Sono le parole di un comunicato dell'unione industriale pratese. Parole pacate, ma dai contenuti molto duri.

"E’ il caso del lanificio di Soci, - continua la nota - concorrente di tante imprese pratesi e da queste malvisto non certo in quanto tale ma essendo percepito come distruttore del valore economico delle produzioni tessili. Le ultime notizie parlano di liquidazione coatta, susseguente all’esito negativo della richiesta di concordato: ma erano anni che l’azienda, che ha avuto varie ‘ripartenze’ in diverse forme societarie inclusa quella cooperativa, aveva gravissimi problemi ad andare avanti. Di fatto l’azienda è sopravvissuta per anni grazie a forti supporti e garanzie pubbliche ed a politiche di prezzo particolarmente aggressive, tanto da quotare certe lavorazioni il 30% in meno della media di mercato e quindi nettamente sottocosto.

I due elementi insieme (sostegno pubblico e prezzi stracciati) hanno fatto gridare spesso le aziende pratesi alla concorrenza sleale. Senza entrare nei dettagli della vicenda, si rileva che in linea di principio è giusto ed opportuno che un’azienda in difficoltà possa trovare supporto da parte delle istituzioni pubbliche; tuttavia decisioni in merito debbono basarsi sull’esistenza di un attendibile progetto industriale e sull’effettiva capacità dell’impresa di risollevarsi. In ogni caso non possono essere innescati fenomeni di ‘accanimento’ protratti nel tempo. Il rischio è di disperdere risorse, sempre più esigue e preziose, senza risolvere il problema dell’azienda e in più danneggiando il sistema attraverso distorsioni artificiose dei prezzi che perturbano il mercato. Quella del lanificio di Soci è una dura lezione che occorre venga fatta propria in particolare dai soggetti pubblici, che non hanno motivo di giustificarsi per aver “staccato la spina” ma casomai per averla tenuta attaccata artificiosamente per troppo tempo."

ilsitodiprato

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15/10/2011

Carrara: Ironia




 A Carrara non c’è mai niente …..

 
Dal 27/5 al 17/7/2011 Di là Da . Mostra dedicata al design
 
Dal 8/6 al 12/6/2011 Carrara Marble Week (prorogata per tutto luglio)
 
Dal 25/6 al  25/7/2011  D’après Canova. L’800 a Carrara. L’Accademia e i suoi maestri (prorogata fino a tutto agosto).
 
Dal 26/8/ al 10/09/2011 September Fest
 
Dal 9/9 al 11/09/ 2011 Con_vivere Carrara Festival

 
Dal 14/10 al 16/10/2011   4x4 Fest – 11° Salone Nazionale dell’auto a trazione integrale;
 
Dal 27/10/ al 30/10/2011  2° Festival dell’Oriente ed Arti Marziali;
 
Dal 18/11 al 20/11/2011  Toscana Sposi 7° Salone dei prodotti e servizi per gli sposi
Dal 18/11 al 20/11 2011 1° Salone internazionale dei diritti del Bambino
 
Dal 25/11 al 27/11/2011  Mondo Pesca 2° Salone delle attrezzature ed equipaggiamenti per la pesca…
Dal 25/11 al 27/11/2011  Mondo Caccia  1° Salone della caccia tradizionale e sostenibile
 
Dal 14/1 al 22/1/ 2012 Tour.it Salone del turismo itinerante, caravanning, camping, out-door
Dal 14/1 al 22/1/2012 Mare blu 3° Mostra mercato della Nautica da Diporto
 
Dal 8/2 al 19/2/2012 SEATEC 10° Rassegna internazionale Tecnologie e subfornitura e Design per imbarcazioni, Yacht e Navi
Dal 8/2 al 10/2/2012 Compotec  4° Rassegna internazionale Compositi & tecnologie correlate
 
Dal 18/2 al 19/2/2012 ExpoelettronicaMostra mercato di high teck a low cost per gli appassionati del settore
 
Dal 4/3 al 8/3/2012 Balnearia. 13° Salone Professionale delle attrezzature balneari, Outdoor design e del benessere
Dal 4/3 al 8/3/ 2012 Tirreno C.T. 32° Mostra Convegno Tirreno C.T. Tempo di pane, Ospitalità Italia
 
Dal 21/4/ al 1/5/2912 Giorni d’arte. Mostra di arte moderna e contemporanea.
Dal 21/4 al 1/5/2012 Antiquamente 6° Mostra dell’antiquariato, modernariato e brocantage.
Dal 21/4 al 1/5/2012 Tuttocasa. 30° Tuttocasa Mostra dell’arredamento per la casa
 
Dal 23/5 al 26/5 2012 CARRARAMARMOTEC 31° Fiera Internazionale Marmi Tecnologie Design
Dal 23/5 al 26/5 2012 Carrara Marble Week
 
ottopassi

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14/10/2011

Portoferraio (LI): No al porto turistico

 

La nota è arrivata come una bomba inaspettata sul tavolo delle redazioni dei giornali: Costanza Vaccaro, capogruppo del Popolo della libertà alla Provincia di Livorno, si schiera apertamente con Legambiente riguardo al porto di San Giovanni, il pezzo più "delicato" e discusso del water front del capoluogo elbano Portoferraio.

«Questa la sottolineatura - scrive la Vaccaro- che ci sentiamo in dovere di fare sull'argomento "fronte mare" a Portoferraio. L'Amministrazione comunale, come è noto sta per portare in adozione la variante al Regolamento Urbanistico per la portualità, che introdurrà finalmente la possibilità di ristrutturare tutto il degrado esistente dalla vecchia zona industriale di Portoferraio fino a San Giovanni. Due i porti previsti: il Porto Cantieri, legittimo a nostro avviso, sviluppo dell'attuale situazione di gestione della cantieristica elbana, e l'approdo di San Giovanni, insediamento molto delicato dal punto di vista della sostenibilità ambientale sia perché va ad inserirsi fra due zone di tutela particolari come quella delle Terme di San Giovanni e l'area archeologica delle Grotte, sia soprattutto perché è universalmente riconosciuta l'irrinunciabile importanza di mantenere più possibilmente inalterato lo stato dei luoghi, caratterizzati da importantissime biodiversità.

A nostro avviso - prosegue Vaccaro - ferme restando le irrinunciabili esigenze di sviluppo legate alla cantieristica ed alla ricettività ad essa connessa, per evitare speculazioni e per conservare lo stato dei luoghi , la propria biodiversità e il diritto alla pratica delle tradizioni marinaresche dei locali (cose fortemente richieste, guarda caso, anche da Legambiente, totalmente contraria all'operazione porto di San Giovanni) non si dovrà dunque parlare di porto turistico, bensì di approdo leggero, capace di ospitare imbarcazioni di non oltre 8 metri, che non vada ad alterare il paesaggio e la vista sulla darsena medicea di cui si può godere da San Giovanni e che sia riservato ai residenti e non a potenziali speculatori».

Legambiente Arcipelago Toscano sottolinea che «La presa di posizione della capogruppo del Pdl in Provincia di Livorno è importante perché viene dopo anni in cui il suo Partito ha approvato tutto quello che veniva proposto sul Water Front a Portoferraio. E' il segno di un ripensamento che speriamo coinvolga anche le altre forze politiche. Speriamo che lo stesso metro di tutela dell'ambiente e del piccolo diporto locale venga usato dal Pdl anche nei Comuni che amministra, come Marciana Marina e Rio Marina, dove sono stati proposti progetti di forte impatto ambientale e che modificano, proprio come a San Giovanni, precedenti previsioni.

La discussione su San Giovanni e dintorni potrebbe essere l'occasione per discutere di come realizzare davvero approdi "verdi" all'Elba e una nautica sostenibile che non danneggi l'ambiente ma sia elemento di salvaguardia e sviluppo. Ma come diciamo da tempo c'è bisogno di un progetto comprensoriale elbano che guardi anche all'assalto alle nostre isole ed al nostro mare che si sta preparando con la costruzione e l'ampliamento di porti in Continente. La presa di posizione della capogruppo provinciale del Pdl fa ben sperare in questo senso».

greenreport

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12/10/2011

Forte dei Marmi (LU): Dopo il No Kebab

Massimo Bernardi per dissapore

Chi è Mario Biondi se non il Barry White dei leghisti? (© Vauxhall). E chi è Umberto Buratti, sindaco di centrosinistra di Forte dei Marmi, se non l’eroe di giornata al cui regolamento comunale dobbiamo prontamente dare seguito? Siccome tutto si tiene, caro lettore, oltre ai kebab, ai pub anglofoni, ai fast food di ogni bandiera, bisogna chiudere subito:

– Tutte le pizzerie di New York, cosa ci  fa la pizza sull’Hudson? Mica gli hanno arso i fast food all’ammericani.

– Tutti i giapponesi di Milano, che poi, tra l’altro, l’anisakis causa la morte dopo 3 passi.

– (chettelodicoafare) Tutti i cinesi del pianeta esclusa la Cina, quelli che capisci di aver cannato il posto dieci secondi dopo essere entrato, con procedura d’urgenza.

– Due bastonate nei denti anche a California Bakery. Polemizzate sulle 12 moschee a Milano, e non dite niente sulla moltiplicazione delle California Bakery?

E POI SCUSATE, MA:

– Via la polenta da Roma.

– Via i carciofi alla romana che declassano il centro di Milano peggio di Moody.

– Via il ragù alla bolognese da… no, il ragù alla bolognese non esite.

– Voi a Torino, mangiate l’ultima struggente mozzarella di bufala con la pistola puntata alla tempia perché dopo — zac — via pure quella.

– Via la carne argentina dalla Toscana, voi fiorentini dovrete rifarvi una vita.

E RI-SCUSATE MA:

– Che il nanetto Heinz Beck se ne torni in Baviera, visto che  qualcosa di tedesco nella sue pentole sicuramente lo mette.

– Che il cubano chef de partie al ristorante All’Oro di Roma venga rispedito all’Havana, ci ha pure i dreadlock. E addio alle mejo cacio e pepe di Roma, di mano notoriamente extracomunitaria. Roy Caceres, funambolico chef colombiano del Metamorfosi, foglio di via dalla capi.

– L’italianissimo Giovanni Passerini vuol fare il bistrò a Parigi. Guardatemi, capito come la penso? (Non potrei mai giocare a burraco, sono troppo espressivo).

UH ULTIMA COSA, MA:

– Non per xenofobia, però mica vogliamo farci mancare la mozione sulla purezza della lingua? Allora clap your hands se preferite “Ora Felice” a “Happy Hour”.

– Avete uscito la parola brunch nel 2011? Secondo me parlate da un telefono a gettoni. Trovo “Pasto Leggerino in Piedi” più in sintonia con lo spirito del tempo.

– Esiste ancora il Take-Away e gente che lo dice? Dalle parti di Forte dei Marmi son passati a “Prendi e porta a casa” da mo’.

– E per ultimo: nessuno si azzardi più a fare late-night show titolati “Maurizia e gli amici de las noches”, impuniti esterofili.

P.S. Forte dei Marmi? Ma consegnatelo definitivamente alle Ferrari e alle Humvee dei ricchi russi, e se prima o poi i fortemarmini di estingueranno, beh, io ve lo dico: addio.
P.S. 2 Tornare a Forte dei Marmi? Avvisatemi quando cambia il sindaco.

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05/10/2011

Bagnone (MS): La scuola di Grottò

 
 
 
    
 

Dopo l’esposto alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti per gli appalti dei lavori di adeguamento sismico dell’edificio scolastico in località Grottò , Giancarlo Perazzini ci mostra come nei fatti l’amministrazione comunale sia totalmente indifferente alla sicurezza fisica ed ambientale dei propri cittadini, e lo fa attraverso queste immagini riprese a pochi metri dallo stesso edificio scolastico, immagini che evidenziano situazioni di grave pericolo per l’integrità fisica, in particolare per quella dei bambini, ed un campo sportivo trasformato in discarica di rifiuti di varia e dubbia provenienza.A breve il servizio Video documento sul sito www.ilbinocolo.net che ha girato il servizio stesso e domani sera un TRG SPECIALE di 12 minuti sula canale televisivo TELERIVIERA alle ore 20:50 dopo il telegio

  

 

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Pisa: Gli artigiani e l'Ikea

 

PISA: Confartigianato e Cna spiegano la crisi

Dal disco rotto della secca socio-politico-economica in cui incespica lo Stivale, non c'è da attendersi melodie che non inciampino. E infatti, anche qui, il ritratto della stagione che stiamo vivendo si presenta, di nuovo, a tinte fosche.

«Da noi, la situazione non è migliore che nel resto d'Italia – dice Banti –. La crisi sta mordendo. In maniera molto forte, tra l'altro. I settori sono più o meno tutti in difficoltà, anche se la decadenza cui stiamo assistendo non colpisce tutti allo stesso modo».

Ci sono eccezioni?

«Ci sono delle piccole macchie di leopardo rappresentate da chi, in qualche modo, riesce ad alzare la testa. Questo, va da sé, è un fatto molto positivo: significa che c'è chi tenta una reazione. Purtroppo si tratta di un fenomeno non generalizzato ma episodico. Un altro dato incoraggiante è che l'emorragia della perdita dei posti di lavoro sembra essersi rallentata. Ci aspettavamo un 2011 decisamente migliore, anche in termini di crescita».

Previsioni sul 2012?

«Conviene essere cauti. Presenteremo nella seconda metà di ottobre i dati dell'Osservatorio nazionale, che per ora non conosciamo. Non mi pare ci siano avvisaglie particolarmente positive. E non credo ci saranno finché non allenterà la morsa con cui la tempesta finanziaria sta strozzando il Paese. Anche gli imprenditori che hanno possibilità, preferiscono esser cauti e non fare passi in avanti, scegliendo di restare sulla difensiva. In più c'è il problema atavico del credito. Che si sta ripresentando in maniera prepotente. Le banche, con l'attuale costo del denaro in continua ascesa, chiudono i rubinetti. Assenza di liquidità, difficoltà di reperimento di risorse, tassi aumentati, imprese bloccate».

Riguardo all'arrivo di Ikea a Pisa?

«Confartigianato è sempre stato molto trasparente e diretto, sulla vicenda. Come pensavamo fosse un'opportunità quando si iniziò a parlare di Ikea a Migliarino-Vecchiano, così pensiamo che sia un'opportunità averla qua a Pisa. In una fase come questa, bisogna fare attenzione a non negare l'attrazione degli investimenti. Se c'è un paese straniero che si sente attratto dall'Italia, dobbiamo far di tutto per incoraggiare questo suo proponimento e rendergli la vita facile. Una cosa però va detta: ci auguriamo che l'impegno che si sta mettendo nel favorire giganti come Ikea, si metta in futuro anche nell'agevolare il percorso delle piccole imprese, delle nostre realtà locali. Cosa che per ora non avviene».

«I segnali che abbiamo sono alquanto preoccupanti – dice Andrea Zavanella ovunque si segnala una grande sofferenza, un generale rallentamento. Ogni tanto si leggono comunicati dagli industriali o dalla Camera di Commercio che sembrerebbero segnalare, nell'arco di un certo periodo, alcuni miglioramenti; ma poi, il mese dopo, si scopre che si trattava di un fuoco fatuo. Piccole e grandi imprese sono in difficoltà. Dalla politica deriva solo incertezza. Le banche, sono in difficoltà anche loro. Per non parlare della burocrazia: abbiamo un sistema pubblico al collasso, probemi a non finire per permessi, autorizzazioni, nulla osta eccetera. Se tutta questa pastoia risultava insopportabile prima, figuriamoci ora, con un imprenditore che faticosamente riesce ad individuare una via d'uscita, un'opportunità, ma non riesce a raggiungerla per colpa dell'inevitabile scartoffia, dei tortuosi ghirigori dei vari regolamenti. Di lamentele, al riguardo, ce ne arrivano a bizzeffe».

La questione Ikea?

«Il fatto che ci sia un investimento sul territorio, da parte di un'azienda come Ikea, capace di dare garanzie su tutti i fronti, è un'opportunità. Bisogna vedere se le nostre imprese sapranno coglierla. Sta al nostro territorio e alle sue realtà giocarsi bene questa carta».

Andrea Lanini per ognisette

 

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30/09/2011

Firenze: Calendario dei Poeti

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29/09/2011

Prato: L'evasione fiscale cinese

Alice Gigliotti

Immagine articolo - Il sito d'Italia

Intervegono i due Consiglieri Provinciali Mugnaioni e Santini : "La questione non è impossibile, nè illegittima" spiegano Francesco Mugnaioni primo firmatario e Matteo Santini. "difatti, la Provincia assieme al Governatore Rossi, sta preparando la strada per la nascita del Centro di Ricerca sul tessile sino-italiano, per capirsi, il patto tra la sinistra pratese e la Cna per risolvere la questione imbarazzante del Creaf di Via Galcianese.
In quest'ottica i rappresentanti della città laniera potrebbero pretendere di più dal Governo di Pechino, proprio in ragione del fatto che le aziende cinesi sul territorio, le prime a beneficiare del centro di ricerca, sono per la stragrande maggioranza evasori totali delle tasse comunali e nazionali.
Come non tenerne conto se si stringe un accordo economico di tale portata?" Si chiedono i due giovani rappresentanti dell'opposizione, che rincarano la dose ricordando anche che sul tema Gestri e Rossi stanno forzando la città e gli industriali, che non si sono mostrati propio entusiasti del centro di ricerca sino-italiano.
"Siamo entrambi perplessi sul centro di ricerca, ma se proprio si deve fare, che si tenga conto di quanto la città ha già dato ai suoi cittadini di origine orientale e di quanto questi debbano in termini monetari per servizi e prestazioni svolte. Non è più sopportabile il clima di razzismo al contrario che si è sviluppato nella nostra città, la verità è che tanti imprenditori cinesi girano su macchine di lusso e dichiarano meno di 10mila euro all'anno di reddito, evadono TIA e addizionale Comunale e, al massimo, una volta scoperti, cambiano nome e riaprono l'attività come se niente fosse, se la Cina e l'amministrazione Provinciale vogliono stringere un patto per il lavoro e l'economia del "made in italy con gli occhi a mandorla" tengano conto anche di questo, oppure, sarà l'ennesima svendita del nostro patrimonio a favore solo di pochi interessatissimi politici e amministratori di società a capitale pubblico, bravi a fare solo debiti, ed il riferiemnto al Creaf non è assolutamente casuale...
L'interrogazione sarà discussa nel prossimo consiglio provinciale e siamo sicuri non mancgherà di alimentare polemiche tra maggiornaza ed opposizione.

ilsitodiprato

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28/09/2011

Livorno: L'agricoltura non è da Mulino Bianco

 LIVORNO. Agricoltura come lo spot del Mulino Bianco?

Scordatevi l’armoniosa atmosfera della fattoria stile “mulino bianco”. Dimenticate certi stereotipi per cui la vita in campagna sarebbe meno stressante di quella in città. Accantonate idee del tipo “ora mollo tutto e mi metto a coltivare girasoli”. La vita nei campi è dura, durissima. Un ambiente molto competitivo, in cui bisogna stare al passo con i tempi, saper fronteggiare i rischi e la concorrenza spietata. Un contadino sa che a dettare legge non sono solo le condizioni meteo, ma anche i colossi della grade distribuzione. Chi coltiva la terra deve essere preparato quando si parla di semine e cicli lunari ed avere la stessa perizia nell’uso del computer e di internet. In più c’è la crisi, che affossa ogni settore economico e soprattutto le imprese agricole.

È una fotografia con molti toni scuri quella che emerge dalla nostra inchiesta sul mondo rurale livornese, anche se è giusto sottolineare che una politica concreta di sostegno all’agricoltura potrebbe restituire a questo comparto la dignità e il ruolo che gli spettano. Ne abbiamo parlato con Stefano Poleschi, direttore provinciale Cia, Paolo Rossi, direttore provinciale di Confagricoltura e Simone Ferri Graziani presidente provinciale di Coldiretti.

«Il settore agricolo – spiega Poleschi (che entra nello specifico anche nell'articolo sul resto della provincia ndr) – sconta il problema della volatilità dei prezzi e la mancanza di reddito dei produttori, cioè la forbice molto larga tra il prezzo che viene pagato al produttore e quello che viene esposto al dettaglio. I costi di produzione sono aumentati, così come quelli del lavoro, ma il prezzo è rimasto il solito. In più c’è da fare i conti con la concorrenza spietata dei prodotti di altre nazioni dell’area mediterranea.

Per quanto riguarda le quotazioni di prodotti ortofrutticoli, eclatante è stato, nella scorsa estate, il caso dei cocomeri: sono stati pagati 9 centesimi al chilo al produttore, a causa della concorrenza di partite greche a prezzi stracciati. Mettiamo poi nel conto la burocrazia, la stagionalità, i controlli amministrativi, i danni provocati dalla fauna selvatica. Il quadro che ne ricaviamo è che non è semplice fare l’imprenditore agricolo e le aziende muoiono. Nell’ultimo censimento Istat disponibile, quello del 2000, le aziende agricole erano 6052, ma il dato delle aziende professionali presente nell’elenco Artea del 2010 è di 1047.

L’agricoltura vive una fase molto delicata di cui risentono anche le punte di diamante della nostra tradizione, un’agricoltura piccola nei numeri ma di qualità, rappresentata dal comparto ortofrutticole, dal settore vitivinicolo e dalle produzioni di olio d’oliva e di carne chianina».

Per  quanto riguarda la produzione dell’olio d’oliva c’è un vero e proprio allarme: «I produttori – spiega Rossi – non riescono a coprire i costi di lavorazione ed è necessario correre ai ripari,  cambiando la legislazione che disciplina la qualità del’olio di oliva. Può essere possibile che sugli scaffali  della grande distribuzione si trovi un olio di oliva a 2,5 euro al litro, quando per produrlo occorrono 4 euro? In linea più generale, a Livorno, come in altre aree, le imprese agricole sono in calo, così come non è il momento giusto per l’imprenditoria giovanile, se si tratta di creare un’impresa ex novo.

La crisi c’è, ed è sotto gli occhi di tutti, bisogna affrontare le difficoltà create dalla grande distribuzione, dal commercio estero e dalla burocrazia. Ma è anche vero che oggi viviamo in un mondo globale: gli imprenditori agricoli devono affrontare questa nuova sfida con professionalità, coraggio e capacità di diversificare. Per prima cosa occorre lavorare sulla qualità del prodotto e quindi creare cooperazione tra le aziende, ottenendo così un risparmio sulla produzione e il vantaggio di un’unica distribuzione. Frammentare la produzione significa aumentare i costi. Molti  agricoltori hanno già cominciato a lavorare in questo modo  perché hanno capito che insieme, uniti, si può essere più forti”.

Per  Ferri Graziani di Coldiretti (che interviene anche in un altro articolo sull'agricoltura nella provincia ndr) un iter burocratico più snello renderebbe molto più facile la vita delle imprese agricole. «In Toscana, più che in altre regioni d’Italia, gli imprenditori agricoli devono fare i conti con tutta una serie di vincoli normativi che scoraggiano chi vuole affacciarsi sul  mercato. È giusto che ci siano norme e regole, però senza eccedere, come accade  ad esempio, con l’esame per iscriversi all’Albo degli imprenditori agricoli. Oppure quando si tratta di ampliare o modernizzare  una serra: occorre il piano di miglioramento, l’approvazione del Comune, quella della Provincia, passano sei mesi  e chili di carta che devono essere prodotti.

E ancora i regolamenti urbanistici dei Comuni, che a volte sono in contrasto tra loro, quando sarebbe più logica un’unica regolamentazione territoriale. Poi c’è il problema causato da cinghiali, cervi e mufloni, soprattutto all’Elba, dove sono sorti veri e propri allevamenti a cielo aperto.

Per quanto riguarda, poi, la  distanza tra i prezzi dei produttori e quelli della grande distribuzione abbiamo cercato una soluzione nell’iniziativa “Campagna amica” e nei mercati di vendita diretta. Tutti i sabato mattina a Livorno, di fronte alla Fortezza vecchia, e anche a Piombino, Vada e, nel periodo estivo, a San Vincenzo, il consumatore ha la possibilità di acquistare direttamente dal produttore, con benefici per entrambi».

Claudia Gazineo per ognisette

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27/09/2011

Portoferraio (LI): Telenovela waterfront

 

Legambiente Arcipelago Toscano per greenreport

Mentre l'Amministrazione Comunale di Portoferraio cerca di velocizzare le tappe per l'adozione del cosiddetto "Waterfront", nessuna delle perplessità avanzate da Legambiente ha avuto risposta. La proposta di regolamento ubanistico è priva di una analisi aggiornata del nuovo contesto economico, delle necessità da soddisfare e delle motivazioni delle scelte. Il processo di partecipazione appare carente: le categorie economiche rispetto a tutti gli altri portatori di interesse.

Legambiente ha sempre considerato che la variante urbanistica  del Comune di Portoferraio, orientato allo sviluppo della nautica da diporto, ha una rilevanza territoriale, economica e sociale che interessa tutta l'isola d'Elba, l'Arcipelago Toscano, il Mar Tirreno centrale e settentrionale e il Mar Ligure. L'Arcipelago Toscano e l'Isola d'Elba in particolare sono le mete del turismo nautico, anche giornaliero, basato sul continente.

Dalle ipotesi emerse a Portoferraio si avrebbero alla fine 4 porti turistici (Darsena Medicea, Esaom, Calle, San Giovanni) in concorrenza tra loro, di incerta sostenibilità ambientale ed economica, senza che siano soddisfatte le aspettative dei residenti. La crisi economica in corso mette fuori mercato imprese nautiche già esistenti e i nuovi progetti sviluppati sul continente che invece sono proposti a Portoferraio.

Per questo Legambiente rinnova la richiesta che venga adeguatamente documentata, anche dal punto di vista economico e di impatto ambientale, la necessità di realizzare le nuove strutture portuali e le nuove strutture ricettive nell'area del Porto cantieri e a San Giovanni ("foresteria");

Chiede inoltre che

- venga analizzato l'effetto del nuovo assetto portuale sulla urbanizzazione e sulla rete commerciale esistente, con particolare attenzione al centro storico e all'asse via Caducci, via Manganaro;

- per quanto riguarda la possibilità di creazione di 350 posti di lavoro, chiede che siano indicati  quali settori e quali competenze saranno richieste;

- per ogni area portuale del Water Front ed in particolarmente per l'area di San Giovanni chiede che l'espressione del numero di posti sia sempre accompagnato dalle specifiche dimensioni e dalla destinazione d'uso (stanziali, transito, residenti ...);

- per preservare e ripristinare gli ecosistemi e i loro servizi (come previsto dall'obiettivo 2 della "Strategia europea sulla biodiversita' fino al 2020") sia prevista una infrastruttura verde che ripristini ad uso pedonale e ciclabile il percorso storico tra Portoferraio, Carpani, fino ai Magazzini, rivedendo la proposta presentata con ponte "girevole" nell'area "Esaom";

- per evitare equivoci sia adottata la terminologia usata dalle norme che regolano le specifiche materie (struttura ricettiva e non foresteria, porto turistico e non approdo leggero, ...);

- per una corretto dimensionamento dei servizi sia prevista l'analisi del fabbisogno di energia  risorsa idrica, fabbisogno depurativo, gestione rifiuti che tenga conto del picco della domanda;

- siano previste idonee misure per la riduzione delle emissioni di rumore e di scarichi in atmosfera e per il rispetto del divieto di scarichi di acque reflue in mare;

- venga comunque assicurata la balneazione nell'area di Punta della Rena e a San Giovanni;

Legambiente continua ad essere molto preoccupata per la tutela della "area umida straordinariamente importante anche dal punto di vista paesaggistico di San Giovanni" . Ha chiesto alle autorità competenti di inserire le aree delle Saline, le Grotte e le Prade tra quelle area del sistema europeo Natura 2000 (SIC e ZPS). Richiede al Comune di Portoferraio di sostenere formalmente tale richiesta e che la Variante al Piano strutturale e di considerare tutti gli effetti quelle aree come se fossero già soggette alle tutela del sistema Natura 2000.

San Giovanni è l'area nella quale si misura davvero la sostenibilità, ambientale ed economica dell'intero Waterfront. Legambiente chiede che si ritorni all'idea originaria di un approdo destinato davvero ai residenti di Portoferraio e gestito senza fini di lucro da una associazione o cooperativa di portoferraiesi. A San Giovanni si può realizzare l'approdo previsto dal Piano Strutturale rispettando i principi di tutela del paesaggio e dell'ambiente del Golfo di Portoferraio: per rispettare questi principi occorre impedire la realizzazione di nuove opere a mare e a terra, fatto salvo il riaffioramento della attuale diga foranea e la sua modesta estensione ad ovest, e l'ottimizzare l'utilizzo dei volumi esistenti e delle aree già urbanizzate.

  

 

 

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26/09/2011

Massa: Alessandro Volpi

 

alessandrovolpi2Sabato pomeriggio presso il parco della Rinchiostra si è tenuta una tavola rotonda, organizzata da "Tutta un'altra città", rete formatasi durante il bilancio partecipato del 2009. Titolo dell'incontro era: "Dalla crisi globale alla rinascita locale".

Hanno partecipato il docente di Geopolitica e di Storia Contemporanea dell'Università di Pisa Prof. Alessandro Volpi, Andrea Baranes della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Massimo Ronchieri della Banca Etica ed infine Maurizio Gritta della "Cooperativa Iris". Gli ospiti hanno analizzato l'attuale situazione economica internazionale e le alternative ad un'economia liberista. Per Andrea Baranes la speculazione sul mercato finanziario ha prodotto una mercificazione di qualsiasi bene materiale, nonché delle materie prime come cereali ed acqua indispensabili per l'esistenza umana.

Inoltre, Baranes ha evidenziato il forte nesso che lega la finanza con la politica dichiarando che le recenti manovre economiche del nostro governo sono state adottate in seguito ad una richiesta del sistema finanziario. Davanti a questo scenario di totale subordinazione e di forte speculazione, Baranes ritiene che sono i piccoli risparmiatori coloro che investono in fondi pensione le principali vittime del mercato e proprio questi devono essere tutelati.

Il Prof. Volpi ha precisato lo sviluppo storico della crisi, e collegando il salvataggio delle banche iniziato nel 2007 con l'innalzamento della spesa pubblica degli Stati. Proprio questo passaggio, ha ribadito Volpi, ha aumentato il debito pubblico delle Nazioni, portando queste a finanziarsi sul mercato con i Titoli di Stato, ma la competizione creatasi è fortemente svantaggiosa per i paesi come l'Italia che da sempre possiedono un grosso debito pubblico.

I titoli italiani sono diventati così poco attraenti e fortemente rischiosi, innalzando in questo modo lo spread tra i bund tedeschi e quelli italiani. I rendimenti dei titoli italiani sono così saliti dal 2007 ad oggi da circa il 3% al 6%. Il professore ha infine ritenuto che anche l'attuale decisioni prese dal governo con la manovra non aiutino il nostro Paese, e così l'intervento della Bce, che ha comprato titoli italiani (meno credibili) per vendere titoli tedeschi ed olandesi (più sicuri), ha garantito che il rendimento dei nostri titoli non raggiungesse e non raggiunga tuttora il 7%. Tale percentuale porterebbe l'Italia al default. Alla manovra economica, sempre secondo Volpi, devono essere poste delle modifiche come: l'adozione di una patrimoniale, il ripristino parziale per l'Ici prima casa, una nuova riforma fiscale ed una migliore redistribuzione.

La parola è poi passata Massimo Banchieri, che ha invece sostenuto che esiste un'alternativa per un mercato fortemente incentrato sulla finanziarizzazione. Bisogna incominciare a cambiare gli stili di vita ed in questo senso la Banca Popolare Etica, ha precisato Banchieri, nata nel 1995 e che conta attualmente 34.000 soci ha fatto una scelta differente, quella di investire su progetti per le attività eco-solidali, dove l'interesse della banca non è quella di fare utili o di speculare con i soldi dei risparmiatori, ma di creare una serie di reti solidali in diversi settori. Un esempio nel nostro territorio è stata finanziata la Cooperativa "Il Pungiglione" che produce miele e reinserisce persone che hanno avuto problemi con la giustizia e con la droga all'interno della società.

L'ultimo intervento ha visto protagonista Maurizio Gritta della "Cooperativa Iris". La cooperativa, nata nel 1978 da nove ragazzi della provincia di Cremona, ha fatto della coltivazione biologica, del rapporto diretto con i consumatori, della salvaguardia e tutela del lavoro ed infine del rispetto dell'ambiente i suoi quattro capisaldi. Gritta ha spiegato le difficoltà oggettive trovate nel condurre la cooperativa da un punto di vista finanziario. Nel 2005 quando la cooperativa ha deciso di acquisire un pastificio della zona che era fallito, la volontà è stata la principale arma ed i costi provenienti dallo scarto del pastificio elevati sono stati drasticamente abbattuti con l'adozione di 10 maiali. Tutta la filiera è biologica dalla messa a coltura, all'irrigazione, alla raccolta fino allo smaltimento. Gritta ha voluto testimoniare che l'alternativa ad un'economia di scala esiste e che è possibile.

Matteo Marchiniper quotidianoapuano 

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Campi Bisenzio (FI): Salvare un cinema

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Campi Bisenzio (FI): Salvare un cinema

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21/09/2011

Portoferraio (LI): Così cosà

Una stagione abbastanza buona quella del commercio elbano, nonostante la crisi che in questo momento sta colpendo soprattutto le famiglie italiane. A dichiararlo sono i rappresentanti elbani delle associazioni di categoria Confesercenti e Confcommercio. Ecco le interviste a Franca Rosso, presidente di Confcommercio Elba, Mauro Quercioli, presidente di Confesercenti Elba e Marcello Bargellini, presidente di Confesercenti Portoferraio.

 

Intervista a Franca Rosso, presidente di Confcommercio Elba

Siamo ormai quasi alle fine di settembre, ci può dire com’ è andato il commercio elbano durante la stagione estiva?

«La stagione è andata abbastanza bene rispetto agli ultimi anni. Su questo hanno sicuramente influito fattori contingenti come i problemi politici in Libia e Tunisia, ragione per cui molti tour operator hanno dirottato sicuramente delle prenotazioni sull’Elba. Poi c’è stato anche l’aumento dei traghetti per la Corsica e la Sardegna, aumento che noi abbiamo subito circa 4 anni fa. Poi anche le condizioni climatiche favorevoli hanno certamente favorito il nostro territorio: ancor oggi abbiamo presenze di turisti svizzeri e tedeschi. I settori che più hanno lavorato sono stati quello alberghiero e quello della ristorazione, mentre è stato più difficile per il settore del commercio tradizionale, a parte chi ha puntato su prodotti innovativi».

Per quanto riguarda i progetti della stagione invernale come associazione cosa proporrete?

«Lavoreremo con in Centri Commerciali Naturali, in particolare con quello di Portoferraio, in modo tale da organizzare delle iniziative legate al Natale e alle festività. Nel frattempo proporremo nei vari comuni dei progetti di rilancio anche con iniziative legate alla collaborazione con la Provincia di Livorno, come “Vetrina Toscana”. Attualmente è in corso un progetto legato a vini e cibo con la Provincia di Livorno e l’Accademia della Dieta Mediterranea, noi abbiamo 7 ristoranti elbani che in questo momento aderiscono all’iniziativa».

Sull’aumento dell’IVA, approvato dalla recente manovra del Governo, cosa ci si deve aspettare anche all’Elba nei prezzi?

«Sicuramente è un’iniziativa che non fa bene ai consumi, ma nel primo periodo questo aumento sarà assorbito soprattutto dai commercianti, perché i grossisti invece alle nuove fatture applicheranno l’IVA in più. Certo l’aumento dell’IVA blocca l’aumento dei consumi, lo contrae e questo è comunque motivo di preoccupazione. Il mondo economico elbano però e le associazioni di categoria sono molto attente, sveglie e presenti sui principali problemi locali. Proprio come associazioni di categoria stiamo portando avanti il progetto per il Comune Unico dell’Isola d’Elba, per una maggiore semplificazione amministrativa e per un maggiore coordinamento. C’è grande attenzione alla governance locale e ai problemi che maggiormente incidono sull’economia elbana come i trasporti, i collegamenti marittimi e aerei. L’aeroporto è stato per molti anni in sofferenza, ora c’è stato un cambio al vertice con l’ingegner Boccardo, e auspichiamo che si possa avere una buona collaborazione, lavorando per portare flussi turistici maggiori, così come ci auguriamo che anche nei collegamenti marittimi si arrivi a prezzi più accessibili».

Intervista a Mauro Quercioli, presidente di Confesercenti Elba

Dal punto di vista di Confesercenti come è andata la stagione per il commercio elbano?

«Per il territorio elbano questa stagione ha avuto risultati a macchia di leopardo, nel senso che c’è dove si è lavorato meglio, dove peggio. Ci sono delle realtà dove il turismo è più curato, e in quelle realtà le possibilità sono state migliori dell’anno scorso. Però anche in zone dove le Amministrazioni comunali non sono riuscite a fare promozione adeguatamente c’è stata comunque una presenza turistica maggiore a causa dell’aumento dei costi della vacanze in altre zone, sia a livello nazionale che all’estero. Sicuramente quest’anno all’Elba c’è stato un afflusso maggiore rispetto agli anni passati. Dobbiamo valutare un buon risultato anche per chi ha ottenuto gli stessi incassi dello scorso anno. L’economia elbana ha avuto un aumento generale medio di pochi punti, ma ha avuto maggiori presenze. Per esempio si  nota bene che la gente spende meno, perché dove si effettua il controllo degli scontrini fiscali, si vede che gli scontrini e quindi le presenze sono state di più, ma la spesa risulta minore. Questo si è registrato in tutti i settori del commercio dell’Elba, anche nella ristorazione. Insomma si vede molto bene la diminuzione della capacità di spesa da parte delle persone».

Come associazione di categoria che progetti avete sul territorio elbano, dato che molte attività sull’Elba sono aperte tutto l’anno e non solo durante la stagione estiva?

«Intanto in questi anni abbiamo creato dei Centri Commerciali Naturali a Marina di Campo e Portoferraio. Quest’anno entro la fine di agosto abbiamo organizzato lo “sbaracco” anche a Capoliveri, luogo in cui questa iniziativa non veniva realizzata dal 2005. Si sta quindi ricostituendo il Centro Commerciale Naturale di Capoliveri e avremo così l’opportunità di contatti con i vari CCN elbani per preparare alcune iniziative della prossima stagione. Ovviamente a Portoferraio si realizzeranno iniziative anche durante l’inverno, per Natale, come gli altri anni. Stiamo poi lavorando ad un progetto per economizzare le spese degli elbani residenti. L’iniziativa si chiama “Consumaelbano”, e si punta a incentivare i cittadini elbani ad acquistare sul territorio, anziché andare fuori Elba. Abbiamo fatto fare uno studio all’ITC Cerboni di Portoferraio, per vedere sia le differenze di prezzo di alcuni prodotti alimentari e non, all’Elba e fuori, sia per vedere quante persone indicativamente vanno fuori Elba per fare acquisti. Appena avremo i dati dello studio comunque li pubblicheremo. Per adesso da questa indagine è emersa una cosa interessante.  Infatti mentre ci aspettavamo che i prezzi all’Elba risultassero più alti, invece abbiamo visto che alcuni prodotti in altre zone d’Italia e in altre regioni, soprattutto Toscana e Campania, all’Elba risulta avere un prezzo più basso».

Per quanto riguarda invece l’aumento dell’IVA, cosa ne pensa?

«Immediatamente lo subiscono le attività commerciali perché la pagheranno subito nelle nuove fatture, e potranno recuperare i prezzi in un lasso di tempo molto lungo, anche perché molti commercianti - ad eccezione delle grandi catene di distribuzione dove tutto è informatizzato - devono aggiornare tutti i prezzi, apporli  sui prodotti, e, soprattutto se sono tanti, non riescono a farlo nell’immediato. Credo che questo aumento il consumatore lo subirà in maniera dilazionata, mentre per quanto riguarda le bollette di luce, acqua e telefono sarà più facile che siano aggiornate nell’immediato».

 

Intervista a Marcello Bargellini, presidente di Confesercenti Portoferraio

 

Com’è andato il commercio elbano nella stagione che si sta chiudendo?

«C’è stato un buon lavoro riuscendo a stare negli incassi dello scorso anno ma lavorando di più. Purtroppo se qui non si riesce a smuovere qualche altra cosa, oltre al mare, sarà molto difficile, anche perché abbiamo il problema dei trasporti sempre troppo cari rispetto al costo globale della vacanza. In questo siamo svantaggiati rispetto ad altre località della nostra zona, in cui si può andare senza l’uso del traghetto. Devo dire che quest’anno ha funzionato bene Elbafly nei collegamenti Elba-Milano, anche se con numeri non importanti, perché purtroppo la stagione è stata troppo corta, i voli sono iniziati il 29 maggio, e non abbiamo avuto buone possibilità di pubblicizzarli».

Cosa pensa che si possa fare quindi per l’economia elbana legata al commercio ?

«L’Elba necessita di sviluppo, di infrastrutture, di poter sviluppare strutture per la cantieristica. Qui a Portoferraio sono anni che si parla di porto turistico, sembra che ci siamo vicini, ma siamo indietro. Se invece tutto questo si sviluppasse riusciremmo ad attrarre tutta una serie di presenze importanti sul nostro territorio».

Invece rispetto all’aumento dell’IVA derivante dalla manovra finanziaria?

«La manovra finanziaria con l’aumento dell’IVA ci penalizza, penalizza i commercianti obbligandoli a mettere l’aumento dell’1 % ai prodotti a basso costo, perché comporta di dover aggiornare tutto, ma soprattutto credo che incida sul potenziale di spesa delle famiglie alla fine».

A Portoferraio invece quali sono le vostre iniziative?

«Come Confesercenti siamo molto attivi, a fine stagione c’è stato lo sbaracco sia a Portoferraio che a Marina di Campo e Capoliveri. Lo sbaracco è un marchio proprio della Confesercenti. C’è stato un buon successo, con buoni incassi. Cerchiamo sempre di trovare nuove iniziative per unire sempre di più le categorie e per riuscire a portare più gente nei centri storici e nei Centri Commerciali Naturali, che hanno grandi potenzialità».

Valentina Caffieri per ognisette

 

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20/09/2011

Firenze: La FIPE contro il Codice del Turismo

Eppur si muove. A dispetto di un’immagine di facciata che sembra fatta solo di proclami roboanti, di progetti dimenticati nei cassetti e di un gioco di melina coi politici (soprattutto con quelli che le remano contro, come il ministro Brambilla), la Fipe dimostra di essere un’organizzazione tutt’altro che a rimorchio della politica o piegata solo agli interessi delle grandi catene o dei locali notturni. Dalla Toscana e dalla Lombardia sono partite in particolare due iniziative destinate a rimettere in movimento il sindacato ricollegandolo ai suoi associati e ai loro interessi. A distanza di pochi giorni, esponenti di spicco della federazione dei pubblici esercizi della Confcommercio hanno preso posizione per ribaltare l’immagine di un sindacato quasi piegato su se stesso.

A Firenze, città simbolo del turismo italiano, l’intera Confcommercio Toscana si è schierata a sostegno dell’iniziativa della Regione che ha presentato un ricorso sull’incostituzionalità del Codice del turismo del ministro Michela Vittoria Brambilla (che tanti danni ha già causato nel settore). Una scelta, viste anche le motivazioni, che spazza via ogni equivoco rispetto a “inciuci” che inutilmente il vicepresidente Fipe, Alfredo Zini, ha cercato di giustificare nella risposta che ci ha dato rispetto alla domanda su quale era lo stato dei rapporti fra il sindacato e il Ministro. Un’alzata di scudi che non potrà non avere un suo peso anche in vista dell’incontro del 27 settembre a Milano fra il presidente della Fipe Lino Stoppani e la stessa Brambilla alla Giornata mondiale del turismo. Fosse anche solo per il fatto che a oggi la delegazione del sindacato che sarà più numerosa a Milano sarà proprio quella toscana. Mentre pare che i ristoratori e i baristi milanesi stiano snobbando totalmente gli appelli alla partecipazione da parte dell’Epam (la federazione milanese del sindacato).

Ed è proprio attorno all’Epam (la più importante realtà territoriale della Fipe e della stessa Confcommercio) che si aperta una prospettiva di rinnovamento ancora impensabile fino a pochi giorni fa. Un sindacato che sembrava col fiatone, incapace di uscire dalla sudditanza rispetto al settore dei locali notturni (travolto da scandali di ogni tipo) e un po’ azzoppato per aver sponsorizzato la giunta Moratti, potrebbe ora vivere una nuova stagione capace di rafforzarne ruolo e servizi. A dare visibilità a un movimento di insoddisfazione da tempo presente fra gli associati milanesi è stato il ristoratore Matteo Scibilia, che ha invitato i colleghi iscritti all’Epam a scendere in campo in vista del prossimo rinnovo del consiglio direttivo. Una miccia che ha dato subito il la ad un tam tam che sta raggiungendo bar, pizzerie e ristoranti di Milano, Monza e Brianza, dove dopo l’irritazione e la voglia di stracciare magari la tessera si fa ora strada l’idea che qualcosa possa cambiare, dando così più forza all’intero settore del commercio che non vive solo di Movida...

Certo la partita sarà difficile. L’attuale gruppo dirigente difficilmente cederà il passo, ma è indubbio che ridare motivazioni e senso di appartenenza a imprenditori sfiduciati è già un grande risultato nell’interesse del sindacato. E non è detto che, come successo al sindaco Pisapia, contro ogni previsione, anche la sfida dei rinnovatori dell’Epam non possa non riuscire. Il confronto è fra amici della casta e difensori di interessi indifendibili, da un lato, e rivendicazione di professionalità e autonomia dall’altro.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net

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15/09/2011

Grosseto: L'Ombrone Grossetano

 

Nei giorni scorsi il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi ha lanciato un appello a tutti i livelli istituzionali per chiedere maggiore sicurezza idraulica per il fiume Ombrone e per la città. Immediata la risposta della Regione Toscana, che attraverso l'assessore all'ambiente Anna Rita Bramerini, ha fatto il punto su quanto realizzato e messo in programma per il principale fiume che attraversa la Maremma.

«Condividendo l'appello lanciato dal sindaco Bonifazi dico che diversi sono stati i lavori realizzati in questi anni per l'Ombrone - ha esordito l'assessore - Innanzitutto ricordo l'Accordo di Programma recentemente firmato da Regione Toscana e Ministero dell'ambiente con il quale sono stati previsti 5 milioni di euro per interventi la cui progettazione sarà ottimizzata sulla base dei risultati delle  indagini che hanno individuato "punti di debolezza" dell'argine.  L'argine è stato infatti recentemente interessato da una serie di indagini idrogeologiche, geofisiche, geotecniche e rilievo topografico, eseguite dalla provincia di Grosseto su un tratto di circa  7 chilometri per un importo lavori di oltre 400 mila euro. Indagini così approfondite  su un corso d'acqua non erano mai state realizzate prima in Toscana».

Per quanto riguarda invece i lavori già effettuati «ricordo l'ampliamento delle luci del ponte della Via Aurelia (Anas) e del ponte ferroviario, i rialzi e i ringrossi dell'argine destro del fiume nel tratto compreso fra  Ponte Tura e la ferrovia Roma-Pisa, la manutenzione straordinaria dell'argine destro nel tratto compreso tra la rampa di Grancia ed il ponte e il consolidamento dell'argine in destra idraulica a difesa dell'abitato della città fino a Ponte Tura».

L'assessore ha poi spiegato perché non è possibile "spostare" il fiume Ombrone in una categoria idraulica diversa. «Riguardo l'inserimento dell'Ombrone in una categoria diversa dall'attuale come richiede Bonifazi da tempo, questo non solo non risulta possibile perché la normativa vigente  non lo consente, ma soprattutto, per quanto riguarda la manutenzione delle seconde categorie, lo Stato non ci trasferisce più risorse da tre anni e l'Accordo di programma del novembre scorso è l'ultimo atto con il quale il governo stanzia risorse per nuove opere sulla difesa del suolo. Quindi, con i tempi che corrono, auspicare una  diversa classificazione, se finalizzata a ricevere finanziamenti dallo Stato, è un'operazione a perdere».

Proprio nel bacino dell'Ombrone grossetano che funziona da pilota su scala regionale, informa l'assessore, è stato promosso  un Tavolo tecnico per individuare specifiche soluzioni che facilitino e migliorino la manutenzione nelle zone a più alta vocazione agricola. «Il documento prodotto dal Tavolo tecnico è stato recentemente licenziato dal Comitato tecnico di Bacino e le soluzioni individuate saranno vagliate anche al fine di individuare le priorità e le risorse economiche necessarie per la loro attuazione coinvolgendo il comune. Peraltro, l'attuale fase di revisione della normativa regionale in materia di difesa del suolo e tutela delle risorse idriche e della costa, risulta particolarmente favorevole anche per l'individuazione di strumenti amministrativi innovativi, da proporre in via sperimentale per questo importante bacino idrografico toscano». Le conclusioni di Bramerini sottolineano come una maggior sicurezza idraulica si ottenga con il contributo di tutti non ultime le amministrazioni comunali.

«Stiamo tutti lavorando da tempo, pur con la criticità dovute alla scarsità delle risorse disponibili,  per la sicurezza dell'Ombrone consapevoli del ruolo importante che anche i comuni svolgono attraverso gli strumenti urbanistici e di governo del territorio escludendo nuove edificazioni nelle aree di bacino, zone notoriamente delicate che per questo devono rimanere libere da insediamenti».

greenreport

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14/09/2011

Prato: Cauzione antievasione fiscale cinese ?

 

prato@youandnews.com

Un deposito cauzionale da cui attingere in caso di mancato pagamento di tasse e tributi potrebbe essere la soluzione contro l'evasione fiscale delle ditte, soprattutto straniere, che nascono e muoiono anche nel giro di pochi mesi per eludere i controlli e che non hanno beni immobili intestati su cui rivalersi in caso di recupero crediti. E' questa la proposta avanzata dall'assessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone, che stamani ha presentato i dati sull'evasione fiscale dei lavoratori delle confezioni cinesi alla Commissione consiliare Sicurezza del Comune, presieduta da Federico Tosoni.

Dopo i dati choc del monitoraggio a campione sulle confezioni cinesi realizzato dal Comune insieme all'Agenzia delle Entrate, diffusi a luglio, l'assessore Milone completa la quadratura del cerchio allargando la verifica dai titolari ai lavoratori delle ditte. Su 510 aziende monitorate nel 2010 e nel 2011 sono stati trovati in media 10 operai, regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, che lavoravano completamente a nero. Moltiplicando il numero degli il numero di aziende controllate, si deduce che 5100 operai lavoravano a nero.

Da un’analisi effettuata, emerge che, se ogni operaio fosse stato retribuito con paga sindacale, avrebbe dovuto versare in termini di imposta Irpef allo Stato 2.410 euro all'anno, 144 di Addizionale regionale e 96 euro di Addizionale comunale Irpef. Quindi, l’evasione totale stimata in un solo anno ammonta a 12.291.000 di Irpef, 734.400 di Addizionale regionale e 489.600 di quella comunale. E va contato che si tratta solo del 30% delle confezioni presenti sul territorio.

Cifre che Milone non esita a definire allarmanti: «Questa rete d'imprese ha creato un'economia di rapina, che depreda il territorio ed alimenta la concorrenza sleale - ha commentato l'assessore - usufruiscono infatti di servizi sanitari, scuole, strade ed infrastrutture senza contribuire alla spesa pubblica. Di fronte ad una manovra Finanziaria e ad una crisi economica che chiedono sacrifici a tutti, dagli Enti locali ai pensionati, come è possibile che un Comune come il nostro possa rinunciare a questi introiti? Sono cifre che dovrebbero confluire in bilancio per essere tradotte in servizi sociali, verde pubblico, aiuti alle famiglie ed opere pubbliche».

Come ha spiegato Milone infatti l'attività di recupero da parte dell'Agenzia delle Entrate nei confronti delle aziende cinesi inadempienti è difficile e molto spesso porta ad un vicolo cieco, perchè spesso i titolari delle imprese si rendono irreperibili, non ricevendo neanche le notifiche, oppure non hanno beni immobili intestati su cui il fisco si possa rivalere con istanza cautelare.

Il presidente Federico Tosoni ha annunciato un documento bipartisan che sarà formulato da tutti i gruppi consiliari da consegnare ai parlamentari dell'area perchè si facciano portavoce della richiesta di attenzione su Prato e la sua economia da parte di Camera e Senato e dei Ministeri dell'Interno e delle Finanze: tra le proposte da valutare, e per cui è necessario un intervento legislativo a livello centrale, appunto quella del versamento di una cauzione annuale per tutti i soggetti, di qualsiasi nazionalità che chiedono l'attivazione di una partita Iva e non sono garantiti da beni immobili di proprietà su cui eventualmente rivalersi in caso di mancato pagamento di tasse e tributi.

«Siamo rimasti allibiti da dati presentati dall'assessore - si tratta praticamente di un esercito di lavoratori in nero, solo nel settore confezioni 5.000 addetti, che non versa un euro alle casse comunali. Questo non è più ammissibile e rappresenta un danno gravissimo: dato che gli strumenti della repressione e dei controlli hanno strada in salita perchè non si riesce neanche a notificare gli atti a queste ditte, usiamo quello della prevenzione: un deposito cauzionale, come è previsto in altri stati, ad esempio il Canada. Nel documento condiviso che invieremo a Parlamento e Governo chiederemo un provvedimento legislativo che metta fine a questa situazione di ingiustizia fiscale». Le stesse richieste saranno portate domani anche sul tavolo del Comitato sicurezza dal sindaco Roberto Cenni, che incontrerà il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano.

Le imprese controllate dalla Polizia municipale al 5 settembre sono 189 (320 nell'arco del 2010 e 233 nel 2009), quelle in cui sono state riscontrate violazioni penali 131 (285 nel 2010 e 207 nel 2009), gli immobili sequestrati per irregolarità edilizie, dormitori, soppalchi e cucine non a norma 127 (144 nel 2010 e 100 nel 2009), i sequestri amministrativi dei macchinari 146 (263 l'anno scorso e 208 nel 2009) per un totale di 3484 taglia e cuci (6259 nel 2010 e 4905 nel 2009). Ammontano poi a 232.352 i verbali incassati dal Comune per violazioni edilizie (soppalchi, dormitori, bagni e cucine abusive nei laboratori) e dell'obbligo di dichiarazione di inizio attività e dissequestri dei macchinari, superando prima della fine di quest'anno la cifra boom di 228.358 euro raggiunta nel 2010, mentre nel 2009 l'incasso fu di 162.464, nel 2008 di 64.894 euro, di 35.086 euro del 2006 e 34.462 del 2007.

A questo va aggiunto il controllo fatto a luglio sul pagamento della Tia da parte delle confezioni cinesi prese a campione: su 32 24 non risultavano neanche iscritte nelle liste di Asm, 2 non avevano pagato la tariffa dovuta e 6 erano in regola. Il prossimo passo è allargare il monitoraggio fiscale a tutto il settore del Pronto moda e a quello commerciale e dei pubblici esercizi.

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09/09/2011

Carrara: Province abolite? C'è già la città lineare da Sarzana a Viareggio

 

Chi di noi, almeno una volta, ammirando il panorama, da Santa Lucia, da San Carlo Po’ o da Monte Marcello, non è rimasto estasiato dallo spettacolo notturno della nostra costa: dalle migliaia di luci che declinano verso il mare?
Ma, in questa situazione, qualcuno è in grado di riconoscere dove finisce Sarzana e dove comincia Carrara, dove inizia Pietrasanta e dove finisce Forte dei Marmi?
Dalla Magra a Viareggio, di notte, la nostra costa appare come una fila ininterrotta di luci, un’unica grande città lineare, di circa 300.000 abitanti, dove i confini amministrativi, comunali, provinciali, regionali non esistono.
Ma anche noi, di giorno, nel nostro vivere quotidiano, non è forse così che la usiamo e la viviamo?
Carraresi e massesi all’Ipercoop di Sarzana, nei suoi centri commerciali di mobili e arredamento; abitanti di Castelnuovo Magra e di Ortonovo all’Euromercato di Massa; il mercoledì, soprattutto d’estate, al mercato ambulante del Forte ed il sabato o la domenica a guardare le vetrine della passeggiata di Viareggio o ancora di Forte dei Marmi….
E il ristorante? Quel localino nelle colline del Sole, le pizzerie di Marina di Carrara, la cantina nel centro storico di Sarzana, un aperitivo a Pietrasanta, il vino nella cantine di Luni…
Le discoteche della Versilia, il cinema a Viareggio, l’antiquariato a Sarzana, gli spettacoli alla Versiliana…
Una giovane coppia cerca casa solo a Massa o se la trova a minor prezzo, più confortevole, si sposta senza problemi a Carrara, a Montignoso…
Quando acquistiamo un’auto ci rivolgiamo unicamente al concessionario Fiat della nostra città?
Al porto o al cantiere navale di Marina di Carrara lavorano solo carrarini? E nella zona industriale di Massa solo massesi? E carraresi e massesi che d’estate, lavorano come stagionali in Versilia…
Ma davvero quando abbiamo problemi di salute o bisogno di visite specialistiche ci rivolgiamo solo alle strutture sanitarie della nostra città, o cerchiamo quello che noi riteniamo il miglior luminare, la miglior clinica, la miglior struttura ospedaliera, prima di tutto nelle città vicine? Per anni bimbi massesi e carraresi sono nati a Pietrasanta perché vi era la convinzione che il reparto di maternità di quel ospedale era considerato “migliore”. E se il ginecologo che segue da anni la nostra compagna, quando lei resterà incinta, si sposta per operare da Carrara a Massa o a Sarzana, nostro figlio, nascerà carrarino o, senza alcun problema massese o sarzanese? Quando a Carrara operava il dott. Sicari…è davvero la vicinanza o la qualità e la professionalità che, in questi casi, privilegiamo?
E le imprese?
Il distretto lapideo comprende, ufficialmente, alcune città della provincia di Lucca e di Massa e Carrara, perché a Carrara finisce la Toscana e…le imprese lapidee di Ortonovo e Castelnuovo Magra? Fanno nella realtà, evidentemente parte del sistema lapideo apuano e, non a caso ed a ragione, quando l’Internazionale Marmi Macchine fornisce i dati congiunturali del settore, comprende anche la provincia di La Spezia.
La Lunigiana è il retroterra della provincia di Massa e Carrara o di La Spezia? Per motivi diversi, di entrambe…
Il porto di Marina di Carrara è, solo “di” Carrara o è una struttura che ha un indotto ed un bacino di utenza che travalica anche l’ambito provinciale?
Il “distretto nautico” ormai diffuso su tutta la costa, con centro produttivo a Viareggio, ma forti insediamenti a Massa, con propaggini, come imprese di servizi fino alla Magra… la fiera SEATEC a Marina di Carrara…
E, appunto, la Fiera Marmi e Macchine, i padiglioni espositivi, non sono forse, il complesso fieristico dell’intera costa toscana?
L’aeroporto di Pisa non è forse l’aeroporto della nostra città lineare? Occorre più tempo per raggiungere da Piazza al Duomo di Milano la Malpensa o da Sarzana il Galileo Galilei?
Per questo:
Il territorio apuano, al di là delle suddivisioni amministrative, si presenta fortemente correlato e ricco di strette connessioni a rete, in un ambito territoriale e geografico che va dalla Valle del Magra alla Versilia e si appresta ed è già, negli anni 2000, una unica “città lineare costiera” dove i problemi delle infrastrutture (dalla Pontremolese alla variante Aurelia), dei servizi (dalla sanità al sistema scolastico e formativo), dalle reti informatiche e telematiche, dalle attività produttive (si pensi al marmo, alla meccanica, al turismo, al sistema portuale) alla ricerca (con gli ovvi agganci con l’Università di Pisa), si pongono ormai già oggi in un ambito programmatorio concreto che travalica il ristretto confine comunale ed evidentemente non possono che essere affrontati e risolti in questa dimensione, mettendo da parte antistorici campanilismi, visioni egocentriche, veri o presunti primati.
E se provassimo, per un attimo a ragionare come se Carrara, Massa, Sarzana, Castelnuovo Magra, Ortonovo, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Viareggio, ecc., fossero quartieri di un’unica città, esattamente come noi e le imprese già oggi li viviamo?
 
Proviamo ad elencare, di questi “quartieri” i punti di forza:
·Sarzana e la piana di Luni: uno splendido centro storico, un importante centro commerciale, l’antiquariato, l’archeologia, il progetto turistico di Marinella, il fiume;
·Lunigiana e Garfagnana: i parchi, una natura intatta, i prodotti tipici;
·Carrara: le cave di marmo, la trasformazione lapidea, la Fiera Marmi Macchine, il porto, l’Accademia di Belle Arti;
·Massa: il turismo ed il mare, la zona industriale, i supermercati e gli ipermercati, l’OPA;
·Pietrasanta: il centro storico, l’artigianato lapideo, la Versiliana, il turismo marino;
·Forte dei Marmi: il turismo d’elite
·Viareggio: il turismo, la nautica,il carnevale, il tessuto commerciale.
·….altre caratteristiche si potrebbero aggiungere.
 
Proviamo a tracciare un’identità della nostra città:
  • E’una città terziaria ,dove reddito ed occupazione sono fortemente determinati dai settori terziari pubblici e privati;
  • E’ una città turistica, dove, in un ambito geografico ristretto, è possibile soddisfare ogni esigenza della domanda turistica, in ogni segmento in cui essa si suddivide;
  • E’ una città la cui identità, storica ed attuale, sia dal punto di vista culturale che economico è segnata del mare e del marmo.
 
E, se questa città, un sogno, avesse un unico Piano Regolatore, un’unica regia amministrativa, una vera condivisione di programmi e progetti? 
 
Ottopassi ne parlava già nel 2006.



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07/09/2011

Carrara: Italia nostra contro il Nuovo Pignone

[ 7 settembre 2011 ]

La società Nuovo Pignone/General Electric sta costruendo a Carrara, in Viale Zaccagna, un grande stabilimento, in cui vengono assemblati moduli giganteschi, del peso di 3.500 tonnellate cadauno, destinato al collaudo di enormi turbine prodotte dalla stessa General Electric. Nel collaudo, oltremodo impegnativo, verranno bruciate enormi quantità di gas metano, che, al contrario di quello che i nostri amministratori credono o vogliono farci credere, sono una sorgente tutt'altro che trascurabile e innocua di inquinamento atmosferico.

Poiché l'impianto brucerà fino a 50.000 metri cubi all'ora di gas metano, si può  calcolare che in un anno saranno bruciati circa 400 milioni di metri cubi di gas e quindi sversati in atmosfera circa 8,8 miliardi di metri cubi di fumi di combustione:  890.000 Kg di ossido d'azoto, 200.000 Kg di monossido di carbonio, 1190.000 tonnellate di biossido di carbonio (il più tipico componente del gas serra), 60.000 Kg di ossido di zolfo, 40.000 kg di polveri  sottili Pm 10 e Pm 2,5. Senza contare quegli idrocarburi cancerogeni, come benzene e formaldeide, che si sviluppano nella combustione del metano, ed i tossici metalli pesanti.

A questo proposito dobbiamo segnalare quella che è una grave carenza: in Italia, per gli impianti che bruciano gas metano, non sono previsti sistemi di abbattimento per tutti gli inquinanti prodotti, considerando irrilevante il danno, peraltro assai grave, che arrecano alla salute le polveri sottili e il loro contributo, tutt'altro che trascurabile, all'inquinamento atmosferico complessivo. Inquinanti che quindi non vengono abbattuti.

E non è tutto: questi impianti, per le elevate temperature di lavorazione, hanno bisogno di essere raffreddati con enormi quantità di acqua; ma l'acqua, a Marina di Carrara, non può che essere prelevata dalle falde freatiche della ex zona industriale non ancora bonificata. Quindi i veleni che contiene - per fare un esempio: ricordate Rogor e Farmoplant ? - verranno vaporizzati e immessi in atmosfera.

C'è da dire che l'ubicazione di un simile impianto vicino a centri densamente abitati come l'Avenza e di Marina di Carrara è frutto di una scelta avventata e irresponsabile, sicuramente non rispettosa del più elementare diritto dell'uomo, quello alla salute.

Inoltre, questo impianto, quando entrerà in funzione, aggraverà ulteriormente le pessime condizioni dell'aria già pesantemente contaminata dalle alte concentrazioni di polveri sottili prodotte dalla frantumazione del marmo macinato per ricavarne carbonato di calcio, dalle operazioni di carico e scarico di migliaia di tonnellate di minerali pulverulenti sfusi che avvengono nella zona portuale e, infine, dai gas di scarico dei camion che quotidianamente, qui, circolano a migliaia.

C'è anche da dire che la provincia  di Massa Carrara, in Toscana, è tra le prime  per quanto riguarda le malattie oncologiche. Sarebbe ora che questa drammatica realtà venisse presa in seria considerazione e si adottassero e mettessero in atto normative più rigorose e più attente alla salute  dell'ambiente e dei cittadini, tenendo anche nel conto che meritano le caratteristiche orografiche e meteorologiche del territorio, in cui la barriera delle Alpi Apuane, causa di ristagno atmosferico, impedisce il rapido smaltimento delle sostanze tossiche che, immesse in atmosfera, ricadono sul territorio inquinandolo.

Aggiungiamo ancora.

Con il "Protocollo per lo sviluppo, l'industrializzazione e il consolidamento occupazionale del polo Industriale Nuovo Pignone di Massa", firmato a Firenze il 05/4/2011 da Regione Toscana, Provincia di Massa e Carrara, Comune di Carrara e Nuovo Pignone S.p.A, le istituzioni del territorio si sono impegnate ad agevolare il nuovo insediamento industriale del Nuovo Pignone a Carrara con varianti urbanistiche e rafforzamento infrastrutturale.

Amministratori  e politici di Carrara, per giustificare la costruzione di questo impianto, localizzato in un'area con destinazione urbanistica diversa - area retro portuale -, hanno invocato ed enfatizzato il considerevole aumento occupazionale che avrebbe portato: 500-600 nuovi occupati, a loro dire. Purtroppo, la realtà sembra essere diversa: il già citato "Protocollo", pubblicato nel Bollettino Ufficiale della regione Toscana del 13 aprile scorso, recita in maniera  piuttosto deludente per chi si attendeva ben altro: "Nuovo Pignone S,p.a, nell'attuazione del progetto di sviluppo del piano industriale nell'area di Massa e Carrara, si impegna a fare quanto possibile per utilizzare ovvero promuovere presso i propri fornitori il ricorso, nella misura massima possibile, a manodopera locale che soddisfi tutti i necessari requisiti di idoneità professionale, competitività e produttività".

Ancora: lo  stabilimento della Nuova Pignone si trova all'interno del SIN (Sito di Interesse Nazionale) non ancora bonificato, tanto che l'accordo tra Ministero, Regione ed Enti Locali per la messa in sicurezza e la bonifica è stato firmato solo il 14 marzo 2011, ma il "Protocollo" del 5 aprile lo dà già per bonificato.

E la costruzione del manufatto è iniziato prima che venissero adottate le necessarie varianti urbanistiche. Mortificando la trasparenza e i diritti dei cittadini.

greenreport

18:57 Scritto da minobezzi1 in beghe | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Pallerone (MS): Lungo la valle del Bardine

Parzialmente si intende, non tutta tutta. Leggo qua e là che il Bardine è lungo circa 10 km, di cui i primi 4 nel comune di Fivizzano e i restanti 6 in quella di Aulla. È composto da due rami: il torrente Pesciola e il torrente Bardinella che si uniscono a a Bardine di San Terenzo e poi corre a tuffarsi nell'Aulella presso Pallerone.
Quindi dalla statale del Cerreto dopo Pallerone prendo a destro verso Canova e Ceserano. Non sono mai passato da qua. Dopo poche curve arrivo a Canova e parcheggio nei pressi della chiesa. É di recente costruzione, un cartello all'esterno dice che è stata ristrutturata fortemente dopo il terremoto del 1995. La dedicazione a San Jacopo fa pensare a un antico borgo di passaggio lungo la via per Santiago di Compostella in Lunigiana o così mi piace immaginare. Il paese infatti si sviluppa su una strada principale, dove si affacciano interessanti portali e una bellissima maestà. C'è anche un maestoso villone con tanto di viale d'accesso. A causa della mia curiosità di girare qua e là, finisco con la macchina in una casa privata, da dove ne esco con una retromarcia azzardatissima e lo sguardo stranito dei residenti...
Insomma, in breve sono a Ceserano, paesone allungato sul crinale della collina, con una scuola elementare, bar e attività varie: uno dei centri della valle. Su un poggio c'è la parte più antica, accanto alla chiesa, sorta dove si trovava il castello, poi il paese sono due file di case da una parte all'altra della strada, molto scenografico, sia proveniendo da Rometta o Bardine San Terenzo. Mi dirigo verso quest'ultimo, ma mi fermo proprio brevemente nei pressi della chiesa, la salitona per visitare il paese in alto mi scoraggia... Ci ripasso sicuro. Intanto stavolta ne approffitto per vedere con calma San Terenzo Monti, secondo la tradizione sede della chiesa più antica della Lungiana. Si racconta infatti che il Vescovo Gualtiero, nel IX secolo decise di far costruire una chiesa dedicata a San Terenzo, dove si fosse fermata una coppia di buoi. E così fu... e i buoi venivano da Carrara!
Il paese è grande, durante la seconda guerra mondiale soffrì un brutale eccidio e un museo lo ricorda. Nella parte alta si trova la chiesa, anzi, due chiese! una accanto all'altra, davanti a un'imponente villa, che sembra delimitare tutto il borgo in alto e di cui si vede solo il fiabesco accesso chiuso con un catenone. Dalla chiesa una vietta sale e diventa sterrata tra le case in arenaria.
La risalita lungo la valle del Bardine si interrompe qui, ma a Bardine ci devo ritornare, probabilmente quando visiterò poi Posterla, Marciaso e Pulica, sperando che la stagione delle piogge non faccia disastri...

Terre di Lunigiana 

09:41 Scritto da minobezzi1 in beghe | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

06/09/2011

Montalcino (SI): Modifiche al disciplinare del Rosso

 RoVino ⋅per lavinium

montalcino_roccaIl 7 settembre ci sarà un’assemblea. L’ennesima. Tema: modifiche al disciplinare del Rosso di Montalcino. La questione sembra terribilmente urgente, visto che non si può procrastinarla neanche di una settimana, dando la possibilità a chi ha urgente necessità, di vendemmiare a causa del torrido caldo di agosto. A  questo proposito segnalo la lettera inviata ai soci e ai membri del Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello di Montalcino dal presidente della Mastroianni,  Francesco Illy e prontamente pubblicata dall’amico Franco Ziliani (sebbene Andrea Gabrielli, previa numerose telefonate, ci assicuri che la situazione non è assolutamente paragonabile al 2003 (ma chi l’aveva paragonata?); ma a me risulta da altre telefonate fatte personalmente a produttori che in questa settimana, mi hanno garantito, non possono fare a meno di vendemmiare perché il caldo violento che per tre settimane ha aggredito le piante (con punte di caldo che non erano state raggiunte neanche nel 2003, non fatico a crederlo visto che le ho sentite sulla mia pelle e misurate con tanto di termometro) ha portato ad uno squilibrio tale da imporre la raccolta, perché le uve sono cotte, anche se i vinaccioli sono ancora indietro e, di contro, l’acidità si è purtroppo abbassata considerevolmente).
Del resto, non per far polemica sterile, ma ce ne vogliono davvero molte di telefonate per coprire un’area di 2100 ettari e oltre 200 produttori imbottigliatori e fare una statistica affidabile sulla situazione vendemmiale del 2011… Sicuramente ci vuole molto meno a rinviare un’assemblea la cui urgenza è del tutto inspiegabile.
Ma facciamo un passo indietro, siamo sicuri che il fatto che una non precisata parte dei soci del consorzio aspiri ardentemente a cambiare il disciplinare del Rosso di Montalcino inserendo una percentuale di altre uve sia un problema locale dettato da chissà quali loschi propositi?
Si sta battagliando, e l’amico Franco Ziliani su questo è sempre stato chiaro e inequivocabile, per difendere la storia di un luogo, delle genti che lo hanno reso famoso nell’era moderna grazie ad un grande vino e alla consapevolezza che quel vino era unico proprio perché figlio di un unico vitigno, tanto da aver scelto di chiamarlo proprio con il nome che a quel vitigno veniva dato: Brunello.
Per carità, se c’è uno che adora il sangiovese di Montalcino nelle due espressioni che tradizionalmente questo pezzo di Toscana ci offre, quello certamente sono io. Non l’ho mai nascosto.
Detto questo però, nonostante di impulso mi viene da reagire al solo pensiero che vengano introdotte altre uve nel Rosso di Montalcino (che se è vero che molti usano come vino di ricaduta, è altrettanto vero che in tempi in cui il Brunello è stato fortemente appesantito, anche nel prezzo, questo vino paradossalmente prodotto in minore quantità, in molti casi si rivela più gradevole e capace di donare grandi soddisfazioni senza svuotare le già prosciugate tasche del portafoglio di molti italiani), mi domando se non sia il caso di prendere in considerazione anche lo scempio che si sta facendo del significato stesso di “denominazione di origine controllata – e garantita- “, cresciute in numero spropositato e ingiustificato, visto che non si è provveduto in molti casi a corredarle delle dovute restrizioni quantitative e qualitative (in molti casi non è obbligatorio neanche imbottigliare nella zona di produzione), anzi sono nate e stanno per nascere doc “provinciali” e “regionali” come Venezia, Vicenza, Roma, Sicilia, Toscana ecc.
Senza entrare troppo in profondità (sul web si sa, la gente si stanca di leggere molto presto), l’introduzione di uve “migliorative” (in pratica sempre le stesse: merlot, cabernet e syrah) sta avvendendo nella stragrande maggioranza dei disciplinari italiani, eccezion fatta per pochi gloriosi casi, fra i quali, appunto il Brunello e il Rosso di Montalcino. La colpa è quella di avere scelto di dare al vino il nome del vitigno, dicono.
Ma lo hanno fatto anche con altri vini: in Toscana il Morellino (che è il nome del sangiovese della zona di Scansano) consente il contributo di un 15% di altre uve. Stessa cosa per la Vernaccia di San Gimignano, l’Ansonica Costa dell’Argentario o, restando in zona, per il Moscadello di Montalcino.
In Campania il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, vini bianchi emblema della regione, possono essere prodotti con un 15% di altre uve, così come per l’Aglianico del Taburno.
In Sardegna tutte le denominazioni che portano il nome di vitigno ammettono dal 5 al 15 % di altre uve (Vermentino di Gallura, Girò di Cagliari, Nuragus di Cagliari, Malvasia di Bosa, Monica di Sardegna ecc.).
In Sicilia prevedono altre uve sia la Malvasia delle Lipari che il Moscato di Pantelleria.
In Puglia le prevedono il Primitivo di Manduria Doc, l’Aleatico di Puglia e il Moscato di Trani.
In Piemonte la Barbera d’Alba e d’Asti, il Verduno Pelaverga, la Freisa di Chieri, il Ruché di Castagnole Monferrato ecc. ecc.
Perché allora ci si accanisce proprio con il sangiovese in purezza a Montalcino? Le ragioni sono molteplici, ma la prima è sicuramente la fama che il Brunello di Montalcino ha conquistato nel mondo (sebbene non siano molti all’estero a sapere che è sangiovese in purezza), le sue profonde radici e il fatto che il “brunello” è un sangiovese dal carattere del tutto unico e quei pochi produttori che all’inizio ne hanno forgiato la denominazione di origine, ci credevano profondamente, erano consapevoli di avere fra le mani un gioiello in una terra straordinaria.
Cosa è cambiato da allora? Il territorio e in parte il clima. L’area vitata è cresciuta in maniera esponenziale senza che venissero fatte le dovute sperimentazioni per verificare se il sangiovese dava i risultati necessari a fare un grande vino. I vigneti sono stati impiantati anche in zone basse e umide, così come in zone più elevate (ma in questo caso il clima le ha in parte favorite).
Allora il problema, forse, è ben più profondo di quello che appare, la questione uvaggio (si parla di un Rosso di Montalcino con 85-100% sangiovese + eventuali uve consentite nella Regione Toscana, e di un Rosso di Montalcino Superiore ottenuto da sangiovese in purezza) è solo la punta dell’iceberg di una serie di errori fatti in precedenza che oggi si vorrebbe tamponare con una soluzione, sinceramente, forzata e poco utile, in virtù di un fantomatico mercato che ha già cambiato rotta e la cui volubilità è del tutto imprevedibile e inassecondabile.

15:30 Scritto da minobezzi1 in beghe | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook