Gorgon gas project lo straordinario progetto australiano che vede impegnato ilNuovo Pignone di Carrara Avenza nelle fornitura di impianti tecnologici d'avanguardia per l'estrazione del gas.
Il sito ufficiale
Il distretto lapideo toscano ( che comprende le province di Massa e Carrara con Lucca ed estensione a La Spezia) nei primi sei mesi del 2011 ha esportato 818 mila tonnellate di marmi, graniti e altre pietre per un valore complessivo di 269 milioni e 285 mila euro facendo segnare un +12,45% sui valori e un -5,6% sui volumi come riportato nella tavola export Comprensorio toscano (MS - LU - SP) dove è presente il dato relativo ai granulati e alle polveri che, per motivi di «privacy statistica», non è possibile elaborare per le importazioni.
Tornando ai numeri, il dato negativo registrato sui volumi esportati è da attribuirsi all’andamento di una voce importante per il distretto, quella relativa ai blocchi e lastre in marmo, influenzato negativamente dalle difficoltà causate dalla guerra in corso in Libia che ha portato ad una diminuzione dell’export di blocchi creando una situazione di incertezza per gli operatori in tutta l’area mediterranea.
Secondo le statistiche diffuse dall’Internazionale Marmi e Macchine Carrara, che ha elaborato i dati Istat, restano positive ( alcune fortemente positive) tutte le altre voci statistiche con un segno «+» costante da tempo per i «lavorati», sia in marmo sia in granito anche se quest’ultimo con quote inferiori rispetto al passato.
Si sta verificando un progressivo spostamento del distretto toscano verso fasce di prodotto a valore aggiunto crescente con un aumento del valore medio per tonnellata e, confrontando i dati con quelli del comprensorio veneto (Verona e Vicenza), si nota che gli andamenti non si discostano sensibilmente, anche se gli operatori veneti non hanno registrato forti contraccolpi dalle vicende nordafricane. Sono però molto differenti i pesi delle voci statistiche con l’area veneta connotata da una chiara specializzazione nei lavorati di granito mentre le lavorazioni di marmi sono appannaggio dell’area toscana confermando la vocazione produttiva dei distretti.
«L’Unione Europea è sempre importante come mercato di destinazione dei nostri prodotti – commenta il presidente di IMM, Giorgio Bianchini - soprattutto per i valori medi che sono una caratteristica fondamentale per i prodotti toscani, in particolare per i lavorati in marmo che mantengono valori medi decisamente elevati, anche se nell’insieme l’area comunitaria vede prevalere l’export veneto».
Rimane positivo l’export toscano e veneto verso l’’Europa non comunitaria, soprattutto per i lavorati in genere, mentre gli Stati Uniti ancora non mostrano segni di ripresa e mantengono un trend di importazioni modeste rispetto ai periodi migliori facendo segnare una nuova contrazione per il distretto toscano con una piccola crescita per le province venete anche se, nell’insieme, non emergono miglioramenti significativi o decisi. L’America latina è sempre su quantitativi contenuti, che fanno apparire grande una piccola variazione, mentre invece la zona medio orientale continua nel suo trend positivo da qualche tempo: lontani, certo, dai livelli di qualche anno fa, ma il trend è positivo, per entrambi i distretti, e lo è soprattutto per i lavorati, sia di marmi che di graniti. È soprattutto l’Estremo Oriente a confermarsi area partner importante per i grezzi e semigrezzi toscani, anche se con oscillazioni significative dei volumi: nei primi sei mesi dell’anno sono stati spediti verso il Far East materiali per oltre 58 milioni di euro, oltre 19 dei quali in prodotti finiti prevalentemente in marmo.
L’esame dei dati relativi alle importazioni evidenzia un calo per il distretto toscano con un aumento per quello veneto: il dato è difforme particolarmente sui graniti grezzi e semigrezzi, che per i veneti rivestono un ruolo sempre più importante.
«Sono le specializzazioni produttive delle due aree a determinare le differenze anche nell’import – commenta il direttore di IMM, Paris Mazzanti – ma i dati devono essere valutati anche tenendo conto dei ruoli che i comparti hanno nel mercato interno e nei mercati internazionali. Sono elementi di riflessione importanti che troveranno risposte nel corso di CarraraMarmotec 2012, che riteniamo potrà offrire al comparto risposte in un contesto che ci auguriamo più chiaro anche in relazione agli scenari internazionali.»
Nella lettura delle statistiche si impone una nota anche per le importazioni di lavorati e semilavorati che, pur essendo in crescita soprattutto di valore, si mantengono su livelli ancora contenuti con peso modesto per il distretto toscano mentre l’area veneta importa graniti lavorati dall’Europa non comunitaria in quote sempre crescenti.
15:07 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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16:55 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Il Comitato amici della Filiera Lapidea Toscana si forma nell'ambito del progetto being green e sono fondatori la Filiera del Cardoso, l'Opera Pia Mazzucchi, I raggi di belen il consorzio Cave del Cardoso nonché tutte cittadini dell'Alta-Versilia.
"L'esigenza della costituzione di un comitato è fondamentalmente rivolta - dicono in una nota - a creare una partecipaione democratica ed attiva alle scelte di sviluppo territoriale ponendo in essere un costruttivo dialogo con le amministrazioni locali al fine di elaborare politiche territoriali in chiave empatica e di sviluppo coordinato in una forma di vero e proprio capitalismo ridistrbutivo".
Il comitato come primo obbiettivo intende trovare soluzioni alternative e percorribili alla grave crisi sistemica che sta affliggendo il settore manufatturiero della Toscana e che non ha risparmiato il comparto lapideo.
"Siamo convinti - dicono - che solo attraverso un'analisi seria e approfondita che si concretizzi in azioni mirate si possa fronteggiare la crisi debordante e predisporre un rilancio. Decine di laboratori hanno ormai chiuso i battenti e la previsione non è affatto rosea. Centinaia di lavoratori lapidei sono già in cassa integrazione e molti altri si apprestano a entrarci".
Ma mentre si continua ad escavare "nella totale mancanza di politiche di settore, mirate a lasciare benefici alla popolazione e al territorio, si devasta il blocco sociale che per anni si è retto sull'industria del marmo", sottolinea il neo-nato Comitato.
Attraverso un'analisi chiara e approfondita della situazione del Lapideo e conoscendo la fatica e il rischio di questo mestiere, "crediamo fermamente che lo sviluppo del nostro futuro sia legato alla nostra capacità di rendere immateriale la materialità dei nostri monti, leggendaria e leggera la pesantezza della nostra tormentata storia di montagna. Non vogliamo svendere blocchi, ma proporre un territorio".
Il Comitato Amici della Filiera Lapidea Toscana si presenta con una proposta di legge Regionale che "mira - spiegano - a programmare il futuro e salvaguardare la dignità della nostra terra. Chiediamo alla politica di sostenere la necessità di favorire uno sviluppo capitalistico regionale in chiave empatica, fondato sul lavoro e non sulla speculazione. Solo percorrendo questa strada potremmo restituire dignità a migliaia di lavoratori lapidei ora appesi a un sottile filo. Chiediamo inoltre l'attuazione di politiche che pongano in risalto la straordinaria unicità della Toscana".
"Dati alla mano - proseguono -, l'accoglimento della nostra proposta di legge regionale potrebbe dare impulso al settore lapideo, al suo indotto, portando uno sviluppo turistico-culturale in grado di incidere sensibilmente sul PIL, con aumenti anche del 4% nella sola zona nord della Toscana. La tutela della filiera lapidea locale è una forma di rispetto verso la Versilia e la Toscana, le sue tradizioni, la cultura e l'intera comunità, ma è anche il modo migliore per costruire uno sviluppo coordinato per il nostro territorio, per i giovani delle nostre vallate".
Secondo il nuovo Comitato, la proposta di legge, attraverso l'ampliamento del concetto di localismo produttivo, "vuole proiettare non un azienda, non un solo prodotto, ma un intero territorio nel mondo globalizzato", conclude il Comitato.
17:15 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Ivo Gagliardi per ilreporter.it
Il centro commerciale I Gigli sarà aperto ogni domenica e festivo dal 30 ottobre al 24 dicembre. Il calendario è stato oggetto di un accordo con i sindacati. Per i lavoratori saranno comunque garantite due festività di riposo oltre ai normali turni previsti dai contratti di lavoro. L’annuncio del calendario di aperture festive è stato dato questa mattina.
APERTURE DI DOMENICA. Per il presidente del Consorzio I Gigli Franco Malinconi sulle aperture domenicali si potrebbe fare ancora di più, ampliando la proposta nel 2012 di un certo numero di domeniche di shopping. “Cinquantadue domeniche di aperture sono troppe – ha affermato Malinconi a margine di una conferenza stampa sull’apertura dello sportello Caaf I Gigli in collaborazione con Confesercenti Firenze – anche per le imprese che vedrebbero incidere pesantemente sul personale, ma se ci sarà disponibilità per un certo numero di domeniche in più tenteremo di ampliare le aperture. La decisione delle domeniche di aperture dipende dalla Regione Toscana, sappiamo che il presidente Rossi è restio in questo senso, ma se ci fosse la possibilità di qualche domenica in più di apertura questo andrebbe a vantaggio dell’occupazione, oltre che dei consumatori. Facciamo un esempio: la domenica, giorno in cui aumenta il numero di visitatori a I Gigli, molti negozi propongono offerte commerciali”. Malinconi ha poi ricordato che il centro commerciale I Gigli rappresenta il secondo polo economico della Toscana, dopo la Piaggio, con 1.700 dipendenti e oltre 14 milioni di visitatori all’anno.
SCELTA POLITICA. La possibilità di estendere il numero delle aperture domenicali riguarda i comuni turistici come sembra sia quello di Campi Bisenzio. “Il sindaco di Campi Bisenzio – ha detto Malinconi – ha applicato la tassa di soggiorno come avviene nei comuni turistici, e questo potrebbe permettere l’ampliamento delle aperture domenicali. Ma si tratta di una scelta politica”. La possibilità di aperture libere era stata ipotizzata dal Governo in estate con il decreto del 13 agosto 2011, poi soppresso. Restano in vigore le disposizioni regionali e comunali.
SHOPPING FESTIVO. “Tutti i principali luoghi di aggregazione, anche gli outlets – ha affermato il direttore del centro commerciale I Gigli Alessandro Tani – sono aperti tutte le domeniche dell’anno, I Gigli, che rappresenta uno di questi luoghi di aggregazione, non lo è per 52 domeniche”. Tani ha quindi ribadito che sarebbe "opportuno arrivare ad una estensione delle aperture domenicali". “Un numero di domeniche di aperture in più – ha concluso – servono soprattutto per quei clienti che arrivano da tutta la Toscana e servono non solo per superare la crisi e per dare una spinta all’occupazione”.
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[ 4 agosto 2011 - 15:59:16 ]
Federico Gasperini per greenreport
Mentre l'onorevole Di Pietro dichiara che il suo partito si farà promotore della raccolta firme per arrivare ad un referendum in cui si proponga ai cittadini di esprimersi per eliminare o meno le province, almeno in Toscana questi enti provano a riorganizzarsi accorpando governance e funzioni in territori più ampi, per migliorare qualitativamente e quantitativamente le risposte da fornire ai cittadini.
Dopo l'accordo siglato a giugno, è partito ora ufficialmente il percorso per il progetto dell'Area vasta della Toscana occidentale. A Pisa si è svolta la prima riunione del gruppo di lavoro formato dalle quattro province costituenti (Pisa, Lucca, Massa e Carrara e Livorno), e incaricato di definire l'ambito di competenza del futuro coordinamento inter-territoriale.
L'obiettivo è quello di arrivare a breve-medio termine, a una governance collegiale tra le amministrazioni, su un ventaglio di tematiche comuni. In questo quadro, che prevede un coordinamento forte a livello politico e gestionale, ogni provincia sarà chiamata a portare il proprio contributo. Del gruppo di lavoro, cui è stato dato mandato di conseguire questo traguardo, fanno parte direttori generali e capi di gabinetto delle quattro province, che insieme, dovranno definire il nucleo delle funzioni amministrative sulle quali sarà testata la futura governance collegiale.
Dalla prima riunione sono emersi tre ambiti prioritari di azione: quello delle competenze legate alla comune matrice costiera (economia del mare, nautica, politiche portuali); quello dei servizi in tema di energia (consumi, produzione, fonti rinnovabili); quello delle azioni tese a intensificare il dialogo con i centri di ricerca (a partire dalle tre istituzioni universitarie pubbliche: Università, Scuola Sant'Anna e Scuola Normale di Pisa), per rafforzarne il legame con il territorio, ai fini del trasferimento d'innovazione ai sistemi economici locali.
Impegno di lavoro a breve termine è quello sull'ipotesi di unificare le procedure dei servizi di staff di carattere generale: a tal fine, in agosto, saranno confrontati i dati relativi a tutte le quattro province, in vista dei prossimi incontri del gruppo tecnico (il primo è previsto a Lucca per l'ultima settimana di settembre), in occasione dei quali le amministrazioni svilupperanno uno stretto coordinamento tra i propri Comitati di direzione.
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La crisi è tutt’altro che superata ma il mercaqto inizia a mostrare timidi segnali di concreta ripresa. E’ quanto emerge dal rapporto periodico dell’ufficio statistica della Camera di Commercio, che per il primo trimestre del 2011 evidenzia numeri in crescita sia per l’export che per l’import delle imprese della provincia di Lucca.
L’indagine indica una decisa ripresa della domanda estera, con un valore esportato in crescita complessiva dell’11%. Rispetto alle altre province toscane, Lucca si colloca perfettamente nella media, accanto a Prato (+10,6%), Grosseto (+10,7%), Firenze (+11,6%), Pisa (+13,3%) e Livorno (+18,1%). Nessuna peculiarità territoriale in sostanza, ma un mercato che segue il trend regionale (e nazionale), con timidissimi risultati tutto sommato se si pensa che una fetta della percentuale in saldo positivo dipende anche dall’aumento dei prezzi.
A far da traino dell’industria provinciale è sempre il cartario che, nel suo complesso, rappresenta il 25,1% dell’intero export e continua a migliorare le proprie performance con una variazione positiva del 16,3%. All’interno del settore, la pasta da carta, carta e cartone registra un aumento del 49,2%, mentre quello relativo agli articoli di carta e cartone diminuisce dello 0,7%.
La vera novità è l’eccezionale incremento dell’export dell’Industria meccanica (+62,9%), corrispondente a oltre 114 milioni di euro, contro i 70 milioni di euro del 1° trimestre 2010.
«Con questo andamento – commenta Claudio Guerrieri, presidente della Camera di Commercio di Lucca - la Meccanica, che presenta un’incidenza del 15,1% sul totale, sembra proprio aver superato la crisi, essendo riuscita a tornare sui livelli del 2008».
Il comparto si colloca infatti nuovamente in seconda posizione nella classifica dei settori che guidano l’export, sopravanzando l’industria del Cuoio e delle Calzature, che mantiene un’incidenza del 14,1% sul totale e nel cui ambito le calzature (12,9% dell’export provinciale) continuano a raccogliere i frutti del processo di ristrutturazione orientato verso la produzione di prodotti di fascia medio-alta e segnano, quindi, un aumento dell’8,3%.
Al quarto posto troviamo l’Industria metallurgica (9,4% del valore export complessivo), che registra una variazione positiva del 14,7% dovuta quasi esclusivamente all’incremento del prezzo del rame; segue l’Industria alimentare (7,5% del valore esportato) con un aumento più contenuto pari al 4,3%.
Il settore della Fabbricazione materiale elettrico e meccanica di precisione (5% dell’export totale), strettamente collegato all’industria del rame, registra aumenti del 22,1%, così come la Gomma e plastica (2,2% del totale export), che cresce del 20,5%.
Il Tessile e abbigliamento (2,5% dell’export provinciale), sull’onda positiva degli articoli di abbigliamento, segna un aumento complessivo del 34,3%. Infine, l’Industria lapidea, del vetro e pietre estratte (4,5% dell’export provinciale) rileva in incremento del 20,3%, riferibile essenzialmente alla lavorazione del marmo.
«In sintesi – spiega Guerrieri - il primo trimestre 2011 è contraddistinto dal segno positivo per quasi tutti i settori, a eccezione della Cantieristica, che peggiora la contrazione già evidenziata nell’ultimo biennio (-0,6% nel 2009 e -1,6% nel 2010), e dell’Industria Chimica, che registra una flessione del 5,2%, attribuibile essenzialmente ai prodotti dell’industria farmaceutica».
Import - Per quanto riguarda l’import le percentuali di crescita sono enormi, in parte dovuti alla lenta ripresa economia, in parte ovviamente dovuti alla drammatica debolezza del mercato italiano in fatto di materie prime, oltre che per la scarsa competitività a livello di prezzi, fortemente penalizzati dell’Euro.
Gli incrementi maggiori riguardano il Cartario (+32,8%), con 174 milioni di euro nel 1° trimestre 2011 rispetto ai 131 milioni del 1° trimestre 2010. L’aumento riguarda esclusivamente la pasta da carta, carta e cartone (+34%), mentre si riducono le importazioni degli articoli di carta e cartone (–10,7%). La crescita dei valori importati è attribuibile sia alla ripresa dell’attività da parte di importanti aziende, sia al rialzo dei prezzi delle materie prime. Anche qui resta salda la leadership del settore, che rappresenta il 37,4% dell’import totale.
In crescita anche le importazioni dell’industria alimentare, che rappresentano il 13,7% del totale e registrano una variazione pari a +32,9%, dovuta essenzialmente all’acquisto di olio di oliva (+44,3%) prodotto base dell’industria olearia provinciale, probabilmente riconducibile a una crescita della domanda del mercato nazionale.
I livelli di import per Chimica, vernici e farmaceutica crescono del 15,8%: considerata il calo dei prodotti farmaceutici (-3,5%), l’aumento corrispondente a circa 7 milioni di euro è determinato dai prodotti chimici (materie plastiche e gomma sintetica), che risentono sia dell’aumento del prezzo del petrolio, sia dell’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro, che è la moneta di valutazione del greggio.
Nel sistema Moda il settore Cuoio e Calzature (6,4% dell’import provinciale) rileva una variazione positiva del 13,8%, al cui interno le Calzature vedono salire del 9,7% le importazioni. L’industria Tessile e abbigliamento rileva un aumento più consistente (+58%) anche se i valori del settore rappresentano solo il 3,9% dell’import totale.
L’industria della Fabbricazione materiale elettrico e meccanica di precisione (2,7% dell’import) registra un aumento del 13,4%, così come l’ industria Lapidea, del vetro e pietre estratte (1,9% dell’import) che, nel suo complesso, incrementa i valori del 2,4%. Più significativo il rialzo relativo all’Industria della gomma e plastica (+40,5%) anche se il peso percentuale del settore sul totale è solo dell’1,7%.
La Cantieristica verifica un aumento consistente delle importazioni, che si attestano a quasi 15 milioni di euro: si tratta prevalentemente di componentistica per la realizzazione del prodotto della nautica viareggina.
Infine i prodotti agricoli, caccia e pesca incrementano del 57,1%, aumentando il proprio peso sul totale import (da 1,4% a 1,8%).
La diminuzione delle importazioni, corrispondente a circa 1 milione di euro, riguarda solo l’industria Meccanica e metallurgica (-2,3%). In questo comparto le importazioni di rame, che costituiscono circa il 50% del valore complessivo del settore, aumentano del 32,8% rispetto al 2010 e, come già osservato nei dati export, in questo ha un ruolo determinante la crescita del prezzo del metallo.
Secondo Guerrieri, «la cartina di tornasole degli andamenti dell’export, soprattutto in una provincia come Lucca, in cui è forte la presenza dell’industria di trasformazione, è l’import. Normalmente, infatti, più si esporta e più c’è bisogno di materia prima. È decisamente significativo, dunque, in questa ottica, il +26,7% fatto registrare a Lucca dalle importazioni. In Toscana, solo Livorno, Firenze e Arezzo mostrano percentuali più elevate».
Soddisfazione per l’andamento del mercato lucchese viene espressa anche dal presidente della Provincia Stefano Baccelli: «La ripresa dell’export della provincia di Lucca è la migliore risposta che il nostro sistema economico e produttivo poteva dare all’impegno e agli investimenti che la Provincia e gli altri suoi partner istituzionali hanno realizzato in questi ultimi anni a sostegno del sistema industriale. Tra questi, gli investimenti pari oltre 15 milioni di euro finalizzati a dotare le imprese - in particolare quelle dei distretti cartario e lapideo - della rete a banda larga in fibra ottica.
Sono sempre più convinto che la sfida delle nostre imprese sui mercati mondiali si giochi ormai prevalentemente sul fronte dell’innovazione: trasferimento tecnologico, tecnologia applicata ai prodotti, creazione di servizi innovativi. Un fronte sul quale la Provincia di Lucca è fortemente impegnata e non da oggi. Nel contempo, ritengo necessario lavorare per la definizione di un Piano di Rilancio dell’Economia locale che veda coinvolti ed impegnati tutti principali attori del sistema economico, a cominciare dalla Camera di Commercio, che già aveva affiancato la Provincia con il Piano Locale di Sviluppo».
loschermo
16:14 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Nel periodo gennaio aprile del 2011 l’export dei marmi italiani ha mantenuto un trend positivo sui valori, grazie soprattutto ai lavorati, mentre le quantità esportate sono stabili nel confronto con lo stesso periodo del 2010. Lo rende noto l’Internazionale Marmi e Macchine Carrara che ha elaborato, come di consueto, i dati nazionali sulle statistiche fornite dall’Istat dalle quali emerge che l’Italia ha esportato, nel primo quadrimestre del 2011, un milione e 233.628 tonnellate di materiali grezzi e lavorati per un valore di 482 milioni e708.241 euro, senza grandi variazioni nelle quantità ma con un considerevole aumento del valore che ha fatto segnare un +9 per cento.
Restringendo l’analisi alle voci più importanti che comprendono solo marmi e graniti grezzi e lavorati l’export (depurato delle voci relative a granulati, polveri e ardesie) è di 897.305 tonnellate per un valore di 462 milioni e 425.685 euro, con un -0,3 per cento nelle quantità ed un +9,1 per cento nei valori sottolineando così il trend che vede aumentare i valori medi dell’esportato anche in presenza di una contrazione delle quantità. Il 2011 mantiene ancora, a tutto il mese di aprile, un trend positivo a livello nazionale anche se occorre tenere sotto controllo il comportamento di alcuni mercati.
È comunque importante sottolineare che è in aumento il valore medio per tonnellata di materiali lavorati esportati: secondo le elaborazioni di Imm siamo di fronte ad un +22,5 per cento per i marmi ed al +3,2 per cento per i graniti. Continua a crescere anche l’export dei grezzi e semigrezzi (soprattutto i marmi e i travertini, che sono prodotto nazionale importante) che si somma alla specificità dei lavorati di pregio a sottolineare che la competitività dell’industria nazionale è da individuare soprattutto in questo segmento.
I mercati trainanti
Anche i graniti lavorati hanno avuto un buon andamento, anche se su numeri più contenuti con un export rivolto per quasi la metà verso l’Unione Europea che comprende mercati tradizionali e abituali come la Germania oltre a Francia, Regno Unito e Austria per quantità più modeste. Nell’Europa non comunitaria è ancora in crescita la Svizzera (sempre molto importante) ma anche gli Stati Uniti, che sono ancora il maggior acquirente per questa tipologia, mostrano un leggero recupero su base annua. La speranza del comparto è che le attuali difficoltà di sistema non abbiano ripercussioni pesanti e consentano di mantenere il trend in atto da diversi mesi che ha permesso un recupero rispetto ad anni difficili come il 2008 e il 2009.
I flussi delle esportazioni
Tornando ad analizzare i flussi dell’export di marmi lavorati, che sono elemento caratterizzante delle imprese che operano nei comprensori di estrazione, paesi come Germania, Francia e Regno Unito si mantengono fra i migliori partner per i lavorati di marmi e travertini nell’area comunitaria sempre con valori medi elevati ed in aumento. La rilevazione si estende anche a paesi come la Russia con i suoi 9 milioni e mezzo di euro, +11,7 per cento in valore su aprile 2010.
Gli Usa sono oggi il nostro miglior cliente di marmi lavorati, seppure con le quantità in leggera discesa, mentre tengono bene i valori medi e salgono i valori assoluti: con oltre 33 milioni e mezzo di euro in quattro mesi che portano ad un +1,2 per cento su base annua nei valori con un +9,2 per cento sui valori medi. Andamento analogo è in atto per l’Arabia Saudita, dove i volumi di marmi lavorati esportati dall’Italia scendono, ma salgono i valori e i valori medi: rispettivamente, +9,3 per cento e +25,8 per cento. In Estremo Oriente solo la Corea del Sud mostra segno positivo sia sui volumi sia sui valori, mentre l’India cresce solo sui secondi, e per il resto c’è un generale leggero arretramento. Positiva, infine, l’Australia anche se su livelli sempre molto contenuti.
I numeri della ripresa
Le importazioni italiane sono sostanzialmente stabili: 565.417 tonnellate importate per un valore complessivo di 136 milioni 572.697 euro, con un leggero aumento dei valori (+7,5 per cento sulle voci maggiori) e sostanziale pareggio sulle quantità. I Paesi fornitori sono quelli di sempre: sono fornitori di marmi il Portogallo, in Ue, con un calo in tonnellate e un aumento in euro, e la Francia che cresce su entrambi i termini. Entrambi i paesi sono su livelli contenuti, mentre cresce la Turchia, soprattutto in quantità, si apprezza l’import dalla Croazia che, con le sue 21 mila tonnellate per 2 milioni e mezzo di euro, supera l’Iran.
Per i graniti si segnalano alcune nuove tendenze: scendono le forniture dalla Spagna, ma salgono Norvegia, Svizzera, Ucraina e Albania, nell’area europea. In africa crescono le importazioni da Angola e Mozambico e scendono quelle da Zimbabwe e Sudafrica. I grandi supplire dell’industria lapidea italiana restano Brasile e India (con il Brasile in grande ascesa e con materiali costosi), confermando così indirettamente la tendenza alla specializzazione sulle fasce più alte per valore dei materiali e qualità delle lavorazioni con una selezione naturale che tende a scegliere la qualità. Nei fatti la risposta più congegnale per il settore lapideo italiano: faticosa e impegnativa, che vede restringere la platea delle imprese in grado di operare mantenendo e allargando fatturato e quote di mercato.
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14:56 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Sono quasi duemila, su un totale di circa ottomila in ambito nazionale, le opere d’arte di proprietà delle fondazioni bancarie toscane già censite nel database R’accolte, il progetto realizzato dall’Acri (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio) per la catalogazione delle collezioni d’arte delle fondazioni associate, presentato questa mattina nell’auditorium di San Micheletto nel corso di un convegno promosso e organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, dalla Consulta regionale delle Fondazioni toscane e dalla Commissione per le Attività e i Beni Culturali ACRI. Proprio quest’ultima commissione, presieduta dal professor Marco Cammelli, ha colto l’occasione della presentazione del progetto R’accolte per tenere giovedì pomeriggio, nella sede della Fondazione Cr Lucca, la sua periodica sessione.
A presentare il progetto di catalogazione delle opere d’arte, venerdì 10 giugno mattina, insieme al responsabile del coordinamento regionale del progetto, Emanuele Barletti, è intervenuto lo storico dell’arte Bruno Santi, già Soprintendente di Lucca e Soprintendente delle Pietre Dure di Firenze, attualmente membro della Commissione Editoria e Opere d’arte dell’Ente Cr Firenze.
L’iniziativa di catalogazione delle collezioni d'arte di proprietà delle Fondazioni è stata pensata non solo per la messa in rete delle immagini e dei dati delle opere, ma anche per rendere fruibili le informazioni sull'entità, la natura e la composizione delle collezioni d'arte delle Fondazioni: dipinti, disegni, sculture, arredi, stampe, incisioni, monete e medaglie. Ciò consente una maggiore diffusione di conoscenze e informazioni sull'entità e sul valore del patrimonio dei beni culturali delle Fondazioni e permette di sviluppare una più proficua cooperazione tra le Fondazioni associate per iniziative comuni.
Il convegno si è aperto con il saluto e gli interventi introduttivi del presidente della Fondazione Cr Lucca, Arturo Lattanzi, del presidente della Consulta Regionale delle Fondazioni Toscane, Luciano Barsotti, e del presidente della Commissione per le Attività e i Beni Culturali ACRI, Marco Cammelli.
Nell’occasione, il presidente Lattanzi ha sottolineato come proprio la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca sia particolarmente interessata al progetto di catalogazione delle opere d’arte. Infatti – ha ricordato - tra le svariate iniziative che la Fondazione lucchese svolge con continuità per conservare e valorizzare i beni culturali, riveste un particolare significato la politica di acquisizioni di opere d’arte, attuata fin dal 1995 per recuperare alla città testimonianze della sua grande tradizione culturale.
“Dal 1995 a oggi – ha affermato Lattanzi - anno dopo anno, pezzo dopo pezzo, abbiamo costruito un nostro piccolo ‘tesoro’, uno scrigno nel quale si può riconoscere, sia pure in maniera non esaustiva, attraverso le opere recuperate, il percorso artistico che ha caratterizzato la nostra storia”.
La collezione oggi conta oltre 80 pezzi, in massima parte dipinti; non mancano tuttavia sculture, argenterie, maioliche, manoscritti ed elementi di arredo, frutto di un’accurata selezione utile a delineare in maniera organica l’evolversi del gusto a Lucca, compito una volta affidato alle collezioni private, oggi quasi completamente disperse.
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ToscanaINtour con aperitivo a Pistoia dalle ore 19.00 alle ore 20.30 presso la Caffetteria Marino Marini (corso S. Fedi, 32 a Pistoia)
Il tessuto delle PMI nel territorio Pistoiese.
Introduzione di ToscanaIN
"Rete d'impresa: nuovo strumento di business" a cura dell'avv. Donato NItti Segretario ToscanaIN
"Nuovi strumenti per la semplificazione amministrativa nella relazione PMI-PA" a cura di Eugenio Leone Consigliere ToscanaIN e consulente
"I giovani imprenditori motore dello sviluppo" coordinato da Sandro Bonacchi di Oriental Cafè e Presidente Giovani Imprenditori CNA
"Imprenditoria locale al femminile".
Ingresso riservato ai soci ToscanaIN che si iscrivono da questa pagina al costo di 10,00€ a persona (sarà possibile fare / rinnovare la tessera la sera stessa - quota 2011 pari a 20,00€)
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Il distretto conciario e in particolare la realtà e le prospettive delle imprese che lavorano la vera pelle conciata al vegetale sono stati al centro della visita dell’assessore alle attività produttive Gianfranco Simoncini a Ponte a Egola. L’assessore si è incontrato oggi con Simone Remi, nuovo presidente del Consorzio vera pelle conciata al vegetale, che raggruppa 23 concerie specializzate in questa produzione di nicchia, conosciuta e apprezzata sui mercati mondiali.
La concia vegetale è un metodo tradizionale, andato perduto quasi ovunque, che solo in Toscana continua ad essere praticato e che rappresenta uno degli elementi di eccellenza toscani che continua ad essere molto apprezzato nel settore della moda mondiale per la produzione di accessori quali scarpe, borse, cinture.
L’assessore ha sottolineato l’importanza, per l’economia regionale, di una realtà qualificata e di eccellenza, che coniuga tradizione e nuove tecnologie, a servizio dell’intero sistema moda. “Abbiamo deciso – ha detto l’assessore – di lavorare insieme, ad un progetto pilota sulla pelle conciata al vegetale per favorire la promozione del prodotto e la qualificazione della filiera, per sostenere e diffondere una cultura della qualità e dell’innovazione”.
Dopo aver visitato gli impianti produttivi di alcune delle aziende associate, l’assessore ha poi incontrato anche i vertici dello storico Consorzio conciatori di ponte a Egola, per una visione complessiva della situazione del distretto. “Abbiamo avviato un confronto – ha spiegato Simoncini – a partire dai contenuti del piano regionale di sviluppo e sulle strategie per il rilancio del manifatturiero in Toscana. Il confronto ruoterà attorno alla costruzione del Piano integrato di sviluppo per il settore moda, che vede nella pelle uno dei pilastri portanti. Un segmento che oggi appare in fase di ripresa e che appare particolarmente propenso all’innovazione, leva indispensabile per la ripresa e lo sviluppo. Il Pis è uno strumento previsto dal Prs e prevede che siano attivati tavoli specifici per approfondire e definire, insieme alle realtà imprenditoriali locali, specifici interventi per lo sviluppo del distretto”.
16:22 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pae, di | OKNOtizie |
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Il settore italiano della pietra naturale ha fatto segnare, nel 2010, un andamento positivo in quasi tutte le voci che comprendono sia i materiali grezzi sia quelli lavorati.
Al 31 dicembre del 2010, infatti, le esportazioni di marmi, graniti, pietre e travertini, grezzi e lavorati, sono state pari a 4 milioni e 144 mila tonnellate per un valore complessivo di un miliardo e 581 milioni di euro con un aumento del + 9,5% nel valore complessivo e del +14,9% nelle quantità.
Lo rende noto l’Internazionale Marmi e Macchine di Carrara che, nel consueto lavoro di analisi dei trend e di confronto con i periodi precedenti, rileva, per le voci di maggior pregio (e valore) un livello di crescita che tocca il +9,2% in valore e il +11% sulle quantità che hanno visto un forte incremento dell’export di granulati e polveri di marmo (vedi tavola numero 1). I risultati si sono costruiti nel corso dell’anno e consolidati in chiusura, nonostante il leggero rallentamento sui volumi degli ultimi mesi del 2010. Il confronto con gli anni precedenti fa emergere che, per le quantità esportate, il settore è tornato ai livelli del 2008 ma mentre l’incremento rispetto al 2009 riguarda quasi tutte le voci i recuperi sull’export del 2008 riguardano soprattutto i materiali grezzi e semigrezzi mentre restano negativi i confronti sui lavorati soprattutto in granito che vedono scendere il valore medio.
«Un risultato complessivamente soddisfacente quello dell’export di settore a livello nazionale, che comunque deve essere consolidato e che, per alcune voci, dovrà scontare i riflessi delle ultime turbolenze come quelle del mercato nord africano – commenta il presidente di IMM Giorgio Bianchini – mentre, esaminando le singole voci, emerge che la positività del risultato è dovuta in parte considerevole ai marmi, sia grezzi che lavorati, risorsa nazionale che si fonda su materiali ben conosciuti ed apprezzati all’estero mentre per i graniti si deve riscontrare ancora una flessione sui valori medi dell’export. Tutto questo senza considerare i riflessi che potranno avere gli eventi del Giappone e quelli in atto nel Nord Africa per i quali ci auguriamo una rapida conclusione soprattutto per le popolazioni interessate».
La dinamica delle aree di sbocco per le esportazioni italiane vede l’Unione Europea ancora in posizione dominante sui valori (con quasi 468 milioni di euro) e con particolare peso sui lavorati in genere, mentre l’Estremo Oriente è più dinamico e ricettivo nell’import di marmi.
Si conferma anche il sorpasso nei valori dell’import dell’Estremo Oriente sul Nord America (Usa e Canada insieme), già segnalato nelle precedenti rilevazioni. Equivale a poco più di un milione di euro, ma se l’area asiatica mantiene il trend è una differenza destinata a crescere anche se la redditività per l’export delle aziende italiane, in questo caso, è decisamente minore.
Una nota interessante riguarda i valori medi: mentre l’UE, l’Africa, l’America del Centro e Sud e il Medio Oriente tendono a crescere, le altre aree (Nord America, Europa extra-UE, Estremo Oriente e Oceania) dimostrano una flessione anche se gli Stati Uniti restano al vertice della classifica dei paesi importatori con il valore medio più alto.
La Germania resta il Paese più importante fra i partner dell’Unione Europea con segni di ripresa nei volumi e nei valori con il granito che riprende a salire e resta la voce di maggior valore nel nostro export e riprende a salire assieme al marmo lavorato. In crescita le importazioni di marmi italiani anche per Austria, Francia, Polonia e Belgio oltre che per Turchia e Svizzera, in area non comunitaria anche se la Confederazione elvetica esprime un andamento oscillante mentre scendono leggermente le importazioni di Russia e Croazia. In Africa, soprattutto nella parte più importante, quella mediterranea, hanno ceduto già nel 2010 Marocco e Libia.
In America latina, la performance migliore la registra il Messico, che raggiunge il Brasile nei valori assoluti, e lo eguaglia anche nella positività del trend mentre in Medio Oriente la positività dell’areale è dovuta soprattutto ai paesi minori assieme a Libano e Qatar, perché tra i maggiori si registra una stabilizzazione dell’Arabia Saudita la prosecuzione del calo dell’import per Kuwait e Emirati Arabi.
Riflessione a parte per la Cina, che vede crescere le importazioni di marmi grezzi, con quasi 83 milioni di euro su un totale di circa 104, ma che importa in misura crescente anche lavorati , sia di marmo (in misura nettamente maggiore) che di granito mentre anche l’India comincia a importare in trend crescente soprattutto marmi, sia grezzi che lavorati, nonostante le ben note difficoltà che i produttori italiani incontrano per esportare in questo paese.
15:34 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ca, po | OKNOtizie |
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Le tariffe locali costituiscono delle voci di costo sempre più determinanti sugli andamenti economici delle imprese, oltremodo in un contesto congiunturale problematico come quello attuale.
Per questo motivo il Sistema camerale toscano, in collaborazione con Ref. - Ricerche e Consulenze per l’Economia e la Finanza, ha inteso monitorare i prezzi dei servizi liberalizzati e delle tariffe dei servizi pubblici locali, dando vita così a tre studi rivolti, da una parte, al mercato dell’energia elettrica, dall’altra, alle tariffe pagate dalle imprese per idrico e rifiuti.
“Monitoraggio delle tariffe dei Servizi Pubblici Locali in Toscana”
Programma:
9.30 - Registrazione dei partecipanti
10.00 - Saluto di apertura Roberto Nardi, Presidente della Camera di Commercio di Livorno
10.15 - Apertura dei lavori Pierfrancesco Pacini, Presidente di Unioncamere Toscana
10.30 - Presentazione dei risultati dell’indagine
Donato Berardi, Partner Ref. - Ricerche e Consulenze per l’Economia e la Finanza
11.00 - Interventi programmati
- Luca Eller, in rappresentanza di ANCI Toscana
- Stefano Bruzzesi, Direttore ARRR – Agenzia Regionale Recupero Risorse
- Andrea Sbandati, Direttore Cispel Toscana - Fabio Banti, Presidente Confartigianato Toscana, in rappresentanza di Rete Imprese Italia Toscana
- Serena Bitossi, in rappresentanza del settore cooperazione
- Antonino Azzarello, Direttore Commerciale E.S.TR.A. Elettricità SpA.
- Gabriele Baccetti, Confindustria Toscana Roberto Nieri, ATO Toscana Costa
13.00 - Light Lunch
12:30 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: li, mo | OKNOtizie |
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L'integrazione tra le società che gestiscono gli scali aeroportuali di Firenze e Pisa potrebbe essere una strada "praticata con soddisfazione di tutte le parti in causa". Lo ha detto il presidente dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Michele Gremigni, sottolineando anche che l'interesse mostrato dalle istituzioni per lo sviluppo dello scalo fiorentino è da salutare con favore.
"L'evoluzione delle cose, sia pure lenta, mi sembra positiva. Mi sembra che l'obiettivo che noi ci siamo preposti quando abbiamo acquisito la partecipazione nella società che gestisce l'aeroporto di Firenze nel suo primo livello sia stato raggiunto: ovvero sul problema della necessità dell'aeroporto si è alzato il livello di attenzione di tutti gli addetti ai lavori.
E che questo problema dovesse essere risolto in tempi brevi ora mi sembra che sia diventato patrimonio comune di tutti quanti - ha detto Gremigni -. Ci auguriamo quindi che si possa arrivare alla realizzazione di questa pista nuova che consentirebbe all'aeroporto di Firenze di stare sul mercato nella maniera dovuta". L'Ente Cassa di Risparmio di Firenze detiene il 17,5% del capitale di Adf.
ttg
09:57 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pi, ba | OKNOtizie |
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Silvia per golagioconda
Ma allora i negozi di quartiere sono destinati a scomparire? Per fortuna, verrebbe da dire, non di solo prezzo si vive. Il recentissimo fenomeno dei mini-market che, per esempio a Firenze, sono tornati a popolare il centro città, evidenzia l’esistenza di una domanda consistente da parte di persone (non solo anziane) che preferiscono comprare giorno per giorno anziché rischiare di buttare via parte della spesa fatta a condizioni magari vantaggiose (si calcola che circa il 30% degli acquisti alimentari degli italiani finisca nella spazzatura). La domanda di prodotti di qualità è meglio soddisfatta dal negozio indipendente che ha meno vincoli di acquisto e, soprattutto, ci “mette la faccia” quando chiede in cambio del prodotto un prezzo più alto.
Anche senza considerare il piacere di essere salutati per nome, i negozi al dettaglio (pur nella loro progressiva riduzione numerica) sono una tappa quasi obbligata per chi voglia conoscere qualcosa di ciò che compra, magari misurando bene la ripartizione della propria spesa alimentare.
Infine, indispensabile una considerazione su nuove modalità di spesa eco-compatibile ma anche economicamente vantaggiosa come i GAS o gruppi di acquisto solidale, che conciliano la convenienza e la qualità, nel rispetto degli effettivi bisogni di beni. Comprare solo ciò che serve è sempre il modo migliore per risparmiare.
Insomma: è difficile contravvenire alle leggi di mercato che sono ben note a chi, per soddisfare bisogni spesso “aiutati” dagli stessi commercianti, è molto abile a creare le condizioni di acquisto ottimali.
La GDO ha l’esigenza di avere in tutte le stagioni dell’anno, ad esempio, tutte le varietà di insalata e possibilmente a un prezzo conveniente e che non vari troppo. Difficile che alla fine quella fuori stagione o addirittura in busta di plastica già lavata e tagliata… sia anche la migliore al palato. Eppure l’insalata in busta è il prodotto che continua a registrare i tassi di crescita più forti sui banchi di vendita della GDO. Ma il consumatore, maturato in consapevolezza, è oggi alla ricerca di qualcosa di più che la distribuzione non sempre riesce a dare.
Luigi Pittalis*
*Luigi Pittalis è consulente aziendale della Brogi & Pittalis Srl (www.direzionebp.com) società di consulenza specializzata in interventi su controllo di gestione e formazione manageriale. Informazioni: winemanager@direzionebp.com , tel. 055 3424720
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ttn
12:51 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ca, ex | OKNOtizie |
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Dopo un 2009 segnato dal dagli effetti della crisi economica, i primi nove mesi del 2010 mostrano una netta e costante ripresa degli scambi verso l’estero del prodotto Made in Lucca.
Secondo il rapporto periodico sull’export elaborato dalla Camera di Commercio di Lucca, infatti, nel periodo gennaio-settembre 2010, rispetto a quanto verificatosi nei nove mesi del 2009, si rileva un aumento del valore export provinciale del 20,5%, superiore all’incremento regionale (13,8%) e nazionale (+15,1%).
“Il risultato della provincia di Lucca – commenta il presidente della Camera di Commercio, Claudio Guerrieri - è ancor più importante se confrontato con i precedenti e ripetuti andamenti in contrazione, peggiori talvolta rispetto alla media regionale. Nell’analisi dell’andamento va considerata questa componente che identifica nell’aumento rilevato un notevole recupero delle quote dei mercati esteri da parte delle nostre imprese”.
Esaminando la dinamica degli andamenti settoriali nei due periodi a confronto, la Cantieristica incrementa del 6% il valore esportato recuperando il calo che si era verificato nel confronto annuale relativo al secondo trimestre (-18,8%). Nell’analisi dei dati va comunque considerato che, trattandosi di lavorazioni pluriennali, i valori trimestrali del commercio internazionale possono subire notevoli fluttuazioni, sia negative che positive, a seconda del trimestre su cui incide la relativa fatturazione.
Il cartario (pasta carta, carta e cartone e articoli di carta e cartone) registra nel terzo trimestre di quest’anno un aumento del 19,2%, determinato soprattutto dall’aumento dell’export della pasta da carta, carta e cartone che incrementa del 53,4% (passando da 114.526.855 del 2009 a 175.716.236 euro del 2010) contro un incremento degli articoli di carta e cartone del 6,3%che comunque segnano il valore più elevato nel comparto.
Si conferma il trend positivo della meccanica che vede un aumento dell’ export del 17,8%, nel cui ambito le macchine per impieghi speciali (rappresentate soprattutto dalle macchine per cartiere che costituiscono oltre il 70% del settore), incrementano il valore nel 2010, rispetto al 2009, del 24,8%.
Anche l’industria del cuoio e calzature aumenta in modo significativo la quota export (38,7%) con le calzature che rappresentano quasi per intero il settore e confermano un andamento positivo già rilevato nei trimestri precedenti, segnando un incremento del 41%.
L’industria metallurgica cresce del 61,5%, con il rame, che costituisce quasi per intero il comparto, che incrementa dell’83,1%. Su questo andamento va comunque tenuto conto dell’aumento di prezzo subito dal rame che potrebbe aver influenzato direttamente anche l’aumento di export verificatosi nel settore fabbricazione Materiale elettrico e meccanica di precisione (29,6%).
Anche le esportazioni dell’Industria alimentare evidenziano, rispetto al 3° trimestre 2009, un incremento del 7,6% e, in tale contesto, l’export dell’olio di oliva registra il +5,2% .
Migliora anche l’export del settore Lapideo che incrementa del 15,5%.
Le imprese della Chimica, vernici e prodotti farmaceutici continuano a consolidarsi sul mercato estero con un incremento del 32% grazie soprattutto alla “farmaceutica “(+ 40,1%), che costituisce larga parte del settore.
Il comparto Tessile e Abbigliamento conferma con il + 54,4% la netta ripresa delle esportazioni di tutti i settori che la compongono. Andamento positivo anche nell’industria della Gomma e Plastica che, invertendo il trend negativo rilevato nel primo semestre 2008-2009 (-27,6%), aumenta nel primi nove mesi del 2010 il valore export del 37,6% rispetto al corrispondente periodo del 2009.
Import
Le importazioni i sono in linea con la crescita osservata nelle esportazioni, segnando, a livello provinciale, un incremento dei valori del 32,1% rispetto ai primi nove mesi 2009. La dinamica è superiore a quanto si registra a livello regionale (+25,4%) e nazionale (+22,7%),
Il cartario, che in ordine al valore importato è il primo settore provinciale, costituendone il 36% del valore totale, registra nel confronto dei periodi in esame un aumento del 41,9% attribuibile quasi interamente alla pasta carta, carta e cartone (+44,2%) prodotto base dell’industria di trasformazione cartaria lucchese.
Il secondo settore in ordine al valore importato è rappresentato dall’industria alimentare, che incrementa l’import del 3,9% e nel cui ambito l’olio di oliva e di semi rileva un aumento del 5%.
Anche l’industria chimica, delle vernici e farmaceutici incrementa del 28,6% con i farmaceutici che peraltro, rilevano al contrario di quanto registra l’export, un leggero decremento (-4%).
Questi primi tre settori rappresentano oltre il 60% del valore delle importazioni lucchesi.
Seguono, in ordine di incidenza sull’import provinciale i settori della meccanica e metallurgica (+50,4%), cuoio e calzature (+5,4%),’industria tessile e abbigliamento (+19,8%,) il materiale elettrico e meccanica di precisione, (+69,2%), lapideo (+12,6%). Valori in crescita anche nell’import di cantieristica (+29,5%), gomma e plastica (+36,6%) e prodotti agricoli, caccia e pesca (+55,9%).
loschermo
10:35 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lu, ex | OKNOtizie |
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Massimo Masiero, www.costaovest.info
Ormai il 2010 è alle spalle: anno battuto e strapazzato dalla crisi, con la chiusura di aziende e di testate giornalistiche (Corriere di Livorno, fondato e affondato dal calciatore Cristiano Lucarelli, che ha cessato le pubblicazioni il 10 novembre e lasciato a spasso dieci giornalisti, cinque poligrafici, alcuni collaboratori con sette mesi di stipendi arretrati da riscuotere).
Nel tradizionale incontro con la stampa a palazzo Comunale il sindaco Alessandro Cosimi ha esordito ricordando proprio le difficoltà di coloro che hanno perso il lavoro. L’anno che sta per concludersi ha registrato tagli importanti alle finanze degli enti locali. Sono stati fatti “salti mortali” per recuperare somme da destinare ai servizi sociali della città e per non comprometterne il funzionamento.
Lo ha sottolineato il Sindaco (con lui schierata la giunta e i presidenti di circoscrizione, ma anche alcuni dirigenti che hanno raggiunto l’età pensionabile e per i quali ha avuto parole di stima e affetto). Di fronte alla “destrutturazione del sistema produttivo” che ha colpito il territorio livornese c’è stato tuttavia il recupero di 16 milioni tra le pieghe del bilancio per far fronte alle manutenzioni ordinarie e importanti, una cifra notevole per far fronte ai bisogni urgenti della città.
E all’emergenza abitativa che nelle ultime settimane ha investito con durezza decine di famiglie colpite da sfratti per morosità si potrà far fronte con un piano concordato con il prefetto per i prossimi mesi. E’ certo che occorre anche un piano nazionale per l’emergenza abitativa. Solo in Toscana vi sono diecimila sfratti esecutivi. A Livorno sono stati consegnati 187 appartamenti, ma è chiaro che per superare questo periodo occorrerà investire sugli appartamenti vuoti in città.
E per questo va predisposto un progetto tra pubblico e privato, con garanzie da offrire ai proprietari sugli affitti da pagare. E’ forse l’unica strada percorribile. Il 2010 si è concluso senza aggravio di tassazione per i cittadini. Si sono aperte prospettive per la componentistica auto: il piano De Tomaso per lo stabilimento da aprire sul territorio sta concretizzandosi. Da Torino, passa da Livorno per completarsi a Termini Imerese. Liguria, Piemonte e Lombardia stanno costruendo un polo di grande impatto industriale.
E’ un segnale anche per la Toscana, che gioca il suo sviluppo sull’area vasta costiera pisano-livornese e le sue eccellenze tecnologiche e universitarie 8significatrivo l’incontro tra Cosimi e il rettore dell’ateneo pisano Massimo Augello) e lo sbocco al mare della fascia interna per sviluppare le sue potenzialità territoriali portuali. Su questa linea lo sviluppo del 2011 si prospetta con qualche spiraglio di sole tra le nubi della crisi. E’ importante attrarre investimenti di soggetti privati, anche perché i collegamenti viari ormai si stanno consolidando.
A gennaio sarà pronto il bando per l’affidamento del piano strutturale, che consentirà l’avvìo della progettazione per alleviare il disagio sociale abitativo e per sviluppare il porto turistico, approvato dalla Regione, con nuove prospettive di crescita della città sul versante costiero. Anche il piano regolatore del porto e la variante per la Darsena Europa sono prospettive che si avvicinano pur nell’incognita dell’Autorità Portuale, che sta vivendo giorni difficili.
Il commissariamento è visto come jattura per la città . Il Sindaco è contrario e porterà avanti il ricorso avverso al rifiuto della terna, e del presidente in scadenza Roberto Piccini, da parte del ministro dei trasporti Altero Matteoli. Nel ginepraio dei cavilli giuridici e burocratici si vuol salvaguardare lo sviluppo armonico del porto.
Il 2011 intanto sarà finalmente dato il via alla sistemazione della Rotonda d’Ardenza e del suo Chalet, all’interno della pineta in riva al mare, per il quale il Comune, che interverrà direttamente, ha stanziato un milione di euro. Il 2011, lasciato alle spalle, un anno che più crisaiolo non si può, sembra potersi avviare su prospettive di maggiore collaborazione tra pubblico e privato, anche se il percorso dovrà essere concretizzato in tempi ravvicinati per combattere la crisi.
18:58 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: li, spi | OKNOtizie |
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Novità, innovazione e riposizionamento sui mercati. Sono queste le parole-chiave del futuro del settore calzaturiero in provincia di Lucca. Un comparto economico importante per il territorio, lo dimostrano in particolare i valori dell’export che, dopo anni di crisi,, in quest’ultimo periodo ha riconquistato fette di mercato ed evidenziato livelli di crescita, sebbene i livelli occupazionali rimangano ancora critici.
Sulle prospettive e sulle idee di sviluppo del settore, hanno fatto il punto sulla situazione, a seguito di una riunione del Comitato di Distretto, l’assessore provinciale allo sviluppo economico, Francesco Bambini, e il presidente del Distretto calzaturiero di Lucca e di Ce.se.ca Innovazione srl, Giovanni Cordoni, nel corso di una conferenza stampa svoltasi in Palazzo Ducale.
I due amministratori hanno sottolineato che il settore ha subìto in questi ultimi anni trasformazioni
profonde, per le quali è indicativo il calo dei livelli occupazionali registrati dal 2001 al 2008 secondo i dati forniti dall’Inps (1.300 addetti in meno). Trasformazioni che hanno richiesto alle aziende capacità di tenuta e di reazione per quelle che sono riuscite a sopravvivere. Un sistema che, comunque, deve tenere conto di cambiamenti significativi quali il mutamento dei consumi dei prodotti moda rispetto ad altre categorie merceologiche e la diversificazione dei mezzi per raggiungere un mercato sempre più ’nomade’ e digitalizzato, che ricerca non solo prodotti ma anche beni-servizio.
“Siamo soddisfatti della ripresa sotto il profilo della produzione e del fatturato che sono tornati a crescere – commenta l’assessore Bambini – mentre sul fronte occupazionale il comparto fa fatica a riprendersi. Se guardiano ai dati il sistema calzaturiero lucchese è riuscito a tenere e a fronteggiare la crisi di questi anni grazie anche ad una politica coraggiosa di alcune imprese che hanno investito in innovazione e qualità, indirizzandosi verso prodotti di fascia medio-alta, riposizionandosi strategicamente sui mercati. L’auspicio, quindi, è che da ora in avanti le aziende, soprattutto quelle più importanti tornino ad assumere e i presupposti ci sono tutti”.
Per quanto riguarda i modelli di business del settore presenti sul territorio, questi sono, in particolare, quello relativo alla subfornitura, che si concentra sullo sviluppo del prodotto e sul processo produttivo (lavorazioni di eccellenza prevalentemente made in Italy) e quello delle aziende che presidiano le fasi a valle della filiera produttiva (branding, marketing e distribuzione). Nel territorio resta anche una presenza di indotto collegato al settore e alcune aziende che realizzano fasi produttive per marchi di prestigio, mentre ormai gran parte dell’indotto e del contoterzismo è stato delocalizzato all’estero.
“Le aziende lucchesi – spiega Cordoni - dovranno puntare a qualificare la rete dell’indotto e della subfornitura concentrandosi sullo sviluppo del prodotto e sull’innovazione del processo produttivo, puntando inoltre su lavorazioni di eccellenza e prevalentemente made in Italy. I principali clienti di questo tipo di azienda possono essere sia le griffe del settore fashion e del lusso che gli operatori della distribuzione moderna. Ma per essere competitive anche in questo segmento di mercato, le aziende dovranno puntare altresì a una forte crescita della capacità di servizio e della concorrenzialità del rapporto qualità-prezzo”.
Esiste, poi, un numero contenuto di calzaturifici lucchesi che ha intrapreso, a partire dagli Anni ’90, una politica di sviluppo di un proprio brand e prosegue su questa strada. Si tratta di un modello di business che, per sua stessa natura, richiede significativi investimenti e risorse, sia in strutture che in progetti, sul fronte marketing e commerciale, attraverso reti di agenti e investimenti diretti in Paesi strategici. Risulta limitato sul nostro territorio, inoltre, anche l’altro modello che si basa sul presidio del canale distributivo, attraverso negozi di proprietà e formule come il franchising.
La situazione attuale. Più in generale l’analisi congiunturale dell’industria manifatturiera relativa al 3° trimestre 2010, realizzata dalla Camera di Commercio di Lucca e dall’Associazione Industriali, evidenzia una crescita media del 5,3% della produzione e del 10% del fatturato, dati che declinati per il settore calzaturiero fanno segnare, rispettivamente, un +3,5% e un + 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Il Distretto calzaturiero lucchese ha fatto registrare nel primo semestre 2010 un valore delle esportazioni di 151,2 milioni di euro con un + 14% sullo stesso periodo del 2008.
Dalla tabella sottostante – che analizza i dati relativi ai distretti calzaturieri di Emilia-Romagna, Toscana e Marche si rileva che il settore calzaturiero lucchese registra un segno “più” insieme a quello di Fusignano e addirittura evidenzia per questo periodo uno dei dati migliori dell’industria manifatturiera della nostra provincia; inoltre che il valore delle esportazioni è interessante e, confrontato con il cartario, dimostra l’importanza del calzaturiero.
loschermo
09:25 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lu, cal | OKNOtizie |
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| Grezzi | Lavorati | Totale | |
| Verona | 23,2 | 247,2 | 270,4 |
| Massa e Carrara | 104,7 | 177,8 | 285,5 |
| Lucca | 16,1 | 73,0 | 89,1 |
| La Spezia | 3,1 | 7,0 | 10,1 |
| Totale Distretto MS+LU+SP | 123,9 | 257,8 | 384,7 |
I primi 9 mesi del 2010 ci consegnano un dato eclatante: il sorpasso nell’export tra la sola provincia di Massa e Carrara e Verona, ritornando Massa e Carrara la provincia più importante d’Italia per l’export lapideo.
Mentre il divario tra il distretto apuo-versiliese e Verona diventa importante.
Si tratta di un risultato storico!
Agli inizi degli anni duemila Verona, da sola, esportava più materiali lapidei (sempre in valore) dell’insieme del distretto apuo-versiliese, province di Lucca, La Spezia e Massa e Carrara.
Negli ultimi anni, a causa della crisi del granito, il distretto apuano, dove è maggiormente presente il marmo, ha sempre esportato più di Verona.
Ora, con i recentissimi dati messi a disposizione dall'Istat, la sola provincia di Massa e Carrara esporta più di Verona! (285,5 milioni di euro contro 270,4).
Un “sorpasso del gambero” certo, all’indietro…Nel 2000 Verona esportava lavorati per 558,7 milioni di euro e grezzi per 30,5 milioni di euro. Totale 589,2 milioni di euro, mentre nel 2010 sul totale annuo, probabilmente esporterà lavorati per circa 338 milioni di euro e grezzi per circa 30 milioni di euro per un totale stimato di 368 milioni di euro. La proivncia di Massa e Carrara nel 2000 esportava tra grezzi e lavorati per 490,3 milioni di euro, saranno 384,5 nel consuntivo del 2010.
La leadership del lapideo nazionale è oggi nel distretto di Carrara, ma chissà perché continuiamo a vivere una sorta di complesso di inferiorità…biennalizzando Fiere, lasciandoci sfuggire centri servizio ed accordi con Associazioni nazionali, ecc….Sarà anche questioni di uomini che guidano certi processi?
ottopassi
17:28 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ca, ma | OKNOtizie |
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ottopassi
16:50 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ca, ma | OKNOtizie |
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Ecco i dati congiunturali del terzo semestre 2010 forniti congiuntamente dalla Camera di Commercio e dall'Associazione Industriali di Lucca:
Nel terzo trimestre del 2010, prosegue la lenta ripresa dell’industria lucchese trainata soprattutto dalla domanda estera, anche se i livelli pre-crisi rimangono ancora lontani. La crescita registrata a livello provinciale risulta tuttavia più solida rispetto a quasi tutte le altre province della Toscana.
Il recupero rimane lento e difficile e permane l’eccesso di capacità produttiva con conseguente rischio di interventi di ristrutturazione. Questo è il quadro che emerge dall’indagine congiunturale condotta dalla Camera di Commercio e dall'Associazione degli industriali di Lucca relativa al terzo trimestre 2010 nella quale si evidenzia una crescita del 5,1% della produzione dell'industria manifatturiera provinciale (+3,5% il valore regionale), rispetto al terzo trimestre 2009 e dell’ 8,2% del fatturato totale (+4,6% in Toscana).
Nella nostra provincia, da un punto di vista dimensionale, la crescita va imputata maggiormente alle grandi imprese che sembrano manifestare una maggiore capacità di agganciare la ripresa.
Significativi incrementi di produzione caratterizzano quasi tutti i comparti, il tessile abbigliamento (+11,9%); l’elettronica (+11,9%); la meccanica (+9,9%); la nautica (+8,7%); le calzature (+3,1%); la produzione di metallo (+9,5%) ed il lapideo (5,7%); mentre registrano invece un calo il settore plastico (-10,1%) e quello alimentare (-10,7%).
E’ realistico ritenere che il settore cartario cartotecnico abbia registrato una crescita complessiva sia di produzione che di fatturato in seguito ad un recupero più contenuto nel tissue (rispettivamente +5% e +3%) e più consistente nell’imballaggio (+11% e +40%), comparto che nel 3° trimestre 2009 era stato penalizzato da numerose fermate produttive e conseguentemente, da un massiccio ricorso alla cassa integrazione. E’ aumentato il livello medio dei prezzi di vendita (+ 4,5%), influenzati anche dalle pressioni sui prezzi delle materie prime cellulosiche e plastiche.
L’aumento della produzione e dei prezzi di vendita ha determinato una crescita del fatturato complessivo (+8,2%) superiore a quella registrata a livello regionale (+ 4,6%). Gli ordini risultano stazionari sul fronte interno, mentre sono in forte crescita sui mercati esteri (+ 11,6%). Resta alta l'incidenza del fatturato estero sul totale provinciale che conferma, con oltre il 4,5%, il marcato orientamento all'esportazione che da sempre caratterizza le nostre imprese manifatturiere.
L’ occupazione risulta lievemente in calo (-0,3%) ma in misura inferiore rispetto al dato regionale (-0,5%). Per quanto riguarda le previsioni, il Centro Studi Confindustria evidenzia che, con molta probabilità, il quarto trimestre 2010 tornerà a registrare una contrazione, dopo cinque trimestri di recupero consecutivi.
loschermo
10:27 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lu, ri | OKNOtizie |
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La giunta Del Ghingaro ha deciso di ricapitalizzare con 100mila euro la Società dell'Aeroporto Lucca Tassignano.
L'esecutivo di piazza Aldo Moro ha infatti scelto di esercitare il diritto di opzione (la scadenza è fissata alla fine del 2010) relativamente all'aumento di capitale sociale di 1 milione di euro deliberato dall'assemblea straordinaria dei soci della società aeroportuale dello scorso 22 ottobre.
La somma che l'amministrazione comunale verserà nelle casse della società dell'Aeroporto Lucca Tassignano è pari al 10 per cento dell'aumento di capitale, corrispondente alla quota che il Comune di Capannori detiene nella società in qualità di socio di parte pubblica.
"Potevamo attendere fino alla fine dell'anno prima di prendere questa decisione - spiega il sindaco, Giorgio Del Ghingaro -, ma le difficoltà che sta attraversando la società, legate ai problemi di liquidità e, soprattutto, ai problemi relativi al personale, ci hanno spinto ad un atto di responsabilità, decidendo la ricapitalizzazione della società aeroporto. Abbiamo anche stabilito di versare un anticipo pari al 50 per cento della quota per dare un segno di vicinanza ai dipendenti e al contempo un segnale al socio privato. Come socio pubblico crediamo quindi aver fatto la nostra parte".
Adesso la delibera di ricapitalizzazione dell'aeroporto di Tassignano lunedì prossimo, 22 novembre, sarà all'esame della commissione consiliare competente e giovedì 25 novembre sarà portata all'ordine del giorno del consiglio comunale.
loschermo
09:42 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ta, ae | OKNOtizie |
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Aeroporto di Firenze ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto di 1,9 milioni di euro, in crescita del 7% rispetto allo stesso periodo del 2009. I ricavi hanno raggiunto i 10,9 milioni di euro (+4,9%).
Nei primi nove mesi dell'anno l'utile netto è stato pari a 2,8 milioni (-4,6%), i ricavi a 29,8 milioni (+7,6%) e il risultato operativo a 5,2 mln di euro (-4,6%). L'indebitamento finanziario netto al 30 settembre 2010 ammonta a 8,2 mln di euro, in aumento di 1,4 mln di euro rispetto al 31 dicembre 2009.
travelquotidiano
18:19 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fi, pe | OKNOtizie |
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Aumento del traffico del 6,5% sul 2009 per l'aeroporto Galileo Galilei di Pisa a settembre.
In tutto sono stati 445.197 i passeggeri transitati nello scalo toscano. Un risultato che, rispetto allos tesso periodo dello scorso anno, permette di recuperare lo 0,1% sull'andamento dei primi nove mesi del 2010.
Sul risultato influisce la perdita di traffico riportata a seguito delle numerose cancellazioni di voli avvenute nei mesi di aprile e maggio 2010 durante il blocco del traffico aereo causato dalla nube di ceneri del vulcano islandese Eyjafjallajokull. In assenza delle suddette cancellazioni, Sat stima che il traffico passeggeri avrebbe registrato una crescita stimata del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2009.
ttg
11:04 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pi, ae | OKNOtizie |
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Nel 2009, anno di difficoltà per il settore lapideo, Carrara con la vicina Massa hanno esportato marmi in blocchi per un valore di 110,8 milioni di euro e lavorati per un valore pari a 220,9 milioni di euro, per un export complessivo di 331,7 milioni di euro.
Nello stesso anno la provincia di Lucca, che fa parte del distretto marmifero che fa capo a Carrara, ha esportato marmi in blocchi per un valore di 17,8 milioni di euro e lavorati pari a 92,1 milioni di euro, per complessivi 109, 9 milioni di euro.
Quindi dell'export totale del distretto, 441,6 milioni di euro, il 75,1% è determinato dalla provincia di Massa e Carrara. Partono dalla quella provincia, in valore, l'86,2% dei marmi grezzi ed il 70,6% dei lavorati.
ottopassi
17:03 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ca, ex | OKNOtizie |
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Buoni i numeri dell'aeroporto Galileo Galilei di Pisa nel primo semestre, malgrado il rallentamento del traffico dovuto alla cancellazione dei voli nei mesi di aprile e maggio per l'eruzione del vulcano islandese.
I passeggeri transitati sono stati 1.755.540, in calo del 2,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. Il fattore di riempimento medio dei voli di linea è stato pari al 71,35 per cento, in linea con quello dello stesso periodo del 2009. I ricavi totali sono pari a 31,1 milioni di euro, in aumento del 14 per cento rispetto ai 27,3 milioni di euro del primo semestre 2009.
I ricavi operativi "Aviation" sono pari a 18,4 milioni di euro, in aumento del 7 per cento, mentre i "Non Aviation" sono pari a 8,1 milioni di euro, in calo del 3,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009.
ttg
08:57 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pi, bu | OKNOtizie |
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Gli Assessori all'agricoltura delle province di Arezzo, Siena, Grosseto, Pisa e Livorno hanno inviato oggi una lettera all'Assessore regionale Gianni Salvadori sulla situazione di grave difficoltà che sta vivendo il settore della coltivazione del pomodoro da industria nella campagna di quest'anno. Nella loro lettera gli Assessori provinciali ricordano che la produzione toscana supera le 200.000 tonnellate, 150.000 delle quali vengono trasformate nella nostra regione.
Già durante le fasi di trapianto in campo le piogge dei mesi di aprile e maggio hanno provocato ritardi e condizioni di coltivazioni asfittiche con notevole riduzione del potenziale produttivo che, come previsto, si è manifestato alla raccolta con una riduzione del 30% rispetto al dato produttivo medio toscano.
A fronte di questa situazione deficitaria i produttori della Toscana stanno subendo in questi giorni di piena raccolta del pomodoro una ulteriore penalizzazione dal mancato rispetto degli accordi contrattuali, a suo tempo stipulati dalle associazioni dei produttori, con l’industria di trasformazione. Si è manifestata infatti da parte delle industrie fuori regione una ridotta propensione a ritirare il prodotto contrattato, e successivamente anche l’applicazione della valutazione qualitativa più penalizzante, portando di fatto il prezzo a meno della metà di quello pattuito. Per molti produttori della costa Toscana e della Valdichiana questa perdita di reddito è di una entità tale da provocare una profonda crisi economica e finanziaria e richiede di attivare immediate misure di sostegno.
La trasformazione di prodotto a prezzo così ridotto sta inoltre provocando il blocco delle vendite di prodotto finito verso la grande distribuzione, mettendo in difficoltà le industrie toscane con ripercussioni negative che si protrarranno anche per il 2011. "E' necessario quindi un richiamo alle industrie di trasformazione al rispetto di quanto stabilito a livello contrattuale, nell'ottica della valorizzazione delle produzioni locali", commenta l'Assessore provinciale all'agricoltura Andrea Cutini. Gli Assessori delle cinque province hanno chiesto a Salvadori di convocare un incontro urgente con tutte le parti interessate.
arezzoweb
12:00 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ar, po | OKNOtizie |
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L’Internazionale Marmi e Macchine Carrara continua senza soste la sua attività di promozione culturale e supporto tecnico al settore del marmo italiano partecipando alla convention dell’AIA (American Institute of Architects) che si tiene a Miami dal 10 al 12 giugno e che avrà come tema di discussione e approfondimento “Design for the next decade”.
Argomento affascinante che non può prescindere da un approfondimento sull’uso del marmo nell’edilizia e nel design.
15:16 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ca, ma | OKNOtizie |
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Investimenti per 70 milioni di euro in tre anni per la filiera tabacchicola toscana. E' questo l'impegno della Regione per il rilancio di questo settore reso noto dall'assessore all'agricoltura Gianni Salvadori durante il primo tavolo della filiera tabacchicola regionale che si è tenuto giovedì 3 giugno nella sala dei Grandi della Provincia di Arezzo. L'assessore regionale, alla presenza degli assessori all'agricoltura delle province di Siena e di Arezzo e dei rappresentanti della filiera tabacco, ha quindi manifestato la propria concreta vicinanza agli operatori del tabacco e fatto il punto sul percorso attuativo del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana per il comparto ripercorrendo le ultime tappe: dalla decisione assunta nei primissimi giorni dal suo insediamento di aprire già per il 2010 alle misure per l'agroambiente, agli appuntamenti che a breve attendono il settore con l'emanazione dei bandi per cofinanziare gli interventi di ristrutturazione e di riconversione.
Un'azione che vedrà da parte della Regione investimenti ragguardevoli per oltre 70 milioni di euro nei prossimi tre anni che potranno essere utilizzati per consolidare la qualità delle produzioni, mitigare gli impatti sull'ambiente e, non da ultimo, massimizzare le ricadute in termini occupazionali. A questi fondi potrà essere affiancato un possibile cofinanziamento nell'ambito del PSR per circa 31 milioni di euro. In questo modo la Regione Toscana è la prima regione europea dopo la spagnola Estremadura, ad investire nel settore del tabacco. "Il nostro obiettivo – ha spiegato l'assessore Salvadori – è quello di creare sempre più reddito per i produttori.
Questa nostra disponibilità ad investire deve essere poi supportata da una strategia complessiva condivisa e attuata con la massima semplificazione. Tutto questo – ha aggiunto - proprio per permettere alle aziende di confrontarsi con il mercato, massimizzando le ricadute in termini occupazionali dirette e di indotto su tutto il territorio regionale. In più ci impegniamo a far uscire i bandi per i contributi europei entro il prossimo mese di luglio". L'assessore provinciale di Arezzo Andrea Cutini ha posto l'attenzione sul fatto che i tabacchicoltori, pur in un momento di crisi come quello attuale, hanno espresso interesse all'attuazione di un parco progetti di ristrutturazione e di riconversione.
L'assessore della provincia di Siena Anna Maria Betti, coordinatrice degli assessori all'agricoltura dell'Upi Toscana, ha espresso invece apprezzamento per la capacità della Regione di attivare insieme alle province un confronto operativo su scelte strategiche e ha affermato che questo metodo deve essere proseguito per l'attuazione delle politica agricola regionale. Proprio per dare tempestivo corso alle misure previste, i dirigenti regionali presenti hanno illustrato le linee guida dei bandi per gli investimenti previsti per il prossimo mese di luglio.
arezzoweb
09:03 Scritto da minobezzi1 in economia della Toscana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ar, re | OKNOtizie |
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arezzoweb