16/02/2012

Firenze: Giornalisti ASET

Da tempo la professione giornalistica conosce difficoltà con cui ogni giorno gli addetti ai lavori devono scontrarsi. Nessun settore è immune da una crisi per uscire dalla quale è indispensabile serrare le fila e stringere le maglie della professionalità. Il comparto della stampa enogastronomica e agroalimentare è tra i più colpiti. 

Da sempre convinti che serietà, trasparenza e correttezza a trecentosessanta gradi siano non solo i pilastri del giornalismo, ma anche della rispettabilità professionale di ognuno, un gruppo di colleghi ha così deciso, facendosi portavoce di ripetute sollecitazioni, di dare vita a un’associazione destinata a raccogliere i giornalisti toscani abitualmente impegnati nel campo del vino, del cibo, dell’enogastronomia, dell’alimentazione e dell’agricoltura.

«Non si tratta di un sodalizio di facciata, né di un’appendice delle istituzioni giornalistiche - dice il presidente, Stefano Tesi - ma di un organismo indipendente, che sceglie selettivamente i propri associati e si vuole offrire a loro, così come a tutti i soggetti coinvolti del settore, purché nel rispetto dei ruoli, quale punto di riferimento per servizi, consulenze, occasioni formative, di incontro e di reciproca conoscenza».

Proprio per queste ragioni, l’iscrizione all’associazione avviene solo per cooptazione. Competenza, coerenza, correttezza nei rapporti tra colleghi e rispetto delle norme deontologiche sono i requisiti fondamentali richiesti agli associati, che devono essere iscritto all’albo regionale dei giornalisti o, se stranieri, risiedere in Toscana.

Tra le attività previste nel 2012, il varo e la co-organizzazione del premio “Giulio Gambelli” per il miglior enologo “gambelliano” under 35 dell’anno, una convention primaverile di familiarizzazione fra i soci e un press-trip autunnale di degustazione e di approfondimento in una regione vinicola extratoscana. I fondatori di Aset sono: Stefano Tesi (presidente), Riccardo Gabriele (vice presidente), Francesca Pinochi (segretario), Carlo Macchi (tesoriere), Aldo Fiordelli, Alessandro Maurilli e Andrea Settefonti.

italiaatavola

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Seggiano (GR): Franco Biondi Santi

   per l'acquabuona

 

Quella che si avverte nell’aria è l’impalpabile tensione che accompagna spesso l’attesa di una persona considerata particolarmente importante, o significativa. Quella tensione lieve che, non sapendo bene perché e senza rendersene conto, fa parlare a bassa voce magari della Costa Concordia e delle conseguenze del suio disastro sul mare del Giglio e della Maremma, delle proteste dei Tir contro le liberalizzazioni volute dal governo. Ma insomma sempre un po’ distratti, poco convinti, perché ci si rende conto che si sta respirando l’atmosfera dell’evento, del momento importante, della storia che si rende manifesta. Perlomeno quella, piccola o grande che sia, del vino italiano. Storia che poi è quella del Brunello di Montalcino, dove il ruolo dalla famiglia Biondi Santi troneggia autorevole. Franco Biondi Santi ha compiuto novanta anni l’11 gennaio, e un gruppetto di fortunati amici (e amici degli amici) lo aspetta nella hall dell’Hotel Silene di Roberto Rossi, piccolo gioiello alle pendici del Monte Amiata. D’altronde non era questo il luogo dagli etruschi consacrato a Giove?

La storia c’entra perché il cognome Biondi Santi è stato il protagonista della fondazione di uno dei vini più importanti del nostro Paese. Franco è figlio diTancredi, valente enologo che operò in tutta Italia e che inventò la pratica della colmatura, ossia la stappatura e il “rabbocco” con vino della stessa annata delle vecchie riserve (ad esempio, le annate 1888 e 1891 le ricolmò per la prima volta nel 1927 e per l’ultima nel 1970 alla presenza di Luigi Veronellied altri pochi fortunati spettatori). Ed è nipote di quelFerruccio che ebbe l’intuizione fondamentale che il vino di qualità è figlio di accurate pratiche di campagna, che seppe combattere egregiamente il flagello della perospora, e che soprattutto viene indicato come il primo grande paladino del “sangiovese in purezza”.

Anch’esso enologo, Franco ha saputo portare avanti e espandere Il Greppo, la tenuta di famiglia, attraversando l’era moderna del vino italiano solo lambito delle correnti di pensiero “nuoviste” che hanno interessato anche il borgo senese, e che lo hanno a tratti relegato nel ruolo del padre nobile ma un po’ sorpassato e magari inutile. Da parte sua, ha sempre generosamente contribuito a difendere ilbrand Brunello che oggi regge ancora nonostante gli sconquassi della crisi economica. Il disciplinare che fissò assieme agli altri fondatori del Consorzio di tutela per la nascente Doc era più rigido di quello della attuale Docg: e se fu probabilmente un errore non definire esplicitamente le latitudini dei territori autorizzati a produrre il Brunello, escluse comunque i terreni di origine pliocenica, ritenuti non adatti. Si oppose, isolato con pochi altri, all’abbassamento del grado di acidità minima, cosa che può sembrare un dettaglio tecnico ma invece fa entrare in gioco una estensione spaventosa di vigneti e, conseguentemente, di vino sul mercato, mossa che in tempi di crisi può risultare estremamente controproducente.

Ed oggi, con il cosiddetto “ritorno alla classicità” nella visione del vino, che restituisce dignità ad uve compenetrate al territorio ed alla sua storia, e a pratiche tradizionali non più considerate inutili impedimenti a chissà quale progresso, Franco Biondi Santi è più che mai il grande patriarca del Brunello, come del resto conferma efficacemente Giulio Salvioni, esponente di spicco di quella generazione che seppe cogliere al volo il valore di una importante strada tracciata e sfruttarlo, con umiltà ed intelligenza, per trarne nella sua Cerbaiolaun Brunello oggi oggetto di culto: “Gli si dovrebbe dedicare un monumento in vita, nessuno di noi ci sarebbe senza di lui, si starebbe a pascolare le pecore come a San Giovanni d’Asso!” E invece il marchio Brunello ha fatto la fortuna di tanti, cambiandone radicalmente destino e vita.

“Perché si festeggia un novantenne? Perché è ancora vivo”: così, con ironia, Franco Biondi Santi conclude il breve discorso che si può vedere nel video, ringraziando significativamente il figlio Jacopo(produttore anch’egli nel maremmano Castello di Montepo) ed elogiando il suo Brunello, in particolare una sontuosa, melodica Riserva 1997. Perché poi, alla fine, di questo si parla: di un grande vino e del suo grande patriarca.

Nella prima immagine: Franco Biondi Santi, nella terza Gianfranco Soldera

 

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Chianciano Terme (SI): Carlo Stolzi

museoetrusco-chianciano450

......al Museo Archeologico

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15/02/2012

Firenze: Giovanni Busi


Il 18 febbraio a Palazzo Borghese di Firenze, in via Ghibellina, un centinaio di etichette sotto i riflettori per la prima edizione dell’anteprima Chianti annata 2011.

A presentarle alla stampa di settore saranno Giovanni Busi (nella foto), presidente del Consorzio Vino Chianti, Ernesto Gentili, curatore della guida Vini d’Italia de l’Espresso e Marco Sabellico curatore della guida dei Vini d’Italia Gambero Rosso. “Si tratta di un assaggio en primeur di quello che andrà sul mercato  dieci giorni dopo. Abbiamo pensato a questo evento per sottoporci al giudizio della stampa e di esperti – anticipa Busi -. Il Chianti è un vino conosciuto e apprezzato da tutti, in definitiva però pochi lo consumano. Invece dobbiamo cominciare a farlo conoscere, farlo entrare a stretto contatto con il mercato e noi produttori scendere tra la gente, non deve stare sullo scaffale perché è un'icona e qualcuno prima o poi lo compra. Invece deve essere consumato più facilmente. Facciamoci giudicare dalla stampa e dagli esperti. Questa anteprima sarà l’occasione per un confronto che aiuterà il consumatore, che riesce a capire attraverso la stampa quali sono i prodotti validi, e i produttori a migliorarsi per reggere il mercato e la concorrenza”.

Dopo un lungo periodo di sofferenza la bandiera del vino italiano nel mondo, la quinta parola italiana più conosciuta a tutte le latitudini, ritorna ad avere presa sul consumatore. “Il Chianti sta ritornando in ottima salute, da due anni a questa parte abbiamo avuto un aumento della vendita nel complesso, anche se più all’estero che in Italia. Abbiamo registrato nel 2010 un più 11% e nel 2011, rispetto all’anno precedente, un più 3%”. Le cantine avrebbero sofferto un periodo con giacenze consistenti che adesso, come conferma lo stesso presidente, sono state interamente smaltite.

Non più in voga come un tempo, la denominazione più grande d’Italia sarebbe rimasta indietro rispetto ad altre denominazioni. “La Toscana assieme al Piemonte, con il quale condivide lo stesso destino, è stata la regione che ha insegnato e dato di più al mondo enologico producendo vini che hanno rappresentato, e tutt’ora rappresentano, fuori il nostro Paese  - aggiunge Busi -. Il Brunello adesso sta ripartendo, il Nobile ha tenuto nonostante la crisi, stanno tenendo anche i vini della Maremma, il Chianti invece è rimasto più indietro di tutti”.

Ma dal periodo d’arresto sembra essere oramai uscito.  “Siamo arrivati a vendere oltre 820 mila ettolitri su una produzione di 780 mila ettolitri, in questo momento stiamo vendendo più di quello che produciamo”.

Prospettive che fanno ben sperare arriverebbero anche dai nuovi mercati, quali Cina, India e Brasile. Proprio oltre confine il Consorzio avrebbe deciso di concentrare i propri progetti. “Stiamo lavorando su un progetto predisposto già l’anno scorso che ha l’obiettivo di portare le aziende giro per il mondo. Ad aprile andremo a New York, a San Francisco, a Mosca, a San Pietro Burgo e a Zurigo. Siamo soddisfatti del lavoro portato avanti, per il Chianti si incomincia a intravedere la fine del tunnel”.

Ecco le aziende protagoniste dell'anteprima:

Chianti Trambusti 
Az. Agr. San Giorsole'
Cantina Sociale Colli Fiorentini
Fattoria Di Sammontana
Az. Agr. Castelvecchio
Az. Agr. F.lli Bini
Az. Agr. Pietro Beconcini
Tenute Piccini
Tenuta Il Corno
Tenuta Di Morzano-Agrinico
Az. Agr. La Querce
Castello Di Oliveto
Cantina Sociale VI.C.A.S.
Le Chiantigiane
Az. Agr. Manetti Paolo & Raimondo
Fattoria Pagnana
Az. Agr. Malenchini
Pieve De' Pitti
Fattoria Poggio Capponi
Fattoria San Leolino SSA
Cantina Sociale Certaldo
Fattoria San Fabiano
Fattoria La Gigliola
Az. Agr. Lanciola
Fattoria Di Poggiopiano
Vecchia Cantina Montepulciano
Az. Agr. Pietralta
Az. Agr. La Cignozza
Cantine Ravazzi
Badia Di Morrona
Villa Ilangi
Castello Di Poppiano
Catello Di Gabbiano
Az. Agr. Melini 
Az. Agr. Buccia Nera
Vino Sorelli
Az. Agr. Petriolo
Az. Agr. La Collina
Terre Di San Gorgone
Az. Agr. Poggiotondo
Fattoria Dianella
Az. Agr. Fintanelle
Fattoria Di Fiano
Fattoria Le Sorgenti
Az. Agr. Corbucci
Poggio Bonelli
Ruffino
Fattoria Sant'Andrea
Podere Volpaio Di Angioli Patrizia

cronachedigusto

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14/02/2012

Montalcino (SI): Ezio Rivella

 

“Le tradizioni sono palle al piede, servono al massimo come ancoraggio storico”. “Le flessioni di mercato del Brunello di Montalcino dopo Brunellopoli? Vaneggiamenti di giornalisti che si sono masturbati”. “Qualità è quello che piace. Chi vende ha ragione. Chi non vende non ha niente da insegnare”. “I blog si autoincensano, ci sono dietro degli incompetenti”. Oltre 100 minuti di questa solfa e sono ancora vivo, deve essere un miracolo. Ma andiamo per gradi, così anche mia mamma segue il ragionamento perché c’è tanta di quella ciccia che tra poco scoppio.

Il cav. Ezio Rivella – presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino e deus ex machina di Castello Banfi, azienda che ha esportato il brand Brunello nel mondo – è stato invitato ieri a Barolo per il primo dei cinque seminari (promossi da “Strada del Barolo e grandi vini di Langa” e “Vini del Piemonte”) sul tema: Piangersi addosso o reagire alle difficoltà? Tra crisi e competizione, uniamo le forze per affrontare il mercato. Niente di nuovo sul fronte occidentale: a questi ingenui barolisti serviva proprio una lezione di economia di mercato applicata al vino. E allora ecco: business is business, le tradizioni sono folklore, contano i bilanci e il resto è fuffa. Invece passione, amore per il vino, attaccamento alla terra e voglia di affermare un’identità nel mondo sono argomenti oscuri per Rivella, e dobbiamo farcene una ragione. Lui bada a volumi, fatturato, affermazione commerciale e brand funzionali al reddito, nient’altro. Tutta roba che sta fuori e intorno alla bottiglia; liquido odoroso, senso del luogo, terroir (chi?) e storia valgono zero.

In una platea delle grandi occasioni (circa 100 persone) c’era tutto l’arco costituzionale dei barolisti: da Maria Teresa Mascarello e Giuseppe Rinaldi ad Angelo Gaja, passando per Enzo e Oreste Brezza, Cristina Oddero, Federico Scarzello, Lorenzo Tablino, Eleonora Barale, Davide Rosso, Enrico Scavino, Michele Chiarlo e tanti altri che non conosco. Tutti ad ascoltare la ricetta di Rivella. Ho preso appunti ma la faccio breve: Rivella non è Satana. Rivella è il dio-mercato. Biondi Santi, a Montalcino, è stato, per decenni, più poesia che economia. Poche bottiglie, trasparenti e tipiche ma invendute, dure e pure ma sconosciute nel mondo. Poi arriva l’armata Banfi: colore, materia, struttura e marketing. Nasce un Brunello moderno, fortunato e vincente. Apre la strada a tutti: anche a Biondi Santi, che diventa il mito che non era. Se il mercato sono gli Stati Uniti, noi adottiamo uno stile californiano, disse Rivella: a Montalcino come a Barolo, in Napa Valley come a Loreto Aprutino. Sorvolo su quantitativi, ettari, parallelismi Montalcino/Barolo e roba del genere perché stiamo parlando di visione del mondo, filosofia di vita e sviluppo territoriale, non di estimo, architettura romanica, botanica e macroeconomia.

Ezio Rivella ha avuto dei meriti su cui riflettere. Ha creato un mercato. Non lo ha allargato o abbellito, lo ha creato. Il Brunello era una roba local fino a quando, con l’annata 1990, non raggiunge una notorietà mondiale. I mercati si aprono, si inventano. Non si arriva a vendere 9,5 milioni di bottiglie per caso, dall’oggi al domani. Questo, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, è un talento imprenditoriale indiscutibile di cui bisogna dare atto a Rivella e la sua orchestra. Poi, però, è necessario interrogarsi sul modello di sviluppo intrapreso. Invadere gli USA con quintalate di Nike o farlo con scarpe su misura da 1.000 euro ciascuna, prodotte artigianalmente a Casette d’Ete, non sono la stessa cosa. Traduco per gli enostrippati: Bordeuax e Borgogna sono due visioni del mondo diverse e poco conciliabili. Castelli vs. cascine, grandi dimensioni (300.000 bottiglie) contro piccole quantità (30.000 bottiglie), alterigia della nobiltà vs. apologia del cru. Da una parte taglio bordolese all around the world, dall’altra pinot nero hic et nunc, cravatta ed elicottero vs. cavalli e biodinamica. “Ci siamo informati, sono semplificazioni” (cit. Gentili & Rizzari), ma rendono l’idea.

Qualcuno mi corregga ma salire a Barolo invocando “Chateau” e “Bordeaux” per invadere la Cina è qualcosa di anti-storico e a-territoriale. Molto del resto è verissimo: ci vogliono idee chiare, una politica territoriale coordinata e pragmatismo. Non puoi pensare di esportare l’Alta Langa o il Carema. I tuoi gioielli sono Barolo e Barbaresco, devi costruire una politica chirurgicamente mirata su quelli e, a dio piacendo, il resto verrà da sé. Tutto bello e tutto vero ma i primi a doversi chiariare le idee, qui, sono proprio i produttori. Sono loro che devono focalizzare cosa mettono in bottiglia, come vogliono raccontarlo, a chi e perché.

Qual è il percorso di sviluppo da seguire? Qual è l’esempio vitivinicolo da prendere a modello? Come lavorare insieme? Al netto dei cuoricini scambiati a distanza con Ezio Rivella, su un aspetto ha ragione Angelo Gaja: “le assemblee servono e rendiamo onore al merito di chi le organizza”, sono i produttori a doversi confrontare per capire dove vogliono andare. Gli incontri pubblici aiutano a riflettere sulla prospettiva di crescita auspicabile per un territorio. Più Borgogna o Bordeaux? Più classificazione delle vigne o massaggio enologico? Tante domande su cui i langhetti dovranno meditare.

A seminario terminato, nel silenzio post-bellico, io sono un po’ triste. Mai come ora avrei avuto tante cose da chiedere a Renato Ratti – quello che per primo mappò cru di Barolo e annate –  ma è ormai troppo tardi. Magari oggi si sarebbe un po’ incazzato anche lui, chissà. Cerco il nome di Alessandro Masnaghetti (direttore di Enogea e autore delle carte dei cru) tra gli invitati ai seminari ma niente, non è nella lista: in compenso, ci saranno Enzo Vizzari, Sergio Miravalle, Maria Carla Furlan e Lamberto Vallarino Gancia. Per un attimo, fantastico di svegliarmi domani e trovare una bella segnaletica stradale che indichi cru ed estensione, come nei posti in cui varietà e terra fanno l’amore. Confuso, mi schiarisco le idee riascoltando l’idealismo gioioso e anarchico di Teobaldo Cappellano in un pomeriggio senese, sorrido pensando che Bartolo Mascarello avrebbe gioito di un’Italia finalmente deberlusconizzata e ricordo sottovoce quella preghiera che mi hanno insegnato da piccolo e che faceva all’incirca “… dacci oggi il nostro Monfortino quotidiano, ora e sempre, nei secoli dei secoli, amen….”.

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07/02/2012

Prato: Achille Bonito Oliva

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Firenze: James Stuckling

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29/01/2012

Lucca: Città della Musica: tradizione ed innovazione

 

Comune e Provincia di Lucca uniscono le forze per portare Lucca alla candidatura di“Città della Musica” nella rete delle città creative Unesco. A sottoscrivere un preciso protocollo di intesa il sindaco Mauro Favilla e il presidente della ProvinciaStefano Baccelli che hanno sostenuto la proposta arrivata dal Lions Club Lucca Host.

Insieme alle massime istituzioni musicali del territorio e in collaborazione con il mondo delle Associazione musicali, con questo atto ufficiale è iniziato l’iter per tale riconoscimento, presentato al Real Collegio nel corso del talk show condotto dal giornalista Paolo Jorio, sul tema “Lucca città della Musica: tradizione ed innovazione”, alla presenza dell’alto funzionario Unesco proveniente da Parigi Lola Poggi Goujon, della presidente della Federazione Europea Maria Paola Azzario Chiesa, della presidente Federazione Nazionale e Membro Consiglio Esecutivo Mondiale Maria Luisa Stringa, del sindaco di Lucca Mauro Favilla, del presidente della Provincia Stefano Baccelli, con i maestri Carlo ColombaraLuporini e Handt, la prof.ssa Biagi Ravenni, il direttore dell’Istituto Musicale Boccherini Giampaolo Mazzoli e i rappresentanti delle Fondazioni Bancarie.

La rassegna dedicata all’evento, al Real Collegio (ingresso gratuito) chiude domenica 29quando alle ore 11 la Fanfara dei Bersaglieri animerà le vie della città attraversando quelli che sono “I luoghi della musica” nella nostra città, con le esibizioni delle Associazioni Musicali partecipanti alla rassegna.

Alle 16 invece sarà la volta delle Scuole Musicali cittadine a dar prova musicale di sé.

loschermo

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17/01/2012

Firenze: Aldo Cursano




Pugno di ferro del Governo Monti che vuole attuare con un tempo da record quello che tutti chiamano ormai le liberalizzazioni. E se da un lato si spinge per accelerare i tempi, con un decreto legge da attuare entro il 20 gennaio, dall'altro lato le "corporazioni" e le associazioni sono pronte a respingere le medesime facendo serrate, proteste e manifestazioni in piazza. E in questo contesto c'è la liberalizzazione degli orari del commercio che, eredità del governo Berlusconi, ha creato grandi allarmi e polemiche fra gli operatori del settore. 

Aldo Cursano (nella foto), presidente di Fipe Toscana e vicepresidente vicario nazionale Fipe (la Federazione italiana pubblici esercizi della Confcommercio), ha decios di scendere in campo per rappresentare con forza tutte le difficoltà di un settore che, già colpito dalla crisi, rischia ora di vedere saltare tutti i suoi conti. Cursano, in una diichiarazione a Italia a Tavola, parte esprimendo proprio la preoccupazione che la liberalizzazione degli orari metterà ancora di più in ginocchio il mondo della ristorazione e il sistema di imprese commerciale in generale, favorendo ancora una volta i grandi colossi, ma distruggendo definitivamente i piccoli. Per Cursano «le nuove norme sulle liberalizzazioni deglio orari di fatto non considerano i territori e le esigenze del popolo e rischiano al tempo stesso di condizionare la tenuta di una nazione sull'orlo del precipizio. E mettere in serio pericolo imprenditori e consumatori stessi».  

«Non è mia intenzione entrare nella disputa politica in essere o nella lotta fra colossi della distribuzione - dice Cursano - ma visto che si sta giocando sulla nostra pelle, sul nostro lavoro e sul nostro futuro ritengo doveroso intervenire. La consapevolezza di sentirsi legati alla propria città, alla sua storia, alla sua gente, alla sua economia e alla sua cultura spinge taluno a sentirsi autorizzato ad approfondire tematiche che potrebbero condizionare il futuro e la tenuta del nostro Paese in una fase di cambiamenti epocali che stanno trovando il nostro Paese in una situazione di forte debolezza con la consapevolezza che non possiamo più permetterci di sbagliare.


Aldo CursanoNessuno mette in discussione il principio di liberalizzazione come possibilità e opportunità di accesso al settore ma questo deve avvenire all'interno di un quadro di riferimento cui è ruolo della politica dover garantire».

Chiamando direttamente in campo i politici, con cui ogni sindacato od organizzazione di categoria non può non dialogare per rappresentare al meglio gli interessi degli associati, Cursano parte da Firenze, la sua Città nonché simbolo delle "arti e dei mestieri", ricordando che «rinunciare o non poter svolgere questa funzione regolatrice rappresenterebbe una grave sconfitta della politica e metterebbe in discussione il ruolo e la funzione delle amministrazioni locali». Sapendo di rivolgersi a uno dei poltici italiani più "innovatori", il sindaco fiorentino Matteo Renzi, il presidente Cursano afferma che «non avere gli strumenti e la possibilità di governo e di regolazione dello sviluppo di un territorio, vuol dire perderne il controllo dello stesso in quanto tutto e tutti possono fare quello che vogliono (alcool a tutte le ore, rumore con impatti ambientali fuori controllo, dequalificazione professionale, banalizzazione dell'offerta, fast food e kebab in tutte le strade e piazze dei centri cittadini con la sicura chiusura dei locali storici ecc.)».

Una situazione che per Cursano metterebbe fra l'altro a rischio sia il consumatore, che perde ogni tipo di garanzia, sia lo stesso operatore che perde il quadro di riferimento come garanzia per fare impresa.
 «Fermo restando la possibilità di accesso al settore, le regole da sempre hanno rappresentato un punto di riferimento insostituibile per la tutela e salvaguardia del piccolo rispetto allo strapotere dei grandi».


Questa è stata del resto una conquista della società civile che ha consentito fino ad oggi a città come Firenze di conservare una forte identità e unicità del nostro modello anche perché rappresenta, prosegue il vicepresidente vicario della Fipe, «un legame forte con il suo territorio inteso non solo come spazio fisico ma come grande contenitore di valori, da quelli della cultura, delle tradizioni e della storia a quelli ambientali e della sicurezza a quelli dell'esperienza e del sapere a quelli dei sapori e della propria cultura gastronomica. Le nostre imprese sono espressioni culturali del nostro territorio, ne sono la testimonianza viva della sua storia e sono i luoghi della socialità e della convivialità che hanno da sempre rappresentato uno stile di vita unico al mondo, il nostro, quello italiano. Salvaguardare questi punti di forza vuol dire avere un futuro e salvaguardare noi stessi e mantenere la forte identità che ci ha resi unici nell'immaginario collettivo».


Non è liberalizzando che si risolvono i problemi, sintetizza Aldo Maria Cusano, «e non è creando un far west che si distoglie l'attenzione dei problemi reali degli italiani, né si può pensare ai cittadini come soli consumatori sperando che con ciò si sviluppa l'economia del Paese. Va invece rivalutata l'economia reale e il lavoro che sono espressioni del sistema di imprese… e non di chi specula e trae vantaggi dal lavoro degli altri».
 




Occorre invece rimettere al centro dei valori di riferimento intorno ai quali ricostruire una società. E questi processi vanno governati e non liberalizzati. Diversamente si fa solo il gioco dei poteri forti quando invece l'interesse prioritario nazionale in questo particolare momento di crisi e recessione dovrebbe essere quello di difendere la sua base produttiva e mettere le nostre imprese nelle condizioni di competere e continuare a restare sul mercato come fanno negli altri stati. 

Per capire la difficile situazione Cursano invita a osservare alcuni numeri sulla dimensione della crisi: «in Italia nel 2011 sono cessate oltre 100mila attività commerciali, con quasi 300 aziende che al giorno spengono le luci. In Toscana sono quasi 8mila le attività commerciali che hanno chiuso, quindi circa 20 aziende al giorno che "abbassano il bandone".
 In questo scenario, dobbiamo ricordare che le imprese e i servizi ad oggi rappresentano il 58% del Pil e il 53% dell'occupazione. 
Ma andiamo avanti: la pressione fiscale è arrivata al 45%, sono aumentati i costi di esercizio oltre i mali che affliggono le famiglie e i consumi che dimostrano che siamo già in recessione».


Per questo secondo Cursano il Paese deve stare vicino alle sue imprese che sono in prima linea in questa crisi, perché senza un sistema produttivo e dei servizi forte, il declino diventa una realtà, è come un piano inclinato dove si sta scivolando.
 Le imprese stanno ancora pagando i costi degli eccessi e degli squilibri della finanza (per mancanza di regole e controlli a garanzia del cittadino e consumatore) e non vuole pagare anche gli eccessi e gli squilibri della non politica (oppure della politica)!


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12/01/2012

Siena: Fabrizio Viola

...è il nuovo direttore generale del Monte de' Paschi 

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08/01/2012

Lucca: Giuseppe Stolfi

 

BRUNELLA MENCHINI per loschermo

Sarà l’architetto Giuseppe Stolfi il nuovo direttore della Soprintendenza di Lucca.

Stolfi, milanese, è già soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Calabria (per le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone) ed assumerà il nuovo incarico ad interim per le provincie di Lucca e Massa e Carrara.

Per la nostra Soprintendenza si tratta del settimo incarico ad interim in sette anni, come sottolinea anche Italia Nostra in una nota: “un'altra 'soluzione' tampone e a termine” - dichiarano - “Dopo il quadri-cipite Agostino Bureca (che si divideva tra la sua casa di Roma e le sedi di Arezzo, Pisa-Livorno e Lucca-Massa Carrara), abbiamo ora il tri-cipite Stolfi (che si dividerà tra la sua casa di Milano e la sede di Cosenza-Catanzaro-Crotone e quella di Lucca-Massa Carrara) spaziando così per l'intero territorio italiano”.

“Crediamo – concludono dall’associazione - che la prima cosa da augurare sia la seguente: Buoni viaggi, soprintendente!"

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02/01/2012

Montecatini Terme (PT): Fabrizio Frizzi

 
 
 

Sarà ancora Fabrizio Frizzi a condurre Miss Italia, il concorso di bellezza curato da Patrizia Mirigliani e in programma a settembre a Montecatini Terme, in onda come sempre su Raiuno. Per il secondo anno consecutivo così la Rai  conferma il cerimoniere e la sede, dopo che l’edizione scorsa non brillò particolarmente per ascolti, nonostante un dignitoso 26% raggiunto in finale.

E c’è già la prima pretendente Miss.

Si chiama Ludovica Barba, ed è stata eletta la Prima Miss dell’anno nel corso della trasmissione del 31 dicembre L’Anno che verrà. Per questo motivo la 21enne romana ha diritto ad accedere direttamente alle finali di Miss Italia 2012.

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23/12/2011

Prato: Gianni Cenni

....assessore all'urbanistica

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20/12/2011

Pisa: Pierfrancesco Pacini

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19/12/2011

Siena: Salvatore De Lio

salvatore_delio

...direttore dell'Enoteca Nazionale

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09/12/2011

Chianciani Terme (SI): Una squadra per rilanciare il sito termale

taskforcechianciano450

Da sinistra: Paolo Bongini direttore turismo e Commercio Regione Toscana, Mario Del Secco vice segretario Camera Commercio di Siena, Gabriella Ferranti sindaco Comune di Chianciano Terme, Marco Macchietti assessore Provincia di Siena coordinamento delle politiche per Chianciano

 

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04/12/2011

Prato: Marco Bazzini

 

Marco Bazzini ed Elisabetta Dimundo sono stati confermati nei ruoli, rispettivamente, di direttore artistico e direttore aministrativo del Museo Pecci.
Lo ha deliberato il consiglio di amministrazione dell’ente culturale presieduto da Valdemaro Beccaglia. 
 
notiziedipraato

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03/12/2011

Pistoia. Samuele Bertinelli

Per Pistoia

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Pistoia. Samuele Bertinelli

Per Pistoia

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Pistoia. Samuele Bertinelli

Per Pistoia

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02/12/2011

Lucca: Julian Kovatchev

 


Il Teatro del Giglio ha un nuovo direttore artistico Julian Kovatchev per il biennio 2012-2013. La decisione è stata presa oggi dal nuovo CdA del Teatro presieduto da Massimiliano Volpi. Mariano Anagni è stato invece accordato un incarico per seguire la stagione di prosa 2012. Il maestro Kovatchev é stato avviato allo studio del violino dal padre e all’età di cinque anni ha tenuto il suo primo concerto in pubblico. Dopo i suoi primi studi a Sofia, si è trasferito in Germania nelle vicinanze di Salisburgo, dove ha studiato con Franz Samohyl al Mozarteum. Vinta una borsa di studio messa in palio dalla Karajan-Stiftung, si e’ trasferito a Berlino, studiando direzione d’orchestra con Herbert Ahlendorf e successivamente con Herbert von Karajan. Ulteriore fondamentale esperienza quella nelle file dei Berliner Philharmoniker, dietro ai violini di “spalla” leggendari come M.Schwalbé, T.Brandis e L.Spierei. 

E’ stato premiato da Karajan nell’ultima edizione del prestigioso concorso da lui organizzato e soprinteso nel 1984. L’anno successivo ha debuttato in Italia al Teatro Verdi di Trieste con Jenufa di Janàcek, diventando ospite regolare dei maggiori enti lirici italiani: Teatro alla Scala e San Carlo, Opera di Roma e Fenice di Venezia, Massimo di Palermo e Comunale di Bologna, Carlo Felice di Genova e Comunale di Cagliari. 

Ha inaugurato con vivo consenso di pubblico e critica il Ravenna Festival con I Capuleti e Montecchi di Vincenzo Bellini.  Tra le Orchestre italiane e’ spesso ospite dell’Orchestra sinfonica dell’Emilia Romagna “Arturo Toscanini” di Parma, dell’Orchestra Nazionale della Rai di Torino, dell’Orchestra sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”; mentre all’estero ha diretto l’Orchestra della Radio di Colonia, l’Orchestra della Suisse Romande di Ginevra, l’Orchestra Sinfonica della Radio di Praga e la KBS di Seul. E’ stato per diversi anni il direttore principale della Sophia Philharmonic Orchestra. 

Parallelamente Julian Kovatchev ha una grande attività sinfonica: concerti a Trieste, Bologna, Verona, al San Carlo di Napoli, al Carlo Felice di Genova, a Zagabria, con l’Orchestra Sinfonica Siciliana, con la Sinfonica di Roma, con l’Orchestra Toscanini di Parma e a Seoul con la prestigiosissima KBS. E’ stato inoltre invitato al prestigioso Tuscan Sun Festival di Cortona con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e di recente ha diretto l’Orchestra Regionale della Toscana in una serie di concerti. Recentemente è stato nominato nuovo Principale Direttore Ospite al Teatro Verdi di Trieste.

loschermo

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30/11/2011

Lucca: Maido Giovacchini Castiglioni



Il dottor Maido Giovacchini Castiglioni è il nuovo consigliere d’amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio. Nominato all’unanimità dall’Organo di indirizzo, il dottor Castiglioni, già componente di quest’ultimo Organo, subentra al professor Romano Silva, scomparso il 20 ottobre scorso.

Nato a Lucca 66 anni fa, Castiglioni dal 1998 è direttore della Medicina generale IV dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa. Specializzato in Medicina Interna e Medicina Nucleare, è autore di numerose pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali.

loschermo

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27/11/2011

Arezzo: Giuseppe Mussari




Giuseppe Mussari

Giuseppe Mussari

Lunedì sarà ad Arezzo il presidente “di tutte le banche italiane” insieme al presidente del più importante istituto di credito del territorio. 

Giuseppe Mussari, alla guida dell’Associazione Bancaria Italiana nonché della banca Monte dei Paschi di Siena, sarà infatti protagonista insieme a Giuseppe Fornasari del convegno “Diamo credito al futuro! Per un nuovo rapporto tra banche ed imprese”, che si aprirà alle ore 15 presso la sede di Arezzo Fiere e Congressi in via Spallanzani 23.

I due big del credito si confronteranno sul palco con le rappresentanze delle imprese: il direttore nazionale di Confcommercio Francesco Rivolta, i presidenti regionale e provinciale dell’associazione di categoria Stefano Bottai e Benito Butali, infine il presidente della Camera di Commercio di Arezzo Giovanni Tricca. 

Il dibattito, moderato dal direttore dell’Ascom aretina Franco Marinoni, amministratore delegato di Centro Fidi, con la collaborazione dela vice presidente nazionale degli “under 40” di Confcommercio Simona Petrozzi, intende esplorare nel dettaglio i motivi per cui oggi accedere al credito è diventato sempre più difficile per le imprese, provando a trovare soluzioni che aiutino ad uscire dall’impasse riaprendo un dialogo più serrato fra imprenditoria e istituti bancari. 

L’iniziativa, aperta al pubblico, è organizzata dalla Confcommercio di Arezzo in collaborazione con il Gruppo Giovani del Terziario della Toscana con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico ed il contributo di Banca Etruria.

 

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21/11/2011

Firenze: Jacopo Mazzei

Jacopo Mazzei è il nuovo presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. 
Jacopo Mazzei, 57 anni, fiorentino, laureato in scienze agrarie, discende da una famiglia che ha dato un contributo rilevante alla storia della città di Firenze fin dai tempi in cui l’antenato Ser Lapo Mazzei, nel XIV secolo, fu Notaio della Signoria, Ambasciatore, Proconsolo dell’Arte dei Giudici e viticoltore, attività che la famiglia Mazzei svolge ancor oggi con successo.
Dal 2004 è Consigliere dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze

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14/11/2011

Pisa: Fausto Ferruzza

Un architetto del paesaggio è da oggi alla guida di Legambiente Toscana: in occasione del IX Congresso Regionale, tenutosi sabato 12 e domenica 13 a Pisa, è stato eletto come presidente Fausto Ferruzza, 42enne siciliano di origine, ma fiorentino di adozione. Ferruzza, precedentemente direttore regionale di Legambiente, prende il posto di Piero Baronti, dal 1999 presidente e dal 1994 segreterio regionale. La carica di direttore passa a Franco Di Martino, in precedenza dirigente del circolo di Prato dell'associazione ambientalista.

 

«Legambiente Toscana continua nella tradizione comunitaria, coesa, fortemente propositiva che l'ha sempre caratterizzata. – dichiara Fausto Ferruzza neo-presidente del Comitato Regionale Toscano – Le 4 principali linee d'azione saranno: arrestare ogni ulteriore consumo di suolo, al fine di prevenire il dissesto idrogeologico del territorio e tutelare il paesaggio. Declinare con buonsenso la rivoluzione energetica in corso nel mondo, anche in Toscana. Promuovere il rilancio della dimensione produttiva, sia manufatturiera che agricola,nel rispetto della sostenibilità. Promuovere partecipazione e socialità sia all'interno che all'esterno della nostra associazione ».  conclude Ferruzza.

 

«Il primo obiettivo – spiega il nuovo direttore di Legambiente Toscana Franco di Martino – sarà quello di aumentare la collaborazione tra i vari circoli della regione. La Toscana è la terra dei campanili: è nostra intenzione migliorare la coesione tra tutti gli attori del territorio e in primo luogo all'interno della nostra associazione».

 

Nei due giorni di congresso dell'associazione ambientalista i temi portanti oggetto di discussione sono stati lo stop al consumo di suolo (in particolare nelle aree a rischio idrogeologico), il sostegno a politiche e progetti per la mobilità sostenibile, oltre alle questioni inerenti l'affermazione delle nuove energie e all'implementazione di politiche più evolute per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti.

 

 

 

 

 

 

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13/11/2011

Lucca: Cristina Galeotti

 

 E’ ufficiale: Cristina Galeotti ha ricevuto oggi la nomia a presidente di Assindustria di Lucca. Prima donna ad assumere la carica, la Galeotti, che andrà a prendere il posto di Andrea Guidi, presidente uscente, è stata eletta all’unanimità dall’Assemblea degli industriali che si è svolta ieri 12 novembre a Palazzo Bernardini ed alla quale sono intervenuti anche la Presidente di Confindustria Toscana Antonella Mansi e Paolo Culicchi  presidente di Assocarta e del Consorzio Gas Intensive.

La nuova presidente nel suo intervento, ha evidenziato in primo luogo le necessità per l’Associazione di Lucca di essere sempre più “sindacato di imprese”, individuando le esigenze e i problemi delle aziende, per interloquire con forza con le Istituzioni, alla ricerca di soluzioni concrete; e ha rimarcato la “centralità del manifatturiero”, pur volendo perseguire un corretto rapporto di collaborazione tra le imprese di produzione di beni e quelle di servizi.

Ha messo, inoltre, l’accento sull’importanza di fare rete per aiutare la competitività e lo sviluppo del territorio ed attrarre nuovi investimenti; continuando ad attivarsi per promuovere la cultura della ricerca e dell’innovazione nel proprio tessuto imprenditoriale, soprattutto nei giovani imprenditori favorendo il collegamento fra imprese, Scuole di eccellenza, come I.M.T., Università, centri di ricerche/innovazione, Lucense e il nascente Polo Tecnologico Lucchese.

Infine si è posta come obiettivo quello di aiutare le imprese, soprattutto di piccole dimensioni ad aver accesso ai finanziamenti per lo sviluppo delle attività produttive.

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La nuova squadra sarà composta da quattro Vice Presidenti a cui intende delegare le seguenti aree di competenza: Formazione e Cultura d’Impresa, Ambiente ed Energia, Responsabilità Sociale d’Impresa ed Internazionalizzazione, e da Consiglieri Incaricati a cui delegare il presidio di altre tematiche rilevanti e critiche nella gestione d’impresa (relazioni industriali, marketing associativo, comunicazione e servizi, infrastrutture e territorio, crescita e reti d’impresa, ecc.). Mentre, se necessario, ricorrerà ad investire componenti della squadra, o altri colleghi che non ne facciano parte, di occuparsi di eventuali progetti speciali.

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Cristina Galeotti, sposata con due figlie, è laureata in Economia e Commercio, ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista e conseguito anche il dottorato di ricerca in economia aziendale ed esercitato attività di ricerca e di docenza nell’ambito disciplinare di economia degli intermediari finanziari, all’Università di Pisa. Attualmente è componente del C.d.A. della Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno.

loschermo

 

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12/11/2011

Prato: 98 anni per la Banca Area Pratese

Domenica 6 novembre la Banca Area Pratese Credito Cooperativo ha celebrato il suo 98° anniversario e si appresta ormai a festeggiare il centenario: costituita nel 1913 come Cassa Rurale di Depositi e Prestiti di Carmignano, nel corso degli anni ha incrementato sempre più la sua presenza e influenza nel territorio per cui attualmente conta sette filiali, 65 dipendenti e 1800 soci.

La Banca Area Pratese Credito Cooperativo rappresenta ormai una realtà consolidata e trainante del territorio, tanto da essere oggi l’unico Istituto di Credito con sede centrale nella Provincia di Prato. La Banca Area Pratese ha festeggiato il suo importante e significativo anniversario insediandosilo scorso 24 settembre anche nel centro di Prato con l’apertura di una filiale in via Valentini.

Nei suoi primi mesi di attività, la nuova filiale ha già registrato rilevanti segnali di attenzione e molto interesse da parte della città. In concomitanza dell’inaugurazione dell’agenzia di via Valentini è stata anche ospitata una mostra temporanea, tuttora visitabile, di Vania Paolieri, pittrice di Carmignano. La mostra è visitabile gratuitamente fino ad aprile 2012 negli orari di apertura della filiale di via Valentini 3 della Banca Area Pratese, dalle ore 8:30 alle 13:30 e dalle 14:45 alle 15:45.

Nella  foto © youandnews : (da sinistra) Il presidente del Credito Cooperativo, Lamberto Albuzzani, ed il direttore generale Stefano Solenni

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08/11/2011

La Rufina (FI): Sandro Sartor


Sandro Sartor (nella foto), torinese, 47 anni, è il nuovo amministratore delegato della azienda vinicola toscana Ruffino. L’ingresso di Sandro Sartor rappresenta la prima e importantissima novità di Ruffino dopo l’acquisizione da parte della multinazionale americana Constellation Brands.

Sandro  Sartor vanta una lunga e significativa esperienza nella multinazionale Diageo - leader al mondo nel settore delle bevande alcoliche - che lo ha portato ad assumere posizioni di crescente responsabilità in Italia e all'estero fino ad essere nominato amministratore delegato e direttore generale di Diageo Italia, ruolo che ha coperto con successo negli ultimi sei anni prima di approdare in Ruffino.

L’arrivo di Sartor, uomo dalla grande capacità direzionale e motivazionale, con un significativo retroterra maturato in contesti internazionali e nazionali, complessi e competitivi - caratteristiche che lo hanno reso la figura ideale per il nuovo corso di Ruffino - testimonia la volontà di Constellation Brands di investire nel suo nuovo marchio, l’unico italiano, anche attraverso le più qualificate risorse umane.  

Ruffino si avvia così a vivere questa nuova pagina della sua lunga storia con i talenti migliori per continuare nel suo cammino di crescita nei mercati internazionali. Da oltre un secolo i vini Ruffino rappresentano la Toscana nelle tavole di tutto il mondo e costituiscono un consolidato sigillo di qualità italiana universalmente conosciuto e apprezzato: a Sartor e al suo gruppo di lavoro in Italia, lo stimolante compito di condurre Ruffino e i suoi vini in una nuova stagione di successi, attraverso il consolidamento delle storiche aree di eccellenza di Ruffino e la valorizzazione del potenziale di crescita dei nuovi mercati.

italiaatavola

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01/11/2011

Livorno: Angelo Roma

 

 

Continuità operativa e garanzie su Toremar. Vincenzo Onorato, presidente della compagnia Moby, ospite il 31 ottobre al Propeller Club, ha annunciato tre importanti novità che riguardano la Toscana Regionale Marittima (Toremar).

La prima è che il presidente della nuova società sarà l'attuale amministratore unico Angelo Roma. Terminate le procedure di passaggio della società a Moby entro fine anno, Roma assumerà dunque un ruolo di garanzia, in un consiglio di amministrazione dove dovrebbe sedere un solo componente della famiglia dell'armatore napoletano e diversi rappresentanti elbani.

quilivorno

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28/10/2011

Prato: Giorgio Silli

........poliglotta, è stato nominato consigliere personale dedl ministro Galan

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