21/01/2012

Vireggio (LU): Pasquale Capraro

 

Una mostra fotografica che diventa percorso di vita. Questo pomeriggio, alle 17, al nuovo Caffè Viareggio in via Maroncelli (angolo via Giulio Cesare), la casa editrice Edizioni Cinquemarzo presenta “Il bacio della sirena” il secondo romanzo di Pasquale Capraro.
 
 
 
La trama è quasi cinematografica e, comunque, invita il lettore ad un coinvolgimento ‘visivo’ della trama, come pennellate che piano piano vengono fissate sulla tela: protagonista è Danilo, un appassionato della macchina fotografica che inaugura una mostra con i propri scatti.
 

 
Una ragazza sconosciuta si sofferma su ogni immagine chiedendo spiagazioni, sensazioni ed emozioni; Danilo si lascia trasportare dai ricordi e racconta la propria storia, fotogramma per fotogramma, senza chiedersi il perchè di tanto interesse. Parla di Simona, il suo sogno d’amore e del suo struggente ricordo fino a quando la sconosciuta non si rivela come personaggio chiave di questo giallo sentimentale che ammalia ed emoziona accompagnando il lettore a visitare quelle foto che sembrano scattate dal destino.
 

 
Seguirà cocktail. Ingresso libero.
 

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16/01/2012

Lucca: La morte del fiume

 

NAZARENO GIUSTI per loschermo


“Anche un fiume può morire”. Se ne accorge Stefano Calzolari nel vedere il suo fiume, ilSerchio, dopo trent'anni. Da tre decenni manca dalla sua città, Lucca. Il suo ritorno non è voluto o dettato dalla nostalgia, ma casuale: un incarico conferitogli dal suo ufficio, una ispezione come tante altre, in altri luoghi. Pensa, per questo, di poter affrontare la situazione con animo predisposto, pensa di poterla padroneggiare. Ma non sarà così.

Si accorgerà della propria vulnerabilità di fronte all’irrevocabilità dei luoghi, come una sensazione inattesa: “un formicolare di assolate felicità lontane”, i felici ricordi della giovinezza trascorsa sulle rive del Fiume testimone di giochi e divertimenti. Il fiume, simbolo dell'eternità, ora però è irriconoscibile, agonizzante: un liquido opaco, marrone scuro di “viscidezza velenosa”. Alla vista di questa mutazione Stefano non può fare a meno di pensare al tempo, al suo passare rapinoso che travolge aspettative e ideali, interrogandosi sul perché si è destinati “a vederlo disfare come il volto di una fanciulla morta”?

Si apre così “La morte del fiume” di Gugliemo Petroni, pubblicato per la prima volta nel 1974 e vincitore, sempre in quell'anno, del premio Strega. Ripubblicato nel novembre appena passato in occasione del centenario della nascita,  su iniziativa dell'Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti, da Maria Pacini Fazinella collana "Grandi narratori lucchesi" diretta da Paolo Vannelli che ha curato l'interessante introduzione. Una scelta non casuale quella di stampare il volume di Petroni  che parla di Lucca e del Serchio, ma anche- come scrive nella sua presentazione Raffaello Nardi, presidente dell'Accademia- degli uomini"protagonisti del contesto sociale, politico ed economico che nel tempo generarrono anche le trasformazioni ambientali del territorio urbano e la morte del fiume".

Un romanzo sul ritorno, una rivisitazione non indotta dalla nostalgia quanto da una volontà di investigare, nel tempo e nello spazio, soprattutto– come dice Vannelli-“scavare dentro se stessi per conoscersi , perchè solo da lì può aprirsi la strada verso gli altri”.

Avvicinandosi a Lucca, Stefano Calzolari, il primo dei due a comparire in scena, non riesce più a “pensare con ordine”, è perturbato da sentimenti di “fastidio” e di“attesa”, ciò che vedeva non somigliava a niente di quanto aveva fatto da sfondo al memoriale della propria adolescenza.
Con il passato tornano alla mente tanti personaggi, tante microstorie che Petroni, con poche pennellate, ci dipinge in maniera indimenticabile.

Come il Baccelli, “l'uomo che accende i lampioni” e con il suo gesto  che lui credeva eterno, “annunciava l'ora della cena, l'ora silenziosa, l'ora del ritorno degli uomini dal lavoro, o dall'osteria”.

Ma La Morte del fiume è anche un romanzo di formazione, anzi  due i romanzi di formazione, perché due sono i protagonisti: (il già citato) Stefano e Sante Martelli “con le loro storie che procedono parallele, evidenziano l’una a confronto con l’altra il loro significato, ma evidenziano pure quanto di simile nella diversità c’è nel destino degli uomini”.

Tornato a Roma dal viaggio Stefano, infatti, incontra Sante che dei due sembra il più disilluso e il più restio al ritorno: “quello che andiamo cercando noi non c’è più, anzi forse quello che cerchiamo e che crediamo che sia il nostro passato non è mai esistito, è differente, noi cerchiamo ciò che vorremmo, ma la realtà è che anche un fiume può essere morto”.

Nonostante tutto, Stefano, riesce a convincerlo a tornare a Lucca. “C’è chi – afferma Sante-torna nei luoghi della gioventù, dell’infanzia e non riesce più a trovare nulla: gente che potrebbe anche non essere esistita. C’è chi cerca ciò che non è mai esistito, perché ha detto di sé, a se stesso, cose non vere. C’è chi ha tramutato la propria realtà passata in un mito e, se lo ricerca, si perde.”

Sarà un esperienza forte, un conto con il passato, quasi  una catarsi. “Se abbiamo strappato a questi luoghi quello che di noi si erano trattenuti, ora finalmente ce ne siamo liberati” riflette Stefano alla fine del romanzo, e ancora: “il mondo si allarga intorno a noi quanto più si resta fedeli alle origini, se uno perde l’immagine della propria origine perde se stesso, finisce per nutrirsi di parvenze”.

Scrive, a proposito, Moreno Montanari in “La filosofia come cura”: “Noi siamo l’esito di quanto abbiamo vissuto, siamo ciò che ci è accaduto e il modo in cui lo abbiamo elaborato. Il nostro presente comprende tutto il nostro passato e ogni volta che diciamo di sì ad un solo istante della nostra vita la riaffermiamo nella sua interezza. La capacità di accettare l’irreversibilità del tempo che passa, ma non sparisce, può dare vita ad un nuovo inizio che dà slancio al futuro proprio in quanto sa redimere il passato”.

Già, e le parole di Montanari sembrano spiegare il lucido concetto di Sante: “Gli uomini temono il proprio avvenire, ma è del passato che debbono aver paura. Se non lo sanno ritrovare in tutta la sua realtà, non trovano se stessi, ed il loro avvenire è l’incognito”.

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18/12/2011

Lucca: Vanni Santoni

 

La copertina

LUCA FRANCESCHINI per loschermo

Ritorna Vanni Santoni, che dopo aver esordito con l’ormai introvabile Personaggi Precari ed essersi rivelato al grande pubblico con l’apprezzato Gli interessi in comune (Feltrinelli) ci presenta adesso nella collana Contromano (editori Laterza) un libro che a colpo d’occhio sembra piccolo e magro ma contiene dentro di se un coro contenente tante voci, un affresco quando cinico quando astratto, sicuramente sentito e sempre sincero della città di Firenze.   

Dopo i ragazzi che furoreggiavano in lungo e largo per la Toscana questa volta come appunto si evince dal titolo la vera protagonista è proprio la “hulla del Rinascimento”, lei nella sua essenza, nell’essere una e unica, un tutt’uno con i suoi abitanti, con la sua facoltà di entrare sottopelle a chiunque ci passi un po’ di tempo, anche pochi giorni, di rimanere dentro, di sembrare proprietà unica di ognuno.

Chiunque abbia visitato Firenze, chiunque abbia amici che lì abitano, hanno abitato, hanno studiato, o lavorato, sicuramente non stenteranno a ritrovare storie, vite, facce, situazioni ben presenti , se non vissute sicuramente sentite raccontare, intercettate in qualche modo.

E’ la Firenze mitica che gli studenti abbracciano, è la Firenze di cui è difficile avere un colpo d’occhio universale, sperimentare tutto, ma di cui tutto fa parte, di cui si ha impressione che per quanto ci si impegni non ci si farà a possederla completamente,  lei sarà sempre lì imponente a dirti che lei è ancora più grande.   

E’ un insieme di flussi interiori, di dialoghi che ognuno dal suo profondo fa con la SUA Firenze, con il suo essere Fiorentino, che sia per la vita che sia solo in quell’attimo. E’ un libro di tante storie e di nessuna storia, di tante vite che fanno la vita della città, di tutte quelle idee che fanno l’idea di Firenze, di vittorie e di sconfitte, anche se forse non c’è nessuna partita, di certo c’è un immenso campo da gioco.

Malinconie, frustrazioni, sogni infranti, invidie, amori, chi arriva, chi parte, chi ritorna, chi è artista, chi ci prova, chi ritenta, chi passeggia, chi cammina, chi s’arrabbia, chi tifa la Viola e chi solo la “figa”, chi gira in centro e chi in periferia, chi beve vino, chi mangia lampredotto, chi va alle feste, chi ci capita, chi le organizza, chi lavora, chi studia, chi non fa nulla, chi pensa, chi parla, chi urla. Chi si accende, chi brucia, chi arde.

Firenze è un grande e sterminato film, scenografie uniche e milioni di attori. A te tocca una parte, protagonista o comparsa è da vedere, nel grande spettacolo perennemente in scena.

Se fossi fuoco, arderei Firenze è un piccolo grande libro, è un po' uno spezzone della sceneggiatura di questo film, e al tempo stesso un pezzo di resoconto. E' breve e scorrevole, ma consiglio di centellinarlo, per gustarsi ogni riga, ogni strada, ogni piazza, ogni personaggio. Per Vanni Santoni un ulteriore ottimo tasselo dopo le già convincenti opere precedenti.

Se fossi fuoco, arderei Firenze

Vanni Santoni

Laterza, Contromano 2011

loschermo

€ 10,00

Pagine 147

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15/12/2011

Firenze: Fiabe di tutti e di ciascuno

Invito alla presentazione del libro 'Fiabe di tutti e di ciascuno'

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14/12/2011

Monsummano Terme (PT): Marina Casciani/Alessandra Santandrea

Evento “unico” il prossimo appuntamento di “Monsummano…Incontri culturali”, organizzato dal Comune di Monsummano Terme Assessorato alla Cultura  con la Biblioteca Comunale.

Viene infatti presentato un libro del tutto particolare e, con le autrici, il suo protagonista: Lulù, un cucciolo meticcio incrocio fra papà Labrador e mamma pastore tedesco.

“La sedia di Lulù”, questo il titolo del libro scritto a quattro mani dalla monsummanese doc Marina Casciani (coofondatrice dell’Associazione ChiaraMilla che opera in attività e terapie assistite dai cani) e Alessandra Santandrea, paraplegica dal 2002 per un incidente stradale

Il racconto è la rinascita dopo questa tragedia, un cammino nuovo dove la sofferenza è alleviata e accompagnata dal bene di tanti, dai familiari agli operatori delle strutture sanitarie, dove emergono  risorse interiori ed esteriori impensate, fino a Lulù, un cane da supporto, fedele e inseparabile.

Trascinata da Lulù, Alessandra intreccia relazioni, supera ostacoli e barriere, paure e solitudine, silenzi e pregiudizi. non cerca compassione, ma con coraggio e voglia di lottare inizia una nuova vita con l’arrivo proprio di Lulù che, opportunamente addestrata in un centro specializzato, diventa sua inseparabile compagna, nella vita quotidiana come in tante gare di obedience: oggi, infatti, Alessandra è la prima ragazza disabile in Italia a svolgere gare di obedience a livello agonistico in classe II.

Un libro tenero e forte, intimo e istruttivo,decisamente coinvolgente come sa esserlo la vita intensamente vissuta nel legame prezioso e straordinario tra un cane e la sua padrona disabile., così che un “destino che aveva in serbo il più grande dolore” conduce anche alla “gioia più grande”, scoprendo che è possibile trovare quanto di più positivo può esserci in un dramma.

Presente il Sindaco Rinaldo Vanni, introdotte dall’Assessore alla Cultura Barbara Dalla Salda, le autrici spiegheranno genesi e intento del libro, mentre Lulù, alla fine, si esibirà in alcune dimostrazioni.Il tutto venerdì 16 ore 21 all’Oratorio S. Carlo

 

Info: Biblioteca Comunale Tel. 0572 959500

Castiglioncello (LI): Maria Chiara Lobbe

Venerdì 16 dicembre alle ore 17:15 presso la sala auditorium di Villa Celestina a Castiglioncello - (LI)
in collaborazione con il Comune di Rosignano Marittimo,

presentazione del volume " Il cassetto del mio cuore " di Maria Chiara Lobbe.

 
Intervengono l'autrice, Anna Mastromarino e Carlo Rotelli

info:
Unità Organizzativa Attività Culturali
tel.0586 724395 - 496
fax 0586 724286
sito web: www.comune.rosignano.livorno.it  

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Empoli (FI): Pubblica il tuo noir

noir

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13/12/2011

Lucca: Luis Sepùlveda

VIRGINIA TORRIANI per loschermo

Domani pomeriggio alle 18 presso la Chiesa di San Cristoforo incontro con un ospite d’eccezione. Lo scrittore e regista cileno Luis Sepúlveda, assieme alla sua traduttrice Ilide Carmignani, presenterà infatti al pubblico il suo nuovo libro “Ultime notizie dal Sud”. L'evento è stato organizzato e promosso dalla libreria lucchese Ubik in collaborazione con l'Apt - Provincia di Lucca.

Sepúlveda ha firmato diversi romanzi, tra i quali molti diventati dei veri e propri bestseller e capolavori della letteratura contemporanea. Ricordando solo quelli più noti “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, “Il mondo alla fine del mondo”, ”Diario di un killer sentimentale”, “Incontro d’amore in un paese di guerra”…

Ma ciò che fa di Sepúlveda un personaggio fondamentale del Novecento, oltre al suo contributo artistico, risiede nella sua stessa natura di uomo e nella vita che ha vissuto: protagonista politico, testimonianza di tutte le battaglie contro i regimi e le dittature che hanno flagellato l’America Latina, esempio di coerenza e fedeltà agli ideali democratici e di eguaglianza sociale.

Luis nacque infatti sotto un’emblematica stella: venne alla luce il 4 ottobre 1949 in una camera d'albergo di Ovalle, mentre i suoi genitori fuggivano a seguito di una denuncia per motivi politici, ripetendo un destino che già aveva segnato la vita dei nonni paterni, degli anarchici andalusi, che anni prima si erano rifugiati in America latina per la stessa ragione.

Ed è sotto lo stesso segno che si svolgerà gran parte dell’intensa vita di Luis.

Dopo un’infanzia vissuta a Valparaíso, in Cile, con il nonno paterno e con uno zio che gli trasmettono l’amore per i romanzi d’avventura, si manifesta in lui la vocazione letteraria, che darà vita ai primi racconti e poesie, scritti per il giornalino della scuola.

Appena quindicenne Luis si iscrive alla Gioventù comunista. Dopo due anni diviene redattore del quotidiano Clarìn, per passare poco tempo dopo alla radio.

Il primo vero riconoscimento letterario lo ottiene nel 1969 con il libro di racconti “Crònicas de Pedro Nadie”, che gli valse il Premio Casa se las Americas.

Luis si trasferisce poi in Russia, grazie a una borsa di studio per frequentare l’Università Lomonosov di Mosca. Ma il soggiorno non durerà che pochi mesi. Secondo la versione ufficiale venne infatti espulso per "atteggiamenti contrari alla morale proletaria", a causa dei contatti con alcuni dissidenti.  Un’altra teoria sostiene invece che il motivo dell’allontanamento forzato debba essere ricercato nella relazione che egli avrebbe intrattenuto con una professoressa, la moglie cioè del direttore dell’Istituto ricerche marxiste.

Dopo il ritorno in Cile abbandonò la casa paterna per contrasti con il padre e, al contempo, venne espulso anche dalla Gioventù comunista.

Luis si trasferisce quindi in Bolivia, dove per un periodo militò tra le linee dell’Ejército de Liberaciòn Nacional.

Dopo questa esperienza lo scrittore rientra in Cile e consegue il diploma di regista teatrale - continuando nel mentre a scrivere racconti -, quindi realizza diversi allestimenti teatrali e radiofonici, oltre a dedicarsi, in qualità di responsabile, al funzionamento di una cooperativa agricola.

Nello stesso periodo entra anche a far parte del partito socialista e della guardia personale  e della guardia personale del Presidente cileno Salvador Allende.

A seguito del colpo di stato militare di Augusto Pinochet, Luis Sepúlveda viene arrestato e torturato, restando in carcere per sette mesi. Solo grazie alle pressioni diAmnesty International viene scarcerato. Ma non per questa tragica esperienza viene meno alle sue ideologie e quindi ricomincia a fare teatro ispirato alle sue convinzioni politiche.

Il perdurare su certe posizioni gli costa un secondo arresto e una condanna all'ergastolo che, poi, sempre grazie all’intercessione dell’organizzazione multinazionale, viene commutata nella pena di otto anni d'esilio.

Nel 1977 Luis lascia il quindi il Cile per recarsi in Svezia, dove avrebbe dovuto insegnare lo spagnolo, ma al primo scalo, a Buenos Aires, scappa con l'intenzione di recarsi in Uruguay.

Molti dei suoi amici argentini e uruguani erano però in prigione o erano stati uccisi dai governi dittatoriali di quei paesi, perciò si diresse prima verso il Brasile, a San Paolo, e poi in Paraguay, paese che fu costretto di nuovo a lasciare per problemi con il regime locale.

Si stabilì infine a Quito, in Ecuador, ospite del suo amico Jorge Enrique Adoum.

Qui riprende a fare teatro e inizia a far parte di una spedizione dell'Unesco dedicata allo studio dell'impatto della civiltà sugli indios Shuar, con cui visse a stretto contatto per sette mesi. Grazie a questa esperienza lo scrittore arrivò a capire i motivi per i quali i principi del marxismo-leninismo che aveva studiato non erano applicabili all'America Latina, in quanto abitata per la maggior parte da popolazioni rurali dipendenti dall'ambiente naturale.

Nel 1979 raggiunse le Brigate Internazionali Simon Bolivar che stavano combattendo in Nicaragua. Dopo la vittoria nella rivoluzione iniziò a lavorare come giornalista e l'anno successivo si trasferì in Europa.

Si stabilì prima ad Amburgo, per assecondare la sua ammirazione nei confronti della letteratura tedesca, avendo imparato la lingua in carcere. Lì lavorò come giornalista facendo molti viaggi tra Sud America e Africa.

Nel 1982 venne in contatto con l'organizzazione ecologista Greenpeace e lavorò fino al 1987 come membro di equipaggio su una delle loro navi; successivamente agì come coordinatore tra i vari settori dell'organizzazione.

Dal 1996 Luis vive a Gijon, in Spagna.

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11/12/2011

Poggibonsi (SI): Anime nude

animenude

Castello di Valdottavo (LU): Castello 1908

 

NAZARENO GIUSTI per loschermo

 

Lo ammetto: mi sono avvicinato a “Castello 1908”, secondo volume edito dalla neonata Garfagnana Editrice, con un pizzico di pregiudizio.

Sono bastate le prime pagine, però, perchè ogni mio preconcetto svanisse, rapito dalla scrittura semplice ed efficace di Andreuccetti (da cui molti noti scrittori che affollano gli scaffali degli autogrill e i patinati premi letterari avrebbero molto da imparare) che racconta in un ponderoso libro di oltre 400 pagine (che si leggono in un soffio lasciandoci alla fine quella malinconia che si ha solo con certi libri) la storia di suo nonno, Roberto, appena sposato e con un figlio in arrivo, che vive insieme alla sua sposa con i genitori e i sette fratelli nel borgo di Castello- luogo fisico e metafora al tempo stesso- un gregge di case raggiungibili solo attraverso una mulattirera che sale da Valdottavo. A causa della miseria e dell'arroganza di un ricco proprietario, Roberto, decide di andare a cercare fortuna là, in America. Una scelta sofferta, ma necessaria per dare un futuro al suo bambino appena nato e a sua moglie Fulvia (coprotagonista del romanzo assieme al marito) che dovrà rimanere sola, ad accudire i vecchi e a rifiutare le provocazioni del ricco proprietario terriero.

Una storia di fatica. Ma “Castello 1908” non è un semplice romanzo, forse, il suo merito più grande è quello di essere un documento di un tempo ormai, irrimediabilmente, perduto. Una sorta di “come eravamo”. Una vivida “fotografia” sociale e storica di una zona- all'epoca, siamo agli inizi del Novecento- depressa e poverissima. In cui migliaia di persone trascorrevano una vita di fatica sempre con il morso della fame che certo non si placava con le povere cene a base- quasi sempre- di necci. La carne era una vera rarità. Le castagne come sappiamo ce n'erano in abbondanza tanto da garantire cibo per tutto l'anno ma con  la poca farina di grano che si produceva, ci si poteva permettere di fare il pane solo ogni quindici giorni. Un tempo in cui gli odori dovevano essere forti. Ci si lavava, per intero, una volta a settimana in un grande bagno di mastello. Alla sera si stava davanti al fuoco, poco tempo, per non consumare legna e poi si andava a dormire nel letto composto da un materasso di foglie di granturco. Le feste e il poco tempo libero si passavano all'aperto ad ascoltare i maggi e i bruscelli o all'osteria.

Andreuccetti, quando e perché ha deciso di raccontare la storia di Castello 1908?
"Ho scritto "Castello 1908" per mettere in risalto la vita difficile all'inizio del secolo scorso in una piccola frazione del mio paese alla quale sono particolarmente legato. Lì sono nati mio padre ed i miei nonni, che sono poi i protagonisti principali del romanzo. A questi ho aggiunto figure immaginarie frutto delle mia fantasia".

Il libro si svolge nell'arco di un anno, anno in cui il lavoro degli uomini era scandito dalle stagioni. ci può parlare - brevemente- di qual erano i lavori dall'inizio dell'anno sino alla fine che occupavano una famiglia come quella di roberto
"A gennaio, preparazione del carbone; a febbraio avveniva la raccolta delle olive, la potatura alberi da frutta e la semina delle patate; marzo era il periodo della potatura delle viti e dei castagni ad aprile venivano potati gli olivi; a maggio si teneva la semina del granturco e della canapa; a giugno la raccolta della frutta e segatura del fieno; luglio era dedicato alla segatura del grano; agosto alla raccolta della canapa e della frutta; settembre era il tempo della vendemmia e raccolta della frutta; ottobre veniva seminato il grano; a novembre avveniva l'importante raccolta delle castagne;  a dicembre iniziavano lavori alle carbonaie".

Si parla spesso, rivolti a quegli anni, di società patriarcale, come fa notare- nella sua prefazione- il professore Gabriele Matraia, invece la donna, in particolare la madre, aveva una funzione cardine...
"Il padre era il capo indiscusso della famiglia, ma la moglie aveva comunque il proprio spazio nell'accudire la casa e nell'educazione dei figli. Nel mio racconto la madre di Roberto aveva una maggiore autonomia perché era di venti anni più giovane del marito il quale si vedeva costretto a demandare a lei compiti importanti della vita quotidiana".

Nel suo libro mette in luce anche una parte poco conosciuta dell'emigrazione: sfruttatori, profittatori, burocrazia da parte di italiani verso altri italiani...
"I profittatori e li sfruttatori sono sempre esistiti. I tempi si ripetono; nell'emigrazione c'era un sottofondo di gente che si arricchiva, come sta capitando oggi".

Sta scrivendo un altro libro? 
"Il successo, almeno qui nel mio paese derivato dai commenti favorevoli e dalle richieste di dare un seguito a Castello 1908, mi hanno convinto a fare un riferimento in futuro alle peripezie di Roberto. Il mio nuovo lavoro, che è quasi terminato, sarà comunque un'altra storia".

Il suo libro parla di una storia di fatica, di dolore e di miseria ma anche di speranza quale il messaggio che voleva lasciare?
"Il mio vuole essere un messaggio ai giovani e vorrei che questo messaggio fosse recepito proprio dalle nuove generazioni. I ragazzi di oggi sono scontenti perché non trovano lavoro e se lo trovano è a rischio, ma non devono comunque perdersi di coraggio prendendo esempio dai loro nonni e bisnonni che hanno vissuto un periodo non certamente migliore e che si sono visti costretti a prendere decisioni difficili come quella di emigrare. In una parola, i giovani  non devono mai perdere la speranza, che è il fiore della vita e continuare a lottare tenacemente per riuscire a migliorare questa società che è più loro che della mia generazione.  I giovani di oggi, che hanno certamente mezzi maggiori rispetto a quelli di un tempo come la comunicazione di massa, devono ipotecare il futuro cercando di sfruttare le loro indubbie capacità e mostrando coraggio ed intraprendenza".

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09/12/2011

Montale (PT): Giorgio Petracchi

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02/12/2011

Castelnuovo Garfagnana (LU): Garfagnana in giallo

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Lucca: I delitti della Fortezza Augusta

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01/12/2011

Capoliveri (LI): Giorgio Faletti

 

 ANTONIO LOVASCIO per toscanaoggi

Ormai è diventato un fenomeno letterario. Giorgio Faletti come Susanna Tamaro. I suoi bestsellers vendono milioni di copie. Li scrive all’Elba, guardando il mare e i gabbiani che si involano tracciando strane traiettorie nel cielo e lanciandosi verso l’isola di Montecristo. Dalla sua casa in pietra, che si staglia tra il verde, all’ombra della vecchia Capoliveri, sono in pratica usciti quasi tutti i romanzi che lo hanno consacrato «campione di noir». Romanziere di successo, dopo essere stato attore, comico, musicista, paroliere di Mina e cantante al Festival di Sanremo. Ora (61 anni appena compiuti il 25 novembre), l’alba ed i tramonti elbani lo hanno fatto scoprire anche pittore. Non nasconde la passione per l’arte figurativa: dipinge e visita mostre. Nell’ultima estate, proprio in questa «isola a forma di pesce che ha spiagge belle e tutte diverse tra loro» – purtroppo in parte flagellata dalla recente alluvione – Faletti ha trovato l’ispirazione per fare una sorpresa ai suoi lettori. Ha messo da parte serial killer e poliziotti per raccontare una storia «piccola e bella» ma tutta italiana, ambientata nella natia Asti, dove ancora passa qualche mese all’anno. Una storia di uomini che ha sullo sfondo il mondo del calcio – il più popolare degli sport – cercando però di parlarne il meno possibile. Anche se, leggendo la prefazione del libro, registriamo che Faletti ha avuto un «consulente» d’eccezione, Alessandro Del Piero. «Mi ha spiegato cosa succede nello spogliatoio prima di una partita, i rituali che ciascuno ha, cosa fanno i giocatori».  Ma allora diamo la parola all’autore, che ci svela i suoi segreti.

Giorgio Faletti, con il suo settimo romanzo «Tre atti e due tempi» ha abbandonato il genere «noir» che le ha portato tanta fortuna. Come mai questa scelta?

«Ogni tanto è necessario rimettersi in gioco, abbandonare strade già battute per investigare nuove situazioni. Fa parte del mestiere dello scrittore in generale e del mio carattere in particolare. In questo caso la sfida era scrivere un romanzo che non fosse un thriller, ma che di questo genere letterario conservasse la tensione. Il protagonista del libro è Silvano Masoero, detto Silver, un ex pugile destinato alla gloria che, dopo aver sposato una brava ragazza – Elena – si ritrova a fare il magazziniere di una squadra di calcio. Ha un figlio calciatore, che gira per l’Italia in cerca di successo».

Perché stavolta come ambiente ha scelto il mondo del pallone ? Sono forse i ricordi dell’infanzia ad Asti?

«Da tempo avevo in mente di scrivere una storia in un ambito sportivo. Il calcio mi è sembrato quello più indicato in quanto il più diffuso. Tuttavia l’obiettivo non era quello di scrivere un romanzo sul calcio, ma una storia che l’avesse come quinta e che dietro ad essa si svolgesse. L’ambientazione provinciale sicuramente affonda le radici nei miei ricordi astigiani, ma non solo. Ci sono pezzi di diverse città piemontesi in quella dove l’azione si svolge».

Dalle 400-500 pagine dei «thrilling» ambientati in America, nei Caraibi e a Montecarlo è passato ad un’opera più snella. Piccolo è bello anche tra i bestellers?

«Ogni storia ha il suo svolgimento e solo quando si avverte che è conclusa bisogna contare le pagine. La lunghezza è ininfluente. In questo caso tuttavia ho voluto misurarmi con un romanzo breve, seguendo un suggerimento dell’editore. È stata una bella esperienza per me e spero anche per i lettori».

Si dice che in Italia si legge poco. Come si spiegano allora i milioni  di copie vendute con «Io uccido», «Niente di vero tranne gli occhi», «Fuori da un evidente destino», «Io sono Dio» e «Appunti di un venditore di donne»? È vero che li stanno ristampando?

«In realtà non me lo spiego. Nei momenti di ottimismo mi trovo a pensare che forse è perché sono dei buoni libri e io sono un bravo autore. In altri momenti penso solo di essere una persona che ha la fortuna di raccontare storie che interessano alla gente. Per quanto riguarda le ristampe ho anche la fortuna di avere scritto romanzi che oltre ad essere dei bestseller sono anche dei long seller».

Prima di diventare scrittore è stato un personaggio dello spettacolo. Ha nostalgia per quel mondo e per la tv? I suoi comici preferiti tra quelli  emergenti?

«Più che nostalgia per quel mondo ho nostalgia dell’età in cui frequentavo quel mondo. Ma c’è una stagione per ogni cosa e dunque la mia prevede adesso che io stia davanti a un pc a inventare e scrivere storie. Decisamente il mio comico preferito fra quelli emergenti è Checco Zalone, perché ha il coraggio di sembrare stupido».

L’ironia brilla sempre nei suoi romanzi. Mai tentato di fustigare con il suo sarcasmo la politica mediocre dei nostri tempi? Da avvocato mancato, come affronterebbe  ad esempio la riforma della Giustizia?

«La satira politica non mi ha mai interessato molto perché credo mi manchi quel pizzico di faziosità necessaria per farla in modo efficace. La riforma della Giustizia potrebbe iniziare in modo adeguato facendo rispettare le leggi che già ci sono, prima di introdurne delle altre».

Tanti film, tanti ruoli. Il professor Molinari de «La notte prima degli esami» come vede la scuola d’oggi? I nostri giovani hanno un futuro?

«La scuola di oggi a mio parere è un poco implosa a causa di una cronica mancanza di mezzi e di piccoli ideali, che messi insieme ne costruiscono uno grande. I nostri giovani avranno il futuro che la mia generazione ha la responsabilità di offrire e che loro avranno la voglia di costruire».

Da qualche anno con Roberta, architetto, vive all’Elba. Anche con l’isola è stato amore a prima vista? In che misura ispira i suoi romanzi?

«Si può dire che sia stata l’Elba a scegliere me piuttosto che io a scegliere l’Elba. Non traggo dallo “scoglio” particolari ispirazioni, ma certo è il posto giusto per stendere i miei romanzi, il che rappresenta una collaborazione non da poco».

Sui toscani la pensa come Curzio Malaparte? Quando gioca a carte nei bar di Capoliveri o Porto Azzurro le appaiono così «maledetti»?

«Affatto. Gente saporita, sanguigna, sempre pronta a una battuta piena di quell’umorismo ormai indissolubilmente legato alla loro cadenza. Amicizie non facilissime da conquistare, ma una volta entrati l’uscio di casa è sempre aperto».

La critica che l’ha ferita  di più? È permaloso?

«Tutte le critiche in qualche modo feriscono, inutile negarlo. Ce ne sono a volte di faziose, in cui si capisce che l’appunto negativo è rivolto più alla persona che all’opera. A volte risolvo la cosa pensando che molti di quelli che mi criticano vorrebbero essere al posto mio. Tuttavia è fisiologico che non si possa piacere a tutti. Non c’è riuscito nemmeno Gesù, figuriamoci io...

Ha un sogno nel  cassetto? Forse è il titolo di un nuovo libro?

«Il sogno nel cassetto è quello di continuare ad aprirlo e trovarlo pieno di idee. L’importante è costruire le storie, poi i titoli vengono da sé».

Le umili origini astigiane, la laurea e i palcoscenici
Astigiano doc, anche se almeno metà dell’anno la trascorre all’Elba, Giorgio Faletti non ha difficoltà ad ammettere le sue umili origini. Anzi ne è orgoglioso: «Sono cresciuto in una casa modesta, ma uno nasce dove indica il destino. Cinquanta chilometri in là e avrei potuto chiamarmi Agnelli, invece sono, senza rimpianti, figlio di Carlo Faletti. Mio padre era ambulante, mia madre sarta. Vivevano in periferia, quando raggiungevano il centro dicevano seri: “Andiamo ad Asti”». Fin da giovanissimo ha avuto la passione per la letteratura, sbocciata nella cantina del nonno magazziniere, leggendo classici ad un’età in cui i più ci si appassiona ai fumetti.

Per far felice papà Carlo si è laureato in Giurisprudenza. Ma dalle aule dei tribunali il giovane Faletti si è ben presto catapultato a recitare «Giulietta e Romeo» nei piccoli teatri delle province piemontesi e poi sui palcoscenici del cabaret. Negli anni Settanta ottiene i primi successi nel locale milanese «Derby», applaudito dal pubblico insieme ad altri comici che poi, come lui, hanno fatto strada: Diego Abatantuono, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Paolo Rossi e Francesco Salvi. Nel 1985 la definitiva consacrazione televisiva con «Drive In», il programma-cult di Antonio Ricci nel quale interpreta la guardia giurata pugliese Vito Catozzo e altri personaggi divertenti. Nel 1990 partecipa a Fantastico al fianco di Pippo Baudo, Marisa Laurito e Jovanotti.

Artista «mutante», nei dieci anni successivi si dedica alla musica. Scrive canzoni per sé, per Mina, Gigliola Cinguetti, Fiordaliso.

Nel 1992 va a Sanremo: in coppia con Orietta Berti canta «Rumba di Tango». Due anni dopo arriva secondo con «Signor tenente», ispirata alle stragi di Capaci e di via D’Amelio. «Doveva essere una canzone un po’ umoristica, ma poi cambiai tono, parole e divenne un successo», ricorda.

Quindi agli inizi del Terzo Millennio la scelta che gli ha cambiato la vita; una vera e propria ascommessa vinta. Un giornalista amico (Piero Degli Antoni, inviato Cultura & Spettacoli del QN / La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno) gli presenta un editore di punta, Alessandro Dalai. Faletti, con una buona dose di coraggio, si propone provocatoriamente come scrittore: «Avrei dei racconti nel cassetto molto belli da farle leggere». Ok, dice Dalai: «Me li mandi». Dalai, che ha fiuto, li legge e lo richiama: «Senta, Faletti, ma lo sa che scrive davvero bene. Però, sì, i racconti sono molti belli, ma non vendono. Ecco, se mi scrive un romanzo con la stessa cifra letteraria glielo pubblico».

Faletti non si scoraggia: si mette al computer e sforna il suo primo romanzo, «Io uccido»: settecento pagine! È il 2002. Con lo stesso editore (Castaldi & Baldini) pubblica altri cinque thriller vendendo milioni di copie andate a ruba nelle librerie, alle fiere e negli autogrill. Da qui l’appellativo di Dawn Brown italiano. Finché nella primavera scorsa un altro editore (Einaudi) lo convince a cambiare genere, forse nell’intendo di costruire il bestseller del prossimo Natale. Nella sua casa di Capoliveri Giorgio Faletti passa così l’ultima estate a scrivere «Tre atti e due tempi», lungo soltanto 160 pagine. Convinto che anche questa volta l’Elba gli porterà fortuna. Quello con l’isola è stato proprio un amore a prima vista, appena sbarcato a Portoferraio: un’attrazione fatale!

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30/11/2011

Firenze: Poesie del Dicembre e del Natale

manifesto natale

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29/11/2011

Agliana (PT): Santo Gallorini

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28/11/2011

Siena: Patrizia Gabrielli

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24/11/2011

Massa Marittima (GR): Bocconcini al cianuro

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23/11/2011

Viareggio (LU): Monica Cucurnia

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Empoli (FI): Roberta Frediani

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Firenze: Voc/Azioni


 

Seconda Rassegna Internazionale VOC/AZIONI. conoscere = conoscersi con la voce dei poeti. Intervengono Alessandra Borsetti Venier, Liliana Ugolini, Giuliana Occupati, Massimo Mori, Andrea Barducci. Per l'occasione letture dei poeti Carla Bertola e Alberto Vitacchio, Mariella Bettarini, Nadia Cavalera, Marco Palladini con proiezioni audio/video. Inoltre sono presentati alcuni materiali storici dell'Archivio: Oscar Wilde in alcune strofe della Ballata del carcere di Reading, 1900; Filippo Tommaso Marinetti La battaglia di Tripoli, 1912; Pablo Neruda Venti poesie d'amore e una canzone disperata, n.1, 1924; Edoardo Sanguineti Io ti faro' cucu' e curuccucu', 1982. Mercoledi' 23 novembre dalle 17 alle 19.30.

 

21/11/2011

Viareggio (LU): Giovanni Mariotti

NELLA NEBBIA FITTA DELLA VERSILIA

Il bene che viene dai morti (et al./edizioni, pp. 128, 13) di Giovanni Mariotti, apparso in questi giorni, è il romanzo più fragile, esile e gracile che abbia mai letto. Non è un vero libro ma la periferia di un libro, che abita chissà dove, e che è insieme un racconto autobiografico e un’ autobiografia narrativa. Il personaggio, che finge di chiamarsi Giovanni Mariotti, è esile come il libro che (forse) parla di lui. Non è un corpo, ma l’ ombra di un corpo, che secondo i casi cade verso nord o verso sud, verso destra o verso sinistra. Non vive: finge di vivere, perché è completamente privo di vitalità e di energia. Non ha fede: non insegna né apprende; non comanda nè obbedisce. Non è malato, ma convalescente: una di quelle interminabili convalescenze tipiche dei ragazzi, che si trasforma in una nuova convalescenza e che, di convalescenza in convalescenza, portano, senza rughe, verso e oltre la morte. Non parla, ma pronuncia dei fantasmi di parole. Se frughiamo dentro di lui, comprendiamo che non possiede sentimenti, e la vaga sensibilità amorosa, che nutre per una ragazza che ha sedici anni all’ inizio del libro, è piuttosto colpa che amore.

L’ unico termine esatto per definire il personaggio e il libro, è un termine caro al taoismo: il vuoto. Nel libro non accade nulla che possiamo chiamare un evento: perché salire su una corriera da Viareggio a Pedona, passare le estati in un convento abbandonato, cercare camere ammobiliate, andare al cinema nel pomeriggio, comprare delle scarpe (sempre troppo strette), passeggiare senza meta per le strade di Milano possono difficilmente essere chiamate avventure. Nel libro, esistono sensazioni: o, per meglio dire, esiste un pulviscolo effimero di sensazioni, che si sciolgono, si dissolvono, si sfaldano: o riflessi che si trasformano, senza interruzioni, in altri riflessi. La parola invisibile suona perfino troppo corposa: impalpabili capelli femminili sfiorano le guance, strani rumori serpeggiano nella casa, la terra corre (senza che nessuno la veda o la senta) a velocità inimmaginabile per gli spazi, mentre il mesto accento della Versilia risuona senza suono nella pagina vuota di parole.

La Storia di Matilde formava prodigiosamente una frase sola, lunga 220 pagine. Qui le frasi sono minimissime: i bianchi sono molto più numerosi. Ci sono tocchi. Potremmo ricordare quei quadri di un assoluto pointillisme , firmati Balla o Previati o Segantini, che i nostri nonni o bisnonni adoravano. Ma forse è dir troppo: quelle erano macchie o tocchi o punti di colore; queste sono macchie o punti di nebbia, o semplicemente di non-luce. Mentre le pagine scorrono, continuiamo ad ignorare se l’ aldilà sia l’ ombra proiettata dalla vita, o la vita una proiezione dell’ altro mondo. Non incontriamo che spettri. I camposanti sono pieni di anime confinate, che non possono accedere alla terra consacrata, e volteggiano lamentandosi più acutamente ad ogni raffica di tramontana. Specie la vita dei bambini è visitata da apparizioni, che destano l’ acuta sensazione del déjà vu . I fantasmi restano nel giro dei vivi, come falene bianchicce che svolazzano irrequiete davanti a un lume acceso, sbattendo le ali inesistenti contro ostacoli inesistenti.

La vita è attesa – una corriera che non giunge, un treno che non arriva, una valigia vuota, una donna sognata, una stanza dove riposare. Tutte queste cose spente che aspettiamo, e che forse non conosceremo mai, ci portano soltanto del bene, perché «il bene viene dai morti».

Pietro Citati
Corriere.it

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Castelnuovo Garfagnana (LU): Loriano Macchavelli

 

NAZARENO GIUSTI per loschermo

Il paesaggio della Garfagnana in un tardo pomeriggio di un grigio sabato di novembre non è molto diverso dagli ambienti di là di Appennino descritti da Loriano Macchiavelli nei suoi ultimi romanzi.

Padre del giallo italiano, "figlio" di Truman Capote e di Edgard Allan Poe con alle spalle oltre trentanni di pubblicazioni è stato l'ospite d'onore della terza edizione delGarfagnana in Giallo di Andrea Giannasi
Durante un interessante incontro presso la Sala Suffredini, incalzato dalle domande di Giuseppe Previti di Giallo Pistoia, ha ripercorso la sua esperienza umana e professionale che lo ha portato, nel corso di una lunga carriera, a pubblicare decine di romanzi creando personaggi rimasti nella memoria collettiva come il brigadiere Sarti Antonio, portato anche sul piccolo schermo in una fortunata serie Rai, interepretato da Gianni Cavina.

Umile e disponibile è però consapevole di essere ormai un "Classico" perché,c ome ha spiegato lui: "quando un libro giallo viene ristampato a trent'anni di distanza vuol dire che ha resistito al tempo e alle mode".

“Ho sempre desiderato fare lo scrittore”, ricorda “fin da bambino. Era l'unico modo in cui mi facevo intendere dai compagni. Giunto a Bologna dal mio paese di montagna, con la parola avevo difficoltà, perché parlavo il dialetto. A scuola scrivevo dei raccontini a macchina, ne facevo 6 o 7 copie e le vendevo ai compagni. Alla scrittura professionale sono arrivato attraverso il teatro, iniziando a comporre testi per un gruppo di amici. Vedere le proprie parole prendere vita, con la rappresentazione, oltre che bello è stato molto importante, perché notavo che le parole quando venivano pronunciate cambiavano aspetto, e questo mi serviva per adeguare i contenuti. Era un teatro sociale, alla maniera di Brecht per intenderci”.

E proprio in teatro avvenne l'incontro con il giovane e allora sconosciuto Francesco Guccini. Alto, secco, con una folta barba e i lunghi capelli se lo ricorda ancora quando ,seduto sul palco, le lunghe gambe penzoloni intonò per la prima voltaAuschwitz“Fu un emozione incredibile, a casa sua invece  ascoltai per la prima volta la canzone sulla morte di Che Guevara”.

Rincontrati poi all'inizio degli anni novanta durante la presentazione di un libro, in una cena galeotta Guccini gli propose di raccontare una storia che aveva sentito su, nella sua Pàvana: un prete trovato morto, prima della Guerra. “Perchè non lo scrivete assieme?” suggerì l'editor della Mondadori.

“Entrambi- ricorda- ci prendemmo il nostro tempo per rifletterci sù. Poi decidemmo di provare”.

Il risultato della prova fu Macaronì, romanzo di santi e delinquenti. L'ambiente è quello di un piccolo paese dell'Appennino, a indagare il maresciallo dei CarabinieriBenedetto Santovito, un salernitano che il freddo umido di quelle zone proprio non lo può patire. All'osteria del paese ha un posto riservato accanto a una vecchia stufa, il tavolo del Maresciallo come lo chiamavano perchè a quei tempi “era l'Autorità, non una persona con un nome e un cognome. Gli altri carabinieri della Stazione venivano chiamati con il loro nome, lui no”.

Santovito sarà protagonista anche dei quattro successivi romanzi: Un disco dei Platters, Questo sangue che impasta la terraLo spirito e altri brigantiTango e gli altri.

Sempre con Guccini ha creato un nuovo personaggio: Marco Gherardini, dettoPoaiana, un giovane ispettore della forestale, nato e cresciuto sui monti. Ci crede nel suo lavoro Poiana conosce la terra, la natura e i pericoli che corre per mano dell’uomo. Crede nei valori della giustizia, sarà forse per l'età ,non ancora preda del disincanto.

Quando il vecchio bracconiere  Adùmas ( non è un soprannome ma il suo vero nome suo padre lo chiamò cosi in omaggio a quel “A.Dumas” autore dei Tre Moschettieri) arriva in paese trafelato dicendo che ha incrociato  “una bestia come non ne ha mai viste e come nessuno ne vedrà più”. Già, il cinghiale aveva un piede di un uomo in bocca… Partono da qui le ricerche di un cadavere senza un piede, testimone l'Appennino con la sua serena maestosità protagonista fondamentale di quello che è già stato definito “noir appenninico” e di cui speriamo seguano altri episodi a quattro mani di questa coppia ormai rodata.

Si lavora bene  con Guccini ha affermato Macchiavelli anche se inizialmente hanno avuto qualche problema a causa dei diversi ritmi: “io mi sveglio alle sei quando lui va a letto e vado a dormire quando lui inizia a lavorare. Una sera eravamo a cena in un osteria di Bologna, Francesco mi diede appuntamento  il giorno seguente alle dieci. Io puntuale, la mattina seguente, mi presentai in Via Paolo Fabbri, 43 suonai il campanello ma nessuno rispondeva, riprovai dopo cinque minuti si aprì piano piano una persiana comparve il volto di Francesco tutto assonato che mi disse: ma che ci fai qui a quest'ora? Io gli risposi che era stato lui a darmi appuntamento per le dieci. Ma di sera intendevo no, fu la sua risposta”.

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20/11/2011

Aulla (MS): Nilla Luciani

 

 

Immagine articolo - Il sito d'Italia

Sarà premiato al teatro Odeon di Firenze, il cortometraggio "Francesco e Bjorn", liberamente tratto dal libro postumo "Il tesoro di Francesco" di Nilla Luciani, consigliere del direttivo dell’associazione genitori A.Ge. "Alice e Flavio" di Aulla e scomparsa nel febbraio scorso a seguito di una lunga malattia. E visto che da storie di straordinario dolore possono nascere narrazioni meravigliose, come accade nel libro, che racconta la storia vera di Francesco Pucci, giovane affetto da autismo, il regista Fausto Caviglia, già premiato al Festival del cinema di Venezia, ha seguito la stessa ispirazione nel realizzare una video opera nata da una idea di Giampiero Sanzari, fondatore del gruppo "Sursumcorda" e compositore delle musiche del cortometraggio. La premiazione avverrà nell'ambito del festival "Raccorti sociali – Piccoli film per grandi idee", il cui ospite d'onore sarà Vittorio Taviani, uno dei più noti registi italiani. Alla cerimonia premiativa parteciperanno le famiglie di Nilla Luciani e di Francesco Pucci, una rappresentanza dell'A.Ge. di Aulla e la presidente Marina Pratici, che parlerà del libro cui è ispirato il video premiato. "Il tesoro di Francesco" prende le mosse dal matrimonio dei genitori del protagonista, Emy Sasso e Angelo Pucci. Si snoda, quindi, tutta la vita di Francesco bambino, poi la scoperta di "qualcosa che non va" e la diagnosi di autismo. La vita di Francesco viene anche immortalata a scuola, con le testimonianze degli insegnanti e dei compagni di classe. Un tesoro, quello di Francesco, rappresentato dalla sua capacità di esprimere amore e sentimenti, di comunicare, attraverso la poesia: non a caso, nel volume trovano posto molte poesie di Francesco. Il libro si avvale della prefazione del dottor Antonio Delvino e di un importante apparato critico a cura del professor Giulio Armanini (già direttore del "Corriere Apuano"), del professor Renato Bruschi (direttore di "Vita Apuana"), della dottoressa Marina Pratici (critico letterario) e del dottor Rodolfo Vettorello (scrittore e poeta).

In conclusione, ecco alcune note biografiche sull’autrice: Nilla Luciani, nata a Fornoli di Villafranca nel 1960, scrittrice, poeta e giornalista, ha collaborato con il settimanale regionale "Vita Apuana – Toscana Oggi" ed altre testate. Studiosa di teologia, nel 2007 ha conseguito il magistero in scienze religiose presso l’istituto accademico "Niccolò V" di La Spezia. Consigliere del direttivo dell’associazione genitori A.Ge. "Alice e Flavio" di Aulla e tesoriere dell’associazione "Scintille poetiche", ha curato importanti eventi di vocazione sociale e culturale e sue poesie hanno ottenuto importanti riconoscimenti in prestigiosi premi letterari. È stata anche membro di giuria del Concorso letterario internazionale "Ho diritto a…", promosso dall’A.Ge. di Aulla.

"Il tesoro di Francesco" (edizioni Helicon di Arezzo), tra l’altro, ha già riscosso notevole consenso da parte della critica di settore.

Nella foto, la scrittrice Nilla luciani recentemente scomparsa per un male incurabile


ilsitodimassaecarrara


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Firenze: Poesia del Natale

Poesie del Dicembre e del Natale Villa Arrivabene 4 dicembre 2011 Eventi a Firenze

 
 

Domenica 4  DICEMBRE 2011 con inizio alle 16.30 nel Salone Consiliare di Villa Arrivabene, a Firenze con la collaborazione della Commissione Cultura del Quartiere 2 del Comune di Firenze, i poeti dell’Accademia Vittorio Alfieri anticiperanno l’atmosfera natalizia col seguente  programma: poesie, filastrocche, canzoni  e presentazione del Calendario dei Poeti 2012

La manifestazione, articolata in due parti, sarà introdotta da alcuni  famosi testi poetici italiani dei secoli scorsi seguiti da quelli dei poeti dell’Accademia  Alfieri, che si alterneranno al microfono  leggendo poesie tratte dal volumetto LE POESIE DEL DICEMBRE E DEL NATALE da noi edito, dal Calendario dei Poeti 2012 e da altre pubblicazioni. Nella seconda parte invece i poeti dell’Accademia Alfieri potranno presentare le loro poesie edite  o inedite per avere un primo giudizio dal pubblico.

E in questa fase  potranno accedere al microfono anche altri autori presenti che potranno leggere un loro testo purché, a inizio manifestazione, ce ne abbiano fatto avere copia  per conoscenza e approvazione.
Sarà con noi il cantautore Massimo Pinzuti che  farà ascoltare, insieme ai più popolari canti natalizi, alcune sue canzoni inedite.
                                                                      



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17/11/2011

Castelnuovo Garfagnana (LU): III Garfagnana in Giallo


Mancano pochi giorni alla terza edizione del Garfagnana in Giallo, l'evento che coinvolge decine di scrittori provenienti da tutta Italia. Ospite d'eccezione uno dei padri del romanzo poliziesco italiano: Loriano Macchiavelli che ha tenuto a battesimo scrittori del calibro di Carlo Lucarelli e arriva da una lunga collaborazione con Francesco Guccini.


Il Garfagnana in giallo inizierà sabato 19 e in programma sono previsti incontri con gli autori, una cena con il delitto e un corso di scrittura. L’evento è organizzato dal Giornale di Castelnuovo e dalla Garfagnana editrice, patrocinato dal Comune di Castelnuovo, dal Gal e dalla Comunità Montana. Il Garfagnana in Giallo è realizzato in collaborazione con la Fattoria Didattica “Lo spaventapasseri” di Barbara Coli eMarco Giannasi.
Si inizia sabato 19 novembre alle ore 18, presso la sala “Suffredini” – di fronte alla Rocca Ariostesca -, con il taglio del nastro e l’inaugurazione della terza edizione del Garfagnana in Giallo 2011 alla presenza del sindaco Gaddo Gaddi, gli assessoriElena PicchettiAngiolo Masotti e Luca Biagioni, il presidente del Gal Luigi Favari e il presidente della Comunità Montana della Garfagnana Mario Puppa.

Alle ore 18,15 incontro con Loriano Macchiavelli intervistato da Giuseppe Previti(Giallo Pistoia) e Andrea Giannasi. Alle ore 20,15 Presso il ristorante “La lanterna” di Castelnuovo Garfagnana “Cena con il delitto” organizzato dalla compagnia teatrale dell’associazione “Ecco Fatto” di Terracina.

In scena Irene Chinappi e Massimo Lerose. Domenica 20 novembre alle ore 11 presso la fattoria didattica “Lo Spaventapasseri” a Le Lame di Castelnuovo si terrà il Laboratorio di scrittura creativa condotto da Sabina Marchesi.

Alle ore 13 pranzo con prodotti  e piatti tipi ci della Garfagnana, presso la fattoria didattica con la presentazione dell’antologia del 2011 con copertina dipinta dal pittore lucchese Riccardo Benvenuti. Alle ore 16,00 presso la sala “Suffredini” Enrico Luceri parlerà dei segreti dei grandi scrittori. Dalla misteriosa scomparsa diAgatha Christie al perché Rex Stout venne sorvegliato dall’FBI.
Alle ore 17,00 Premiazione della terza edizione del Garfagnana in Giallo 2011.

loschermo

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Livorno:Manidistrega

Anche questo mese vi in vitiamo a venirci a trovare.
In particolare vi aspettiamo mercoledì 23 novembre alle 16.30 presso il Salone Consiliare Provincia di Livorno, all’iniziativa promossa dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Livorno in collaborazione con la sezione Soci di Livorno di Unicoop Tirreno in vista della “giornata internazionale contro la violenza di genere” del 25 novembre durante la quale sarà presentato L’orizzonte rubato, una storia vera, il nuovo libro della casa editrice Manidistrega, scritto da Sandra Mazzinghi, che ci introdurrà a uno dei più subdoli e pericolosi tipi di violenza sulle donne, quella che si cons uma tra le mura familiari, quella che va a pesare sul piano psicologico come nessun’altra, quella che viene dalle persone che sono loro più vicine. L’autrice ci racconta una storia vera, avvenuta a Livorno non molti anni fa, che va dritta al cuore del lettore, che ne colpisce lo stomaco con una lama affilata, che lo scuote dal più profondo. Una storia narrata attraverso uno scambio di e-mail, che possiamo definire un “moderno epistolario”, che rendono la lettura agevole e coinvolgente.
Scaricate qui l’invito!

E vi aspettiamo anche venerdì 2 dicembre, alle 16,30, quando verrà presentato, presso il Centro Donna Liliana Paoletti Buti a Livorno, Tessere, volume curato e distribuito gratuitamente dall’ Associazione Evelina De Magistris, che reca testimonianza delle relazioni, dei lavori, dei racconti, delle riflessioni prodotte dal progetto omonimo che ha coinvolto alcune classi di scuola elementare e media inferiore e superiore intorno ai temi dello straniero, della differenza e delle differenze.
Scaricate qui l’invito!

Il mese scorso invece abbiamo presentato, al Pisa Book Festival,il libro della giornalista Chiara Cini Allattamento al seno – nutrimento per l’anima.
Cliccando qui potete leggere ciò che l’autrice stessa ci racconta di quel pomeriggio, e trovate anche il link a tante foto opera di Sergio Gallo.

Un’importante novità è che è arrivata con noi una nuova Vetrina, che vi invitiamo a visitare: Il lino: una passione, laboratorio artigianale di arredi tessili per la casa: date un’occhiata!

E un’altra notizia importante: ci stiamo avvicinando velocissime come ogni anno alle festività natalizie: abbiamo messo nuovamente online la sezione speciale di Manidistrega dedicata al Natale!
Aspettiamo come ogni anno i vostri suggerimenti per arricchirla ed aggiornarla: mandateci segnalazioni su mercatini da visitare, proposte per i regali, decorazioni da creare, tradizioni da raccontare, siti web dedicati ed interessanti… tutto quanto vi sembra indicato!

Vi aspettiamo dunque, e date un’occhiata anche alle altre news che trovate segnalate come sempre in Homepage!

   

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16/11/2011

Lucca: Il gioco di Piero

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Siena: Poeti in libertà

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Prato: Contro-Verso

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