25/03/2011

Firenze: Verso la provincia unica?

Sarà una conferenza a carattere internazionale quella che si svolgerà venerdì 1 Aprile, nella Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, dal titolo “La Provincia della Toscana centrale: una soluzione metropolitana per Firenze”, alla presenza del ministro Roberto Calderoli.

Il Convegno, fortemente voluto dal Presidente Andrea Barducci, intende mettere a confronto l’ipotesi della costituzione di una Provincia della Toscana Centrale (comprendente Firenze, Prato e Pistoia) con alcune soluzioni che sono nell’agenda politica di importanti province italiane e con altre esperienze internazionali  che per il loro carattere innovativo e la loro efficacia sono oggi considerate dei modelli di riferimento in Europa.

Londra, Barcellona e Lille presenteranno le soluzioni che hanno adottato o stanno sperimentando: la Greater London Authority,  il Governo metropolitano di Barcellona e l’Agenzia di Sviluppo Urbano Lille Metropole. “Abbiamo deciso di coinvolgere queste realtà – afferma il Presidente della Provincia, Andrea Barducci – perché rappresentano un modello chiave a livello europeo, in particolar modo Barcellona è già riuscita ad istituire il governo metropolitano proprio attraverso la pianificazione strategica. La nostra idea – aggiunge – è proprio quella di supportare la realizzazione della Provincia unica con un piano strategico di area vasta capace di fornire gli strumenti di governance metropolitana sulla scia di Barcellona, Londra e Lille” “Come amministrazione pubblica – conclude – invochiamo il completamento della normativa nazionale alla quale mancano a tutt’oggi molti decreti ministeriali”.

Il convegno – organizzato dall’Associazione Co.Met, con il patrocinio della Provincia di Firenze –nasce in collaborazione con la Rete delle Città Strategiche (ReCS). Quella fiorentina è stata la prima

Provincia in Italia ad aderire alle ReCS, un’associazione nazionale fondata nel 2004 da 7 città, che oggi ne unisce quasi 40, di tutte le dimensioni, diffuse su tutto il territorio nazionale.

Politici e operatori delle città, esperti di governo locale e studiosi nazionali e si confronteranno quindi sul tema di attualità che è all’attenzione delle istituzioni locali e regionali.  La giornata sarà introdotta da Andrea Barducci e dall’Assessore ai rapporti Istituzionali della Regione Toscana, Riccardo Nencini.

 

La mattinata prenderà il via con il dibattito su: Le risposte al governo metropolitano. Modera Fabio Rugge, Università di Pavia e Comitato Scientifico ReCS. Intervengono: Ramon Torra Direttore AMB Area Metropolitana di Barcellona; Matteo Ricci,Presidente Provincia di Pesaro-Urbino; Michele Talia,Università di Camerino; Thierry Baert, Lille Métropole Agence de développement et d’urbanisme; Beatrice Draghetti,Presidente Provincia di Bologna; Michele Civita,Assessore Urbanistica della Provincia di Roma; Marino Folin,Presidente Venezia 2000. 

Previsto l’intervento di Roberto Calderoli, Ministro per la semplificazione legislativa.

Nel pomeriggio dibattito incentrato sulle realtà locali con: Quale modello per l’area Firenze-Prato-Pistoia, introduce e modera Federico Tondi,Presidente Commissione speciale per la Città metropolitana della Provincia di Firenze. Ne discutono Province e Comuni di Firenze, Prato e Pistoia e Circondario Empolese Val d’Elsa; Gianluca Paparesta Comune di Bari e Commissione Città Metropolitane ANCI; Alberto Valmaggia Sindaco di Cuneo e Presidente ReCS: Valdo Spini Presidente Commissione Affari Istituzionali del Comune di Firenze; David Ermini Presidente del Consiglio della Provincia di Firenze.

 

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10/03/2011

Livorno: Un mare di plastica

L’isola in fondo al mare? È di plastica. Secondo uno studio effettuato da Arpa Toscana in collaborazione con Arpa Emilia Romagna, sui fondali del mar Tirreno c’è una quantità di rifiuti che supera quella presente nell’Oceano Atlantico.

LO STUDIO. Secondo la ricerca, presentata questa mattina in Senato, la plastica rappresenta il principale rifiuto rinvenuto nei mari, con punte del 90-95%.

PESCA DI RIFIUTI. Un dato per tutti: nell’arcipelago toscano in un’ora di pesca con reti a strascico sono stati “pescati” 4 chili di rifiuti, di cui il 73% costituito da sacchetti, bicchieri e altri residui di plastica.

500 TONNELLATE. Ammonta a 500 tonnellate, invece, la quantità complessiva di rifiuti di plastica che complessivamente galleggiano nel mar Mediterraneo. La concentrazione più alta si trova proprio nel nord del Tirreno: quello che dovrebbe essere il Santuario dei Cetacei è invaso da 892mila frammenti plastici, contro una media di 115mila.

OCEANI. Non avremo a che fare con il Plastic Vortex, insomma, ma le nostre acque rimangono decisamente malate. Rimane grave la situazione negli oceani: secondo l’Unep e l’Agenzia di protezione ambiente svedese, di 115 specie di mammiferi marini 49 sono a rischio intrappolamento o ingestione di rifiuti marini. I cetacei e i mammiferi marini vengono attratti da questi materiali, spesso di colore acceso. Dai monitoraggi è emerso che elefanti marini, delfini, capodogli, lamantini, 111 specie di uccelli marini su 312 hanno ingerito rifiuti di plastica. Circa 100.000 mammiferi marini, di cui 30.000 foche,un numero consistente di tartarughe, 700.000 - un milione di uccelli marini rimangono uccisi ogni anno dalla plastica, per soffocamento o intrappolamento

RIPULIRE I FONDALI. Per ripulire i fondali si sta pensando proprio di coinvolgere i pescatori. Il progetto transfrontaliero Gionha che coinvolge le regioni Liguria, Toscana, Sardegna e Corsica, e di cui la nostra Arpat è capofila, ha tra le proprie finalità, quella di avviare un progetto pilota che a Livorno dovrebbe coinvolgere tutti i pescatori professionisti della marineria a strascico, gli unici operatori in grado di effettuare una concreta pulizia dei fondali marini.

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04/03/2011

Firenze: Da Cogne a Garlasco

 Una rassegna fotografica di alcuni degli esterni di abitazioni ormai divenute famose alla cronaca per essere state teatro di omicidi e degli interni di alcune carceri italiane, unite ad una giornata di convegno che analizzerà come gli istituti penitenziari procedono all’applicazione delle pene giudiziarie. Un incontro strano, così come può essere quello tra arte e giustizia.

Sarà inaugurata domani, 5 marzo, a Pelago, negli spazi della Fondazione Lanfranco Baldi, la mostra “Dei delitti e delle pene”, curata da Pierluigi Tazzi, Presidente della Fondazione. Saranno esposte le immagini realizzare dall’avvocato penalista/artista Alessandro Mencarelli, e dal “duo” Fulvio Guerrieri e Paola Dallavalle. L’inaugurazione della mostra, in programma sabato 5 marzo alle ore 18 presso la Fondazione Lanfranco Baldi di Pelago, sarà preceduta da una giornata di dibattito (dalle ore 11 alle ore 17) sulla situazione delle carceri italiane, presso la Sala Consiliare del Comune di Pelago.

“Le foto esposte sono di natura ‘oggettiva’ – sottolinea il curatore della mostra Pier Luigi Tazzi – saranno le conoscenze dei visitatori a caricare di significato le immagini”.

Filo rosso di questa iniziativa è l’opera di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene”, pubblicato per la prima volta in forma anonima a Livorno nel lontano 1764, esattamente 247 anni fa

La mostra

La mostra è in programma presso la sede Fondazione Lanfranco Baldi onlus (piazza Ghiberti 34, Pelago) - da tempo attiva nell’ambito dell’arte contemporanea - dal 5 marzo al 23 aprile 2011. La prima parte dell’esibizione sarà composta dalle immagini di Alessandro Mencarelli, avvocato penalista che da anni unisce la sua professione alla passione per la fotografia. Oggetto dell’obiettivo di Mencarelli sono i dettagli di interni delle carceri immortalati dal penalista nei momenti d’attesa prima incontrare i suoi assistiti per il colloquio.

“Nelle mie foto – ha spiegato l’avvocato penalista/artista Alessandro Mencarelli – ho ritratto i momenti di attesa prima del colloquio con i miei assistiti, andando a cercare i dettagli. Il carcere, infatti, è luogo di attesa”. Lo stesso Mencarelli ha poi spiegato come, nella sua esperienza, abbia potuto constatare “l’abisso che separa i diritti sanciti dalla Costituzione e la realtà odierna delle carceri italiane. Ci sono casi-limite dove in una cella vivono sei persone in stanze di tre metri per quattro”.

Per quanto concerne Guerrieri e Dallavalle invece gli scatti ritraggono le abitazioni in cui sono avvenuti alcuni tragici omicidi negli ultimi anni della cronaca nera italiana: un viaggio dove Cogne equivale a Montecchio di Crosara, Garlasco a Limidi di Soliera, Compignano a Novi Ligure o a Brescia. L’immagine dell’orrore infatti non è più il funereo castello di Dracula, con le porte che cigolano e il servitore col candeliere tremolante in mano; ma bensì un esterno “nulla di speciale” che si sostanzia nell’ “agghiacciante normalità” da cui pare assediata la nostra vita contemporanea.

 Il convegno

In concomitanza con l’inaugurazione della mostra è stato organizzato un convegno con il patrocinio delle Camere Penali di Firenze, Prato e Pistoia,  dal titolo “247 anni dopo”, a cui parteciperanno figure diverse del mondo della “giustizia” con un duplice intento: da un lato creare un momento di incontro fra due mondi spesso separati ed estranei, quello della “giustizia” e quello dell’arte, in modo che operatori della giustizia e artisti possano incontrarsi, stare insieme e dialogare; dall’altro lato fare il punto, in termini certamente approssimativi ma non per questo meno appassionati, sullo stato presente della espiazione e quindi della condizione carceraria in Italia, anche alla luce agli ideali illuministi di Cesare Beccaria. Tra i relatori presenti il prof. Roberto Bartoli, docente  di Diritto Penale dell’Università Firenze, il prof. Emilio Santoro, docente di sociologia del diritto, Università di Firenze, il dott. Alessandro Margara, Presidente Fondazione Michelucci, dott.ssa Lucia Castellano, Direttrice del carcere di Bollate (MI), l’avv. Michele Passione, membro del Direttivo della Camera Penale di Firenze  e dell’Osservatorio Carceri dell'Unione delle Camere Penali Italiane.

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01/03/2011

Firenze: Carapelli oggi


Come da manifesto pubblicitario, nei giorni scorsi, a Trapani, una catena di grandi magazzini ha venduto bottiglie da 75 cl di olio extravergine a 0,99 euro.

So cosa sate pensando.

Sommando i costi di coltivazione, manodopera, trasformazione, bottiglia, etichetta, distribuzione come si fa a guadagnare vendendo olio extravergine d’oliva a meno di un euro?

Non usando olio extravergine, ecco cosa ci autorizza a pensare un prezzo simile. Intendiamoci, magari non è così, forse si tratta solo del folle prezzo-volantino di una catena in debito di vendite, ma il sospetto è lecito.

Del resto, frequentando un supermercato ti sorpendi a chiedere scusa alle pere e alle arance per aver bollato il loro prezzo come incomprensibile. I prezzi delle bottiglie di extravergine oscillano tra 1,5 a 10 euro al litro, chiedersi cosa c’è dentro per giustificare differenze simili è automatico.

Ci dicono i giornali che dipende dalla presenza di olio trattato per eliminare difetti e cattivi odori, lo stesso che in questi giorni ha conquistato le prime pagine con il nomignolo di olio “deodorato”.

Cos’è un olio deodorato? Un olio di oliva non commestibile trasformato in un prodotto senza difetti ma con una controindicazione: dopo il trattamento non può più essere venduto come olio extravergine. A meno che venga miscelato con una quota di vero extravergine fruttato.

Se come qualsivoglia essere umano pensate che il problema siano i chimici, dovete sapere che nemmeno il migliore di loro riesce a far sparire gli alchil esteri.

Cosa sono gli alchil esteri? Sono composti che si formano in seguito al degrado di olive danneggiate o conservate in  condizioni non ideali prima di essere lavorate. Il risultato è la formazione di alcol etilico e metilico che può evolvere in alchil esteri. Siccome resistono ai trattamenti, una presenza elevata di queste spie indica scarsa qualità dell’extravergine.

Eppure nei giorni scorsi a depotenziare il ruolo stanafrodi degli alchil esteri è stata proprio la Comunità Europea che dovrebbe vigilare sulla genuinità dell’olio d’oliva. Al netto di clamorose retromarce, il nuovo regolamento comunitario in vigore dal 1° aprile aumenta le concentrazioni massime di alchil esteri nell’extravergine, autorizzando indirettamente la vendita di oli “deodorati”.

Intollerabile, eh!

Curiosità finale per elevare il quoziente-fleim del post. Senza schivare prese di distanza o lodi sperticate al pensiero che la Comunità Europea sia il vero nemico dal quale guardarsi, mi dite se voi l’olio extravergine a 0,99 euro la bottiglia lo avreste comprato?

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26/02/2011

Firenze: Olio contraffatto

L'inchiesta è partita nel settembre 2010 e si è concentrata su Sos e su tutti gli stabilimenti del gruppo oggetto delle visite ispettive da parte del nucleo agroalimentare del corpo forestale dello Stato.

Nel corso delle ispezioni sarebero stati trovati falsi documenti per regolarizzare una partita di 450 mila chili di olio extravergine di oliva destinata ad essere commercializzata, per un valore di circa 4 milioni di euro.

I presunti falsi documenti, trovati in diversi stabilimenti di confezionamento a Firenze, Reggio Emilia, Genova e Pavia, secondo gli investigatori sarebbero stati contraffatti per ingannare sulla vera natura del prodotto che, secondo la Procura di Firenze, conterrebbe olio di oliva “deodorato”.

La Procura di Firenze, che sta svolgendo indagini approfondite per accertare i reati di frode in commercio e di falso materiale, ha chiesto di effettuare accertamenti analitici idonei a verificare la vera natura del prodotto nell’ambito dell’udienza di incidente probatorio del 15 marzo prossimo.

C. S. 
per Teatro Naturale n. 8 Anno 9

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12/02/2011

Moriano (LU): Occhio ai cinghiali!

Nuovi raids di cinghiali devastano frutteti e coltivazioni di ortaggi tra San Quirico e San Lorenzo a Moriano. E’ nuovamente emergenza cinghiali per l’agricoltura lucchese ancora una volta sfortunata protagonista delle scorribande notturne di vere e proprie mandrie di cinghiali che in un paio di notti hanno distrutto interi raccolti di ortaggi e compromesso le produzioni di mele, pere e pesche di due aziende. Stimati in alcuni migliaia di euro i danni.

Coldiretti ,che da tempo aveva segnalato la forte criticità e il sovrannumero dei cinghiali nel lucchese, parla di “epidemia cinghiali – come spiega Francesco Ciarrocchi, Direttore Provinciale Coldiretti – il problema è sotto gli occhi di tutto, e non solo degli addetti ai lavori. I cinghiali, oltre ad essere tanti, troppi, compromettono l’equilibrio del territorio. Ci sono altre tecniche alternative all’abbattimento che consentono di tenere i cinghiali all’interno delle aree vocate, ma oggi la situazione le renderebbero inefficaci. E’ una fase di emergenza, e servono interventi di emergenza. Purtroppo nei boschi non trovano più cibo evidentemente, e sono costretti a spingersi oltre l’area dove abitualmente vivono.”

Ed è polemica con il Wwf che aveva contestato le misure di urgenza della Provincia di Lucca, dopo le gite non autorizzate di alcuni cinghiali a ridosso del centro, con abbattimenti mirati lungo il Serchio. “L’intervento del Wwf è – spiega ancora Ciarrocchi – è a nostro avviso fuori luogo. C’è una legge regionale che è stata largamente condivisa e che autorizza anche l’abbattimento in situazioni di emergenza. Il cinghiale deve vivere nelle aree vocate, e non dove non è compatibile per tutta una serie di ragioni come la presenza dell’agricoltura o di centri urbani.”

Coldiretti conferma tutto il suo appoggio alla Provincia di Lucca: “La Provincia di Lucca – prosegue Ciarrocchi – ha agito con cognizione di causa, e ha fatto bene. L’abbattimento, in questo caso, è un intervento necessario. E ha tutto il nostro supporto.”

Furiosi gli agricoltori che hanno subito i danni e che si sono visti strappare, in un paio di notti, giorni interi di lavoro.

I cinghiali non ci sono? Sono fantasia? – commenta uno dei due agricoltori colpiti dalla furia dei cinghiali – uno è persino affogato in uno dei canali vicino ai campi. Hanno divelto le radici, scavato e si sono mangiati tutto. Gli piacciono molto le carote. Ne avevo un campo pieno, ora ci sono solo i resti del loro banchetto notturno.”

LEGGI ANCHE :(http://www.loschermo.it/articoli/view/32191)

09:50 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: mo, ci | OKNOtizie |  Facebook

11/02/2011

Carrara: L'erosione del litorale secondo l'assessore (regionale)

 

 L'assessore regionale alle infrastrutture e mobilità Luca Ceccobao (che è certamente della Toscana Interna e quindi non molto portato alle cose portuali) non ha portato buone notizie circa la situazione dell'erosione nell'area di Marina di Carrara. «Le attuali infrastrutture portuali hanno contribuito nel tempo ad amplificare i fenomeni erosivi, ostacolando il flusso dei sedimenti lungo la riva, seppur ad oggi tale fenomeno appare notevolmente ridotto, come risulta dall'inversione di tendenza evolutiva della spiaggia di Marina di Carrara».

La precisazione di Ceccobao, fornita in commissione Trasporti, presieduta da Fabrizio Mattei, è conseguente all'interrogazione dei consiglieri della Lega Nord Toscana Marina Staccioli, Antonio Gambetta Vianna e Dario Locci sullo stato di avanzamento dei lavori per l'ampliamento del porto commerciale di Marina di Carrara.

I consiglieri hanno chiesto informazioni sull'inalterabilità dell'equilibrio costiero senza aggravamento dei fenomeni erosivi, in particolare delle province di Lucca e Massa «Chiedevamo rassicurazioni sia per gli addetti ai lavori che per la popolazione, per l'erosione della costa che si sta avvicinando al molo di Forte dei Marmi- ha dichiarato Marina Staccioli - L'erosione non si è arrestata, sono state costruite le barriere ma il problema si è spostato a sud. Inoltre, sono passati cinque anni dall'accordo per l'ampliamento del porto di Carrara, bisogna accelerare i tempi».

I consiglieri della Lega hanno poi chiesto notizie sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica del Sito di bonifica di interesse nazionale (Sin) di Massa e Carrara che comprende sia l'area marina antistante la perimetrazione a terra (fino a tre Km al largo dalla costa) sia il porto di Marina di Carrara. «La provincia di Massa e Carrara ha completato il progetto esecutivo per la messa in sicurezza e sta avviando le procedure per l'affidamento dei lavori per i quali ipotizza la conclusione entro il primo semestre 2011» ha risposto Ceccobao.

greenreport

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02/02/2011

Lucca: Fermiamo il trenino!

Pietro Fazzi, ex sindaco di Lucca, è molto preoccupato per la gestione del monumento più amato e più vissuto dai Lucchesi: le Mura. Dopo le ultime dichiarazioni sulla possibilità di introdurre un servizio di trasporto a navette elettriche sul circuito dell’arboreato cerchio è sbottato e ha fondato un ieri un gruppo su Facebook dal titolo molto eloquente: "Fermiamo il TRENINO sulle Mura! scempio da strapaese: stop!".

Le premesse sono contenute nel nuovo regolamento stilato dall’Opera delle Mura, che prevede l’abolizione del divieto di far circolare sul monumento veicoli e trenini elettrici adibiti al trasporto turistico, ma il testo dovrà essere approvato prima dal Consiglio comunale.

“Sono molto preoccupato per quelli che giudico come chiari segni di un abbassamento della guardia, uno scadimento sull’utilizzazione delle Mura - afferma Fazzi - da sei mesi si sentono annunci strabilianti fra cui le piscine sui baluardi, centri benessere nelle casermette, ombrelloni e sdraio eccetera.

Adesso si vuole togliere il divieto al ‘trenino’ con il chiaro intento di proporlo. Mi dico: l’amministrazione comunale vuole subire l’umiliazione di farsi dire di no dalla Sovrintendenza? oppure siamo in grado di ‘badare da soli’ a come si tiene un monumento del genere, avere ambizioni e fare proposte che abbiano un senso e soprattutto un decoro per il luogo?

Il trenino non serve a nessuno su un monumento accessibilissimo a tutti, con ampie rampe per salire e scendere, con spazi che sono adatti a passeggiare, a correre o al massimo ad andare in bicicletta. Le Mura sono vissute così dai lucchesi e questo modo di frequentarle, spesso quotidiano ed intimo, non può essere stravolto per nessun motivo da trovate turistiche e commerciali. Perché invece di 'rovesciare' turisti sulle mura non si organizza piuttosto un servizio di navette serio che colleghi la città alle ville intorno a Lucca visto che non esiste niente del genere?

Tornando alle Mura, non capisco la logica di annunciare la chiusura  alcune sortite per supposti motivi di sicurezza mentre nello stesso momento si propone di aprirne altre. Per i problemi di sicurezza ci sono le telecamere. Quanto può costare l’istallazione di una telecamera?".

Lei ha dato vita all'Opera delle Mura, quali funzioni aveva assegnato a questo organismo?

"Abbiamo pensato l’Opera delle Mura come un antica fabbriceria di una cattedrale come l’Opera della Primaziale di Pisa o di Santa Maria del Fiore a Firenze, un organismo di alto profilo istituzionale, tecnico e culturale che si occupasse principalmente della manutenzione delle Mura e della loro conservazione del tempo. Un organismo non dotato di personalità giuridica autonoma ma dipendente dal Comune, per questo avrei visto bene che la presidenza fosse tenuta direttamente dal sindaco di Lucca con l’eventuale nomina di un vicepresidente tecnico. E in questi anni si sono alternati presidenti che hanno capito perfettamente il proprio ruolo istituzionale: ricordo Maria Adriana Giusti e Romano Silva - studiosi di grande prestigio  - ma anche Marco Brancoli Pantera, Giulio Landucci, pur non essendo storici nè architetti hanno interpretato il proprio ruolo con grande sensibilità nel rispetto del monumento consultandosi con deferenza verso gli esperti e i  tecnici prima di prendere decisioni importanti".

Come giudica la proposta di Confcommercio di organizzare una grande Fiera internazionale sulle Mura per il primo weekend di ottobre?

"Sono contrario per gli stessi motivi di opportunità e di decoro del monumento. Può essere  tollerabile per le Mura di Lucca una grande fiera a tematica sul verde come Murabilia, ma questa manifestazione particolare non può costituire il precedente attraverso il quale diventa automaticamente accettabile organizzare fiere, mercatini ed altre manifestazioni commerciali sulle Mura".

LINK AL GRUPPO DI FACEBOOK: "Fermiamo il TRENINO sulle Mura! scempio da strapaese: stop!".

loschermo

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31/12/2010

Livorno: Scherzi di fine anno: pescecane per palombo, etc.

Pescecane per palombo: maximulta

Lettori di eccolatoscana pronti al cenone strombazzato per tuttopesce in zone lontane dal mare centinia di chilometri, occhio!

Pescecane spacciato per palombo, pesce ghiaccio dei laghi cinesi venduto per bianchetto, polpo altrettanto cinese proposto come moscardino. Queste sono solo alcune delle magagne, a volte inquadrate come pubblicità ingannevole e sanzionate con pesanti multe, a volte come vere e proprie frodi commerciali, e quindi di rilevanza penale, scoperte dalla Capitaneria di Porto di Livorno, che ha terminato proprio ieri la seconda parte dell'operazione "Onda d'urto" che ha visto gli uomini e le donne della Guardia Costiera impegnati in una serie di controlli a Livorno ma anche a Pisa.

Controlli che hanno fatto seguito alle altre ispezioni portate avanti durante tutto l'anno sia nei mercati che nei punti di rivendita all'ingrosso come nei ristoranti per controllare la filiera alimentare e che non venissero posti in vendita esemplari fuori legge, sia perché appartenenti a specie protette che di taglia troppo piccola. Una delle novità di quest'anno ha riguardato proprio i controlli sulla cosiddetta "pubblicità ingannevole", ovvero sul fatto che venivano messi in vendita pesci e molluschi con riportato sì il vero nome, ma anche quello di un pesce assai più pregiato, facendo credere così al consumatore che di questo si trattasse. E sono di ieri proprio due di questi casi, scoperti in un notissimo rivenditore livornese di pesce congelato al dettaglio.

Qui infatti sono state trovati dei tranci di "canesca", uno squalaccio della peggior specie che viene pescato anche nei nostri mari, che veniva spacciato per palombo, pesce che è anche lui un cugino degli squali, ma che ha carne assai pregiata e che viene proposto sia nella cucina tradizionale livornese che per i bambini, visto che non ha lische.

Sempre nello stesso negozio c'erano anche dei "pagri" venduti col nome di dentice accanto: peccato che fossero dei pesci dell'Oceano Indiano, questa volta di buona qualità e parenti abbastanza vicini del dentice, ma che dentici comunque non erano. Uno scherzetto che è costato al titolare due verbali da 6mila euro l'uno. E sempre nella stessa operazione, in un deposito di Pisa che vende sia all'ingrosso che al dettaglio, sono stati trovati polpi del Pacifico venduti come moscardini: alla fine sono stati sequestrati 442 chili di prodotto e il titolare denunciato per frode in commercio.

Da segnalare poi che, durante l'anno, sono state scoperte altre irregolarità simili che hanno portato a 170mila euro di sanzioni, 58 denunce e al sequestro di 20 tonnellate di prodotti ittici.  Non basta la somiglianza. Il pagro è un ottimo pesce, ma non è un dentice, e questo basta a far scattare la sanzione per pubblicità ingannevole. Lo stesso vale per l'alalunga o il tonno a pinne gialle se venduti come tonno, che è solo quello rosso.

iltirreno 

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30/12/2010

Montalcino (SI): Brunellopoli ha fatto scuola (in Cina)

 

Come fa una nazione a diventare un produttore serio e credibile a livello mondiale? Col tempo, magari coi secoli. Prendi la Francia, per esempio: son tre-quattrocento anni che coltiva la qualità; ci vuole un po’ di tempo. E quello è solo UNO degli ingredienti. Poi serve il territorio, ecco, lo vogliamo aggiungere il terroir? Ma certo. Le altre nazioni, il nuovo mondo enologico, seguono a ruota, adesso è il turno della Cina. In attesa che il culto della qualità, il territorio e qualche secolo di pratica facciano la differenza, i cinesi apprendono veloci. Pure quello che sarebbe meglio lasciar perdere: tipo produrre vini fasulli.

Secondo China Times “nella provincia di Hebei circa 30 cantine sono state chiuse dopo che i loro vini si sono dimostrati contraffatti, durante una trasmissione televisiva” [Gabanelli made in China? Uau - ndr]. Tra queste, Jiahua, Yeli, e Genghao. Il governatore locale ha affermato che “i produttori della Changli County i cui vini risulteranno inferiori agli standard, subiranno la revoca della licenza e il sequestro dei prodotti dal mercato”. Be’, non per infierire, ma ho avuto per un attimo la visione di un bel campo di rieducazione cinese per i furbacchioni di Brunellopoli – solo per un attimo, per carità. Che poi, cosa avevano combinato quei lazzaroni? “Secondo il servizio andato in onda su China Central Television Station, un addetto alle vendite ha ammesso che alcuni vini della regione avevano una purezza del 20 per cento. Il resto era composto da acqua, aromi, coloranti ed acido citrico”.

Come fa un compratore a difendersi da questi bidoni? Purtroppo non esiste un sistema certo, qui come altrove si richiede al consumatore uno sforzo di valutazione critica, una specie di inversione dell’onere della prova, visto che le autorità fanno quello che possono. Forse potrebbe aiutare il vecchio sistema dei prezzi bassi. Se consideriamo che queste bottiglie venivano vendute ad un  prezzo di circa 75 centesimi di dollaro americano (e fatte tutte le possibili proporzioni con il mercato cinese) dovremmo avere qualche sospetto. Un po’ come per i nostri Chianti Docg a due euro e novantanove negli hard discount. Che non sono acqua e coloranti (non sia mai), ma qualche dubbio sul livello qualitativo dovrebbe sorgere. Vicende simili sono global (sì, pure in Francia succede). E quasi sempre sono vini venduti a prezzi ridicoli.

dissapore


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13/12/2010

Minucciano (LU): Italia Nostra contro le pale all'Argegna

La zona dove dovrebbe sorgere l'impianto

Italia Nostra è contraria alla costruzione dell’impianto eolico proposto sui dorsali dei Monti Argegna, Montale e Cucù nell’alta Garfagnana e richiede il rigetto del progetto, per motivi di impatto ambientale, paesaggistico ed economico: L’intervento – spiegano - viene a sconquassare tutto l’assetto della dorsale sia per il notevole ampliamento del percorso sterrato presente, sia per il tracciamento delle porzioni in cui manca, sia per la sua stabilizzazione per il passaggio dei grossi mezzi di trasporto, sia per l’adeguamento delle pendenze, sia per la formazione e stabilizzazione delle nove piazzole di lavoro, sia per i necessari spiazzi di manovra”.

Gli aerogeneratori da installare e previsti nel progetto Seva srl sono composti ciascuno da una torre di altezza 73 ml, da 3 pale lunghe 25 ml con un diametro rotore di 53 ml. Sono quindi necessarie piazzole di 200 mq presso ogni aerogeneratore e fondazioni di 15 ml di diametro.

“L’area su cui saranno collocati 8 dei 9 aerogeneratori costituenti l’impianto – continuano - è sottoposta a vincolo paesaggistico: la quasi totalità del suolo interessato dall’intervento è territorio intatto ad uso prativo e seminativo di grandissima valenza estetica e ambientale. L’area dell’Argegna, proprio per queste caratteristiche finora così ben conservate, è zona di forte richiamo turistico, attività fondamentale per l’economia attuale e futura di queste popolazioni.

In questo paesaggio, così peculiare e caratterizzato, sorge anche il famoso Santuario di Nostra Signora della Guardia che, oltre ad essere bene culturale vincolato è meta di consistente turismo religioso. Proprio vicino alla chiesa verrebbero ad impattare (visivamente e acusticamente) alcuni aerogeneratori e proprio dal parco circostante ad essa saranno visibili anche tutti gli altri che costituiscono l’intero impianto. Nelle vicinanze del Santuario c’è il prezioso sito archeologico dell’Ospitale di Tea, che costituiva luogo di sosta fondamentale per i pellegrini lungo la storica via Francigena, sito archeologico di cui, però,non esiste traccia nelle relazioni allegate al progetto”.

“Oltre che nei confronti delle attività umane l’impianto è incompatibile con l’equilibrio avi-faunistico della zona (sia durante il lungo periodo della costruzione sia successivamente durante il normale funzionamento delle turbine). Rumorosità, viavai di mezzi ultra-pesanti, vibrazioni delle possenti pale eoliche, campi magnetici derivanti dagli elettro cavi ‘preferibilmente interrati’ (come si legge nella Relazione Tecnica, sono elementi che impattano negativamente contro le varie specie presenti e soprattutto contro le specie protette di rapaci diurni e notturni, quali l‘astore e l’allocco”.

“La nostra Associazione – concludono da Italia Nostra - ritiene urgente e indispensabile una più stringente regolamentazione e programmazione regionale per la costruzione di questi impianti, con individuazione a monte delle zone in cui questi, compatibilmente con I valori paesaggistici, ambientali e con le strutture economiche dei luoghi, possono sorgere, in modo da dare indirizzi certi all’attuale confusa rincorsa speculativa nei settori energetici”.

loschermo

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09/12/2010

Minucciano (LU): L'Argegna distrutto dalle pale eoliche?

 



Questo fantastico paesaggio agro-pastorale  che comprende le  dorsali dei Monti Argegna (caro alla devozione popolare per la presenza del'omonimo piccolo santuario mariano), Montale e Cucù nell'Alta Garfagnana sarà presto distrutto da un impianto eolico! Gli ambientalisti che fanno? Tacciono consenzienti?.  
ottopassi

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25/11/2010

...... e ri-Viareggio (LU): Sette sataniche in Versilia?

Anche in Versilia esistono "sette e gruppi religiosi?" di Francesco Bertolucci e Giancarlo Garbocci è un'inchiesta di VersiliaInTv
Dopo il caso delle Bestie di Satana che ha sconvolto l'Italia e il Caso Rapalli che ha terrorizzato la Toscana, le sette religiose sono salite alla ribalta delle cronache. I sacrifici rituali svolti e gli omicidi, hanno messo sotto la lente d'ingrandimento il lato sanguinario di alcune di queste religioni. Ma sono presenti sul nostro territorio?
VersiliaInTv ha tentato di scoprirlo intervistando chi da anni indaga sulle sette e chi ne ha fatto parte in passato. Senza dimenticare di dar voce a una figura che “combatte” da secoli le “entità malvagie” con l'ausilio delle proprie forze. Il tutto, cercando di far luce sul mondo dell'occulto nostrano e su quanto possa essere pericoloso se sottovalutato e le zone d'ombra che le fanno proliferare.

Hanno partecipato:

LUCA VENTURINI - Dirigente A.I.S.I. investigatore: tra i massimi esperti del fenomeno "sette" ha indagato e indaga tutt'ora su casi nazionali

PATRIZIA SANTOVECCHI - ex appartenente gruppo religioso

PADRE RICCI - Sacerdote Esorcista Parrocchia S. Andrea

 

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18/11/2010

Grosseto: Cani inselvatichiti

In Toscana, soprattutto nelle confinanti province di Grosseto e Siena, si pensa che gli attacchi dei lupi (in realtà si tratta quasi sempre di cani inselvatichiti) abbiano ucciso circa 250 pecore, ora grazie allo stanziamento della Regione Toscana di 100 mila euro a sostegno degli allevamenti si potranno realizzare impianti di dissuasione.

Gli studi e il monitoraggio avviati dalla Regione confermano che in Toscana il lupo è in crescita e che è ormai stabilmente insediato. In Toscana ci sarebbero circa 250 lupi, suddivisi in oltre 30 gruppi riproduttivi, oltre ad alcuni esemplari erratici. Una buona notizia per la biodiversità, visto che si tratta di una specie a rischio, ma una presenza che non può provocare tutti i danni che vengono attribuiti al lupo, che preda soprattutto ungulati selvatici.

La regione spiega che «La realtà è che, oltre ai lupi, sul territorio sono presenti altri tipi di canidi predatori; per questo, in alcune zone, i pastori devono essere adeguatamente supportati e preparati per convivere al meglio con i predatori. L'analisi dei dati raccolti evidenzia che gli attacchi al bestiame hanno due picchi, uno in luglio/agosto, quando molti greggi vengono lasciati fuori la notte, e uno in settembre/ottobre, quando gli adulti insegnano ai giovani a cacciare. In questo caso gli attacchi sono anche diurni. Gli stessi dati dimostrano anche che circa la metà degli attacchi colpisce il 10% degli allevamenti. Diventa quindi indispensabile l'attivazione delle opere di prevenzione previste nei piani regionali in materia»..

Ieri l'assessore regionale all'agricoltura Gianni Salvadori e quello all'ambiente Anna Rita Bramerini, avevano annunciato che «Dopo gli ultimi episodi di attacchi e uccisioni di pecore verificatisi nel grossetano e nel senese, la Regione stanzia subito 100mila euro a sostegno degli allevatori per favorire interventi straordinari finalizzati alla realizzazione di impianti di dissuasione contro lupi e cani inselvatichiti, contemporaneamente ad interventi di controllo del territorio ad opera della polizia provinciale, in collaborazione con gli stessi allevatori, gli agricoltori e associazioni ambientaliste, finalizzati alla cattura di cani inselvatichiti ed ibridi.

«Quanto appare sulla stampa in questi giorni a proposito del lupo rappresenta bene la distanza fra chi abita in campagna e ci lavora, e chi abita in città - ha detto Salvadori - Per l'allevatore il lupo è un problema in più, di cui si fa volentieri a meno. Per il cittadino è un simbolo, è la conservazione, la specie protetta per eccellenza. Il nostro compito di governo è di muoverci con equilibrio, preservando sia gli interessi del lavoro e dell'economia che gli equilibri ambientali, tutelati oltretutto da precise normative della Ue».

La Confederazione italiana agricoltori (Cia) della Toscana si dice soddisfatta «per una misura che potrebbe tutelare gli allevamenti». Il presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci sottolinea: «I ripetuti attacchi alle greggi, i danni economici e lo stress cui sono sottoposti gli allevatori devono trovare risposte adeguate. Questa iniziativa promossa dagli assessori Gianni Salvadori e Anna Rita Bramerini è utile ed importante. In un periodo così difficile per le finanze pubbliche, garantire un impegno finanziario, seppur di modesta entità finanziaria, testimonia l'impegno ‘del fare' e lo contrappone alla colpevole assenza di risposte attese dal governo nazionale».

Secondo la Cia «Gli stanziamenti saranno impiegati per la realizzazione di impianti di dissuasione contro lupi e cani inselvatichiti, nonché per interventi di controllo del territorio con la polizia provinciale in collaborazione con allevatori, agricoltori e associazioni ambientaliste, finalizzati alla cattura degli animali. Le indagini ed il monitoraggio della Regione Toscana confermano che è in crescita la presenza del lupo sul territorio regionale. Si tratta di un numero importante: almeno 250 lupi, suddivisi in oltre 30 gruppi riproduttivi, attacchi che colpiscono il 10 per cento degli allevamenti. A questi vanno aggiunti altri tipi di "canidi" predatori».

«Per questo - conclude Pascucci - in alcune zone, i pastori devono essere adeguatamente supportati e preparati per fronteggiare i predatori. Gli attacchi al bestiame hanno due picchi: luglio-agosto e settembre-ottobre, quando gli adulti insegnano ai giovani a cacciare. In questo caso gli attacchi sono anche diurni. Una situazione non più sostenibile e per questo la misura della Regione è quanto mai opportuna e apprezzata».

La misura piace anche all'assessore allo sviluppo rurale della provincia di Grosseto dichiara, Enzo Rossi, «Siamo particolarmente soddisfatti- perché la Giunta regionale e in particolare l'assessore all'agricoltura Gianni Salvadori hanno ascoltato il grido d'aiuto lanciato dalla Provincia di Grosseto e dai pastori del nostro territorio; e attraverso questo intervento straordinario si sono concretamente impegnati per arginare l'insostenibile fenomeno delle continue aggressioni agli allevamenti della provincia di Grosseto. Le risorse potranno essere utilizzate per dotare gli allevatori di dissuasori s onori e luminosi e consentiranno di attivare un piano straordinario per la cattura dei cani randagi».

greenreport

17:53 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gr, ca | OKNOtizie |  Facebook

17/11/2010

Rosignano Marittimo (LI): La spazzatura di Napoli a Scopigliato?

Sono ormai tremila le tonnellate di rifiuti non raccolte per le strade di Napoli. Circa 6.500 le tonnellate in tutta la provincia in cerca di smaltimento. La soluzione - tampone ancora una volta sarà trasferire altrove i rifiuti, con un costo che supererà i 600 milioni di euro, che il governo cercherà di finanziare tramite il Cipe. Con la discarica di Terzigno bloccata e con Chiaiano che può accogliere solo 500 tonnellate al giorno, il ritmo di crescita è stimato in 50 tonnellate l'ora di nuovi rifiuti senza destinazione.

Adesso si apre il problema del dove esportare i rifiuti: Spagna via mare? Germania via treno? Si parla anche di Finlandia, Svezia, Norvegia, dove non mancano i termovalorizzatori. In queste ore si stanno definendo le possibilità di trasferimento. Ma si parla anche di deroghe all'obbligo di smaltire nella propria provincia, cosa che consentirebbe ad Asia - la società partecipata napoletana che si occupa di raccolta e smaltimento - di chiudere più accordi commerciali con società pubbliche italiane in grado di intercettare quote di rifiuti da smaltire ( per la frazione umida è già in essere un accordo con la regione Emilia Romagna, che riceverà fino a marzo 2011 circa 400 tonnellate al giorno di rifiuti organici).

Il presidente di Rea Rosignano, Ghelardini, ha ammesso una richiesta di disponibilità della società campana per la discarica di Scapigliato: «c'è stato un contatto di natura commerciale. A quel punto noi faremo le nostre valutazioni tecniche in base alla quantità, alla tipologia e ai tempi dell'eventuale conferimento nella nostra struttura».

L'impianto, del quale è pronto il progetto di ampliamento, è stato oggetto di polemiche da parte del comune di Rosignano a causa di mancati conferimenti , e conseguenti introiti, da parte di altre province toscane. La stessa Rea sembra avere problemi di bilancio abbastanza preoccupanti in conseguenza di ciò.

Questa possibilità, che potrebbe risolvere due necessità, andrà al vaglio della Regione Toscana, che però ad oggi non ha ricevuto alcuna richiesta ufficiale. Per dare questa disponibilità, sarà fondamentale definire le tipologie di rifiuti solidi urbani che andrebbero trasferiti all'impianto di Scapigliato: non rifiuti tal quali, ma trattati. Perciò a Scapigliato potrebbero trovare destinazione solo rifiuti che sono passati almeno dagli impianti di tritovagliatura: per questo Asia sta prendendo accordi per destinare a più impianti di trattamento i tal quali ammassati in strada (è recente l'accordo con l'impianto di tritovagliatura di Battipaglia).

Intanto, ad Ercolano, i residenti hanno protestato per l'aumento del 30% della tassa sui rifiuti: il sindaco ha prontamente comunicato che non è colpa sua, l'aumento è stato deciso dalla Provincia di Napoli....

greenreport

 

17:54 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ro, spa | OKNOtizie |  Facebook

12/11/2010

Marinella di Sarzana (SP): Legname sulla spiaggia

 

In questi giorni sono nate polemiche dovute al legname trasportato dal fiume Magra in Mare e da questo, oltre che sulla spiaggia di Marinella, (praticamente il proseguimento di Marina di Carrara, malgrado amministrativamente in provincia di Spezia) anche nel Golfo della Spezia e fino alle Cinque Terre.

Quando le fiumare sono potenti infatti, ciò che trasportano a valle non si ferma nel tratto terminale o nell'area immediata della foce, ma vie ne portato fino alla corrente principale Mediterranea che lo ridistribuisce verso nord-ovest.

Nel tratto di mare antistante il golfo parecchie barche si trovavano con rami e tronchi nelle eliche delle imbarcazioni: mitilicoltori, ormeggiatori, pescatori, piloti e rimorchiatori, per non parlare dei diportisti; prima c'è stato scirocco e sono entrati gli alberi nel golfo, poi il vento è girato a tramontana, e il legname si è infiltrato anche nei vivai dei musacoli (altrimentio detti dalla tivù: cozze) , con danni da sfondamento e ingarbugliamento parecchio sensibili, il tutto ripetuto per più giorni.

Ora girano delle leggende metropolitane, veri falsi da bar, che sostengono che ciò succeda perché noi ambientalisti non vogliamo il taglio della vegetazione nell'alveo del fiume Magra: c'è un equivoco, noi non siamo contrari al taglio della vegetazione, ma siamo contrari e sempre lo saremo alla distruzione della vegetazione fluviale e quindi del suo habitat! Perché fare i lavori di manutenzione come si facevano qualche anno fa e come vorrebbero si tornasse a fare certi Sindaci, con tagli a raso e ruspe a spianare l'alveo non è manutenzione, ma è solo devastazione, oltretutto controproducente anche dal punto di vista idraulico perché le acque di piena, libere dal freno della vegetazione, aumentano di velocità e fanno più danni!

Diverso il discorso invece per il taglio selettivo di piante pericolanti o pericolose, o la loro capitozzatura, e per la rimozione degli alberi morti: quegli interventi andrebbero fatti tutti gli anni come manutenzione ordinaria e prevenzione, e invece tale opera langue. Verrebbe da credere che non si facciano sperando che mali peggiori forzino la mano a interventi più drastici, che piacevano tanto agli Enti che li facevano un tempo, perché cedendo il copioso legname frutto dei tagli a raso alle ditte appaltatrici risparmiavano di pagare parte dell'appalto ... un sistema perverso, che non rispettava l'ambiente ed era irresponsabile!

Invece è giunta l'ora di stanziare risorse per la manutenzione ordinaria, fatta secondo i criteri dell'Allegato al piano di Bacino che indica le corrette modalità, delle quali invece, non essendo obbligatorie e non portando perciò alla persecuzione di Legge, pare che Provincia, Comuni ed Ente Canale Lunense spesso si scordino. Forse costano di più che un bell'intervento con la ruspa o il decespugliatore, ma devono essere fatti così e non come piacerebbe ad Amministratori forse ignoranti o forse compiacenti,  e sono urgenti:  tutte le categorie danneggiate dalle mareggiate "legnose", dai Balneatori ai Vivaisti ne hanno bisogno.

Così dicono il  Presidente di Legambiente Liguria Stefano Sarti ed il  Il Responsabile Assetto idrogeologico e Aree Protette di Legambiente Liguria Alessandro Poletti, ripresi da quotidianoapuano.

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09/11/2010

.....e ancora Viareggio (LU): Milioni perduti causa burocrazia

Burocrazia e cavilli amministrativi bloccano lo sviluppo dell'agricoltura viareggina. In fumo i finanziamenti della Comunità Europea per colpa dei ritardi inferti dalla macchina pubblica alle aziende agricole costrette a subire il peso degli ingranaggi, spesso farraginosi, della burocrazia, e a rinunciare ad importanti contributi per far crescere attività e occupazione. Sotto accusa anche la diffidenza cronica verso lagricoltura che resta uno dei settori più importanti della Versilia.

A farlo presente all'amministrazione comunale di Viareggio è la Coldiretti Provinciale (info su www.lucca.coldiretti.it) che ha inviato, dopo una serie di incontri del Tavolo Verde, una lettera agli assessori, Antonio Cima e Roberto Bucciarelli in riferimento "all'attuale normativa di legge nelle aree agricole classificate dal piano strutturale E1, quelle situate a Sud di Viareggio tra la ferrovia di Lucca e Torre del Lago dove operano le più importanti aziende florovivaistiche del comune sia per dimensione, dipendenti, strutture. E la zona E2, situata invece a Nord di Viareggio (località Migliarina) e soggetta al regolamento regionale (area patrimonio collinare)".

Ed è proprio sullarea Sud dove le aziende agricole insediate hanno trovato, e trovano tuttoggi difficoltà e burocrazia. Un'area dove i vincoli paesaggistici ritardano notevolmente le decisioni rallentando la produttività e la crescita delle aziende.

"Le aziende incontrano difficoltà oggettive - spiega Francesco Ciarrocchi, direttore Provinciale Coldiretti - hanno difficoltà nel dotarsi di strutture per sviluppare lattività, o in diversi casi, ad accedere ai finanziamenti europei per chi ha provato ad intraprendere quel percorso. E impensabile che trascorrano diversi mesi prima di ottenere unautorizzazione per una serra o un annesso agricolo".

"La tempistica è fondamentale - analizza Ciarrocchi - soprattutto in funzione della possibilità di accedere, in tempi e modalità prefissate, ai finanziamenti europei, nazionali e regionali. Ritardi che fanno decadere i finanziamenti o il rischio di ritrovarsi fuori mercato con danni incalcolabili che si ripercuotono sull'azienda, fatturati e occupazione. Come le aziende agricole rispettano procedure e tempistiche crediamo che anche la macchina amministrativa debba fare altrettanto. Non è possibile guidare una Ferrari con il motore di una utilitaria".

Coldiretti è bene a conoscenza dei "vincoli particolari con cui l'amministrazione si deve ogni volta confrontare ma è altrettanto realistico riconoscere che per le aree artigianali del Cotone le difficoltà sono state superate. Ci sono due pesi e due misure per due settori, agricoltura e artigianato, strategici per il territorio. Vincoli che non permettono la realizzazione di serre fisse, annessi agricoli e fabbricati rurali indispensabili per lo sviluppo e la crescita delle aziende, e persino linstallazione di una serra stagionale, recinzioni".

"Il mondo agricolo - sottolinea Dina Pierotti, presidente provinciale Coldiretti, che già era intervenuta anche sulla questione dell'inquinamento del Lago di Massaciuccoli - è monitorato in maniera certosina ed apparentemente con un retaggio di paura e preoccupazione che si possa sviluppare chissà quale mostro ecologico o possa sparire improvvisamente il territorio. Siamo i primi a scendere in difesa del territorio e dellambiente basterebbe solo applicare le normative dellarea E2 allE1".

La principale organizzazione agricola si rende però disponibile ad un nuovo confronto: "Prima dell'adozione del nuovo strumento urbanistico - conclude il Referente per la Versilia, Maurizio Del Chiaro - ci auguriamo che l'amministrazione ascolti quello che abbiamo da dire".

loschermo

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04/11/2010

Siena: Arriveremo al vino concentrato?

Antonio Tomacelli per dissapore


Fine vendemmia in Italia (e in Toscana in particolare) e tanta pioggia che la metà bastava. Chi ha raccolto a ottobre ha dovuto approfittare delle poche giornate asciutte ma, tutto sommato, è andata bene.

In America, invece, è stato un mezzo disastro e qualcuno si è incazzato nero per l’uva annacquata e del conseguente vino scadente. Ken Wright, un produttore dell’Oregon, si è lamentato più di tutti sulle pagine di Gizmodo chiedendosi: è giusto perdere un’annata di lavoro (e tanti bei dollari) per un po’ di pioggia, quando potremmo usare le moderne tecnologie per aggiustare un vino altrimenti invendibile?

Se non lo avete ancora capito, o se siete all’oscuro delle pratiche di cantina, Ken Wright sta parlando di qualcosa che somiglia molto al “concentratore a osmosi inversa“. Chi lavora in cantina sa di cosa parlo, per tutti gli altri due parole di spiegazione. Il concentratore è un aggeggio infernale a pressione che separa l’acqua dal vino, grazie al passaggio dello stesso attraverso alcune membrane osmotiche.

Quello che esce dalla macchina, alla fine, è un vino più concentrato, più alcolico e che spunterà di conseguenza un prezzo migliore. In Italia sarebbe vietato ma, surprise! siamo i maggiori produttori al mondo della macchina salvavendemmia. Perchè ho detto sarebbe? Ma perchè la legge un aiutino lo dà, come al solito, e permette l’uso dell’osmosi inversa SOLO per il mosto (succo d’uva per i più ignoranti), non per il vino.

Dichiarazione in etichetta di una “pratica scorretta”? Manco a pensarlo, tu sei un cliente, quindi zitto e bevi. E poi la parola l’ho messa tra virgolette, segno che tanto scorretta non è, ma insomma, nemmeno regolare. L’uso del concentratore è un buco nero nella legislazione vinicola e chissà quanti di voi comprerebbero un vino dichiaratamente “concentrato”.

Non so quali siano i vini siffatti in commercio (non lo voglio sapere), ma per me vale la regola n.1 enunciata da un amico vignaiolo che un giorno ebbe a dirmi: “Antò, l’osmosi inversa concentra il vino, ma concentra pure i difetti”. Occhio, la prossima volta, a quelle puzzette strane, eh!


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02/11/2010

Massa: Cemento e dissesti

Prof. Riccardo Canesi (Docente di Geografia Economica) per greenreport

Per l'ennesima volta la piccola provincia di  Massa e Carrara è alla ribalta nazionale per un evento luttuoso derivante da una scarsa cura del territorio . Non voglio speculare  sulla morte delle tre povere persone e neanche incolpare qualcuno ma vorrei cogliere l'occasione per ribadire ancora che la PRIMA OPERA PUBBLICA da realizzare in questo territorio - così come nel Paese - è la sua MESSA IN SICUREZZA da un punto di vista IDROGEOLOGICO.

Nonostante i ripetuti richiami negli ultimi ventanni ,provenienti dalla società civile e dal mondo scientifico, per un minor consumo di suolo e per l' improrogabile  tutela del territorio,  i due Comuni di Massa e di Carrara si apprestano a realizzare, a Marina di Massa, un Ospedale unico in una zona a rischio idrogeologico e con falda affiorante secondo l'Autorità di Bacino, e un Porto turistico, a Marina di Carrara,  alla foce del Torrente Carrione, tristemente famoso per essere esondato 7 anni fa provocando una  vittima oltre che centinaia di milioni di euro di danni, e già bocciato 7 anni fa dal Ministero dell'Ambiente. Questa è l'Italia ed il cemento è il principale fattore "unificante" del Paese, purtroppo.

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Altro lapsus machinae

Casoi significa Pisa: Pie...?

Nulla: è un altro errore di digitazione.

 

16:46 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: la, ma | OKNOtizie |  Facebook

Lapsus machinae

Quello che appare come una semplice 'F' nel post con foto, vorrebbe dire

Firenze: Lylly Brogi ed il suo Premio Pergola Arte

(errore di digitazione: càpita)

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12/10/2010

Carrara; Dalle Apuane ai dentifrici

La cava al passo della Focolaccia

Brunella Menchini per loschermo

Le Alpi Apuane vittime dell’estrazione del marmo. Un territorio a rischio di distruzione che cela al suo interno un tesoro, ben più importante delle pietre di cui sono fatte: l’acqua. E proprio l’acqua viene violentata quotidianamente. Tecnologie devastanti sono arrivate nella nostra terra e l’hanno trasformata in un deserto.

Elia Pegollo, ambientalista, ecologista, fondatore dell’associazione centro culturale La Pietra Vivente - costituitasi spontaneamente nel 1990 grazie ad un gruppo di cittadini massesi uniti dalla passione per la montagna - ci parla di queste montagne, di come erano e di cosa rischiano di diventare.

“Dovremmo imparare a comportarci da custodi della terra e non da spietati padroni, come invece stiamo facendo – dichiara - nella nostra terra muoiono prima i luoghi che non i ricordi”

Quante sono le cave attualmente attive?

“Le cave sono 102, in mano a poche persone. Gli operai sono circa 998. Negli anni ’50, si parlava di 16mila cavatori, un esercito.
Secondo un gruppo di Carrara, il volume di affari è di circa1miliardo e 500milioni di euro, ma quello effettivamente dichiarato è solo di 10milioni di euro. Questo gruppo non è mai stato smentito da alcuno”.

Quanto è cambiato l’impatto che ha la lavorazione del marmo sull’ambiente, rispetto al passato?

“Quello che è successo negli ultimi 40 anni non ha paragone con ciò che è avvenuto nei 2000 anni precedenti. Dal 1970 si è incrementata la meccanizzazione e di conseguenza è aumentato l’uso di oli e idrocarburi.
La prima notizia di estrazione del marmo nel nostro territorio, è del
122 a.C. ma fino ad oggi l’ambiente non ne aveva mai risentito così”.

All’uso delle macchine è ascrivibile anche l’impennata della produttività per addetto registratasi nelle cave nell’ultimo quindicennio (dalle 315 tonnellate annue per addetto del 1975 alle 1.091 del 1989), a fronte di una riduzione del 40 per cento dell’occupazione.

Cosa si estrae dalle cave?

“Dalle cave si estraggono soprattutto scaglie, perché sono collegabili alla concessione. Per avere la concessione, infatti, basta dimostrare che il 20% della montagna distrutta e portata via è ‘blocco di marmo’, di conseguenza l’80% è rifiuto, le scaglie appunto. Il problema è che attualmente si produce molto di meno del 20% di blocco, lo dice anche Legambiente, e queste cose non vengono palesate alla collettività, anzi, i sindaci dicono che le concessioni vengono date con questo stretto vincolo. In alcune cave inoltre, si producono direttamente le scaglie, con le benne, e questo è illegale. Ma ci sono anche degli escamotage per farlo: ad esempio, ipotizzare un pericolo di crollo, ed attuare di conseguenza un’esplosione controllata. Questo è quanto succede continuamente”.

Perché l’interesse si è spostato dai blocchi alle scaglie?

"Dalle scaglie, si ottiene il carbonato di calcio che trova tutta una serie di applicazioni industriali particolarmente vantaggiose sotto il profilo economico.
Viene usato nelle plastiche, come isolante, nell’edilizia, nelle colle, in alcuni tipi di pasta, nei dentifrici. Probabilmente esistono materiali alternativi, ma questo è particolarmente efficace e particolarmente appetibile dal punto di vista economico".

Quali sono i rischi legati a questo tipo di sfruttamento intensivo?

“Prima di tutto il rischio è occupazionale, perché per produrre le scaglie basta una macchina con due addetti e si distrugge una montagna in pochissimo tempo, rispetto a quello che accadeva tradizionalmente. E poi ci sono i rischi legati all’avvelenamento delle acque del nostro territorio. Le macchine per lavorare hanno bisogno di oli che sono altamente inquinanti: le Apuane, come tutti i territori carsici, hanno un terreno friabilissimo. Ci sono delle fessure nel marmo, che sono le vie dell’acqua: canali che collegano l’alto dei cieli con le profondità delle montagne. Da lì passa l’acqua piovana e scende finchè non incontra un basamento impermeabile e si formano gli acquiferi. La marmettola - una fanghiglia composta da polvere di marmo che ricopre i siti delle cave -ma non solo, anche gli oli esausti, penetrano in queste fessure, insieme all’acqua piovana, e vanno ad inquinare e ad impoverire le nostre riserve. Non ultimo, c’è il rischio della distruzione di un territorio bellissimo, che non a eguali nel mondo. Non è comune infatti trovare vette che sfiorano i 2.000 metri a 10 km dal mare. E’ un territorio ricchissimo di flora e fauna, alcune piante sono endemiche di queste zone, e scompariranno, perché non troveranno più il loro ambiente naturale”.

Il legame tra le cave e l’inquinamento delle sorgenti è stato dimostrato anche da uno studio di Legambiente Carrara, “La prova della connessione diretta tra cave e sorgenti è disponibile già da alcuni decenni: sul fondo delle vasche di decantazione delle sorgenti, infatti, giacevano depositi della fine sabbia silicea (proveniente dal lago di Massaciuccoli) usata per il taglio col filo elicoidale. Poiché quella sabbia era estranea al bacino ed era usata solo per la segagione in cava, si trattava già di una dimostrazione più che sufficiente. Oggi, dopo l’avvento del filo diamantato, quella sabbia non si usa più e, naturalmente, non si trova più nelle vasche delle sorgenti; è però sostituita dai depositi di limo carbonatico (marmettola) proveniente dal taglio col filo diamantato e con le tagliatrici a catena”.

Nell'articolo si parla anche di episodi di inquinamento da idrocarburi dell’acquedotto di Carrara, “Per rifornire di acqua potabile la popolazione, si dovette ricorrere per due settimane alle autocisterne della Protezione Civile. La diffusione spaziale della contaminazione (numerose sorgenti, ubicate in diverse valli e in entrambi i comuni) rendeva inverosimile l’ipotesi causale di uno sversamento accidentale o occasionale e dimostrava che si trattava di un fenomeno di più vasta portata”.

All’interno del parco l’estrazione del marmo è calmierata?

“Non è magari lo fosse. Contingentare la produzione è uno degli obiettivi che tutte le associazioni ambientaliste perseguono, ma le amministrazioni non hanno mai aderito ad iniziative di questo genere”.

 

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28/08/2010

.....e ancora Arezzo: APT o macelleria rumena?

Una chicca: l'Agenzia per il Turismo di Arezzo (www.apt.arezzo.it). Quest'orrore architettonico che potrebbe essere una macelleria di Bucarest è l'edificio che accoglie i turisti in arrivo alla stazione di Arezzo.

E' proprio un caso tipico: oramai nessuno ci fa caso, sembra addirittura normale che sia così, siamo assuefatti a queste schifezze che qualsiasi città europea si guarderebbe bene dal lasciare in piedi.

arezzoweb

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10/07/2010

Suvereto (LI): Nuovo paesaggio italiano


Un progetto di denuncia contro il degrado dell'Italia

progetto a cura di Oliviero Toscani, con Salvatore Settis - direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Marco Magnifico - vicepresidente FAI e Vittorio Moretti - presidente Holding Terra Moretti

NUOVO PAESAGGIO ITALIANO un appello a tutti gli italiani: inviate fotografie e video, collegandovi al sito www.nuovopaesaggioitaliano.it, di tutto quello che ha rovinato e rovina il paesaggio straordinario dell'Italia, diventate fotografi utili.

NUOVO PAESAGGIO ITALIANO e' un progetto, una ricerca che, grazie al contributo di tutti, diventa un archivio multimediale, un sito internet, un'esposizione collettiva in costante aggiornamento. Un contenitore culturale legato e applicato, non solo, alla territorialità, ma anche agli usi e ai costumi degli italiani. Ognuno di noi, con i tanti mezzi tecnologici a disposizione, con il telefonino per esempio, puo' documentare il degrado in cui viviamo e le infinite brutture, gli sbagli, gli scempi che hanno devastato e continuano a devastare l'Italia. La fotografia, cosi' finalmente diventerà -vera arte- non da appendere ai muri, ma memoria storica dell'umanità.

NUOVO PAESAGGIO ITALIANO e' un nuovo modo di intendere, comunicare, di parlare di paesaggio, un atteggiamento di difesa e di attacco. Da oltre due anni Oliviero Toscani e La Sterpaia, Bottega dell'Arte della Comunicazione da lui fondata, hanno dato vita a RAZZA UMANA, girando l'Italia per documentare le facce degli italiani e dei nuovi italiani. Oggi RAZZA UMANA e' un archivio straordinario di oltre 10.000 ritratti e piu' di 3.000 interviste video e quest'archivio puo' essere considerato il -volto- del NUOVO PAESAGGIO ITALIANO che cerca ora -corpo- nel paesaggio, attraverso l'aiuto di tutti.

NUOVO PAESAGGIO ITALIANO avrà tante forme e diventerà . un archivio fotografico e video (aperto a ricevere il contributo di tutti e a essere consultabile) . una serie di mostre fotografiche (strettamente collegate all'archivio che si andrà a formare), la prima sarà quest'estate a Suvereto presso la cantina Petra di Terra Moretti (inaugurazione: sabato 10 luglio 2010) . un concorso fotografico . una serie di pubblicazioni che possano documentare, con edizioni successive, i vari passi del progetto, dell'archivio, le fotografie, i video, i contributi letterari, i commenti, le idee che entreranno a far parte di NUOVO PAESAGGIO ITALIANO

Oliviero Toscani:
Il paesaggio italiano, quello dipinto da Leonardo, da Raffaello, da Giorgione, viene ogni giorno violentato. Chiese in vetro-cemento con campanili che sembrano rampe di lancio di missili, tetti spioventi stile pagoda cambogiana, disegnate da geometri con tessera di partito, campane computerizzate, centri commerciali che spazzano via le antiche botteghe di generi alimentari e di artigiani, -spaghetterie- che rimpiazzano le civili trattorie e i ristoranti con giardino; autogrill, autostrade, tangenziali, sopraelevate al posto delle strade normali, case a schiera e condominii osceni invece delle case a misura d'uomo. Con questo non voglio essere ne' nostalgico ne' conservatore. Ambientalismo vuol dire costruire il necessario e costruirlo bene. Se gli ideali di un'epoca dovessero essere giudicati in base alla loro architettura e al rispetto del loro territorio, forse i nostri ultimi 60 anni rappresentano il punto piu' basso mai raggiunto dal nostro paese. Come in ogni altra parte del mondo, il cosi' detto -progresso- ha portato il degrado. La poca creatività e la misera ricerca di bellezza e' rimasta dominio solamente degli stilisti della moda e infatti l'Italia produce una grande quantità di abiti, di borse e scarpe, che gli altri paesi ci invidiano come una volta ci invidiavano gli affreschi di Masaccio, Michelangelo e piazza dei Miracoli, il Palladio, Bernini e Borromini. Oggi si viene in Italia per fare shopping (sempre di meno). Il vero genio di tanti italiani si esprime oggi nel cattivo gusto di cui amiamo circondarci. Ogni casa ha il suo cancelletto in ferro battuto, ogni tinello il suo caminetto in finto marmo, ogni camera il suo televisore.

Salvatore Settis:
Divorato dall'incuria e dal cemento, il paesaggio italiano sta morendo. Quello che fu il Bel Paese e' invaso dalle armate nemiche: ecomostri grandi e piccoli, tetre villette, squallidi capannoni, mesti condominii si insediano in valli, colline, dune, scenari naturali di grande bellezza che i nostri avi hanno reso ancor piu' armoniosi, e li devastano irreparabilmente. Di fronte a questa peste che cresce ogni giorno, istituzioni, addetti ai lavori, politici d'ogni colore tacciono quasi sempre, complici di fatto del brutto che avanza. Molti italiani chiudono gli occhi, non vogliono vedere, o pensano ai paesaggi d'una volta, o si rifugiano nei lembi di territorio (sempre meno) ancora in salvo (per poco). Aiutiamo gli italiani a riaprire gli occhi, a guardarsi intorno. Fotografiamo gli scempi e le sopraffazioni su un patrimonio che e' di tutti, che e' la nostra memoria e la nostra anima.

Marco Magnifico:
Per molti anni il FAI si e' sentito solo, ora con Nuovo Paesaggio Italiano, siamo in buona compagnia per difendere l'Italia e per ribadire un semplice concetto di educazione e civiltà che deve essere condiviso da tutti. Per coinvolgere gli italiani ci vuole coraggio di fare, di dire, di combattere, fare insieme e' doveroso e possibile.

Vittorio Sgarbi:
Dagli anni '50 a oggi si e' registrato un degrado inarrestabile, si e' mal costruito piu' negli ultimi 60 anni che in tutta la storia dell'umanità. Aderire a Nuovo Paesaggio Italiano significa ripensare a un arcadia possibile, all'integrità di luoghi non violentati, al patrimonio dell'Italia che e' e deve essere un valore.

Vittorio Moretti:
Ecco sono qui a parlar di Paesaggio e sono un imprenditore, un costruttore, ma e' proprio per questo e soprattutto per questo che ho accettato di appoggiare il progetto Nuovo Paesaggio Italiano, perche' si guardi in modo nuovo al nuovo modo di realizzare architettura. La qualità del nostro lavoro dipende molto anche dalla committenza e il progetto Nuovo Paesaggio Italiano ha in se' la forza di risvegliare un senso, e direi quasi una coscienza estetica di cui noi italiani siamo stati sempre orgogliosi. Ben venga allora un'autocritica radicale e l'appuntamento e' a Petra, presso la nostra cantina di Suvereto in Toscana, per continuare a ripensare al paesaggio italiano.

con la collaborazione FAI FONDO AMBIENTE ITALIANO

per partecipare a NUOVO PAESAGGIO ITALIANO
inviare immagini e video
info@nuovopaesaggioitaliano.it
skype: nuovopaesaggioitaliano
mms: +39 338 1163674
facebook: nuovo paesaggio italiano
http://www.nuovopaesaggioitaliano.it

informazioni
ufficio stampa OLIVIERO TOSCANI STUDIO
adicorbetta
press@adicorbetta.org
skype: adi.corbetta
02 89053149

Inaugurazione: sabato 10 luglio 2010 dalle ore 18.30

Petra
Località San Lorenzo Alto, 131 - Suvereto (LI)
lun-ven 15-19
ingresso libero

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07/07/2010

Livorno: La raffineria più inquinante

 

 

 

Anche l'industria della Toscana è interessata alla direttiva sulle emissioni inquinanti votata oggi dal Parlamento europeo.

In base ai dati 2008 E-Prtr (European pollutant release and transfer register) elaborati da Legambiente, per quanto riguarda le emissioni in aria l'Eni Spa Divisione Refining & Marketing - Raffineria di Livorno è l'impianto che a livello regionale emette i più alti quantitativi di benzene e SOx. La Raffineria - che però potrebbe essere presto ridimensionata o ridotta addirittura a deposito - si colloca inoltre al secondo posto, tra gli impianti più inquinanti in Italia, per le alte emissioni di NMVOC, (non-methane volatile organic compounds) con 1460 tonnellate, e al terzo per il benzene (10,9 t), mentre le Centrali Termoelettriche di Piombino si classificano al secondo posto nazionale per le emissioni di nickel (980 Kg).

Per quanto riguarda i rilasci di inquinanti in acqua, l'impianto di depurazione di acque reflue di Baciacavallo a Prato, si colloca al primo gradino per il rilascio di cadmio (351 kg) e  piombo (1,75 t) e al terzo posto per il rilascio di cromo e di nickel (entrambi pari a 1,75 t). La Raffineria Eni di Livorno e l'impianto Acque industriali di Pontedera sono gli impianti che a livello regionale rilasciano le maggiori emissioni di arsenico (11 kg) e nickel (94,7 kg) piazzandosi rispettivamente al 28 e 21 posto a livello nazionale.

greenreport

17:17 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: li, ra | OKNOtizie |  Facebook

19/06/2010

Massa: Campagna APT, Regione sdegnata

«Se si pensa che l'unica attrattiva della nostra regione sia rappresentata dal fondoschiena di una bella ragazza, con tutta la volgarità allusiva del messaggio, evidentemente c'è qualcosa da correggere, tanto più se l'idea viene dalla pubblica amministrazione.»

Questo il primo commento dell'assessore regionale al turismo, Cristina Scaletti, dopo avere preso visione della campagna promossa dall'Apt di Massa per la stagione turistica 2010.

«Il vero problema delle pubblicità – ha proseguito l'assessore regionale - non è solo l'uso del lato B, ma soprattutto l'ambiguità dei contenuti, per una regione come la Toscana che ne potrebbe offrire infiniti ed evidenti, ma anche la banalità e la grevità del concetto. Inoltre, un grosso problema è constatare che i soldi della Regione vengono utilizzati per produrre campagne senza idee. Credo che ci sia bisogno di ripensare le politiche delle Apt.»

15:25 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ms, ca | OKNOtizie |  Facebook

15/06/2010

Torre del Lago P. (LU): Se questa è una spiaggia

 

09:26 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: tdl, sp | OKNOtizie |  Facebook

13/06/2010

Carrara: Abbandono

Questo era uno dei più grandi laboratori si scultura del mondo: era della ditta Corsi & Nicolai.

ottopassi

10:13 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ca, ab | OKNOtizie |  Facebook

09/06/2010

Portoferraio (LI): Aleatico dall'Australia


Riscaldamento globale non è quando siete sudati dalla testa ai piedi. Anche Il più stupido degli scienziati sa che il pianeta terra ha caldo per colpa dell’anidride carbonica e degli scarichi industriali e le conseguenze sono già sotto i nostri occhi. Quando poi vi capiterà di bere il primo aglianico (che poi sarebbe l'Aleatico dell'Elba)  prodotto in Australia, ricordatevi di questo post e pensate: “Intravino l’aveva detto”.

Già: ancora qualche anno e saremo invasi dai vitigni italiani allevati nel paese dei canguri o in America.

La recente legge che ha liberato dai vincoli di esportazione i nostri vitigni sta avendo i suoi effetti, se a questo aggiungi il fatto che un aglianico o un montepulciano reggono meglio alle alte temperature di un qualsiasi pinot, ecco che la frittata è pronta e servita. Il primo bicchiere lo hanno riempito nella cantina Pertaringa Wines e pare stia dando le sue belle soddisfazioni ai proprietari. “È davvero adatto al nostro clima caldo e asciutto e sopporta molto bene il calore. Proveniendo dalla parte meridionale d’Italia, conserva una buona acidità anche quando è maturo”. Vogliamo dare un colpetto anche al marketing? Toh, eccovi serviti: “Chi beve il vino è alla ricerca di qualcosa di diverso, con un sapore unico che gli faccia magari ricordare i luoghi che ha visitato”.

Mica fessi gli australiani, sanno già a chi venderlo e perchè. Insomma, il campanello d’allarme squilla impazzito e, conoscendo di cosa sono capaci laggiù, non starei troppo tranquillo. Se l’aglianico avrà un minimo di successo questi alla svelta ne piantano un centomila ettari da esportazione in vendita a cinquanta centesimi. Oh, io sarò pure catastrofista, ma vi ricordo che gli Aussie non hanno vincoli né leggi che possano tenerli a freno. Dio solo sa poi quanti altri vitigni pregiati sono nell’incubatrice per cui nessuno si senta tranquillo: domani potrebbe toccare al nebbiolo (paura, eh?). Ultima nota dolente: pare che il vitigno lucano si abbini egregiamente con il canguro stufato. Ettepareva!

11:20 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pf, al | OKNOtizie |  Facebook

04/06/2010

Barberino di Mugello (FI): Quanti cinghiali!

Controllare la popolazione faunistica del territorio per prevenire ed evitare ulteriori danneggiamenti ad agricoltura ed incidenti stradali. È stata approvata dalla Provincia di Firenze una nuova delibera, che si va ad inserire nel Piano Faunistico quinquennale, che è andata a monitorare e a riequilibrare la densità faunistica degli ungulati (categoria di mammiferi che prende il nome dalla caratteristica di avere il peso complessivo poggiante sugli zoccoli) del territorio provinciale.

La popolazione degli ungulati è difficilmente delineabile con precisione, ma sono ben note le aree di maggiore presenza. Sono circa 27mila i caprioli e oltre 20mila i cinghiali presenti sul territorio provinciale, collocabili per la maggior parte nell’area a nord dell’Arno (tra Calenzano, Pontassieve e Firenzuola) e sul versante fiorentino delle colline del Chianti. Questi numeri portano ad una densità eccessiva, ad esempio, di 4,5 cinghiali per 100 ettari, quasi il doppio rispetto alla soglia di 2,5 fissata come limite dalla Regione Toscana.

La delibera della Provincia di Firenze ha delineato gli obiettivi che dovranno essere raggiunti su tutto territorio. In aree caratterizzate da vigneti e colture di pregio, come il Chianti o i territori circostanti Pontassieve e Rufina, è prevista l’eradicazione per cervi e daini (poiché territori non vocati alle due specie), una densità inferiore agli 8 capi per 100 ettari per i caprioli e l’eradicazione per i cinghiali. Nelle aree boschive, come l’Alto Mugello, sarà tollerata una densità di 2 capi per 100 ettari per quanto riguarda cervi e daini, tra 8 e 25 capi per i caprioli e sempre 1,3 capi per i cinghiali.

Un intervento che si è reso perciò necessario, anche alla luce dei dati sull’incidentalità provocata dagli animali che stazionano nelle circostanze di arterie stradali o di campi dedicati all’agricoltura. Per quanto riguarda l’agricoltura, i danni riconducibili alla fauna selvatica sono quantificabili in quasi 400.000 Euro (dati del 2008); di questi, oltre il 60% (pari a 229mila Euro) da attribuire ai cinghiali. A seguire i caprioli (78mila Euro) e gli storni (32mila Euro).  Sulle strade invece, degli oltre 600 incidenti (dato 2001-2009) provocati dall’attraversamento della sede stradale da parte di animali, oltre il 90% degli incidenti è da attribuire proprio alla specie degli ungulati; e tra questi, in particolar modo a cinghiali e caprioli. Tutte le tipologie di strade (extraurbane e autostrade) sono coinvolte dal fenomeno, nonostante il ricorso, in particolar modo negli ultimi anni, a strumenti di protezione alla circolazione (reti, scarpate artificiali). Il dato è confermato dalle statistiche raccolte dalla Provincia di Firenze. Sull’intera viabilità provinciale dell’autostrada A1, ad esclusione dei tratti urbani, sono stati 62 gli incidenti che hanno visto coinvolto la fauna circostante; di questi, oltre il 50% (32) nel tratto compreso tra Rignano sull’Arno ed Incisa Valdarno (periodo 2006/2009). Sulla strada regionale 65 della Futa invece si sono verificati (dal 2001 al 2008) 22 sinistri, uno in più della strada provinciale militare per Barberino di Mugello (21).

 

12:19 Scritto da: minobezzi1 in orrore ! | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: bm, ci | OKNOtizie |  Facebook