22/05/2012

Rimini: Sergio Zavoli

 


 

Saranno Walter Veltroni, Piero Meldini e il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi a conversare con Sergio Zavoli sul filo narrativo del suo ultimo libro “Il ragazzo che io fui”, appassionata dichiarazione d’amore di Sergio Zavoli a Rimini, alla sua gente, ai suoi luoghi.

Un omaggio della Città a uno dei suoi figli più grandi sulle suggestioni di un libro di sorprendente modernità, in cui Sergio Zavoli racconta la sua vita in una sorta di contiguità tra gli anni dell’adolescenza, della giovinezza e della maturità con il momento in cui l’autore si decide “a rastrellare dentro se stesso il ragazzo che io fui”. “Un libro che – come scrive l’autore - mette insieme farfalle e pachidermi, lucciole e lanterne, carezze e finimondi”.

Un omaggio, aperto alla partecipazione di tutti, che avrà inizio alle 18 di sabato 26 maggio negli spazi del Teatro degli Atti di via Cairoli, per poi proseguire nel Chiostro degli Agostiniani con gli archi dell’Istituto musicale Lettimi e terminare alle 20 con gli assaggi di pesce azzurro dell’Adriatico negli spazi del Chiostro e di Sala Pamphili.

Nato a Ravenna nel 1923, Sergio Zavoli è cresciuto a Rimini che, nel dicembre del 1972, lo ha voluto insignire della Cittadinanza onoraria per “essere rimasto – si legge nelle motivazioni - sempre riminese, pur non essendo nato in questa città, non solo sul filo di una nostalgia letteraria, ma mantenendo sempre una profonda connessione con la gente della terra in cui è cresciuto perché, come egli ha scritto, “la casa è dove si cresce col padre e dove il padre ci lega ai giorni e alla vita.””

Sergio Zavoli è stato condirettore del telegiornale, direttore del Gr1 e de “Il Mattino”, Presidente della Rai. Scrittore, poeta, autore di grandi inchieste giornalistiche, da tre legislature è Senatore della Repubblica e attualmente presiede la Commissione bicamerale per l’indirizzo e la vigilanza della Rai.

 

 

 

Firenze: Andrea Gori

 
 

Firenze: Leonardo Romanelli

 

Una edizione speciale del famosissimo e divertententissimo spettacolo di Leonardo Romanelli con l’abbinamento di Alessandro Masti vi aspetta mercoledì 23 maggio per festeggiare questi giorni di Gusta Rufina a Firenze.

Lo spettacolo Come Diventare Sommelier in 50 minuti diventa infatti targato Chianti Rufina e sperimenterà un modo originale per capire e approfondire la conoscenza di questo vino storico così importante per la Toscana. Il tutto si svolgerà mercoledì 23 maggio presso il Teatro del Cestello a Firenze e inviando una mail a Leonardo a fogliatonda@gmail.com potete avere un ingresso omaggio.

Al termine dello spettacolo non mancherà un aperitivo rinforzato offerto dal Chianti Rufina così da poter metter subito in pratica quello che avrete imparato!

 

21/05/2012

Firenze: Rita Fraascione

  

Giovedì 24 maggio alle ore 17.30 la Galleria Frascione Arte presenterà  la collezione "Schegge di luce" di Rita Frascione, gioielli artiginianali realizzati utilizzando una grande varietà di pietre dure e semipreziose tra cui il corallo, l'ambra, il turchese e l'agata.

Discendente di una famiglia di collezionisti, Rita Frascione ha ereditato una forte sensibilità artistica che ha scelto di esprimere realizzando raffinati gioielli utilizzando pietre dure e semi-preziose. Fino al 31 maggio, negli eleganti spazi della galleria - dove i figli Sasha e Federico portano avanti la tradizione antiquaria di famiglia con una vasta raccolta di  fondi oro, opere di alta epoca, dipinti del Seicento e del Settecento - i preziosi dipinti dialogheranno con gli originali gioielli, tutti pezzi unici realizzati artigianalmente con una grande varietà di pietre dure, come ambra, corallo, lapislazzulo, turchese, corniola, agata, quarzo, oltre ad argento, oro, legno e madreperla.

Rita Frascione, attiva da oltre 35 anni nella produzione di gioielli, sceglie i materiali che compongono le sue opere in base al suo grande gusto estetico ma anche per le proprietà benefiche delle pietre dure, che conosce approfonditamente. Ogni pietra, con le splendide sfumature di colore che la contraddistinguono racchiude uno specifico valore simbolico che si trasmette nei monili.

 

Le materie prime impiegate sono rare da trovare sul mercato e sono il frutto di un'attenta attività di ricerca e conservazione portata avanti nel corso degli anni.


Durante gli studi universitari ad indirizzo umanistico, Rita impianta una fabbrica di lavorazione di pietre dure e semipreziose nelle Filippine e ben presto si espande a livello mondiale. Con oltre quaranta operai specializzati la ditta realizza gioielli, tavoli e oggetti di arredamento in pietra dura nella celebre tradizione del mosaico intarsiato fiorentino. Tra i suoi clienti Bloomingdale, Printemps, Bon Marché, Harrod's e Harvey Nicol's.

Ben presto inizia a collaborare con lo stilista Pierre Cardin, con cui instaura anche uno stretto rapporto di amicizia, per cui gestisce per anni il settore bigiotteria e accessori moda.

 

Rita Frascione porta ancora avanti la sua grande passione, creando con una giovane stilista ed alcune storiche collaboratrici una collezione di gioielli unici.

 

Schegge di luce – Rita Frascione

cocktail di presentazione giovedì 24 maggio dalle 17.30 alle 20.30

fino al 31 maggio Galleria Frascionearte

www.frascionearte.com  info@frascionearte.com

Telefono 055 23 99 205

Firenze, via Maggio 5

Ingresso libero - Orario 11/19

 

Rita Frascione

Firenze, via Sirtori 47

Telefono 055 20 48 362

Cellulare 348 380 9840

frascionerita@hotmail.com

20/05/2012

Lucca. Maurizio Marsili, al rinnovato Caffè delle Mura

16/05/2012

Prato: La Camerata Strumentale

Fiesole (FI): Gloria Manghetti

Emanuela Gregori

 

Gloria ManghettiCome ha inizio l’avventura della Fondazione Primo Conti, con quali obiettivi?

Quando, nel 2006, sono stata nominata Presidente della Fondazione Primo Conti, ho ritenuto indispensabile tornare ai principi ispiratori che avevano guidato lo stesso Maestro Primo Conti al momento della realizzazione del suo ambizioso progetto culturale: dare vita ad una Fondazione che fosse in primo luogo Centro di documentazione e ricerche sulle avanguardie storiche. E nel far questo Conti, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente collaborando con lui nei primissimi anni di attività della Fondazione, si distinse sempre per uno stile, fatto di una passione straordinaria per la vita e per la poesia. La Fondazione continua ancora oggi a nutrirsi fortemente di quella stessa passione che è, a mio avviso, la forza segreta per riuscire, in tempi tanto difficili, a continuare a trovare le energie e l’entusiasmo per trasmettere il messaggio di Primo secondo uno stile, allora come oggi, fondato anche sull’etica del lavoro quotidiano come bene attestano le carte del Maestro, ‘sudate’ carte, secondo una innata, naturale disciplina di vita.

Quando nasce il Museo dedicato al poliedrico artista?

L’apertura del Museo intitolato a Conti, nelle sale al piano terra della villa fiesolana, risale al giugno 1987 e costituì il naturale coronamento di un programma che puntava a riproporre le enormi potenzialità insite nell’esperienza d’arte ed insieme di vita delle avanguardie. Un’idea complessiva e partecipata del Novecento, che nell’esposizione permanente di dipinti e disegni personalmente selezionati dall’artista, così da ripercorrere il suo rapporto con le correnti italiane ed europee del XX° secolo, trovava un ulteriore elemento di forza, favorendo un’integrità della collezione: dalle precocissime prove del 1911 alle tele ispirate all’esperienza fauve; dalle opere nel segno – a partire dal 1917 – della fondamentale esperienza futurista alle successive suggestioni metafisiche, fino alla scoperta dell’informale.

Quello che è saltato all’occhio a noi di ArtWireless è l’impegno che adottate verso la modernità. Che sia frutto di un retaggio avanguardista?

Fin dalle origini, la Fondazione ha avuto un ruolo fondamentale nel testimoniare alle nuove generazioni il significato più vivo e più vero delle battaglie primonovecentesche e della loro funzione nell’opera di rinnovamento della cultura europea. In quello spirito proseguiamo ancor oggi, sempre con uno sguardo proficuamente rivolto a quanto ci circonda e alle richieste di un’utenza sempre più esigente.

Ci parli dei progetti che avete portato avanti negli ultimi anni

Lo spazio a disposizione non è purtroppo sufficiente a descrivere i tanti progetti realizzati in questi 6 anni di presidenza della Fondazione. Mi limiterò a qualche esempio: realizzazione di un nuovo, articolato sito della Fondazione (www.fondazioneprimoconti.org), pubblicazione on line di una banca dati di oltre 34.000 records relativi agli archivi conservati e di una guida a stampa dell’Archivio della Fondazione, realizzazione del catalogo ragionato on line dell’opera pittorica di Conti (ca. 1500 dipinti), restauro architettonico dello studio del Maestro, nuovo impianto di illuminazione del Museo e del parco della Fondazione, realizzazione di una collana di inventari a stampa, mostre e convegni per il centenario del Futurismo e il trentennale della Fondazione. Mi fa anche piacere ricordare che la Fondazione da anni è impegnata nell'organizzazione di cicli di lezioni e corsi dedicati alla pittura e alla musica del Novecento.

Su quali progetti siete concentrati attualmente?

Per il 2012 saremo impegnati nella prosecuzione del lavoro di coordinamento per la Regione Toscana e la Soprintendenza archivistica del progetto ‘Siusa personalità’, a cui lavoriamo da 3 anni e che ha ottenuto importanti risultati qualitativi e quantitativi nel censimento degli archivi personali della nostra Regione. A tale progetto sarà dedicato, alla fine del prossimo settembre, una giornata di studi. Proseguirà anche il progetto ‘6 in viaggio’, con finalità didattiche per insegnanti e ragazzi. Stiamo poi lavorando ad una mostra di dipinti di Conti da farsi a Firenze, in palazzo Medici Riccardi, rivolta in particolare agli studenti delle scuole medie superiori e affiancata ad un ciclo di lezioni interdisciplinari sulle avanguardie storiche.

In tempi di crisi la cultura rappresenta sempre la possibilità di crescita e riscatto. Ma bisogna pur sempre fare i conti con i tagli alla cultura. Lei è anche direttrice del Gabinetto Vieusseux, a fronte della sua esperienza, quali scelte dovrebbero adottare queste istituzioni per non soccombere e rilanciare il PIL culturale?

Investire in cultura significa investire nella crescita economico-sociale del nostro Paese, attraverso un’azione comune di risorse pubbliche e private. Un contributo molto importante potrebbe essere costituito dalle erogazioni liberali a favore del settore pubblico o del settore privato in presenza di una adeguata normativa in materia, da tempo sollecitata. In momenti tanto difficili, l’importante è cercare di mantenere sempre un livello di qualità alto, con un’offerta culturale rivolta ad un pubblico diversificato come fasce d’età e di formazione. Alla luce dei cambiamenti che la contemporaneità ha comportato riguardo alla fruizione dei cosiddetti giacimenti culturali, è inoltre necessario rompere i confini del consueto hortus conclusus: solo una auspicata collaborazione tra istituzioni, attraverso il confronto, la narrazione e l’esemplificazione di concrete ipotesi di lavoro, potrà, infatti, introdurre elementi nuovi di sviluppo.


GLORIA MANGHETTI
Ha dedicato vari contributi alla letteratura italiana contemporanea, con particolare attenzione alla poesia. Curatrice di carteggi, mostre e convegni, oltre che di raccolte di testi di autori e riviste del Novecento, è da tempo impegnata sulle problematiche relative alla conservazione e valorizzazione degli archivi culturali. 
Dal gennaio 2006 è Presidente della Fondazione Primo Conti di Fiesole e dal dicembre 2007 Direttore del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze.

 

15/05/2012

Pisa: Er Tramme ricorda Piero Consani

Ad un anno dalla morte del prof. Consani,  appuntamento, in collaborazione con la rivista Er Tramme, per ricordare Piero in vernacolo, giovedì 17 maggio 2012 alle ore 16,00 presso la Sala Convegni della Stazione Leopolda.

Oltre a Paola Pisani Paganelli, amica da una vita e raffinato critico letterario e al direttore di Er Tramme, Benozzo Gianetti, ci saranno tanti autori che mi hanno già inviato i loro scritti e altri che hanno assicurato la loro presenza.

 

 

14/05/2012

San Guido (LI): Graziana Grassini


Una chiacchierata con la donna che porta avanti un mito.

Graziana Grassini (nella foto), ovvero Lady Sassicaia, l’enologa che affianca dal 2009 il marchese Nicolò Incisa della Rocchetta, ci racconta la sua missione a Tenuta San Guido nel prendersi cura del vino toscano che continua a fare storia a tutte le latitudini del mondo. Un ruolo che, come lei stessa dice “non la fa dormire neanche la notte” e che le fa sentire addosso tutta la responsabilità dell’eredità laciatale dal creatore del Bolgheri Sassicaia Giacomo Tachis,  sfida con cui però ama confrontarsi ogni giorno. Consulente anche di prestigiosissime cantine in verie regioni d’Italia ci espone il suo punto di vista su trend, evoluzione dei gusti e orizzonti verso cui si muove l’enologia.
 
Come ci si sente ad essere l’enologo del Sassicaia?
“Con dei “sani” timori, perché bisogna mantenere gli altissimi livelli che lo caratterizzano. Bisogna cercare sempre di fare in modo di preservarne il prestigio non deludendo il mercato. Si lavora con un senso di responsabiltà fortissimo. Diciamo che ci vuole tanto coraggio. Ma sono donna, e una donna ha le giuste qualità per reggere questa sfida, anche se non mi fa dormire la notte. Tengo però a precisare che io assisto solo, è il vino che firma sé stesso, e tutti nell’azienda assieme al marchese lavoriamo per mantenerne il valore”.

Il suo rapporto con il Marchese Incisa della Rocchetta?
Formiano una squadra. Siamo in sintonia, non facciamo altro che confrontarci, sempre.

Lei è l’erede di Tachis, come è nata la collaborazione?
"Per me era “il maestro”. La nostra amicizia professionale è nata quando io ero enologa alle prime armi e tutto partì da un vino bianco in purezza che stavo facendo presso una cantina dove allora lavoravo. Volevo farglielo assaggiare, lui era una leggenda, mi armai di coraggio e glielo portai. Mi ricordo che Tachis lo sottopose prima al giudizio della moglie, quando vide che ne rimase entusiasta lui stesso lo assaggiò. Da quel momento mi riservò stima e fiducia, tanto che cominciò a fare il mio nome alle cantine. Per me fu una cosa disarmante, così giovane essere apprezzata da un uomo della sua portata. Mi ha dato spinta e coraggio”.

Il segreto di questo vino?
"Il terroir. Semplicemente è quel vino che nasce in quella zona. Alla fine non è altro che un vino che viene da sé".

Ricorda la prima volta che lo ha assaggiato?
"Si, volevo capire cosa avesse di così tanto particolare e perché fosse considerato un mito". 

E che idea si fece?
"Che avevo davanti davvero un mito. L’ho scoperto subito, al primo assaggio. Immediata la sua grandiosità e la sua eleganza. Per me il Sassicaia è donna. Un vino femminile, un abito da gran galà, un gioiello".

Cosa pensa della Toscana del vino?
"Ha grandi potenzialità soprattutto dal punto di vista delle uve. Ma i miei colleghi dovrebbero darsi una svegliatina per mettersi al passo con i tempi. Bisogna cercare di lavorare bene nel vigneto e in cantina, dove non si deve arrivare a gradazioni elevate e fare invece vini più facili da bere".
 
Cosa pensa del sistema dei punteggi e delle guide, dato che in causa è chiamato il vostro lavoro? 
"Diciamo che ci siamo dati al livello internazionale dei parametri oggettivi, e va bene seguire quelli, alla fine dobbiamo fare il vino che piace al mercato, al di là dei voti di Parker. Non dobbiamo pensare a fare i vini per i concorsi, dobbiamo svincolarci da questo, non devono certo essere una ragion d’essere anche se a me piace competere, lo trovo divertente".
 
Lei fa consulenza in Puglia per Alberto Longo e Agricola Vallone. E’ la regione rivelazione di questi ultimi tempi?
"E’ molto grande e molto diversificata. Il Salento ha le potenzialità superiori. Ma la Daunia penso possa essere il fenomeno enologico del domani. Lì si può fare viticoltura di qualità. Penso a quello che ha fatto Longo che ha ottenuto grandi rossi, il primo a capire il valore produttivo di questa zona".  

Se dovesse fare una classifica delle regioni del vino più talentuose chi metterebbe in testa?
"Il Trentino Alto Adige. Per me rimane la regione enologica più avanzata, dal punto di vista viticolo e anche tecnologico in cantina. Ha fatto tantissimo in questi anni. Sono fortissimi e non oso immaginare cosa potrebbero fare ancora".

Autoctoni o internazionali?
"Il mio amore, dichiarato, è il Syrah. Non me lo dovete toccare. Amo anche il Cabernet Sauvignon e il Merlot. E’ importante comunque investire sui varietali autoctoni e su quelli storici, personalizzano di più l’azienda e poi condivido il recupero dei vitgini antichi, l’Italia nella competizione mondiale può vincere con questi".

La carta vincente per una cantina può essere anche l’utilizzo del lievito indigeno?
"Sì. Apprezzo per esempio il lavoro che ha fatto Daniele Oliva all’Istituto della Vite e del Vino in Sicilia con la selezione dei cloni nei palmenti. Certe scelte biotecnologiche incidono decisamente sul vino, sulla sua personalità. Penso che la cantina debba usare un lievito del luogo, anche selezionato, o i lieviti naturali delle proprie uve".

Come vede il futuro del vino?
"Roseo, positivo e bello se i produttori saranno attenti a fare il vino che vuole il mercato e che sia al massimo espressione del territorio senza alcuna standardizzazione del gusto, facendo molta attenzione ai prezzi".

Il suo vino del cuore?
"Il Turriga di Argiolas e poi il Sassicaia, perché lui un posto privilegiato nel mio cuore lo ha sempre avuto".

M.L. per cronachedigusto

08/05/2012

Livorno: Igor Protti

 
 

Torna la sfida del pallone tra le nazioni europee produttrici di vino.
Quest'anno il campionato si sposta in Austria dove le sei squadre partecipanti (Italia, Austria, Slovenia, Svizzera, Ungheria, Germania) si confronteranno a Rust dal 7 al 10 maggio. Della compagine italiana, capitanata dall'assessore provinciale all'agricoltura, Paolo Pacini e dal bomber Igor Protti, fanno parte rappresentanti di diverse aziende vitivinicole locali, tra le quali, Ornellaia, Santini, Michele Satta, Gualdo del Re, Sassicaia, Colli Etruschi, Fratelli Muratori e l'azienda Elisabetta. Presenti, inoltre, alcune aziende dell'Alto Adige e del Friuli.
"Lo spirito del torneo - sottolinea l'assessore Pacini - è quello di conoscere e promuovere le varie identità produttive in un'atmosfera di festa ma anche di confronto con le altre realtà europee". La "nazionale" italiana avrà, infatti, l'occasione di promuovere il prodotto vino, con etichette di grande eccellenza, confrontando le proprie conoscenze tecniche produttive con gli altri partecipanti e cogliendo l'opportunità di allacciare rapporti commerciali ai fini dello sviluppo delle attività.

quilivorno

07/05/2012

Prato: Mons. Brunero Gherardini


gherardini

La Diocesi di Prato rende omaggio ad uno dei teologi contemporanei tra i più illustri della Chiesa. Si tratta di mons. Brunero Gherardini, sacerdote pratese, canonico della basilica di San Pietro a Roma e da anni residente in Vaticano.

notiziediprato

Livorno. Caterina Falleni

 

 

La designer livornese di 24 anni, Caterina Falleni
La designer livornese di 24 anni, Caterina Falleni

Si chiama Caterina Falleni, è nata a Livorno e non ha ancora 24 anni. E' la giovane studentessa dell'ISIA di Firenze che ha vinto il prestigioso concorso Axelera Singularity Contest 2012. Dopo la laura triennale all'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, Caterina sta frequentando in questo periodo la specialistica di prodotto. 
Il concorso è stato indetto da Axelera e Singularity University con l'obiettivo di trovare progetti o idee che rendano migliore la vita, aumentino la felicità, la salute, l'istruzione, la sicurezza le opportunità per il futuro nei prossimi 3 anni, facendo leva sull'innovazione e sull'uso della tecnologia.
La giuria composta da alunni di Singularity University, imprenditori, ricercatori e giornalisti ha selezionato Caterina Falleni come vincitrice dell'edizione di quest'anno. A lei va, infatti, la borsa di studio del valore di 30.000 $ per partecipare al Graduate Studies Program 2012 di Singularity University, presso il centro di ricerca NASA Ames, in Silicon Valley, durante i mesi estivi. E' la prima studentessa italiana a partecipare a questo programma di studi.

 

Caterina ha presentato al concorso il suo progetto di tesi 'Freeijis' che fonde tecnologia e design in un sistema di refrigerazione che sfruttando le caratteristiche dei materiali a cambio di fase (Phase Change Materials), consente di raffreddare senza ricorrere a fonti tradizionali di energia. Il design del prodotto è stato ottimizzato per sfruttare le caratteristiche fluidodinamiche e massimizzare le performance.
L'altissimo livello dei profili e dei progetti dei finalisti (42 in totale) ha reso arduo il lavoro della giuria. "Alla fine il progetto 'Freeijis' – dice Eric Ezechieli, Presidente di Axelera – è stato valutato come vincente perché unisce tecnologia e design – due dei fondamentali punti di forza del 'sistema Italia' – e Caterina è stata valutata come particolarmente adatta ad immergersi nel clima imprenditoriale e multidisciplinare di Singularity University, e contribuire al lavoro di tutta la classe del 2012, facilitandone l'integrazione di competenze".
Singularity University è uno dei progetti educativo-imprenditoriali di maggiore rilevanza a livello mondiale, con sede presso il centro di ricerca NASA Ames, in Silicon Valley. Il suo scopo è trovare, selezionare, chiamare a raccolta, educare e ispirare veri "dream team" di leader dedicati a comprendere e applicare tecnologie e conoscenze in crescita esponenziale, al fine di contribuire ad affrontare con consapevolezza le prossime grandi sfide dell'umanità.

 

L'istituto, nel periodo estivo, offre a una selezione dei migliori studenti e imprenditori attivi nel campo della scienza e della tecnologia la possibilità di partecipare al proprio Graduate Studies Program, un corso di studi della durata di 10 settimane in cui è possibile toccare con mano tutte le attuali e future innovazioni nei più importanti capi del sapere, dalla medicina all'informatica, passando per energia e intelligenza artificiale.


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SCHEDA DEL PROGETTO

Studente Caterina Falleni

Tesi di I livello in Disegno Industriale

A.A. 2010 - 2011

Relatore Simone Paternich

Correlatore Francesca Parotti

Collaborazione per realizzazione prototipo Bottega Morigi e Officina Valmori

Il termine Freeijis è il prodotto dell'unione tra la parola inglese "free" (che ricopre i significati di "disponibile", "indipendente" e "chiaro"), "friji" (in lingua swahili, parlata in alcune zone dell'Africa, che significa "fresco" e "puro") e S (l'entropia, che rappresenta il funzionamento del prodotto).
Freiijis è un apparato refrigerante, per frutta e verdura, ad uso domestico, che non utilizza energia elettrica bensì il sistema di refrigerazione per mezzo di evaporazione dell'acqua, contenuta nell'intercapedine tra due contenitori: uno interno, in alluminio, e uno esterno, in terracotta. È lo stesso principio della sudorazione cutanea per abbassare la temperatura corporea.
Questo prodotto è indirizzato a una cerchia sempre più ampia di consumatori attenti a ciò che comprano, che consumano in maniera più cosciente e critica: conducendo uno stile di vita più sobrio, queste persone cercano sul mercato prodotti che soddisfino la loro esigenza di naturalità e genuinità. Freeijis vuole simbolicamente rappresentare il concetto di energia naturale disponibile per tutti, un'energia pulita, efficiente e salutare come gli alimenti in lui contenuti.

quilivorno

 


Scarperia (FI): Un fivizzanese in Mugello

jacomelli-littleAncora una volta il Mugello che non ti aspetti. Vive a Scarperia uno delle Guide  del Parco Regionale delle Alpi Apuane, Andrea Jacomelli. Andrea è nato a Fivizzano (in Lunigiana) ed è scarperiese d'adozione.

Il suo lavoro, da ormai 10 anni, consiste nel condurre nel territorio apuano gruppi di escursionisti. Tra i suoi percorsi, ad esempio, la Traversata delle Alpi Apuane, un trekking di più giorni che si sviluppa attraverso i sentieri di quota e taglia tutto il gruppo montuoso, con l’arrivo a conclusione di ogni tappa presso i caratteristici rifugi del Parco alcuni raggiungibili solo a piedi, posti nelle zone più suggestive e selvagge delle Apuane.

“Guglie, torrioni, creste affilate e vertiginose pareti, per questo le Apuane si sono meritate l’appellativo di Alpi - spiega Andrea - e proprio per queste caratteristiche, nonostante la vicinanza dal mare, nascondono insidie che necessitano di esperienza per poter essere affrontate in totale sicurezza”.



Read more: Una vita per la montagna. Vive a Scarperia una delle guide delle Alpi Apuane... 
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03/05/2012

Livorno: La Banda Bassotti


GIULIA SARTI per toscanaoggi

Si chiamano «Banda Bassotti» ma non per la loro attività criminale simile a quella dei famosi personaggi Disney, né per il loro abbigliamento. Di questo nome è la parola «bassotti» a dire qualcosa sul loro aspetto fisico: una statura medio-bassa che accomuna tutti quanti.

Incontro uno di loro allo stand del «Parco del Mulino» al Trofeo Accademia Navale di Livorno, manifestazione che attira equipaggi da tutto il mondo, mentre aspetto il presidente dell’ Aipd (Associazione Italiana Persone Down) Sezione di Livorno, dottor Daniele Tornar.

Giacchetto rosso tipico di chi va in barca a vela. "Conosci il dottor Tornar?" gli chiedo. Lui da perfetto gentleman, con quel sorriso che ogni ragazzo down sa regalare, mi porge la mano «Piacere sono Davide, il suo figliolo». Sulla manica leggo «Mascalzone latino». Un appassionato di vela senza dubbio. E infatti Davide Tornar fa parte dell’equipaggio della «Banda Bassotti», una decina di ragazzi down che, attualmente sotto la guida di Enrico Maltinti, della scuola di vela di Livorno Strapoggia, si allenano durante tutto l’anno per la classe J24.

«Un’altra “pazzia” andata a buon fine come quella dell’idea del Parco del Mulino», spiega il dottor Tornar. Un giorno si presentarono da lui due velisti dello Yacht Club Livorno: «Vorremmo portare i ragazzi dell’associazione in barca a vela», dissero. A fare la bizzarra proposta erano Massimo Gambacciani e Antonio Santalena che misero a disposizione la loro barca.

«Noi genitori eravamo spaventati all’idea, tanto che per la prima uscita in mare iniziammo a preoccuparci quando i nostri ragazzi, salpati alle 8 del mattino, alle 18 non erano ancora tornati a terra». Ma le loro preoccupazioni svanirono di fronte alle urla entusiaste dei ragazzi che gridavano «Voglio un panino». «Avere fame dopo una giornata di sport è buon segno. Vuol dire che si è faticato ma anche che ci si è divertiti!».

Da quella prima uscita in barca di tempo ne è passato. Da più di 10 anni la Banda Bassotti partecipa regolarmente alle gare del Tan, ha gareggiato nei campionati italiani in Sardegna e a Cervia, per citarne alcune. «E non sono mai il fanalino di coda della classifica, ma stanno sempre verso la metà», afferma Tornar.

Dopo qualche anno di rodaggio, visto il successo della cosa, la decisione e il grande passo: comprare una barca propria. «Grazie alla Cassa di Risparmi di Livorno e allo sponsor che ancora ci sostiene (General Cargo) anche questo sogno è diventato realtà qualche anno fa».

Un’esperienza del genere i genitori di ragazzi down come il dottor Tornar non se la sarebbero mai immaginata 30 anni fa e invece oggi è una realtà ben consolidata.

«Quando nacque mio figlio Davide, andai a leggere cosa si diceva sulla sindrome di down sul mio libro di pediatria. Suggeriva, data la docilità del carattere di queste persone, di tenerli chiusi in casa. E le famiglie sembravano seguire il consiglio: avere un figlio down era considerata una vergogna da nascondere, specchio di una cultura che definirei “aberrante”. Poi per fortuna i genitori hanno pian piano iniziato a cambiare e con loro la cultura intera. Devo dire che Livorno in tutto questo ha sempre dimostrato grande apertura. È capitato che alcuni gruppi ospiti della nostra struttura al Parco del Mulino abbiano mandato al ritorno a casa una lettera di ringraziamento al sindaco per la disponibilità dimostrata dai suoi concittadini. E poi la nuova immagine dei ragazzi disabili che ha toccato l’apice con la partecipazione al programma «Le iene» su Italia 1. Dopo quella puntata tutta Italia ha visto le persone down sotto un altro punto di vista, persone capaci di fare tante cose. Mio figlio è stato addirittura riconosciuto da due commesse a Roma!».

Per i ragazzi andare in barca è sì divertirsi, ma è anche un’attività che stanca. Per questo motivo non tutti possono reggere il ritmo e la proposta viene fatta a quelli che abbiano determinate caratteristiche, tra le prime saper nuotare.

ITA 46, si legge sulla vela che rende questi ragazzi atleti speciali. Sì perché la cosa più bella, continua Tornar, è vedere che non sono semplici passeggeri, ma un vero team che lavora sulla e per la barca. «A dire la verità, il timone alla partenza è affidato all’istruttore perché la parte iniziale è la più pericolosa con tutte le barche pronte al via. Poi però durante la regata sono i ragazzi a tenerlo».

C’è un’altra attività che alcuni di questi stessi ragazzi portano avanti e che fa parlare il dottor Tornar di «rivoluzione gentile e culturale», che ha permesso cose che si possono definire solo incredibili: la loro partecipazione a «Dynamo camp», un camp di terapia ricreativa per bambini affetti da patologie molto gravi. Da tre anni i ragazzi partecipano a questa realtà a San Marcello Pistoiese come volontari.

«C’è un momento che ricorda con particolare piacere?», chiedo. «La prima premiazione dei ragazzi all’Accademia navale in occasione del Tan. Le facce delle persone nel momento dell’ingresso di questo equipaggio bizzarro e speciale. E la gioia dei ragazzi mentre prendevano in mano il premio». A immaginarlo vengono i brividi.

E allora «buon vento» Banda Bassotti e, rubando le parole di qualcun altro, «la strada vi venga sempre dinanzi e il vento vi soffi alle spalle» e che i vostri prossimi colpi non siano ruberie ma tante altre belle soddisfazioni.

Una struttura che in Italia non ha uguali
Inaugurata il 30 giugno del 2007, proprietà del Comune di Livorno concessa in uso all’Aipd sezione Livorno, il Parco del Mulino è una struttura polifunzionale semiresidenziale per l’integrazione dei ragazzi down nel mondo lavorativo che non ha uguali in Italia.

Nato grazie al co-finanziamento della Regione Toscana, oggi vive di donazioni e autofinanziamento possibile principalmente grazie all’affitto della struttura per feste, cerimonie o convegni durante i quali i ragazzi stessi possono occuparsi dell’aspetto legato al catering e al servizio bar.

Il pilastro del progetto guida con cui nacque il Parco, era infatti legato alla loro autonomia attraverso la partecipazione a corsi di formazione che insegnassero a gestire questo tipo di attività. Ma non solo: a questo si affiancano ancora oggi veri e propri corsi di autonomia quotidiana: operatori adeguatamente formati, rendono i ragazzi capaci di attraversare la strada, chiedere aiuto, prendere un autobus o capire il valore del denaro. Il corso è finanziato dalla Usl 6 di Livorno con un accordo che permette la partecipazione anche a persone con disabilità diverse da quelle legate alla sindrome di down.

Per i più piccoli invece sono previste attività di musicoterapia, logopedia e psicomotricità.

Tutto questo con una sola finalità: superare il concetto di solidarietà intesa come assistenzialismo delle persone down, mettendo invece le loro capacità al servizio di tutta la società.

Il Parco è anche residence che accoglie associazioni da tutta Italia per week-end in cui i ragazzi imparano gradualmente a stare lontano dai genitori.

Per il futuro il Parco del Mulino non intende fermarsi qui: oltre alla sala motoria che sarà inaugurata a breve, sono già in cantiere diversi progetti. Uno sarà la collaborazione con il Sant’Anna di Pisa per progetti, coordinati dal professor Paolo Dario, di domotica legati allo sviluppo intellettivo dei ragazzi. L’altro, più ambizioso, in accordo con altre associazioni della città, la realizzazione di una piscina terapeutica, di cui attualmente Livorno si trova priva, per la riabilitazione connessa a ogni tipo di disabilità.

Un progetto nato quasi per caso, che continua a dare i suoi frutti e che sembra non subire la crisi.

02/05/2012

Massa Marittima (GR): Francesca Sfrondini

 

 

Massimiliano Montes per cronachedigusto

Sovrastata dal paese di Massa Marittima, nell’alta maremma toscana, sei ettari di azienda agricola sono gestiti con caparbietà e decisione da Francesca Sfondrini.

Massa Vecchia è stata fondata nel 1985 da Fabrizio Niccolaini, marito della mamma di Francesca, Patrizia Bartolini. Dal 2009 è condotta da Francesca con la partnership economica dei suoi soci Daniel e Ines Wattenhofer, Thomas Frischknecht e Rocco Delli Colli.

Votata alla naturalità, in azienda si producono circa 15.000 bottiglie di vino per anno e piccole quantità di olio di oliva, senza alcun uso della chimica sia in agricoltura che in cantina. Massa Vecchia è conosciuta per i suoi splendidi vini, tra cui La Querciola (80% Sangiovese e 20% Alicante) si staglia monumentale nel panorama dei rossi italiani. Un grande sangiovese dagli aromi floreali e fruttati intensi, che indulge ad una mineralità sottile ed elegante, ingentilito da una piccola quota di alicante.

Da segnalare anche il Bianco 2007, una rara Malvasia Bianca di Candia in purezza, secco ed avvolgente; l’Ariento, un vermentino in purezza capace di stupirti con una incredibile gamma di aromi varietali; l’ottimo Aleatico passito, un vino dolce rosso, concentrato ed espressivo.

Abbiamo incontrato Francesca a Cerea, alla fiera dei vini naturali organizzata da Giampiero Bea, dove ci ha fatto assaggiare alcune nuove annate, e l’abbiamo successivamente ricontattata per approfondire la nostra discussione sul vino.
 
Francesca, cosa significa per te vino naturale?
"Il vino, così come gli altri nostri prodotti, sono il frutto del nostro amore per la natura e per una realtà a misura d’uomo, lontana da quell’idea di merce prodotta per un mercato da adulare a tutti i costi. Sicuramente il vino è naturale quando non si usano in cantina prodotti enotecnici che ne snaturano il profilo originale, e quando si rispetta la vigna ed il territorio".
 
Ma le normative sul biologico ed i protocolli biodinamici (come quelli Demeter, per esempio) consentono l’uso di prodotti enotecnici e di lieviti selezionati, purché biologici.
"Questo è il motivo per cui noi non aderiremo mai a queste certificazioni. Massa Vecchia non sarà certificata in biologico così come oggi non lo è in biodinamico. I nostri metodi sono sicuramente più restrittivi di quelli certificati. La nuova normativa europea sul vino biologico è un pasticcio nato per agevolare le grandi aziende. Consentirà di riconvertire una parte delle coltivazioni per potersi fregiare in etichetta della dicitura “biologico”, e cercare di entrare in competizione diretta con i vini realmente naturali. Per le certificazioni biodinamiche la questione è leggermente diversa. Credo che la cosa più importante sia l’intenzione del produttore. Se un produttore inizia a coltivare o a produrre vino con metodi biodinamici con l’intenzione di ottenere nel giro di qualche anno un prodotto più naturale possibile, bisogna consentirgli nelle fasi iniziali qualche strappo alla regola. Le fasi iniziali sono di apprendimento e necessitano di una maggiore libertà. Se invece l’intenzione del produttore è quella di fare il furbetto, ovvero ottenere un minimo di certificazione biodinamica, magari perché il mercato lo richiede, continuando però a produrre con metodi di fatto poco naturali, bisogna contrastarla vivacemente".
 
Il mercato dei vini naturali non vede crisi, a differenza dei convenzionali. Come lo spieghi?
"Non posso parlare per tutti i produttori naturali, ti posso raccontare della mia azienda. Noi vendiamo ad una clientela di nicchia. I nostri clienti comprano direttamente in azienda, preferiamo la vendita diretta con spedizione a domicilio. Spesso ci vengono a trovare e non è inusuale ricordarsi di loro singolarmente. Già questa è una risposta: la nostra nicchia non risente delle fluttuazioni del mercato. Infine noi produciamo il vino per passione. Nei nostri vini si sente tutto il nostro amore, oltre che una percezione profonda del territorio e delle varietà. Tutto questo la gente lo capisce".
 
Chi sono i tuoi soci e da quando sono entrati nella gestione di Massa Vecchia?
"Quando Fabrizio, il marito di mia madre, decise di ritirarsi avevo dei progetti che richiedevano notevoli risorse finanziarie. Daniel, Ines, Thomas e Rocco si sono offerti di aiutarmi in cambio di una parte della produzione. Sono dei cari amici che credono fermamente nella filosofia aziendale e nella possibilità di un’agricoltura non necessariamente vincolata al mercato". 

 
Soc. Agr. Massa Vecchia
s.s. di Francesca Sfondrini e C. - località Massa Vecchia
58024 Massa Marittima (Gr) 
Tel. (566) 904 031
www.massa-vecchia.com -  az.agr.massavecchia@gmail.com

 
 

01/05/2012

Carrara: Rady Petrova

Nei tempi difficili che viviamo, ci vuole una pillola di speranza contro il malessere della crisi. E sembra che la storia di Radoslava (Rady) Petrova, bulgara di nascita, italiana di adozione, fondatrice della prima cooperativa italiana di pescatrici - Bio&Mare a Marina di Carrara, sia la goccia di cui il mare ha bisogno.

Negli ultimi mesi sono state pubblicate alcune interviste con la promotrice della cooperativa rosa, dalle quali apprendiamo della sua passione per il mare. "Sì, ho sempre avuto un'attrazione forte. Forse sarà stata mia nonna a trasmettermela. Lei abitava in un villaggio sul Mar Nero. Ricordo bene i tempi trascorsi insieme. Quanto ci divertivamo!" - confessa durante l'intervista di Cinzia Ficco, pubblicata su tipitosti.com. Rady Petrova è da circa tredici anni nel Belpaese, sposata e separata da un italiano; oggi il mare rappresenta la sua unica fonte di guadagno e, soprattutto, di benessere. La cooperativa è composta oltre che dalla presidente bulgara da un team internazionale: Margherita polacca, Carol colombiana, Sabrina, Tania, Cinzia e Rita - italiane.

Rady descrive com'è nata l'idea: "Avevo lavorato per la cooperativa di pescatori, la Maestrale, di Massa , presieduta da Giuseppe Maffei. Ero in ufficio. E a dire la verità, quell'impiego mi stava stretto. Così, con Sabrina, una mia amica, ho pensato a qualcosa di diverso, al femminile. Abbiamo avuto l'incoraggiamento e l'aiuto dei pescatori della Maestrale. Ci siamo formate, abbiamo capito che il mare è la nostra passione. Ed eccoci qua."

Nell'agosto del 2011 le pescatrici della cooperativa Bio&Mare di Marina di Carrara si sono raccontate a "Uno Mattina Estate" cosi:

La cooperativa pesca nella zona in cui opera oltre al pesce azzurro, agli scampi e ai gamberoni anche altre tipologie di pesce meno conosciute e pregiate, utili a salvaguardare l'ambiente marino. Il 70% del pescato giornaliero viene prenotato dei gruppi di acquisto solidale (GAS). Nel laboratorio annesso alla pescheria, il pesce non venduto viene trasformato in prodotti biologici con un metodo di produzione regolarmente certificato.

Inoltre, Rady è impegnata con l'associazione "Pesce, mare e fantasia" facendo la promozione dei prodotti ittici del posto. E questo è il servizio andato in onda su Teletirreno Maremma Channel:

Rady afferma che il un mondo maschile come quello dei pescatori, loro sono la prima bandiera rosa. È bello sentire quello che dice a proposito dell'accoglienza riservata alla cooperativa femminile da parte degli uomini sul molo. "Ci vogliono bene, siamo coccolate. E ci aiutano anche quando c'è da sbarcare le casse di pesce."

Nella stessa intervista del gennaio scorso precisa: "Vivo da anni in Italia, qui a Carrara, in Toscana, dove ero arrivata perché sposata a un italiano. Ho tre lauree conseguite nel mio paese di origine: giornalismo, turismo e pedagogia. Ma si tratta di titoli di studio che non erano riconosciuti in Italia e dunque ho cominciato a cercarmi un lavoro…"

Una bella storia che ci ispira una dedica musicale alla speranza senza frontiere e al coraggio. Come canta Jason Mraz "And if you do it right you'll love where you are."

28/04/2012

Fivizzano (MS): Il Gruppo Storico degli Sbandieratori

....in Portogallo

Carrara: Civitas Carrariae-Ruota d'Oro

Questa mattina in occasione dell’ultimo Consiglio Comunale nel corridoio della Sala Consigliare sono state esposte all”albo d’oro” le targhe a ricordo delle otto onorificenze “CIVITAS CARRARIAE – RUOTA D’ORO”, che dal 2004 ad oggi il Consiglio Comunale, come previsto dal suo Regolamento, ha deliberato a favore dei cittadini carraresi che, a vario titolo, hanno svolto azioni di promozione e tutela del patrimonio artistico, culturale e della salute dei cittadini, che si siano distinti nei settori dell’arte, della cultura, della scienza, dell’economia, delle pubbliche relazioni e dello sport in misura tale da far derivare prestigio alla città e a coloro che si siano distinti per atti esemplari di altruismo, bontà e abnegazione.

Le otto onorificenze sono state consegnate nel 2004 a Rina Centa e Gianluigi Buffon, nel 2008 a Claudio Pisani, nel 2010 a Fausto Marchetti e Cesare Piccioli e nel 2011 a Don Augusto Lucchesi, Piero Faggioni e Tilde Corsi.

“Questa è un occasione” ha commentato il Presidente del Consiglio Luca Ragoni ”non solo per ricordare questi illustri carraresi ma anche per ringraziare tutti i carraresi che, spesso in silenzio, sono riuscito a rendere importante e famoso il nome di Carrara nel mondo e che ci fanno essere orgogliosi di essere dei cittadini carraresi”.

Prato. 70 tende per 300 esploratori


scout1

Sette reparti, 70 tende e 300 esploratori e guide. Per tre giorni la Cascine di Tavola diventano il grande campeggio dei ragazzi e delle ragazze scout pratesi. Si tiene da domenica 29 aprile a martedì primo maggio il San Giorgio dell’Agesci (associazione guide e scout cattolici italiani) di Prato. Il grande evento, dedicato al santo cavaliere patrono degli scout, torna a cinque anni di distanza dall’ultima edizione.

notiziediprato

26/04/2012

Montalcino (SI): Claudio Tipa


 per l'acquabuona

 

Durante Benvenuto Brunello, nello scorso Febbraio, Claudio Tipa ha svolto non senza emozione il ruolo  di  padrone di casa a Poggio di Sotto. Il suo percorso circolare fra le vigne di Toscana si è chiuso alla fine dell’anno scorso con l’acquisizione di questa preziosa azienda di Montalcino che produce un Brunello (ed un Rosso, ed una Riserva) di culto. Le cifre circolate riguardanti la compravendita  sono molto alte, soprattutto se viste in relazione all’estensione dei vigneti e al numero di bottiglie prodotte, segno evidente che Piero Palmucci, che la fece nascere alla fine degli anni ’80, ha avuto l’abilità costruire un brand di grande valore.

Percorso circolare, perché la discesa in campo di questo big dell’industria farmaceutica nel mondo del vino doveva iniziare proprio da Montalcino, ma la notizia che un soggetto con una capacità di spesa fuori di dal comune stesse lavorando per una acquisizione ebbe un deciso effetto-rialzo sui prezzi della zona e consigliò di cambiare la strategia di un progetto che all’origine vede sicuramente il gusto di entrare nel vivo di uno comparto di punta dell’agroalimentare italiano e quindi dell’economia nazionale, ma nel quale ha contato molto anche il ricordo di quella grande tenuta di famiglia in Tunisia dove si producevano vino ed olio, ed andata a visitare di nascosto da giovane perché abbandonata dopo la morte tragica dei nonni.

Meglio spostarsi dunque nella vicina Montecucco, con Colle Massari e poi più su, a Bolgheri, per il primo colpo “mediatico” di Grattamacco, acquisto che seguì un lungo periodo di affitto. E se la prima realtà si trovava in un territorio poco conosciuto e da scoprire, per la seconda la questione era più delicata, perché alla creatura di Piermario Meletti Cavallari erano e sono affezionati in molti, come lo sono al vino di Grattamacco. Dunque occhi puntati sulla “nuova gestione” che, come viene raccontato nel video più in basso, ha avuto come passo importante la creazione e valorizzazione del Bolgheri Rosso, un secondo vino funzionale anche alla stabilizzazione della qualità del primo. Invece a Poggio di Sotto tutto era già stato studiato perché la qualità fosse di granitica consistenza, in una azienda nata nel 1989 con i primi quattro ettari di vigneto a 400 metri di altitudine, ai quali se ne sono aggiunti altri sei fra i 200 e i 600, e che ha preso subito la direzione dell’agricoltura biologica.

Nella “costellazione Tipa” gli staff tecnici sono stati conservati: Maurizio Castelli a ColleMassari e Grattamacco, Federico Staderini a Poggio di Sotto e poi Luca Marrone a fare da jolly nelle tre realtà. Senza dimenticare la presenza storica di Giulio Gambelli, primo artefice della grandezza di queste perfette espressioni del sangiovese di Montalcino, e che nel dicembre 2011 ha firmato forse il suo ultimo vino presenziando alla riunione per l’imbottigliamento del Rosso 2008, il momento cruciale per decidere quali uve, tutte dello stesso straordinario livello, danno vita al “piccolo Brunello” e quali al Brunello “ufficiale”.

E all’assaggio, il Rosso di Montalcino 2008 ha la consueta eleganza di una ciliegia leggera, minerale, ed un finale brillantissimo e vibrante. Il Brunello di Montalcino 2007 è compatto, saporitissimo e di grande ampiezza nel finale; la Riserva 2006 poi è un vino monumentale, di intensità stordente, grande impatto e progressione nella beva, ed ampiezza immensa.

Ed ora? “Certo, mi piacerebbe trovare qualcosa in Piemonte, perché no… Ma le mie tre aziende toscane si possono raggiungere in un’ora l’una dall’altra, e per fare i vini come si desidera bisogna essere presenti, non c’è niente da fare”. Parola di Claudio Tipa.

Nelle immagini: Poggio di Sotto, Claudio Tipa, Luca Marrone

25/04/2012

Carrara: Pattinatori avenzini in gara nella Tuscia

Una piccola pattinatrice

Una piccola pattinatrice

All’iincontro agonistico di pattinaggio artistico che si è svolto al centro sportivo Sacro Cuore, organizzato dalla Libertas Pilastro, hanno partecipato circa 250 atleti di undici società partecipanti società: Roller Club Avenza di Carrara, Orsa Maggiore e Papillon di Napoli, Libertas Tacito e Euro Club di Terni, Veloce Club di Rieti, Cinecittà Prosport di Roma, Polisportiva Montalto, Fulgur Tuscania, Tuscia S.C. Santa Barbara e naturalmente Libertas Pilastro provenienti dalla Toscana, Umbria, Campania e Lazio.

Il meeting rientra nell’ambito della Primavera dello Sport, Cultura e Tempo libero del Coni provinciale, sotto l’egida e con il contributo del centro nazionale sportivo Libertas, sono stati tre giorni di gare all’insegna del puro divertimento ove i piccoli atleti, divisi per difficoltà ed età si sono esibiti davanti a un pubblico di parenti e amici nella più sana competizione in una manifestazione che ha lo scopo di incontro e socializzazione tra i praticanti di questa disciplina sportiva.

Tutti i partecipanti sono stati premiati con una coppa a ricordo dell’evento.

Buon esordio con il quarto posto della coppia artistico Federica Vico (Libertas Pilastro) e Andrea Laurenzi (S.C.Anguillara) al Trofeo “Barbieri” svolto a Calderara di Reno (BO).

Prossimi appuntamenti con il pattinaggio il 29 aprile e primo maggio con il campionato regionale categorie e livelli al centro sportivo Sacro Cuore.

 

Firenze: Gianpiero Maracchi



 

 

“Cambiamenti climatici e agricoltura del futuro: una rivoluzione“smart”, questo è il titolo della prolusione che il prof. Giampiero Maracchi ha svolto per l’inaugurazione ufficiale del 259° anno accademico  dei Georgofili.
Il Prof. Maracchi ha evidenziato come il terzo millennio sia iniziato con una crisi, strutturale e non congiunturale, climatica, ambientale, alimentare, economica, politica ed anche etico-morale, che richiede risposte dettate da riflessioni di ampio respiro. La crisi climatica determinata dall’aumento dei gas ad effetto serra si concretizza nell’aumento della intensità delle piogge e nei conseguenti eventi alluvionali, nelle persistenti siccità ed aumento delle aree aride del mondo, nelle ondate di calore ed anche nelle ondate di freddo. L’insieme di questi fenomeni estremi dipende da quanto petrolio abbiamo consumato nel secolo scorso e richiede quindi una revisione del modello di sviluppo legato alla cosiddetta globalizzazione. L’agricoltura in questo contesto gioca un ruolo rilevante perché da un lato, pur contribuendo all’effetto serra con i macchinari che utilizza, attraverso le piante assorbe l’anidride carbonica dell’atmosfera in misura 4 volte superiore a quanta ne produce (peraltro solo il 13% del totale). 
Maracchi ha ribadito che l’agricoltura diviene sempre più necessaria per garantire la sicurezza alimentare. Può risolvere molti altri problemi come quello della disponibilità di materie prime (l’amido da cui si produce la bioplastica) o le fibre tessili o la produzione di energia alternativa, in varie forme. 
Fortunatamente, ha sottolineato Maracchi, vi sono segnali generali di un cambiamento globale di rotta rispetto al ruolo dell’ agricoltura; come si evidenzia con la presa di posizione di autorevoli personaggi o dal documento preparato dalla recente Conferenza di Cancun sui cambiamenti climatici.

20/04/2012

Carrara: Paolo Storti e il Raglio Apuano

Paolo fa il meccanico, ha un lavoro a tempo indeterminato in un nota officina di moto e uno stipendio di tutto rispetto. Ma ha anche un sogno nel cassetto: «Voglio cambiare vita» dice. Paolo Storti, trentenne di Carrara, ai motori preferisce la natura, alle due ruote le quattro zampe. Degli asini.

Ne ha 12, di razza amiatina: c'è Morena, la più anziana, poi Giulia, Rocco, Monica, Veronica... e l'ultimo arrivato, Giuseppe, nato il 19 marzo. Questi animali fanno parte della sua famiglia da generazioni, sono una necessità (l'unico mezzo per raggiungere i terreni montuosi della zona, segnati solo da mulattiere) e una passione ereditata dal nonno e dal padre, che Paolo, però, ora vorrebbe trasformare in un'impresa. Agricola, ma 2.0.

La sua idea, che unisce tradizione e innovazione, natura e tecnologia è produrre latte d'asina e venderlo anche on line, sfruttando l'e-commerce. «Il latte d'asina è molto particolare, è usato nella cosmesi ma è anche un ottimo sostituto del latte materno, indicato per bambini allergici o intolleranti, ma anche per gli anziani - spiega - Attualmente in Italia sono un paio le realtà specializzate. Vorrei inserirmi in questo settore anche se so che sarà un percorso molto difficile e lungo». Ogni asina produce fino a un massimo di 2 litri di latte, spiega, per ottenerli bisogna mungere anche fino a 3 volte al giorno, ma un litro di latte può costare anche fino a 15-16 euro al litro. «E’ una produzione preziosa» dice il giovane meccanico, che è pronto a lasciare un impiego sicuro per dedicarsi completamente a questa avventura imprenditoriale. Sei anni fa ha acceso un mutuo per acquistare un terreno di circa 1 ettaro e mezzo, agli Ossi, una località sulle Alpi Apuane, vicino alla foce del fiume Magra, e ora sta ristrutturando il rudere in cima alla vetta, prima ricoperto interamente dalla vegetazione, dove costruirà anche una stalla per l'inverno.

E' qui, tra boschi e prati e silenzio che “pascola” in libertà la sua famigliola di asini. L'azienda ha già un nome, “Raglio Apuano”. Per ora si occupa di allevamento e vendita di puledri ma tra un mese inizierà a produrre e a vendere latte; on line, nei mercati di Coldiretti, o agli ospedali del territorio, per rifornire i reparti maternità. «L’attività di allevamento mi sta aiutando a costruire il mio sogno - racconta Paolo - Tirare fuori la giornata non è facile ogni giorno, ma a me va bene così: voglio fare questo da grande. Godermi i ritmi della natura da qui».

Ivana Zuliani

19/04/2012

Firenze: Stefano Passerotti

 

FRANCESCO GIANNONI per toscanaoggi


Firenze, viale Torricelli, quasi all’incrocio col viale del Poggio Imperiale. Sulla destra, un ampio spazio verde, disseminato di «strani» oggetti. È il Giardino Sonorico, creatura di Stefano Passerotti, ultimo esponente di una famiglia di giardinieri. Normalmente aperto da maggio a ottobre, su 5600 mq. ospita circa 450 varietà di erbacee perenni, per un totale di 3500 piante, una più una meno.

Nasce nel 2004. L’anno precedente, il Forte Belvedere aveva ospitato «Belvedere dell’Arte/Orizzonti», la mostra-evento organizzata da Achille Bonito Oliva. Fra gli espositori, Timet (gruppo impegnato sin dal 1993 nel campo delle installazioni sonore). Passerotti, che curava il restauro del giardino del Forte, conobbe un membro di Timet.

«Da quel momento lavoro all’applicazione del suono nei giardini. Non è una novità: le piante, colpite dal vento, emettono “suoni”. Per rendere un giardino ancora più “sonoro”, con Timet progettiamo e realizziamo “arnesi” appositi». Ogni anno cambia il materiale con cui sono costruiti: vetro, plexiglas, cotto, ferro, legno ecc. Così nel Giardino vediamo una grande sfera rossa in polistirolo, un camminamento in travi di legno, parallelo a un viottolo di frammenti multicolori di vetro, «lance» in ferro che emettono suono e luce, un cancello con «foglie» e «fiori» policromi, proseguimento della natura sin dentro un edificio, in questo caso una limonaia.

Con il suo giardino, situato in una zona densa di traffico, con suoni naturali Stefano cerca di distrarre dal rumore, ma non solo: «Dobbiamo reimparare a stare nei giardini». All’ingresso dei suoi, Passerotti, pone una porta distesa per terra (che ci farà mai lì, si chiede il visitatore), un lamellare d’acqua (una superficie d’acqua, profonda pochi centimetri, una «lama» appunto), delle piante di cui spostare i rami, inducendo l’ospite a rallentare, per capire che lì entra in un mondo che vuole calma e disponibilità di tempo e dello spirito.

Non ci dedichiamo più alla natura, non abbiamo più un contatto fisico con lei. «Lo vedo, quando i bambini vengono in visita qua: non sono abituati a correre in un giardino, a vivere il verde. Invece, nella formazione di un bambino, e nella vita di un adulto, trovo importante il contatto corporeo con i prati, con gli alberi».

A tal proposito, Passerotti ha realizzato, con erbe aromatiche, delle chaise-longues naturali dalla linea che asseconda il corpo: adagiandovisi, è possibile l’adesione fisica al terreno erboso, respirandone il profumo.

Le usanze di una volta
Forse qualcosa sta cambiando. Lo dimostra la gran voga dell’orto casalingo. Certo, se pensiamo al costo di un pomodoro coltivato in terrazza, corriamo a comprarlo al mercato. Ma, secondo Passerotti, hanno significato, e danno emozione, le azioni svolte per raccogliere quel pomodoro, dedicando tempo alla piantina, a prepararle il terreno, a seminarla, annaffiarla, vederne spuntare le prime foglioline. Nel fare tutto ciò, ci distogliamo da frenesie, ansie, lavoro.

«Guardiamo indietro, capiamo quel che abbiamo perso e riprendiamocelo». Nel suo viaggio a ritroso, Stefano riporta alla luce metodi visti praticare dal nonno e dal babbo: vagliare la terra, spezzettare vasi di terracotta rotti (senza buttarli via) per preparare un drenaggio, conservare in un angolo del giardino aghi di pino e foglie secche da far macerare e miscelare con il terreno, concimandolo.

Sicuramente è più facile andare in un negozio e comprare il kit per l’orto, le argille espanse, i prodotti chimici. Tutto questo giova alle aziende, ma non alle piante, «costrette alla perfezione». Per ottenerla «basta usare quel che viene dalla natura o rifarsi ad antiche abitudini».

Anche perché se noi diamo alle piante, velocemente e in modo innaturale, ciò di cui hanno bisogno, una volta che interrompiamo la somministrazione creiamo loro dei problemi. Non li avranno se abituate naturalmente, senza sovrabbondanza di concimi e d’acqua.

Annaffiare a mano
Ed ecco l’altro grande, attualissimo problema: l’acqua.
Dovremmo usare l’impianto d’irrigazione con parsimonia, non tutti i giorni perché così abbiamo programmato, con quotidiano spreco. Inoltre, l’annaffiatura va fatta secondo il tipo di pianta e il clima del momento.

Nessuno vuole più perdere tempo ad annaffiare manualmente; invece sarebbe bellissimo che il padrone di casa, quando invita gli amici per un cocktail o per una cena, narrasse come mai le sue piante sono così belle; ed è solo chinandosi su di loro per annaffiarle, che si vede se stanno bene, se hanno davvero bisogno d’acqua.

Bisogna capire l’importanza delle sarchiature del terreno che fanno penetrare l’acqua della guazza notturna o della scarsa pioggia in un periodo di siccità, senza farla scivolare via. Bisogna capire che acqua piovana e guazza sono sufficienti al mantenimento del prato: «L’annaffiatura è un soccorso quando il caldo estivo dura troppo a lungo»; e se il prato non è verde ma giallo, lo è solo per 15-20 giorni, ma risparmiamo acqua. Oltrettutto basta preparare la giusta miscela di sementi e i prati sono verdi anche d’estate.

Passerotti irriga le sue piante unicamente nei primi due mesi dall’impianto (autunno-primo inverno); a primavera, dopo 4-5 mesi che sono a dimora, basta poca acqua, anche perché Stefano ha compiuto il lavoro per sfruttare al meglio guazza e pioggia.

Robuste ed economiche
Importante nel Giardino di Passerotti la presenza delle erbacee perenni. Sono piante che vediamo spesso, magari senza riconoscerle come tali. Se sono così abbondanti, un motivo c’è: «La natura ci dà dei segnali; noi dobbiamo coglierli». Inoltre essendo piante molto forti, danno ottimi risultati, con bassi costi di manutenzione. Bisogna però sceglierle correttamente, in base al luogo e al terreno, secondo quanto ci dice la natura. È un errore mettere le osta o le felci, come è stato fatto a Firenze, in giardini privati o in spazi pubblici. Per il tipo di terra e per il clima della città, vuol dire causare loro problemi. I risultati potrebbero anche arrivare, ma con spese spropositate.

Il futuro prossimo
Oltre che nel Giardino Sonorico, Stefano ha numerosi impegni: a Cernobbio, a Villa Erba, coordinerà l’edizione 2012 di Orticolario, evento che unisce arte, architettura e natura. Fra gli artisti presenti, Daniel Berset (autore della Sedia mutilata nella piazza delle Nazioni Unite a Ginevra) che probabilmente verrà a Firenze per un’istallazione nel Giardino Sonorico.

Stefano collabora con un’azienda svizzera leader mondiale che dai noccioli di alcuni frutti estrae olio, «la parte più importante dell’energia che può dare un frutto». Olio dai semi di zucca, di argan, di nocciòlo, di noce, di prugna. «Assaggiare sull’insalata o sul gelato l’olio di semi di zucca è una rivelazione. Ti arricchisci con simili scoperte. E capisci che della natura si può usare tutto, senza buttare niente».

L’ultimo incarico è la progettazione del verde nel monastero delle Clarisse di San Francesco e Santa Chiara sul monte Cademario nel Canton Ticino: «Lavoro affascinante, anche pensando a chi che ne usufruirà».

Una formazione naturale
Per Stefano Passerotti essere giardiniere non è solo un lavoro; è una passione che fa parte della tradizione familiare, di cui è orgoglioso.

Cominciò il nonno Salvatore negli anni ’40 in alcuni giardini sul viale dei Colli e sulle pendici fiesolane. Fu Oliviero, il babbo, ad avvicinare Stefano a questo mondo, senza imposizioni: «D’estate andavamo in qualche giardino; lui lavorava e io giocavo con i figli dei proprietari». Allora il giardiniere, e suo figlio, erano parte della famiglia padrona del parco, perché il giardiniere conosceva tutto di quel luogo, dagli animali che ci vivevano all’orto che i proprietari volevano coltivare personalmente, guidati di Oliviero.

Non si guardava ai costi, come oggi, ma al piacere che un esperto curasse il giardino. Oliviero aveva le chiavi e non doveva dire quando andava, quante ore faceva; era lui a decidere. Poteva arrivare tutti i giorni per un controllo, e poi tornava, più o meno spesso a seconda del periodo, per il lavoro vero e proprio. «C’era una fiducia totale. Era così per tutti i suoi colleghi».

Stefano ha imparato dal padre il rispetto e l’adorazione per la natura: «Mi faceva notare cose interessanti e suggestive: per esempio, mi spiegava il letargo delle tartarughe; poi, insieme, preparavamo il rifugio per il loro sonno».

Solo un padre può insegnare a un figlio in questo modo, abituando l’occhio a quel che accade intorno. Oggi non succede più, ed è un peccato: perdiamo tanto, proprio nella quotidianità.

17/04/2012

Siena: Stefania Pianigiani racconta le donne del vino

Oggi vi voglio parlare delle DONNE DEL VINO,  cinque DONNE SPECIALI, ognuna con la sua storia da raccontare e da illustrare, legata al mondo del vino. C’è chi con il vino ci dipinge, chi ne veste le bottiglie, chi immortala il nettare di Bacco nei quadri.

Scoprite queste 5 meraviglie del colore in rigoroso ordine alfabetico!

MARIA TERESA ACCOMANDO

Se ne sta nella terra del lambrusco e vicino al Podere Saliceto (sarà un caso?), ama dipingere per pura passione con tutte le tecniche possibili: colori ad olio, pastelli, pennarelli, cere e carboncino. L’importante è liberare la fantasia al momento giusto.Tra le sue passioni, creare etichette, ne ha fatte delle belle e coloratissime per la Cantina Tenuta Ferraia, nel piacentino, non a caso terra del Gutturnio…

http://accomando.jimdo.com/

VITA DI BENEDETTO

Vita! E dici tutto! Mai nome fu più azzeccato! Argento creativo addosso, non sta mai ferma! Ha dipinto il drappellone per IL PALIO DI SIENA, ma anche quello per le Città del Vino, oltre a dar vita a delle bellissime etichette di celebri aziende. Particolari e prepotenti nei colori quelle per Obsession di Vignamaggio, mentre per quelle del Podere La Castellaccia, ha inventato un intreccio di iniziali che trasmette proprio bene il legame tra i proprietari Simona & Alessandro Tofanari. Torraiola verace, quest’anno oltre a dipingere tamburi e bandiere, ha dato vita al nuovo “zuccotto” del fantino. Nel tempo libero, fa le pizze, e anche in pizzeria la fantasia non manca…

http://www.vitadibenedetto.it/

CHRIS FIGUé

Dalla Francia con furore, verrebbe da dire, anche se ormai è più anni che se ne sta in Toscana che da Asterix! Un turbine di colori e movimenti nelle sue donne. Lei il vino lo dipinge: nei suoi quadri si percepisce la freschezza dei vini giovani, la rotondità dei vini importanti, l’amore per la terra dove ora vive, il Chianti. Mi sgrida sempre per l’acccento del suo cognome!! Quando lei si deciderà a imparare l’italiano per bene, io forse scriverò l’accento nella giusta maniera!! ;-)

http://www.chrisfigue.com/

MAURIZIA GENTILI

Per tutti ”La Mauri” o la “Vinarella”, lei con il vino ci dipinge!! E’ stata la prima donna a dipingere con i pigmenti del vino, ( ci tengo a sottolinearlo, perchè pare che oggi tutti dipingono con questa tecnica…mah..) in particolare intinge i pennelli nel  suo amato Gutturnio, del resto è piacentina Doc. Con il vino pittura paesaggi a lei cari, ma anche fiori…Del resto anche lei è giardiniera come me, e se io sono una “enogastrogiardiniera”, lei è davvero una “enogiardipittrice”!

http://lecartedimauri.blogspot.it/2011/08/le-carte-di-mau...

http://vinarelli.blogspot.it/

CASSANDRA WAINHOUSE

Le origini sono “estere”, ma si è adattata bene al temperamento della gente toscana, stabilendosi da tempo a San Gimignano. Lei con il vino ha un rapporto particolare: lo produce, lo esalta nelle sue tele, lo veste: rimaranno memorabili le sue etichette di tessuto, fatte appositamente per delle celebri “Magnum”. Sabato 21 aprile inaugura una nuova mostra, nella città turrita, “La memoria è una strana interferenza”, da non perdere.

http://www.cassandrawainhouse.it/

Poi ci sono anche vino e gioielli, ma questa è un altra storia…

 

Camaiore (LU): Il collezionista di figurini elettorali

 Massimiliano Turba (foto M.Pomella)

Massimiliano Turba (foto M.Pomella)

Li colleziona tutti, dal primo all’ultimo. Che siano di destra, di centro, di sinistra o di qualche lista civica. Un vero e proprio collezionista di “figurini” elettorali. Di quei cartoncini che in questi giorni pre-elettorali inondano le cassette della posta di tutti i camaioresi.

Lui è Massimiliano Turba, 40 anni, camaiorese doc. La sua strana passione nasce nel 2007, con la precedente tornata elettorale. “Ho cominciato a collezionarli. L’idea è quella di farne un album, di vendere le figurine e di finanziare con i soldi ricavati i partiti di Camaiore”.

Turba prende la politica locale con leggerezza. “Camaiore è solo un paese. Qui non ci sono le grandi questioni nazionali da affrontare”, dice. Per questo la sua collezione la impreziosisce con l’ironia. Nella sua pagina facebook ha pubblicato diversi di questi “figurini”, lasciando per ognuno un commento del tipo: “votalo perché me l’ha chiesto sua mamma”, oppure: “votata questo, così la smette di girare avanti e indietro in via di Mezzo”.

Massimiliano Turba (foto M.Pomella)

Massimiliano Turba (foto M.Pomella)

Ne ha già  quasi la metà. “Sono oltre 350 i candidati in corsa: questo anno è una vera impresa riuscire ad averli tutti. Per alcuni è facile – dice Turba – perché basta andare nelle sedi di partito. Ma altri sono davvero introvabili”. Come la famosa figurina di Pizzaballa della Panini, insomma.

Il suo unico ‘nemico’ sono i partiti che scelgono di pubblicare “figurini” anonimi, senza volto del candidato. “Rovinano la mia collezione – scherza Massimiliano Turba – e poi, ripeto, qui siamo in un paese. Magari un nome può non dirmi nulla. Ma un viso, un volto, possono al contrario dirmi vita, morte e miracoli di quel personaggio”.

Sulla sua pagina facebook (“per intorpidire le acque”, scherza Turba) in questi giorni, oltre ai “figurini” ufficiali, sta pubblicando anche quelli della (inesistente) lista “Brutti, sporchi e cattivi”. “Una raccolta di personaggi storici di Camaiore – spiega Turba – un altro modo per ironizzare e alleggerire il clima politico”.

Bar Cecchi (foto Pomella)

Bar Cecchi (foto Pomella)

Un’ultima nota. Avrete notato che per tutto l’articolo abbiamo parlato di “figurini” elettorali. Che spesso, comunemente, vengono definiti “santini” elettorali. Perché questa scelta? Ce l’ha chiesto lo stesso Turba. “Non parliamo di santini, ma di figurini elettorali. Di Santini in lista ce n’è anche troppi: questione di par condicio”.

 

Chiusi (SI): La Young Band

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non solo sale sul podio del "Maggio in musica" di Catania, ma guadagna addirittura il primo premio assoluto. Stiamo parlando della Young Band di Chiusi, l'orchestra dei ragazzi dell'Istituto comprensivo Graziano da Chiusi.
«Ha interpretato con sicurezza, in modo piacevole ed espressivo, i brani presentati; ha offerto un'esecuzione lodevole della complessa ed esigente orchestrazione dei brani; si è espressa con equilibrio e raffinatezza e si è distinta per la compattezza dell'organico e per la visione coreografico-musicale che ha evidenziato l'aspetto solistico di ogni sezione orchestrale».

Querceta (LU): Gli sbandieratori del Palio dei Micci

 Sabato 14 aprile è stata una giornata dove gli atleti del Gruppo Sbandieratori Palio dei Micci hanno trionfato in due Piazze d’Italia Ferrara e Asti. Gli atleti Flavio Cocci e Giacomo Moriconi hanno partecipato al  V Torneo ’Memorial Don Giacomo’ che si è svolto a Cerro Tanaro (Asti) vincendo la specialità di Coppia Tradizionale e aggiudicandosi il 2° posto nella specialità di Singolo Tradizionale con Flavio Cocci, mentre gli atleti Giacomo Tarchi e Giulio Bresciani erano di scena a Ferrara nel VI Torneo “Le bandiere del Cuore” , dove si sono aggiudicati la Coppia Tradizionale e Giacomo Tarchi il 3° posto nel Singolo Tradizionale. Da ricordare che Tarchi- Bresciani si erano aggiudicati anche la specialità di Coppia tradizionale il 18 marzo a Cerreto Guidi (Firenze) al IV Torneo “Città di Cerreto”.

Viareggio (LU): Umberto Puccinelli

Ecco  l'invito che l'arch. Puccinelli ha inviato ad eccolatoscana, e che volentieri estendiamo a tutti i nostri lettori:
 
 
Carissime e Carissimi,
Vista la notevole affluenza di pubblico, alla prima presentazione, abbiamo deciso di replicare l'evento.
E' con grande piacere Vi CONFERMO la nuova presentazione di 
"VAGABONDI VAGHEGGII VIAREGGINI"
pubblicazione dedicata alla città di Viareggio e ... dintorni...
"IL FIENILE" il giorno
GIOVEDì 19 APRILE 2012
dalle ore 21,00 a seguire
L'Editore ed io saremo felici della Vs. presenza !
 
allego link aggiornato evento su FaceBook
 
Un caro ed affettuoso saluto a Voi TUTTI
dall'Autore e Editore
 

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Archéquipe®
Dott. Arch. Umberto Puccinelli
Via Silvio Pellico, 91
55049 . Viareggio (LU)
telefono 0584-963411
cellulare 348-5828839

14/04/2012

Massa: Francesca Ferrari



Francesca Ferrari"Ospitalità, enogastronomia, tradizioni, storia ed intrattenimento all'aria aperta: gli agriturismi ne saranno il fulcro". Per Francesca Ferrari la vera sfida è "costruire un futuro turistico e culturale per la provincia apuana".

Un futuro che oggi è costellato di dubbi e timori, perplessità e incertezze: "Il turista che arriva in Lunigiana così come nella zona di costa è lasciato spesso a se stesso: dobbiamo costruirgli attorno un percorso di attività che spaziano dall'enogastronomia alla turismo verde. Dobbiamo essere capaci di appassionarlo, emozionarlo e fargli vivere il territorio, di intrattenerlo con degustazioni e gite, trekking a cavallo e attività didattiche. La Lunigiana non ha nulla da invidiare ad altre mete della nostra Toscana e di altre regioni".

E per dimostrate ai turisti e non solo che gli agriturismi sono strutture di qualità, attrezzate e calate in un contesto davvero unico e ricco di fascino si pensa di replicare, così come fatto in altre province, la fortunata iniziativa di "Terranostra Day": "porteremo i turisti a visitare le nostre strutture".
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