06/04/2011

Montalcino (SI): Niente più barriques per il Brunello

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18/03/2011

Carmignano (PO): Stefano Bruschi

Carmignano (PO) - dal 19 marzo al 19 aprile 2011
Stefano Bruschi - Vivente


FATTORIA DI BACCHERETO
Via Fontemorana 179 (59015)
-+39 055 8711242

I lavori di Stefano Bruschi hanno alcuni titoli esplicativi. La denominazione di un’opera, come affermava Marcel Duchamp, richiama in un certo modo, lo spettatore a riflettere sul contenuto e contesto in cui si colloca.
vernissage: 19 marzo 2011. ore 17
curatori: Savino Marseglia
autori: Stefano Bruschi
genere: arte contemporanea, personale

email: s.marseglia@email.it

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03/03/2011

Montalcino (SI): Brunello 2006

Fernando Pardini per l'acquabuona 

 

Diamo i numeri, come sempre d’altronde: 160 Brunello 2006 di 143 produttori differenti (più tre extra- kermesse), assaggiati e rimuginati in una due giorni ad alta intensità alcolica. Di più, 185 vini in tutto, da che mi son permesso venticinque riassaggi! Questo, in estrema sintesi, il mio Benvenuto Brunello 2011 trascorso chino sul bicchiere (lo ammetto, in ambo le giornate “ho aperto io la baracca”, ché l’organizzazione, benevola e indulgente verso il mio irrefrenabile ardore mattutino, mi ha consentito di degustare fin dalle 8,30!). E ancora, in estrema sintesi, il mio giudizio sull’annata: cauto ottimismo. Mai come in questa sessione d’assaggio i vini mi sono parsi come affamati di tempo, vogliosi di tempo. E mentre per le annate precedenti, quantomeno le più recenti (penso ai 2002, 2003, 2004 e 2005), abbiamo immancabilmente registrato flessioni più o meno evidenti negli assaggi a bocce ferme effettuati nei periodi estivi, quel che mi vien da pensare oggi è che la generosità di una vendemmia come la 2006, con la sua enorme infusione di materia, suggerisca di attendere il futuro con un certo ottimismo, perché ritengo che un discreto numero di vini sarà in grado di trovare quella fusione e quella compiutezza (senza sfaldamenti) che difficilmente abbiamo potuto apprezzare in questa fase evolutiva. I tannini che ringhiano, l’alcol che sbuffa, i legni che stridono…… ci sono buone possibilità che rientrino nell’alveo di una rappresentazione più coesa e tenace del solito. Insomma, sebbene abbia dovuto cercar la compagnia di vini scorbutici, lenti, in alcuni casi persino farraginosi nello sviluppo, devo dire che non mi è mancato lo stimolo di vederci qualcosa di buono dentro (o sotto), un qualcosa che sarà. Questo il mio Brunello targato 2006.

Spiegamoci meglio però: nonostante il recupero in credibilità di diverse etichette non proprio avvezze a trasmettere i sussulti più autentici del territorio (trend stilistico già registrato da un pai0 di stagioni a questa parte), resta il fatto – verificato puntualmente ogni anno- che per una denominazione di tal blasone sono ancora troppo pochi i vini che onorano con costanza e piena dignità il nome che portano. Nel senso che ci sono un mare di Brunello solo “buonini”, o solo “discretocci”, e questo  indipendentemente dall’annata in gioco, e una avanguardia qualitativa che emerge con nettezza e che spesso è costituita dai soliti nomi (anche se qua e là qualche outsider comincia a far sentire la sua voce, per fortuna). E se l’ardore del 2006 in diversi casi può dare l’idea di non essere stato propriamente governato in termini di estrazione, calor’alcolico, uso dei legni, è pur vero che ogni vendemmia, anche se figlia di andamenti stagionali dissimili fra loro, con puntualità disarmante porta nei bicchieri troppi vini sostanzialmente claudicanti. E una ragione di sarà no?

Siccome però mi va di praticare l’estrema sintesi, non ho (più) voglia di raccontare cause e concause di uno stato di fatto, che a onor del vero non riguarda solo la Montalcino vinicola. E siccome della “mia” Montalcino amo raccontare il bicchiere mezzo pieno (non foss’altro per il paesaggio, che ha pochi eguali per condizionare un cuore), senza perder tempo e pazienza ad incaponirmi su ciò che non va, ecco qua le istantanee dei vini che mi sono sembrati più interessanti. Diciamo pure che ho raggruppato i Brunello che vanno dall’interessante in su. Naturalmente proposti in stretto ordine di apparizione, senza valutazioni numeriche, con le parole (e i silenzi) a far da spartiacque e a far immaginare (o almeno lo spero) il grado di immedesimazione  di un umile degustatore seriale. E nel citare doverosamente gli assenti, le aziende cioè che non desiderano partecipare a Benvenuto Brunello, ovvero (non me ne vogliano i dimenticati) Biondi Santi, Poggio di Sotto, Cerbaiona, Collosorbo, Costanti, Casanova di Neri, Valdicava, Pieve Santa Restituta, Campi di Fonterenza (più altre tre che in realtà ho recuperato a latere), chiudo con una nota a margine ma neanche troppo, se penso a quanto possa influenzare la tranquillità  di una analisi critica o la distensione dei nervi: la nuova location ricavata nel chiostro del Museo di Montalcino è molto meglio del vecchio tendone  alla Fortezza, al quale pure mi lega un affetto forse inspiegabile: spazio, ariosità, minor frastuono, microclima adeguato (ma so di colleghi abbrustoliti sotto le lampade riscaldanti)….. se ci unisci l’encomiabile servizio dei sommelier di scuola AIS, beh, quantomeno dal punto di vista organizzativo il passo in avanti è stato significativo!

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27/02/2011

Montalcino (SI): Brunello biodinamico

 

Questa è una storia che farà arrabbiare molti e non solo i nemici storici di una certa imprenditoria vinicola italiana. Prendete una cantina innovativa, senza refrigerazione a impatto quasi zero con un ingegnoso sistema di coibentazione e ricircolo di aria e umidità, un vigneto in regime biodinamico stretto e una zona come Montalcino: che cosa ne fareste? Quando la famiglia Allegrini scopre questa tenuta nel 2006 intravede le potenzialità di una grande vino ma i vigneti sono in abbandono, barriques e vasche di cemento inutilizzate e non mancano elementi inutili come porte satinate e rifinite in legno da Pininfarina. Cantina con alcune bottiglie a marchio Tenuta Montluc (dal nome di Biagio di Montluc, comandante delle milizie francesi, assediato per tre anni a Montalcino nel 1553, che usava colorirsi il viso di “vino vermiglio” per non mostrare i segni della fame della stanchezza degli assediati) di Silvia Fertonani.

Affidare la conduzione a Nicola Biasi, giovane enologo nativo di Cormons, è stata una scelta coerente per scoprire cosa fare con i vigneti in seno all’azienda, in posizione invidiabile sul versante vicino a Fattoria dei Barbi, Podere Salicutti e confinante con le biostar Campi di Fonterenza e San Polino. Siamo a 4-500 sul versante sud est di Montalcino, ci sono buona escursione termica che favorisce un’ottimale maturazione del sangiovese, galestro ben drenato calcareo, tessitura limo sabbiosa, una parte argillosa con resti fossili, poche piogge e temperature sopra la media ma non torride come più a sud verso Castelnuovo Dell’Abate, la zona più bassa e calda, con i suoi vini scuri corposi e strutturati.

La zona intorno all’azienda si chiama Podernovi e conta 16 ettari esposti a sud-est e sud-ovest: 10 vigneti vinificati separati cui vengono aggiunte uve provenienti da Cerretalto (nord est) in affitto per compensare eccessi di caldo. Il vigneto storico di San Polo è di 4,5 ha su terreno poverissimo ricco di galestro. Il vigneto del 2007, impostato in biodinamica (doveva dare il Brunello Montluc mai entrato in commercio), è di 11,5 ha con 7.000 ceppi per ettaro, limo e argilla maggiore, trattiene meglio l’acqua specie durante la stagione calda. L’idea orginale della cantina prevedeva cemento per fermentazione e assemblaggio quindi affinamento in barriques. Oggi si effettuano la fermentazione in nuovi tini tronco conici di acciaio, assemblaggio e riposo in cemento e infine affinamento in tonneaux da 500 l, lieviti autoctoni ma controllati e selezionati, le barriques sono state abbandonate quasi subito dopo una prima prova.

I vigneti oggi sono in studio di fattibilità per la conversione al biologico, resa teoricamente possibile dalle condizioni di grande ventosità e scarse precipitazioni della posizione, ma sarà una strada da intraprendere solo se veramente sostenibile, ambientalmente ed economicamente e non per partito preso o marketing. Le condizioni per la cantina sono molto particolari con un sistema di regolazione umidità che usa il tufo e delle aperture richiudibili alla bisogna, un sistema di raffreddamento al soffitto con serpentine, uno spettacolare scannafosso con areazione con la terra viva tenuta a freno da reti di contenimento. Assaggiamo a tavola un percorso complesso che dal futuro (2010 appena “nato”) corre indietro fino alle ultime due magnum disponibili della gloriosa annata 1999.

Brunello di Montalcino 2010 da tre vigneti, tre campioni che saranno assemblati in futuro: per ora molto più carico il primo (dal vecchio vigneto San Polo di 4,5 ha) ma ha note troppo fumé e cupe, mentre il secondo ha più frutta ed equilibrio (nuovi ettari dal 2000), il terzo con una bella acidità nordica (dai vigneti in affitto a nord est Torrenieri). Non sarà facile effetturare l’assemblaggio ma la materia è molto interessante, soprattutto bel tannino e ottima maturazione del frutto.
Brunello di Montalcino 2009
Polpa e frutto notevoli, nota speziata importante, pesca e fragola, bocca snella, ben equilibrato, annata calda siccitosa, gran vino in potenza.
Brunello di Montalcino 2008
Meno profumi e dolcezza, polvere da sparo, bocca meno pronta ancora da maturare, più struttura ma anche eleganza, molto diverso dal 2009 e 2010 ma non è detto che si riveli a suo modo interessante.
Brunello di Montalcino 2007
Dal cemento dove ha appena finito l’assemblaggio e riposo, esce un pó bastonato ma ha piglio fresco niente male, elegante nonostante il caldo dell’annata.
Brunello di Montalcino 2006 (presentato a Benvenuto Brunello 2011)
Filo di austerità, bel floreale allegro, bocca bella equilibrata, finale tra mandorla e ribes rosso, sapido ad un passo dall’eccellenza. 89
Brunello di Montalcino 2005
Mora e ribes nero, pepe e lieve fumé, impressione dark, amarena in bocca e finale incalzante. 83
Brunello di Montalcino 2004
Leggermente cotto, bocca corta alla confettura di fragola. 78
Brunello di Montalcino 2004 Riserva
Snello, un pó esile, leggermente amarognolo, legno leggero, finale di bosco e pepe rosa. 80
Brunello di Montalcino 2003
Nota leggermete ridotta, nota speziata calda, alloro e macchia, bocca leggermente verde 75
Brunello di Montalcino 2001
Dolce e intenso, un pó caramellato, glicine, bocca evoluta ma ancora vivace. 80
Brunello di Montalcino 2000 (magnum)
Balsamico, mughetto, note eteree e floreali, bocca meno vitale ma niente male pure se a fine evoluzione. 78
Brunello di Montalcino 1999 (magnum)
Appena mentolato, nota dolce di sottobosco, leggermente amarognolo ma molto giovane, fresco. Bella bevuta ancora. 93

Le sensazioni che ci arrivano dagli assaggi sono quelle di un progetto impostato sul medio lungo termine senza particolare fretta di stupire il mondo. Il secondo aspetto positivo è la preparazione di Nicola che umilmente si è messo a studiare e cercare di capire il terroir ilcinese senza paraocchi e preclusioni mentali. Altro punto a favore sono le buone prove dei vini nella verticale e soprattutto il cambio di direzione dal 2006 in poi (la prima annata affinata e cresciuta dagli attuali proprietari). Uno stile che ricorda le ultime prove di aziende come Mastrojanni o Marroneto, tradizionale come impostazione ma moderno nei mezzi e nelle idee.

Resta da capire, ma non lo sapremo mai, cosa ne sarebbe stato dei 1o ettari se condotti a biodinamica. I risultati di San Polino (il podere limitrofo) sono molto incoraggianti in tal senso ma le dimensioni maggiori e la vastità del progetto hanno fatto ripiegare su pratiche più convenzionali, seppur con il biologico ad un passo.


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17/02/2011

Montalcino (SI): Anteprina Brunello

Il mondo ha sete di Brunello di Montalcino: è il “sentiment” di tanti dei più importanti produttori, per dimensione o per blasone, sentiti da WineNews alla vigilia di “Benvenuto Brunello” (18-21 febbraio, Montalcino).

Se il 2010 si è chiuso, con un bilancio quanto meno in pareggio, ma spesso in crescita a doppia cifra, anche con aumenti di fatturato fino al 35% sul 2009, nonostante una situazione economica ancora difficile, l’avvio di 2011 sembra registrare una ripartenza “a tavoletta” della Ferrari dell’enologia toscana.

Tanto che qualche cantina dichiara di aver già praticamente finito il Brunello 2006. Ordinativi in crescita sugli inizi del 2010, recensioni più che positive sulle stampa nazionale e internazionale per il millesimo 2006, e soprattutto la conferma da parte della filiera, che le bottiglie annata 2005 spedite alla fine dello scorso sono state consumate, hanno creato un clima positivo, con tutte le cautele del caso, che mette d’accordo cantine molto diverse tra loro, da Castello Banfi a Tenimenti Angelini, da Casanova di Neri a Ciacci Piccolomini, da Pian delle Vigne (Antinori) a Castelgiocondo (Frescobaldi), da Col d’Orcia a Fattoria dei Barbi, da Castello di Romitorio a Camigliano, da Siro Pacenti a Costanti.

La preoccupazione comune, dunque, non sono tanto i consumi, ma la forbice tra i Brunello più costosi e quelli di prezzo più basso, scesi anche sotto i 10 euro in enoteca, che di certo non giova al prestigio complessivo della denominazione, che vede esportare il 60% della produzione del territorio, per un giro d’affari di 140 milioni di euro. In ogni caso, anche se una rondine non fa primavera, il Brunello di Montalcino, uno dei vini più importanti d’Italia e del mondo per storia ed immagine, sembra aver ritrovato un nuovo slancio ed una maggiore serenità e fiducia per il futuro.

Ma, intanto, anche Montalcino rende omaggio ai 150 anni di Unità d’Italia, con un talk show (il 18 febbraio), moderato dal giornalista Daniele Cernilli, con esponenti di alcune delle famiglie che hanno vissuto e fatto la storia dell’enologia del Belpaese. E intanto c’è chi, da Montalcino, guarda anche ad altri territori del vino italiano, come Tenimenti Angelini, già proprietaria di cantine importanti anche nel Chianti Classico, a Montepulciano e in Friuli che, per voce del nuovo ad, Jordi Ballestè, ha confermato l’interesse del gruppo ad investire nel Barolo ed in Valpolicella.

sienafree 


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12/02/2011

Firenze: Bruttini/de Filippis

Firenze - dal 12 al 13 febbraio 2011
Carla Bruttini / Chiara de Filippis


DHAI STUDIO
Via Di San Niccolò 44r (50125)
info@carlabruttini.com
www.carlabruttini.com

L’evento si propone come l’incontro tra due espressioni. l gioielli contemporanei di Chiara de Filippis sono ospiti, per la durata di un weekend, dello studio della pittrice Carla Bruttini. Le tracce lunari sono quelle del metallo che, nelle ultime collezioni dell’orafa, evoca un astrattismo pittorico atemporale. Oro e argento dialogano facendo riferimento ad antiche tecniche orientali, e, in questa occasione speciale oli e pigmenti faranno da filo conduttore.
vernissage: 12 febbraio 2011. ore 18
autori: Carla Bruttini, Chiara de Filippis
genere: arte contemporanea, doppia personale

 

exibart

 

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11/02/2011

Arezzo: Bruni/Ricci

Arezzo - dal 12 febbraio al 6 marzo 2011
Aurelio Bruni / Sandro Ricci - A onor del vero

GALLERIA RIELABORANDO
Via Guglielmo Oberdan 30 (52100)
+39 0575324059 , +39 3478717183
d.meli@alice.it

Parlare poeticamente con le immagini e rivisitare codificate iconografie: questi gli obiettivi comuni dei due artisti presenti nella galleria RiElaborando
orario: da martedì a venerdì 17,00 - 19,45; sabato 16,30 - 19,45; prima domenica del mese 15,30 - 19,45.
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 12 febbraio 2011. ore 18,00
curatori: Daniela Meli
autori: Aurelio Bruni, Sandro Ricci

genere: arte contemporanea, doppia personale

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30/12/2010

Montalcino (SI): Brunellopoli ha fatto scuola (in Cina)

 

Come fa una nazione a diventare un produttore serio e credibile a livello mondiale? Col tempo, magari coi secoli. Prendi la Francia, per esempio: son tre-quattrocento anni che coltiva la qualità; ci vuole un po’ di tempo. E quello è solo UNO degli ingredienti. Poi serve il territorio, ecco, lo vogliamo aggiungere il terroir? Ma certo. Le altre nazioni, il nuovo mondo enologico, seguono a ruota, adesso è il turno della Cina. In attesa che il culto della qualità, il territorio e qualche secolo di pratica facciano la differenza, i cinesi apprendono veloci. Pure quello che sarebbe meglio lasciar perdere: tipo produrre vini fasulli.

Secondo China Times “nella provincia di Hebei circa 30 cantine sono state chiuse dopo che i loro vini si sono dimostrati contraffatti, durante una trasmissione televisiva” [Gabanelli made in China? Uau - ndr]. Tra queste, Jiahua, Yeli, e Genghao. Il governatore locale ha affermato che “i produttori della Changli County i cui vini risulteranno inferiori agli standard, subiranno la revoca della licenza e il sequestro dei prodotti dal mercato”. Be’, non per infierire, ma ho avuto per un attimo la visione di un bel campo di rieducazione cinese per i furbacchioni di Brunellopoli – solo per un attimo, per carità. Che poi, cosa avevano combinato quei lazzaroni? “Secondo il servizio andato in onda su China Central Television Station, un addetto alle vendite ha ammesso che alcuni vini della regione avevano una purezza del 20 per cento. Il resto era composto da acqua, aromi, coloranti ed acido citrico”.

Come fa un compratore a difendersi da questi bidoni? Purtroppo non esiste un sistema certo, qui come altrove si richiede al consumatore uno sforzo di valutazione critica, una specie di inversione dell’onere della prova, visto che le autorità fanno quello che possono. Forse potrebbe aiutare il vecchio sistema dei prezzi bassi. Se consideriamo che queste bottiglie venivano vendute ad un  prezzo di circa 75 centesimi di dollaro americano (e fatte tutte le possibili proporzioni con il mercato cinese) dovremmo avere qualche sospetto. Un po’ come per i nostri Chianti Docg a due euro e novantanove negli hard discount. Che non sono acqua e coloranti (non sia mai), ma qualche dubbio sul livello qualitativo dovrebbe sorgere. Vicende simili sono global (sì, pure in Francia succede). E quasi sempre sono vini venduti a prezzi ridicoli.

dissapore


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21/12/2010

Montalcino (SI): Il Brunello torna nelle botti

stefanoturri

L'affermazione è di quelle che fanno discutere soprattutto perché arriva da una francese come francesi sono le barriques che hanno imperversato nelle cantine italiane negli ultimi dieci anni. A parlare è Valerie Lavigne, la nuova strepitosa enologa delle cantine toscane di Donatella Cinelli Colombini.

Docente della più celebre università di enologia del mondo, quella di Bordeaux, la Lavigne è  consulente, insieme a Denis Dubordieu e Christophe Olivier, in alcune delle più importanti cantine del mondo come gli Châteaux d'Yquem, Margaux e Cheval Blanc.

<< Più il vino è concentrato e ricco di composti fenolici meglio sopporta i piccoli contenitori in legno. Ma anche se il vino resiste a un eccesso di legno non è detto che sia giusto imporglielo >>. Da questo assunto iniziale Valerie sviluppa la sua filosofia per i grandi rossi di Montalcino

<< Il Brunello deve affinare in botte almeno due anni. Per una conservazione così lunga, il produttore deve scegliere il contenitore che gli permette di beneficare dei vantaggi associati all'utilizzo del legno (ossigenazione, chiarificazione, apporto aromatico e gustativo) preservando contemporaneamente la personalità del vino (frutto, freschezza e equilibrio). Il legno non deve sovrastare il vino, deve rimanere un supporto, un'"épice">>.

Ecco arrivare il suo giudizio <<Questo obiettivo si ottiene meglio utilizzando le botti>> .

E' la perfetta armonia, il tratto distintivo dei grandi vini, che l'enologa francese intende privilegiare nel Brunello e per ottenerla propone alcune regole d'oro: se il vino deve cambiare contenitore durante il suo affinamento in legno è preferibile iniziare con piccoli fusti e proseguire poi con quelli più grandi. Il bisogno di ossigeno decresce infatti col passare del tempo. Ma ancora una volta insiste sui tonneaux (5 hl) e sulle botti  che

 << permettono meglio delle barriques (specialmente se vecchie) di preservare gli aromi del vitigno Sangiovese della Toscana evitando che la secchezza dei tannini disturbi l'equilibrio del vino >>.

 Il riferimento è a quel finale leggermente amaro che la Lavigne chiama "secco"  presente in molti vini toscani di Sangiovese e poco apprezzabile da un punto di vista qualitativo.

Viva le botti dunque. Un'affermazione che sembra un ritorno al passato e contiene invece elementi di novità nel maggiore rispetto dell'identità culturale del vino, inoltre parte da motivazioni scientifiche ineccepibili. Un approccio in sintonia con l'entusiasmo manifestato da Valerie Lavigne per i vitigni autoctoni - Sangiovese e Foglia Tonda .

Durante la sua ultima visita nelle cantine di Donatella Cinelli Colombini, avvenuta dal 23 al 25 novembre, l'enologa francese ha assaggiato i vini della vendemmia 2010 giudicandoli strepitosi.

La sua ultima scoperta è il Sagrantino importato dalla vicina Umbria (18 km) nei vigneti della  Fattoria del Colle di Trequanda che, a suo parere, può essere un ottimo partner per il Sangiovese nei vini prodotti nel Sud della Toscana.

Le botti e i vitigni autoctoni italiani hanno dunque un nuovo portabandiera ed è motivo di orgoglio sapere che è francese.

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11/12/2010

Calcinaia (PI): Bruno Pollacci

Calcinaia (PI) - dall'undici al 19 dicembre 2010
Bruno Pollacci - Naturanima: Dialoghi Con La Natura

Oleandro
TORRE DEGLI UPEZZINGHI
Via Vittorio Emanuele (56030)
+39 0587486612

Mostra personale di Bruno Pollacci con opere di "Computer Art" dedicate al dialogo interiore e spirituale con la Natura.
orario: feriali e festivi 17.30 - 19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 11 dicembre 2010. ore 17.30
curatori: Paolo Grigò, Bruno Pollacci
autori: Bruno Pollacci
patrocini: Comune di Calcinaia
genere: arte contemporanea, personale
email: brpollac@tin.it

web: brunopollacci.jimdo.com

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26/11/2010

Montalcino (SI): Ancora Brunello

 Alessandro Morichetti per dissapore


Amo i vini artigianali prodotti in piccola quantità, li trovo spesso teneri e fedeli al luogo. Non tutti sono buoni, chiaro. Però mi intrigano a prescindere, ecco. Oggi però mi sento pop e mainstream, cerco i grandi numeri. Meglio, ho voglia di vini dal rapporto quantità/qualità imbattibile. Cioè, quali sono i vini più buoni prodotti in almeno 100.000 bottiglie? Quindi, un vino deve essere più o meno buono e rappresentativo della tipologia purché in grossa tiratura. Generalmente, sono acquisti di sicuro successo, nelle annate buone addirittura preziosi e reali occasioni. Qualche volta sono vere perle. La lista è ovviamente parziale, metto giù qualche nome che ritengo condivisibile – inclusivo di bottiglie approssimativamente prodotte e prezzo in enoteca con ricarico decente - e chi più ne ha più ne metta.

- Montepulciano d’Abruzzo, Masciarelli: 1.000.000 di pezzi (centomila più o meno), 8/9 euro.
- Montepulciano d’Abruzzo Riparosso, Dino Illuminati: 650.000, 8 euro.
- Cirò Rosso Classico, Librandi: 700.000, 7 euro.
- Rosso Piceno Superiore Brecciarolo, Velenosi: 350.000, 8 euro.
- Moscato d’Asti, Saracco: 600.000, 11 euro.
- Chianti Classico Castello di Ama, Castello di Ama: 160.000, 30 euro.
- Barbaresco, Produttori del Barbaresco: 400.000 bottiglie nell’annata 2006 (la metà quando vengono prodotti i cru), 19 euro.
- Salice Salentino Rosso La Carta Riserva, Francesco Candido: 1.100.000, 8 euro.
- Greco di Tufo Terre degli Angeli, Terredora: 180.000, 11 euro.
- Sedàra, Donnafugata: 500.000, 10 euro.
- Cerasuolo di Vittoria, Planeta: 100.000, 12 euro.
- Brunello di Montalcino, Banfi: 450.000, 30 euro.
- Brunello di Montalcino, Il Poggione: 170.000, 25 euro.
- Reggiano Lambrusco Concerto, Medici: 150.000, 7 euro.

Soddisfatti o rimborsati. Se c’è qualcosa che proprio non comprereste o qualcos’altro di imperdibile, non c’è che da condividerlo.

[Immagine: Scienza in cucina]


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10/11/2010

Montecatini Terme (PT): Pilates bruciagrassi

La Pace SPA , propone nuovamente una iniziativa da non perdere assolutamente : prove gratuite di Lezioni di Pilates appositamente studiate per bruciare i grassi nei punti critici, vi aspetta a Montecatini terme in pieno centro a 20 metri dalla Piazza del Popolo , approfittate di questa offerta non ve ne pentirete.

Esercizi di Pilates

Il Pilates bruciagrassi  è un allenamento innovativo ed efficace per ridurre cuscinetti, eliminare le adiposità localizzate e scolpire il corpo.  Mirato allo snellimento del ventre, glutei e fianchi, il Fatburning Pilates è stato studiato per aiutare a migliorare le tipiche zone colpite da antiestetiche adiposità. Gli esercizi sono quelli della ginnastica ideata quasi un secolo fa dal tedesco Joseph Hubertus Pilates, combinati ed eseguiti in chiave snellente. Mantenendo la consueta attenzione per la postura della schiena e per i movimenti del corpo tipica del Pilates, il programma è studiato per impegnare in modo continuo la muscolatura e il sistema cardio-respiratorio “obbligando” l’organismo a consumare i grassi di deposito che appesantiscono il punto vita, le cosce e i fianchi.

Lezione di prova gratuita

Lunedì 15 novembre  ore 11.30 – ore 12.30 – ore 13.30

Giovedì 22 novembre ore 11.30 – ore 12.30 – ore 13.30

MagicaBelezza.it il Portale della Bellezza

Per partecipare alle lezioni di prova è necessaria la prenotazione

montecatiniweb

01/10/2010

Pisa: Bruno Munari

Pisa - dal primo ottobre al 15 novembre 2010
Bruno Munari - Abc e altri giochi

CENTRO ESPOSITIVO MUSEALE SMS - SAN MICHELE DEGLI SCALZI
Viale Delle Piagge (56124)

Saranno esposte un centinaio di opere, provenienti dalle preziose fondazione Jacqueline Vodoz e Bruno Danese (alcune delle quali esposte per la prima volta), dallo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione Parma, dalla Collezione Lucini e da altre collezioni private.
orario: Martedì - Giovedi: 17 - 20 Venerdì - Domenica: 17 - 22
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 1 ottobre 2010. ore 18
catalogo: pubblicato da Fabrizio Felici
autori: Bruno Munari
genere: design, arte contemporanea, personale

email: c.allegretti@comune.pisa.it

exibart

 

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21/09/2010

Siena: Il Brunello è il vino migliore al mondo

 

"La notizia che il Brunello di Montalcino Riserva 2004 del Castello Romitorio, di proprietà dell'artista Sandro Chia, è il miglior vino rosso al mondo, è di quelle che danno grande soddisfazione". Questo il commento dell'assessore all'agricoltura della Regione Toscana, Gianni Salvadori.

"E' una notizia bella e importante e per questo faccio tutte le mie congratulazioni all'azienda – ha aggiunto Salvadori - ma è anche la conferma, una volta di più, che la Toscana ha prodotti davvero eccezionali. Questo è il biglietto da visita della Toscana nel mondo".

sienafree

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17/09/2010

Montalcino (SI): Il caso del Brunello taroccato

Antonio Tomacelli perr dissapore

 


Tranquillo produttore ilcinese, è solo un titolo a effetto (è virgolettato) e nessuno chiederà mai un risarcimento per il Brunello taroccato che hai esportato in America. Anche se fai parte di quell’ottanta per cento di produttori che allungavano il sangiovese col cabernet: parola del presidente del tuo consorzio, l’esimio cavalier Rivella. No, davvero, continua pure a sognare tranquillamente. A te non capiterà mai un incubo come quello che stanno vivendo gli azionisti della Constellation Brands in America, chiamati in causa da una class action che si preannuncia milionaria.

Come, dici che non ne sai nulla? Ti rinfresco la memoria in due righe: per qualche anno l’azienda americana ha venduto un miscuglio di cabernet e merlot, importandolo dalla Francia come Pinot noir aoc. Pensa, ci sono volute 16 milioni di bottiglie per accorgersi della truffa ma alla fine è scattata una denuncia che ha coinvolto anche il colosso americano Gallo winery. Sai, ilcinese, come finiscono queste cose: scandalo, arresti, condanne e alla fine “il popolo americano” chiede il risarcimento danni con una bella class action.

Brutta cosa la giustizia americana. Pensa che la legge sulla class action permette ai cittadini di unire le forze per fare causa alle Big Company, presentando una sola istanza e pagando un solo avvocato. Vuoi conoscere i capi d’accusa? Presto detto: concorrenza sleale, pubblicità ingannevole, frode, negligenza, false dichiarazioni e occultamento fraudolento. Alla fine, anche chi ha comprato una sola bottiglia di vino taroccato avrà il suo bel risarcimento e senza pagare mille parcelle. Ma a te che produci il Brunello di Montalcino, tutto questo non capiterà mai, sono sicuro: chi vuoi che abbia letto in America le dichiarazioni del tuo Esimio presidente del consorzio sul vino taroccato a oltranza? Speriamo nessuno ma tu, ilcinese, accetta un consiglio: comincia a pregare.


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27/08/2010

Fattoria di Castiglionchio (FI): Bruno Canino

Si è aperta il 26 agosto la XXIesima edizione del festival ‘Suoni e Colori in Toscana 2010’, tradizionale appuntamento di fine estate che porta musica e musicisti di altissimo livello nei più bei luoghi della provincia fiorentina.

Ecco i prossimi appuntamenti. Domenica 29 agosto, che si svolgerà presso la Fattoria di Castiglionchio, vedrà la consegna del Premio Presidente della Repubblica 2010, conferito al Festival, al Maestro Bruno Canino, che sarà accompagnato durante la serata dal violoncello di Vittorio Ceccanti.

Martedì 31 agosto a Villa Pitiana sarà invece la volta del Trio Lyrics con la soprano Annamaria dell’Oste, il clarinetto di Claudio Mansutti e Ferdinando Mansutto al pianoforte, che eseguirà brani di Schubert, Rossini e Brahms. Il 2 settembre, al Castello di Torre a Monte, il Duo Tinelli-Mazzocante, clarinetto e pianoforte, ci allieterà con musiche che spazieranno dalle armonie romantiche al jazz. Una bella novità attende il pubblico al Teatro dell’Antella domenica 5 settembre con la commedia musicale “Io, tu e Larry”, ideata e diretta dal Maestro Aldo Tarabella. Il pupazzo Larry, animato da Enrico Spinelli e le maschere e gli oggetti teatrali di Elena Bianchini saranno al centro delle performances musicali del soprano Mirella de Vita, del baritono Gabriele Ribis guidati al pianoforte di Giuliana Menchini.

L’8 settembre, nello scenario inedito dell’Oratorio di Santa Maria della Neve di Villa Il Palagio a Rignano sul’Arno, sarà la volta del duo di pianoforte e violoncello di Elena Ballario e Sergio Patria che eseguiranno musiche di Listz, Chopin, Martinu e Ballario. Il 12 settembre, ancora alla Fattoria di Castiglionchio, uno spettacolo comico-musicale per la regia di Pino Ferrara dal titolo intrigante DOSTO & YEVSKY: contrabbasso, pianoforte e Donna Olimpia mezzosoprano. Un viaggio ritmico musicale sulle tracce del jazz a passi di tap dance sarà il protagonista di TACCO TRIO, lo spettacolo di Andrea Mugnai ospitato presso l’Antico Spedale del Bigallo la sera di martedì 14 settembre mentre concluderà il Festival edizione 2010 l’Ensemble Coincidencia della vocalist Donatella Alamprese accompagnata dalla chitarra di Marco Giacomini, dal contrabbasso di Amedeo Ronga e dalla fisarmonica di Massimo Signorini: sarà un viaggio tra Buenos Aires, Parigi, New York, attraverso El Tango di Astor Piazzolla.  L’Ensemble si esibirà Giovedì 16 Settembre al Castello di Torre a Monte insieme ad un ospite di eccezione, Juan Lucas Aisenberg .

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07/08/2010

Gramolazzo (LU): Bruno Caproni

Do­ma­ni la sala con­gres­si della Banca di Cre­di­to Coo­pe­ra­ti­vo della Ver­si­lia, Lu­ni­gia­na e Gar­fa­gna­na di Gra­mo­laz­zo o­spi­te­rà un con­cer­to li­ri­co che fa parte del ca­len­da­rio del fe­sti­val “Il Ser­chio delle muse”. Il con­cer­to è a in­gres­so li­be­ro ed i­ni­zie­rà alle 21,15.

Il pro­gram­ma è in­cen­tra­to sulle più ce­le­bri arie d’opera di Wol­fgang A­ma­deus Mo­zart, Giu­sep­pe Verdi, Gae­ta­no Do­ni­zet­ti, Vin­cen­zo Bel­li­ni, Gioa­chi­no Ros­si­ni, Gia­co­mo Puc­ci­ni e Rug­ge­ro Leon­ca­val­lo.

Sul palco i so­pra­ni Ro­ber­ta Sal­va­ti e Maria Elena Lo­ren­zi­ni, il te­no­re Ro­ber­to Iu­lia­no, il ba­ri­to­no Bruno Ca­pro­ni.

Ca­pro­ni, ir­lan­de­se di o­ri­gi­ni i­ta­lia­ne (pre­ci­sa­men­te di Barga), calca i pal­co­sce­ni­ci di tutta Eu­ro­pa e sarà pro­ta­go­ni­sta anche della se­ra­ta di mu­si­ca e poe­sia del 10 a­go­sto a Casa Pa­sco­li.

I can­tan­ti sa­ran­no ac­com­pa­gna­ti al pia­no­for­te dal mae­stro Ju­lian Evans, in­gle­se, pia­ni­sta ac­com­pa­gna­to­re di fama in­ter­na­zio­na­le, ma anche pia­ni­sta tout court ve­ra­men­te ec­ce­zio­na­le che du­ran­te il con­cer­to re­ga­le­rà al pub­bli­co un o­mag­gio a Fry­de­ryk Cho­pin, nella ri­cor­ren­za del bi­cen­te­na­rio della na­sci­ta.

loshermo

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30/06/2010

.......e ancora Lucca: Bruto Pomodoro

Un'opera di pomodoro (Foto da barganews.com)

Si i­nau­gu­ra il 2 lu­glio alle 17,30 pres­so la chie­sa di San Cri­sto­fo­ro (via Fil­lun­go), una mo­stra di opere di pit­tu­ra e scul­tu­ra di Bruto Po­mo­do­ro, pa­tro­ci­na­ta da Pro­vin­cia e Co­mu­ne di Lucca.

Nato a Mi­la­no nel 1961, Bruto Po­mo­do­ro i­ni­zia il suo per­cor­so ar­ti­sti­co nel 1994. Su­pe­ra­te le prime e­spe­rien­ze fi­gu­ra­ti­ve, ap­pro­da ben pre­sto a una per­so­na­le ri­cer­ca pit­to­ri­ca ri­go­ro­sa­men­te a­strat­ta che cerca di co­niu­ga­re con una pro­pria sin­tas­si sim­bo­li­co-nar­ra­ti­va. Vive e la­vo­ra tra Mi­la­no e Pie­tra­san­ta, e­spo­nen­do le sue opere in nu­me­ro­se mo­stre pub­bli­che e pri­va­te in I­ta­lia e all’e­ste­ro.

Fra le ras­se­gne pub­bli­che a lui per­so­nal­men­te in­ti­to­la­te vanno ci­ta­te le mo­stre te­nu­te­si nel 1997 a Siena (Pa­laz­zo Pa­tri­zi), a Ric­cio­ne (Pa­laz­zo Co­mu­na­le del Tu­ri­smo) e a Ce­se­na (Gal­le­ria Ex Pe­sche­ria), in­ti­to­la­te Con­tem­pla­zio­ni, la mo­stra te­nu­ta­si nel 2001 a Sar­za­na (Chio­stro di San Fran­ce­sco) in­ti­to­la­ta Bruto Po­mo­do­ro – Elogi del Qua­dra­to – 1998/2001, la mo­stra del 2002 a Cour­mayeur (Mai­son Fleur) in­ti­to­la­ta Co­di­ci Al­ge­ni­ci, le ras­se­gne di Pie­tra­san­ta (Chio­stri di S. A­go­sti­no) e di Cat­to­li­ca (Gal­le­ria Co­mu­na­le S. Croce), in­ti­to­la­te Co­di­ci Ar­mo­ni­ci, en­tram­be del 2005 e la gran­de per­so­na­le te­nu­ta­si nel set­tem­bre del 2007 a Ri­mi­ni (Pa­laz­zo del Po­de­stà) in­ti­to­la­ta Bruto Po­mo­do­ro, E­vo­lu­zio­ne delle forme ar­che­ti­po – Viag­gio verso la tri­di­men­sio­ne

Af­fian­che­ran­no la mo­stra di Po­mo­do­ro una serie di con­cer­ti che si ter­ran­no sem­pre in San Cri­sto­fo­ro, a cura di So­la­res Fon­da­zio­ne delle Arti e di Lalla’s Join di Ste­fa­nia Trol­li, or­ga­niz­za­te anche gra­zie all’in­te­res­sa­men­to del con­si­glie­re pro­vin­cia­le Ste­fa­no Nar­di­ni.

loschermo

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27/05/2010

Montalcino (SI): Brunello Riserva 2004

Fernando Pardini per l'Acquabuona 

 

 L’attesa fremente degli attesissimi Brunello Riserva 2004 ha la sua buona ragion d’essere, sotto questi chiari di luna. Sarà finalmente la volta buona? Cioè, si tratterà di selezioni reali o di vini “annata” lasciati semplicemente “vecchieggiare” in cantina un anno in più? E la sterzata stilistica in direzione del buon senso, intravista di già nei Brunello “base” 2004, dopo anni di euforici travisamenti della tipicità, troverà conferme anche qui? Infine, i chiaroscuro di giudizi critici che a fasi alterne hanno decretato l’annata “grande” per poi pensarci su e correggere il tiro in “non tanto grande”, per poi ancora ripensarci su e ricorreggere il tiro in ecc. ecc., troveranno “luce” omogenea, ovvero stabilità e coerenza? Insomma, son buone queste Riserve oppure no?

Bene, l’assaggio fitto ed esaustivo effettuato nel corso di Benvenuto Brunello edizione 2010 mi ha fornito il conforto di qualche certezza in più. Intanto che l’annata è stata davvero generosa, perché se da un lato ha consentito di portare in cantina materie prime potenzialmente ottime, soprattutto dal punto di vista “strutturale” e tannico, dall’altro non si è “dimenticata” dell’alcol, che non di rado si è divertito a turbare equilibri ostacolando la bevibilità. Ecco, trovo stia lì, nell’equilibrio con la parte alcolica, la chiave di volta su cui si giocano le sorti delle etichette più riuscite rispetto a quelle meno riuscite, senza dimenticarci poi del peso non trascurabile da attribuire alla elettività di un terroir rispetto a un altro (e su questo argomento apriti cielo!). Inoltre, se è vero come è vero che permangono alcuni casi di Brunello chiamati “selezione” solo in quanto più ostinatamente concentrati, senza nulla guadagnare in termini di profondità ed articolazione rispetto ai base; se è vero come è vero che più di un campione sembra essere un effetto alchemico di una elaborazione cantiniera raffazzonata, dove intuisci instabili gli equilibri,  è pur vero che il panorama di quest’anno brilla di lodevoli conseguimenti, peraltro orgogliosamente aderenti ai requisiti di tipicità e caratterizzazione che ci si aspetterebbe da uve sangiovese nate, cresciute e trasformate a Montalcino. Insomma, l’appassionato e l’addetto ai lavori, pur dovendo fare i conti con i prezzi delle bottiglie (che in certi casi però sono equilibrati, a fronte della reale qualità del vino che ci sta dentro), potrà trovare a mio parere un bel po’ di suggestioni interessanti che odorano di sangiovese da mettersi in cantina. Per cui, se mi si domandasse oggi se finalmente siamo di fronte a vere e proprie Riserve, risponderei più convintamente di un tempo: “sì”.

La rassegna seguente è solo un estratto dei tanti Riserva assaggiati (all’incirca 80) a Benvenuto Brunello. Su per giù intende includere quei vini che maggiormente hanno stimolato la mia penna, presentati in stretto ordine di apparizione e non di gradimento, gradimento che si muove comunque fra il buono e l’eccellente. Devo dire che in qualche caso ho voluto commentare vini per i quali, più che il mio grado di immedesimazione, mi è sembrato interessante segnalare, a mo’ di incoraggiamento, il nuovo viatico stilistico intrapreso, quando questi abbia preferito lo “smorzamento dei toni” e un registro organolettico più decisamente orientato all’equilibrio rispetto alle edizioni precedenti. Per completezza citerò anche i Riserva (in  certi casi si è trattato di selezioni) degustati che non hanno trovato in questa sede lo spazio di un commento, non senza precisare che in qualche caso i campioni presentati all’assaggio non li ho ritenuti significativi per problemi di bottiglia, assetto, tappo e quant’altro. Infine, non dimentichiamoci che mancavano all’appello alcuni papabili protagonisti. Qualche nome? Conti Costanti, Poggio di Sotto, Biondi Santi, Salicutti, Pian dell’Orino, Collosorbo, Tenimenti Angelini (con il Vigna Spuntali, che era pur presente a Montalcino ma mannaggia l’ho saltato involontariamente!)….. Per cui, grazie ai Brunello Riserva 2004, potremo vederne delle belle. Ed era ora.

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01/05/2010

Montalcino (SI): Il Brunello ora è libero

"Il Brunello di Montalcino ha riconquistato l'America. Con la firma di oggi abbiamo ristabilito condizioni di normalità commerciale per gli esportatori di vino a DOCG -Denominazione di origine controllata e garantita - Brunello di Montalcino verso gli Stati Uniti e restituito a questa eccellenza enologica il rango che le apparteneva tra i prodotti del nostro patrimonio agro-alimentare".

Cosi' il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, ha espresso soddisfazione per la firma del Decreto con il quale si stabilisce che, a decorrere dal 1 maggio 2010, non è più necessario disporre di una apposita dichiarazione di conformità del Governo italiano per commerciare oltre oceano il vino Brunello di Montalcino.

A partire dal 23 giugno 2008, infatti, si era reso necessario, per specifica richiesta delle autorità statunitensi, rilasciare da parte dell'Ispettorato Centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari e repressione frodi - ICQRF - Ufficio di Firenze attestazioni di conformità dell'annata e del marchio ai requisiti del disciplinare di produzione per tutte le partite di vino DOCG Brunello di Montalcino dirette negli Stati Uniti.
La certificazione aggiuntiva dell'Ispettorato per il controllo della qualità era stata introdotta quindi per rassicurare i mercati e in particolare quello Usa che assorbe il 25% dei 7 milioni di bottiglie di Brunello prodotte ogni anno. Con il decreto di Galan viene meno questa costosa procedura burocratica.

Con successiva determinazione del 29 marzo 2010 le autorità statunitensi hanno ritenuto non più necessaria la certificazione di accompagnamento per l'importazione del vino DOCG.

Intanto, entra nella fase finale l'indagine della Procura senese. Proprio nei giorni scorsi, infatti, i Pm hanno richiesto il rinvio a giudizio per 6 dei 17 indagati inizialmente coinvolti dall'inchiesta. Per i legali rappresentanti di due aziende, due enologi e per altrettanti dirigenti del Consorzio di tutela è stato infatti richiesto il giudizio per reati che vanno dal falso ideologico alla vendita di sostanze non genuine, fino alle false informazioni al pubblico ministero. L'udienza davanti al Gup di Siena è prevista per il 17 settembre.

C. S. perTeatro Naturale 

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22/04/2010

Montalcino (SI): Benvenuto Brunello!

Fernando Pardini per lacquabona 

 Del Benvenuto Brunello vi racconto il bicchiere mezzo pieno. Perché non ho voglia di vuoti. Così vi dico che il mio cervello ha riservato alla memoria almeno due circostanze positive (che contribuiscono da par loro a riempire il bicchiere). La prima lì per lì potrebbe sembrare poco interessante, stante la sua natura tecnico-operativa (anche se per un lettore sapere che un giornalista abbia davvero assaggiato il vino di cui va scrivendo, e non un altro, può destare un certo interesse), perciò me la gioco subito: finalmente a BB (ossia Benvenuto Brunello) hanno cambiato il metodo di servizio! Stavolta, infatti, i sommelier ti portavano le bottiglie che avevi ordinato direttamente al tavolo, dove tu potevi decidere se farti servire alla cieca o meno, e comunque potevi ben verificare la corrispondenza vino-bicchiere, cosa impossibile nelle edizioni precedenti. Quindi, ben oltre i risaputi limiti (ai quali sinceramente mi sono affezionato) legati alla location, all’affollamento e al vociare non propriamente assorto tipici dell’appuntamento ilcinese, questa piccola, fondamentale miglioria mi ha regalato la rilassatezza che cercavo, e con essa il buonumore.

La seconda circostanza positiva riguarda l’essenza delle cose, ovvero le intimità dei vini. E se lo sguardo gettato sui Brunello 2005 (contrariamente a quello destinato ai Riserva 2004, di cui fornirò una panoramica pressoché completa) non è stato uno sguardo a 360 gradi (“solo” una novantina i vini assaggiati, senza contare l’endemica assenza di nomi importanti come Biondi Santi, Cerbaiona, Salvioni, Salicutti, Costanti, Poggio di Sotto, Soldera, Pieve Santa Restituta o di altri da tenere sott’occhio come Stella di Campalto, Collosorbo, Pian dell’Orino, Campi di Fonterenza), un’idea me la son fatta, e posso dire che non ci troviamo di fronte a una grande annata. Siamo di fronte a una buona annata. Picchi da cercare con il lanternino, ma confortante qualità media. I “finali” di bocca non fanno la differenza, questo no, e la qualità tannica non è magari eccelsa, ma di contro non possiamo non accorgerci di una salvifica sterzata sulle ali del buon senso, per la verità già subodorata lo scorso anno quando mi trovai a parlare dei Brunello 2004. Accorgersi che la strada intrapresa dalla stragrande maggioranza delle cantine è ormai quella della “trasparenza” espressiva, poco incline al camuffamento e al belletto (se escludiamo il ricorso alla “storica” tecnica del ringiovanimento, sulla quale ho già avuto modo di esprimermi - leggi qui ), “attributi” che fino a ieri avevano trovato interpreti furbescamente ispirati, è un bel vedere! E se per i vini costituzionalmente più deboli ancor più chiara apparirà la loro “fragilità”, ben venga la loro sincerità (e anche qui del fatto se meritino o non meritino la menzione Brunello, con relativo prezzo, non ne parlo, sennò che bicchiere mezzo pieno sarebbe!); se avremo sacrificato certe repentine rivisitazioni stilistiche sull’altare della coerenza, ben venga l’incoerenza quando l’approdo nuovo “sprigiona” sangiovese da tutti i pori. Una cosa è certa: questa ritrovata unità d’intenti gioverà all’immagine tutta di Montalcino. Montalcino aveva ed ha bisogno di questo. Finalmente pochi i bicchieri dai colori saturi, finalmente rare le svisate esotiche nel registro dei profumi, finalmente propositive e non omologanti le declinazioni in odor di territorio, a raccontare con maggiore puntualità le potenzialità dei vari versanti. Non resta che confidare sulla continuità, affinché il futuro possa essere all’insegna della tipicità e della caratterizzazione, ciò che imporrà sempre e comunque produttori “pensanti e consapevoli”. Senza testa, senza consapevolezza, nascono le scorciatoie e le scorciatoie -in campagna come in cantina-accorciano la strada sì, ma verso la decadenza e la perdita di credibilità. I segni, più che le avvisaglie, hanno parlato chiaro. Non ci sarà un altro appello. Non più.

Quindi, a ben cercare, ci si potrà divertire con Brunello freschi e spigliati, dove la cappa dell’alcol, vero e proprio freno anche per annate potenzialmente più ricche, non appesantisce la beva e dove la precoce armonizzazione delle parti contribuirà a rendere i vini molto piacevoli fin da subito. Le interpretazioni secondo tradizione o secondo modernità, nel frattempo, vanno facendosi più sfumate nei bicchieri. E iniziano a contare di meno che non nel passato di fronte alla sostanza stessa di quei bicchieri, capaci come sono di suggerirti qualcosa che abbia a che fare con la terra indipendentemente dalla bontà della vendemmia, indipendentemente dagli estri cantinieri. E pure questo è un bel viatico.

Così, tanto per proseguire nell’ottica del bicchiere mezzo pieno, mi permetto di segnalarvi una ventina di Brunello che mi sono parsi interessanti (alcuni moooolto interessanti), affidando come sempre alle parole (poche stavolta) il compito arduo di suggerire il mio grado di immedesimazione, confidando che queste impressioni (spero con qualche sorpresa in più, anzi ne son certo) vengano confermate dagli assaggi estivi, che effettuerò seri e rigorosi su tutto lo scibile di Montalcino e di cui vi renderò edotti, benedicendo una volta ancora la vostra pazienza di lettori.

Ah dimenticavo, con la speranza che il bicchiere resti pieno!

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07/02/2010

Montalcino (SI): Degustazizone Brunello

Con l'annata 2004 del Bramante, la seconda di casa Ciolfi, entriamo nel vivo delle potenzialità di questa azienda. Il confronto con la precedente ha poco senso, perché ogni volta è quasi come ripartire da capo, non esistono due vendemmie uguali, troppi fattori incidono in modo più o meno determinante rendendo quasi impossibile fare parallelismi, al massimo si può parlare di punti in comune. Un anno in più sulle viti, soprattutto se giovani, vuol già dire maggiore maturità e capacità di difesa, radici un po' più profonde e ramificate, poi sulla pianta incide l'intero ciclo vegetativo, anzi, persino durante il riposo invernale possono crearsi o meno le condizioni necessarie a garantire, ad esempio, una buona riserva di acqua per affrontare il caldo estivo. I venti, le indesiderate grandinate primaverili, le piogge nella fase prevendemmiale, la durata e l'intensità delle temperature massime e minime, sono solo alcuni degli elementi che rendono ogni annata unica. L'apprendimento del vignaiolo non ha mai termine, cosa affascinante ma onerosa, insomma non si può stare mai tranquilli. Di sicuro la 2003 e la 2004 sono state molto diverse, la prima torrida un po' ovunque, fattore che ha provocato spesso stress delle piante, maturazioni eccessive e precoci della polpa degli acini ma non dei vinaccioli, il cui contributo è fondamentale soprattutto per l'apporto tannico, infatti le procianidine si trovano prevalentemente nella buccia e nei vinaccioli, ma in percentuali diverse e con grado di polimerizzazione differente. Inoltre, mentre la buccia è a diretto contatto con il sole e gli agenti atmosferici, il vinacciolo si trova nella parte più interna dell'acino e la sua struttura è più legnosa, resistente. Se il vinacciolo non matura bene, porta tannini verdi, aspri, immaturi. Nel 2003, il problema che si è presentato è stato proprio questo, maturazione anticipata del frutto con acidità che tendeva a scendere rapidamente e, di contro, vinaccioli verdi. Chi ha raccolto con leggero anticipo, è riuscito nella maggior parte dei casi ad evitare una caduta eccessiva di acidità e la surmaturazione della polpa, e ad ottenere una maturazione più o meno accettabile dei vinaccioli. Il resto si può fare in fase di macerazione, con macchinari in grado di eliminare i vinaccioli o con apposite modifiche sui fermentatori che non lo prevedono. Ma non sta a me divagare su questioni troppo tecniche che non mi competono e per le quali non sono poi così preparato. La 2004, invece, è stata un'annata più regolare, con alternanza di piogge e sole nei momenti giusti, con il risultato di una vendemmia equilibrata e anche un po' più abbondante quantitativamente. Ovviamente la commissione di enologi che ogni anno si riunisce a Montalcino, ha assegnato alla vendemmia 2004 le cinque stelle, ovvero il massimo punteggio, giudizio che va preso sempre un po' con circospezione, dato che "si gioca in casa", ma è indubbio che si tratta di un'annata molto valida, che ha offerto in alcuni casi ottimi risultati. Il Bramante di Sanlorenzo ne esce brillantemente, proponendo un colore rubino intenso con venature granate e una trama olfattiva che evidenzia subito una differente maturazione e freschezza rispetto al precedente millesimo, il frutto appare più vivo, sostenuto, tanto da virare su accenti di visciola e amarena, si colgono un'eleganza e una finezza superiori, un bel mantello floreale di rosa, viola e iris lascia poi spazio a toni di alloro, mirto, ginepro, leggerissimo pepe rosa, il tabacco e il cuoio sono solo in embrione a testimoniare una maturità appena iniziata. L'assaggio conferma tutte le premesse, un equilibrio già buono fra morbidezza e durezza, con un tannino fitto ma levigato, un'acidità rassicurante che dona alla polpa fruttata più slancio e sensazioni quasi con riverberi agrumati, alcolicità perfettamente integrata, molto divertente il finale giocato su toni di liquirizia, cacao e note balsamiche, di buona lunghezza e assoluta pulizia. Davvero a un soffio dal massimo riconoscimento.

Roberto Giuliani  per lavinium         

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06/02/2010

Montalcino (SI): Il Brunello e gli SMS

Un sms per essere sicuri che il Brunello sia stato prodotto a regola d'arte. E' l'iniziativa lanciata di recente dal Consorzio di Montalcino.

Per garantire ai consumatori la massima trasparenza, già da alcuni anni il Consorzio ha messo a punto un sistema per la tracciabilità tramite il proprio sito internet istituzionale ma l'ultima novità è la possibilità di ricevere informazioni precise sulla bottiglia acquistata attraverso un semplice messaggio inviato col cellulare.

"Il testo dell'sms deve essere compilato con le tre lettere (in maiuscolo) e gli otto numeri presenti sulla fascetta e dalla capacità della bottiglia (es. 0.75 per la normale bordolese, apponendo il punto di separazione e non la virgola)" e inviato al numero 366.3008880.

In poco tempo arriverà un sms di risposta contenente tutti i dati: annata, numero di bottiglie prodotte nella stessa partita, riferimento alla certificazione dell'ente di controllo, dati analitici specifici, nome del produttore con relativi riferimenti di indirizzo, numero di telefono, mail e il link al suo sito web.

C. S. per Teatro Naturale 5 Anno 8

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07/01/2010

Montalcino (SI): Il Brunello? Un pallone gonfiato

consorzio_brunello_montalcinoL’accusa è di quelle infamanti: troppo glamour e poco sangiovese, che tradotto dall’americano vuol dire “tutto fumo e niente arrosto”. L’accusato è ancora lui, il Brunello di Montalcino alle prese con il giudice Eric Asimov, severo e inflessibile columnist del New York Times.

Le prove a carico dell’imputato sono pesanti come macigni e schiantano una denominazione già al centro di inchieste della magistratura italiana. “Escluso il Case Basse di Soldera e i vini di Biondi Santi, il resto del Brunello è gonfiato nei prezzi e nella reputazione” dice Asimov e azzarda un paragone con i vini della Californiana Napa Valley, conosciuti più per il valore della zona di produzione che per l’effettivo valore dei singoli vini. Meglio allora un bel Chianti a prezzi accettabili o qualche altro vino italiano a base di Sangiovese “vero”. Il giudice Asimov sembra intenzionato a condannare il Brunello a diversi anni di oblìo da scontarsi sugli scaffali dei discount.

La parola ora passa alla difesa. Chi se la sente di difendere l’imputato?

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07/12/2009

Marradi (FI): Il Ministro Renato Brunetta

 E' stato inaugurato a Marradi il 'Museo Artisti per Dino Campana', alla presenza, tra gli altri, del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Al ministro il sindaco di Marradi, Paolo Bassetti, ha rivolto un appello: "A Roma non abbandonate i piccoli comuni, soprattutto quelli di montagna", ha detto ricordando che "solo Firenzuola, Palazzuolo sul Senio e Marradi contano un'estensione di territorio pari a 550mila ettari".

Il primo cittadino marradese ha chiesto al Governo impegno e attenzione per i piccoli comuni, di sostenerli con risorse adeguate, servizi e opportunità. Assicurazioni in questo senso sono arrivate dal ministro che ha confermato la volontà del Governo di andare avanti nella riforma dell'efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione, anche per i Comuni (con un recente accordo firmato con l'Anci), e nel riordino istituzionale, comprese Province e Comunità montane (con Unioni di Comuni montani).

Proprio sul riordino degli enti montani si è svolto un vivace confronto tra il ministro Brunetta e il presidente della Comunità Montana Mugello Stefano Tagliaferri. Prima dell'inaugurazione del museo, il ministro ha visitato lo stabilimento dell'Ortofrutticola (lavorazione, produzione e commercializzazione di marroni e derivati) e la sede dei vigili del fuoco; dopo ha fatto un giro per il paese, tra i banchi e gli stand del mercatino di Natale salutando e incontrando la gente.

 

17:55 Scritto da minobezzi1 in gente di potere | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ma, bru | OKNOtizie |  Facebook