28/04/2011

Sarnano (MC): Vittore Crivelli

Sarnano (MC), autentico gioiello architettonico e paesaggistico nelle Marche, il 21 maggio inaugura la grande mostra VITTORE CRIVELLI da Venezia alle Marche - Maestri del Rinascimento nell’Appennino, curata da Francesca Coltrinari dell'Università di Macerata e Alessandro Delpriori dell'Università di Firenze. Catalogo Marsilio Editori.

Nel comitato scientifico tra gli altri Vittoria Garibaldi, Soprintendente per i Beni Storici e Artistici delle Marche.

La mostra, che riunisce più di 40 opere, è organizzata da Scocco&Gabrielli -Servizi per i Beni Culturali srl. E' promossa dal Comune di Sarnano in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle Marche e il patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Macerata, della Provincia di Fermo, dell'Università di Macerata, facoltà di Beni Culturali, e con il contributo della Camera di Commercio di Macerata e della Confcommercio di Fermo.

Si tratta della prima esposizione mai dedicata a Vittore Crivelli (1430-1502), protagonista insieme al fratello Carlo della pittura delle Marche centrali negli ultimi vent'anni del Quattrocento.
Oltre ai capolavori del maestro veneto in mostra anche opere di altri artisti attivi nei centri più interni delle Marche nella seconda metà XV secolo.  Si tratta di circa 20 fra pittori e scultori (tra cui Carlo Crivelli, Francesco di Gentile da Fabriano, Niccolò Liberatore detto l'Alunno, Pietro Alemanno) presenti con opere spesso studiate per la prima volta o poco conosciute perché conservate all'estero in musei e collezioni private e giunte in questo caso a Sarnano grazie a prestiti eccezionali come quello di sant'Antonio di Vittore Crivelli, di collezione privata tedesca o della preziosa scultura della Madonna adorante il Bambino del Museo del Bargello di Firenze.
I due Crivelli, nati e formatisi come artisti a Venezia, dopo alcuni anni di attività in Dalmazia, si trasferirono nelle Marche, dove la loro attività, nonostante la vicinanza geografica, si svolse su binari separati. Carlo, stabilitosi prima a Fermo e poi ad Ascoli, negli ultimi anni della carriera si  sposta lavorando per i signori di Camerino e Matelica e per la nobile famiglia Ferretti di Ancona.
Vittore, di cui lo studio dei documenti ha fatto emergere il profilo di un vero e proprio imprenditore che si impone sul mercato artistico della zona per quasi trent'anni, impianta una solida bottega a Fermo, dalla quale spedisce pale d’altare e polittici in un’area vastissima fra fermano e maceratese, prestando la sua opera sia per grandi ordini religiosi e committenti importanti, sia per chiese parrocchiali e piccole comunità religiose.
Come gli stessi curatori sottolineano: "La mostra indaga a fondo uno spaccato del Rinascimento dell'Appennino, una cultura locale fortemente caratterizzata, propria della fascia montana tra Fabriano ed Ascoli.
Con la sola eccezione della corte di Urbino, le Marche erano state infatti sempre considerate terra di conquista di artisti toscani, veneti e umbri, incapace di produrre personalità locali di rilievo e di formare uno stile personale e autonomo. Il trasferimento nella regione di pittori come Carlo e Vittore Crivelli e più tardi Lorenzo Lotto veniva vista dunque come una sorta di esilio più o meno volontario da centri maggiori e più dinamici quali Venezia o Roma. L'approfondimento delle ricerche sul territorio marchigiano ha consentito di cambiare ottica: le Marche hanno attirato quegli artisti, inducendoli a fissare la loro stabile dimora sul suo territorio, accogliendo le loro proposte e avviando un fecondo dialogo con i maestri locali, portatori di tradizioni di lavoro secolari. Ne è scaturito un Rinascimento diverso, legato al gusto per i materiali, all’oro, all’ostentazione della ricchezza e dell'eleganza formale, tanto più vivace proprio nei centri interni, all'epoca fulcro dell'economia italiana".
Vittore Crivelli più del fratello Carlo, incarna appieno questo Rinascimento dell'Appennino.
E' una vera e propria "rivelazione" quella che la mostra fornisce di lui, troppo spesso finora schiacciato dalla personalità del fratello. Si scopre invece assai indipendente e originale nella scelta di iconografie nuove come il tema della Madonna adorante rappresentato in mostra dallo stupendo esemplare della Pinacoteca Civica di Sarnano e da altre versioni. Non solo, è anche un artista dalla eccezionale qualità tecnica che gli permette di realizzare opere splendide di ori, rilievi ed ornamenti. Inoltre Vittore, non è isolato, ma condivide e sa dare forma a temi cari alla società del suo tempo, come dimostrano, ad esempio, le molte immagini legate alla predicazione francescana.
Al di là quindi della grande rilevanza scientifica data da ricerche e studi recentissimi soprattutto di tipo storico-archivistico, la mostra risulta assai preziosa e suggestiva da un punto di vista visivo.
Vittore Crivelli, infatti, come anche suo fratello Carlo, contribuì a mantenere vivo nelle Marche il gusto per l'ornamento, la lavorazione pittorica delle stoffe, l'eleganza formale, influenzando schiere di artisti, aspetti di cui in mostra si ritrovano molti esempi. Lo sguardo si posa su splendidi tessuti d'oro e d'argento, ricami impreziositi da gemme, sete policrome, velluti, damaschi intessuti di perle e coralli. Insomma, uno spaccato di sontuosa bellezza si para davanti gli occhi del visitatore stupito dall'accesa cromia delle vesti e dei decori, dall'eleganza sofisticata, dai ricchi panneggi e dagli smalti che a seconda della luce risplendono nelle sale.
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22/02/2011

Firenze: Cristina Scaletti

"Non sono d'accordo con l'introduzione della tassa di soggiorno". L'assessore al Turismo della Regione Toscana, Cristina Scaletti, esprime il proprio parere sulla tassa vista anche alla luce di un periodo non facile.

"Il turismo, in questo momento, ha bisogno di essere considerato un valore aggiunto per il Paese - aggiunge l'assessore -, e non ha bisogno di essere penalizzato con una tassa che, tra l'altro, rischia di colpire gli albergatori".

Circa l'utilità del provvedimento, Scaletti teorizza: "Può servire se ha una ricaduta complessiva sul turismo, quindi se viene reinvestita, ad esempio per migliorare i servizi, i collegamenti e la qualità del turismo in generale".

ttg

 

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03/02/2011

Certaldo (FI): Il Cristo cogli occhi aperti

Il 22 maggio dello scorso anno nell'abside della chiesa romanica dei Santi Jacopo e Filippo a Certaldo Alto, sembrava levitare a mezz'aria per la maestria con cui architetti e tecnici l'avevano collocato: stupito per il gran numero di persone riunite a parlare di lui, della sua unicità, della sua espressività, dell'eccezionalità iconografica con cui l'ignoto maestro medievale l'aveva rappresentato: il Cristo di Petrognano, statua lignea accuratamente restaurata e restituita allo splendore e alla luminosa compostezza delle origini.

Il convegno di studi era stato fortemente voluto dal proposto di Certaldo, don Pierfrancesco Amati, che aveva coinvolto il Centro Studi Romei e la Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Firenze.
Gli Atti ora pubblicati riportano gli interventi dei relatori di allora.
Renato Stopani, presidente del Centro Studi Romei, che ha collocato l'opera nel fervore culturale ed economico della Valdelsa nord-orientale, solcata da strade di grande importanza nel medioevo.

Barbara Schleicher, la restauratrice, che ha descritto le scoperte che venivano alla luce durante il restauro di un manufatto più complesso e articolato di quanto ci si possa oggi immaginare.
Rosanna Caterina Proto Pisani, che ha inquadrato il manufatto nelle temperie artistiche del medioevo centrale.
Don Timothy Verdon che stupì l'uditorio con un elogio del corpo e della corporeità come fonte e sostegno della spiritualità dell'uomo.
E poi Fabrizio Vanni che ha cercato di tratteggiare una sociologia dell'arte lignea, dal medioevo fin quasi ai nostri giorni, come arte sostanzialmente privata e d'uso privato, dalle case patrizie fino al presepe piccolo borghese.
Francesca Allegri, che ha ricordato come il corpo del Cristo fosse nel medioevo unità di misura, il Dio che si fa uomo come misura di tutte le cose.
Adriano Rigoli che ha ritrovato nella matrice orientale del Crocifisso di Beirut la ragione ideologica dei Cristi tunicati, che oltrepassano la sofferenza della croce come simbolo di redenzione dal male e dal dolore del mondo.
E infine Massimo Tosi che ha descritto i resti medievali intorno al borgo di Petrognano dove il nostro Cristo, prima del recupero e del restauro, reggeva - proprio come un "cristo da muratori" - il tetto cadente della chiesetta di campagna da cui prende il nome.
(f.v.)

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27/01/2011

Albiano Magra (MS): La CRI per gli assistenti volonatari

Il Commissario della Croce Rossa di Albiano Magra, Roberto CIPRIANI inoltra un appello ai cittadini intenzionati a cimentarsi in una attività nobile come quella dell'assistenza volontaria:

Se anche tu vuoi dedicare il tuo tempo libero e le tue capacità al servizio di chi ha più bisogno, diventa un Volontario del Soccorso. Il Corso per Aspiranti V.d.S. è aperto a tutti i cittadini che hanno un'età compresa tra i 18 ed i 65 anni e si svolge presso la sede del Comitato Locale della CRI, in orari serali o pomeridiani, per un numero di ore che dipende dal modulo considerato.  Il corso ha una struttura che prevede, in sequenza, lo svolgimento i due moduli che differenziano lo stadio di preparazione e l'abilitazione ad attività differenti: infatti a seconda del livello di formazione raggiunto potrai dedicarti a diverse attività di Croce Rossa come: servizi di trasporto e soccorso infermi con ambulanza, socio-assistenziali, attività di Protezione Civile, servizi di assistenza sanitaria a favore della popolazione in occasione di eventi sportivi e di spettacolo, insegnamento a corsi alla popolazione di Primo Soccorso e di Educazione alla Salute. Sono inoltre previsti momenti di formazione specifica per alcune di queste attività.  Tutti i moduli terminano con un esame teorico-pratico di valutazione da sostenersi davanti ad un'apposita commissione e con un numero minimo di ore di tirocinio, che cambiano a seconda del modulo considerato.Il superamento dell'esame abilita al proseguimento dell'iter formativo.
1. MODULO A BASE per il conseguimento del Brevetto Europeo di Primo Soccorso (B.E.P.S.): si articola in una parte teorica sulla storia ed i fondamenti della Croce Rossa, ed in una teorico-pratica inerente, le tecniche di Primo Soccorso e di Rianimazione Cardio-polmonare. Al superamento dell'esame e dopo il tirocinio, otterrai la qualifica di Volontario del Soccorso e potrai essere impiegato in attività di Segreteria. Il Corso Base NON abilita al servizio in ambulanza;
 

2. MODULO C AVANZATO per il conseguimento del brevetto di Operatore Servizio di Emergenza Sanitaria (OSES): il modulo ti fornirà la preparazione necessaria a svolgere in sicurezza i servizi di Emergenza Sanitaria. Sarai adeguatamente formato sulle tecniche di Soccorso avanzato, le procedure di intervento su infortunati traumatizzati o con problematiche acute di tipo medico, le procedure di comunicazione in emergenza, l'utilizzo dei dispositivi di soccorso e dei sistemi di monitoraggio di base. Al termine di questo modulo e superata la valutazione ed il tirocinio, otterrai la qualifica di Soccorritore, potrai effettuare il servizio di Emergenza Sanitaria e potrai accedere all' accreditamento 118.
PER INFORMAZIONI IN RIGUARDO AI CORSI CONTATTARE IL NUMERO TELEFONICO: 0187 415493 

quotidianoapuano

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14/01/2011

Altopascio (LU): Crisantemi da energia pulita

Il settore florovivaistico della provincia di Lucca punta sulle energie rinnovabili.  Le imprese agricole che producono fiori in vaso e recisi stanno investendo risorse per la sostenibilità delle produzioni per incrementare efficienze e per avere un ritorno economico nel medio periodo.

«In provincia di Lucca, ed in particolare in Versilia con il comparto florovivaistico - ha dichiarato Dina Pierotti, presidente provinciale Coldiretti - le imprese agricole sono molto attente alla sostenibilità e all'aspetto ecologico delle produzioni. In questo senso hanno dimostrato, con certificazioni, investimenti su cicli verdi di produzione e trasformazioni vere e proprie degli impianti da tradizionali in ecologici, di scommettere ed investire sulle energie rinnovabili anche grazie agli incentivi, al conto energia e alla possibilità di sfruttare energia pulita».

L'ultimo esempio in ordine di tempo l'ha dato la Altopascio Blumen, azienda leader nella produzione dei crisantemi di Tassinaia con oltre 3,5 milioni di fiori prodotti e venduti sui mercati italiani. Con un investimento che si aggira intorno ai 600 mila euro sarà garantito ai crisantemi sole artificiale tutto l'anno incrementando il ciclo di produzione, la qualità, e parte del fabbisogno aziendale energetico. L'impianto è capace di garantire, con i suoi 880 pannelli da 225 watt ciascuno installati, su sette file in un terreno adiacente, 200 Kw/h e un risparmio della bolletta di circa 25 mila euro l'anno.

«L'obiettivo di questo investimento - ha spiegato il titolare dell'azienda Fabio Pagni- è quello di una produzione sempre più sostenibile e pulita. L'impianto ci permette di risparmiare il 25% dei costi energetici che sosteniamo ogni anno, di garantire un-terzo del fabbisogno complessivo e abbattere i costi. La produzione programmata di crisantemi è legata all'utilizzo di lampade a vapori a sodio che garantiscono uniformità ai fiori, una maggiore qualità necessaria per competere con i paesi del Sud e con gli olandesi, e un ciclo di produzione in più. Grazie a questo sistema- ha concluso Pagni- riusciamo a produrre quattro cicli all'anno e a garantire al mercato una fornitura delle produzioni costante e di qualità».

Secondo la Coldiretti l'impiego delle fonti rinnovabili nel settore florovivaistico tenderà ancora a crescere. «La competitività delle aziende è legata anche all'abbattimento dei costi di produzione. L'investimento in energie rinnovabili non permette solo di alleviare notevolmente questa voce ma avere, nell'ultimo periodo, un guadagno a copertura dell'investimento. Sostenibilità e produzioni: ecco il volto dell'agricoltura moderna» ha concluso Francesco Ciarrocchi, direttore provinciale Coldiretti. L'associazione da tempo indirizza le proprie imprese verso l'impiego in azienda delle fonti rinnovabili. A livello nazionale ha istituito tra l'altro "Le Fattorie del Sole" (info su www.fattoriedelsole.org) andando così a rispondere all'esigenza di potenziare la multifunzionalità delle imprese agricole, di costruire una rete delle imprese agronergetiche per valorizzare i processi e i nuovi prodotti energetici connessi all'attività agricola. Come si vede da questi esempi non è affatto detto che coltivazioni e rinnovabili debbano andare necessariamente in direzioni opposte nel caso di impianti a terra. Tutto sta nel saper integrare e trovare la soluzione migliore dal punto di vista della sostenibilità ambientale (e pure sociale).  

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20/09/2010

.......e ancora Firenze: Il Cristo di Michelangelo



Pietro Antonio Bernabei medico, specialista in Ematologia e Massimo Gulisano docente di di Anatomia, Istologia e Medicina Legale presso l'Universita' di Firenze, che hanno studiato le caratteristiche anatomiche delle opere di Michelangelo Buonarroti nel contesto degli studi anatomici del XVI secolo, alle ore 18,30 parleranno delle 'Caratteristiche Anatomiche del Cristo che si trova presso la chiesa di S. Spirito a Firenze', scultura lignea policroma di Michelangelo Buonarroti, databile intorno al 1493 e conservata nella sagrestia della basilica di Santo Spirito a Firenze.

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02/09/2010

.......e ancora Firenze: Cristina Piazzini

Marco Lapi per toscanaoggi

Anche stavolta, i giorni tra la fine d’agosto e i primi di settembre sono per Cristina tra i meno «tranquilli»: l’amato mare e il Meeting di Rimini sono ormai alle spalle e c’è la festa della Rificolona cui pensare. La grande festa popolare fiorentina che proprio lei, qualche anno fa, è riuscita assieme ad alcuni amici a far risorgere dal declino in cui da anni era progressivamente scivolata.

Cristina è Maria Cristina Piazzini, insegnante delle elementari da sempre appassionata di musica e tradizioni popolari. Nata e cresciuta al Pignone, popolare quartiere sulla riva sinistra dell’Arno, si è ben presto distinta per le sue capacità canore e musicali, cui sono successivamente aggiunte quelle di cantautrice. Un talento di cui ha beneficiato, fin dall’inizio degli anni Settanta, la comunità giovanile della sua parrocchia, che proprio in quegli anni andò a costituire il primo nucleo cittadino di Gioventù Studentesca, ovvero Comunione e Liberazione nelle scuole medie superiori. Un dono condiviso con Massimo Marchi, che non a caso sarebbe diventato suo marito (per la serie... Dio li fa poi li accoppia!). E assieme a Massimo e ad altri amici, successivamente, una crescente creatività che portò prima alla messa in scena di alcuni spettacoli musicali, poi alla specializzazione in canzoni ed eventi per bambini e alla produzione di diverse musicassette e cd con la compagnia teatrale Arc-en-ciel. Alcuni delle sue «fatiche», inoltre, sono state pubblicate anche su testi per la scuola elementare per le edizioni Mondadori - Le Monnier. Un grande punto di riferimento per la sua vocazione di cantautrice è stato, fino alla scomparsa avvenuta tre anni fa, l’amico Claudio Chieffo, indimenticabile autore di alcune dei più noti canti adottati anche per la liturgia.

L’impegno per la Rificolona risale a qualche anno fa. Nel 2002 la tradizionale festa fiorentina del 7 settembre sembrava irrimediabilmente affievolita, per non dire compromessa. Cristina, accompagnando il suo figlio più piccolo, Alessandro (il terzo dopo Maria e Giulia), nella piazza della Santissima Annunziata – che ospitava non più la festa di una volta ma solo quella del quartiere del Centro storico – ci rimase davvero male. «Tornavo alla festa dopo tanti anni e trovo la Basilica chiusa, poca gente, poche rificolone e una triste e demotivata orchestrina jazz che suonava fra la disattenzione di tutti. Così coinvolsi il mio amico Graziano Grazzini, allora consigliere comunale, con la bizzarra idea di riportare la festa al suo significato e allo splendore di un tempo». Grazzini, ricorda ancora Cristina, si mostrò subito entusiasta: «Coinvolgemmo Giannozzo Pucci, un importante nome legato a molte iniziative cittadine, tra cui il calcio storico fiorentino, e poi padre Alberto Ceragioli, allora parroco della Basilica. Andando ad incontrarlo, ci fermammo davanti all’immagine sacra della Madonna. Nel tempo di una preghiera vissuta assieme ebbi come la certezza che i nostri cuori battevano come uno solo dentro il cuore della Madonna e che il nostro piccolo tentativo aveva cara solo una cosa, favorire il ritorno del cuore dei fiorentini davanti a quella stessa immagine. “Occorre che il Mistero torni fra la gente”, scriveva in quel periodo don Giussani, e noi questo lo sentivamo così vero per noi, tanto da desiderarlo per la nostra città. Così andammo a incontrare il vicario generale monsignor Claudio Maniago, che poco dopo sarebbe divenuto vescovo ausiliare: anche lui si entusiasmò subito dell’idea e se ne fece portavoce presso il cardinale Antonelli. Quello che ci stupiva era l’entusiasmo che incontravamo intorno a questo tentativo, fino a ottenere dal Comune di Firenze, grazie anche all’impegno dell’allora assessore Eugenio Giani, l’organizzazione di una festa nuovamente cittadina in piazza Santissima Annunziata».

Nacque così la «Compagnia della Rificolona»: Giannozzo Pucci ne sarebbe diventato il Presidente, Cristina il vicepresidente e responsabile della organizzazione della festa. Già dal primo anno il successo fu sorprendente. «La sera del 7 settembre 2003, in piazza Duomo per il corteo e poi in piazza Santissima Annunziata, pur colpite poco prima da un violento acquazzone, c’era tanta gente: ciò che stava accadendo andava oltre quello che avevamo immaginato. La Basilica, dopo tanti anni, era nuovamente aperta e illuminata, e per tutta la sera ci fu un gran via vai di gente davanti all’immagine della Madonna. Guardavamo, fra lo stupito e il commosso, cosa stava succedendo: non eravamo niente, eppure eravamo stati strumento di una cosa grande».

Ma nel 2006, proprio alla vigilia del 7 settembre, Graziano Grazzini morì improvvisamente d’infarto nel suo ufficio in Consiglio Provinciale, dov’era stato eletto un anno prima. Quella dolorosissima edizione della Rificolona fu un’immediata occasione per ricordarlo, ancor prima del funerale che sarebbe stato celebrato all’indomani, presso la parrocchia di San Michele a San Salvi, di fronte a una folla incredibile di amici che oltre alla chiesa riempiva il chiostro e la piazza antistante. Dall’anno successivo, un premio a lui intitolato avrebbe celebrato la più bella rificolona artigianale presente in piazza. Ma tanti amici si fecero promotori di un’altra iniziativa per ricordarlo, un concerto annuale al Teatro Verdi, nel periodo di Natale, il cui ricavato sarebbe andato a sostenere le iniziative delle «Tende» di Avsi, l’Associazione volontari per il servizio internazionale. Anche su questo fronte Cristina – come Presidente della Associazione di volontoriato «La Goccia», fra gli organizzatori – è stata sempre in primo piano, in particolare nell’ultima edizione, conducendo brillantemente la serata dal palco.

«Gioire insieme della consapevolezza che siamo una grande storia guidata ad un bel destino, fosse stato solo per il via vai di gente che andava a dire un’Ave Maria di fronte alla Madonna, già sarebbe stata una grande cosa», aveva scritto Graziano a Cristina all’indomani della memorabile prima edizione della festa rinata. Poi è stato un crescendo, fino al grande concerto di Riccardo Marasco tre anni fa e alla compresenza dell’arcivescovo Giuseppe Betori e del sindaco Matteo Renzi lo scorso anno, entrambi alla loro prima Rificolona nella rispettive cariche. Significative le loro parole di saluto: monsignor Betori, parlando ai tanti bambini presenti, paragonò la luce delle rificolone a quella di Gesù ricordando di aver compiuto, alla testa del corteo proveniente da piazza San Giovanni, il percorso inverso rispetto a quello del suo ingresso in Diocesi, per mettersi nuovamente sotto la protezione della Madonna. Anche il sindaco si richiamò a Maria «di speranza fontana vivace», sottolineando la necessità di riscoprire e rivivere quei valori che sotto la Sua protezione fecero grande Firenze e consentirono di dare vita a opere di accoglienza come appunto lo «Spedale» degli Innocenti, costruito proprio nella stessa piazza per accogliere i bambini abbandonati.

Ogni anno, dalla ripresa della tradizione, il corteo parte dal cuore cristiano di Firenze, piazza San Giovanni, per raggiungere la Santissima Annunziata, dove in passato confluivano, alla vigilia della Natività di Maria (vedi a lato) i contadini delle campagne attorno alla città. «Da quando è morto Graziano – dice ancora Cristina –, percorrendo con il corteo via de’Servi mi viene da guardare il cielo e strizzare un occhio. Ancora oggi è con noi è con noi e ci è ancora più amico, con il suo indimenticabile sorriso e la sua passione sempre coincolgente. E come cosa più importante per me, c’è il fatto che l’amore per ciò che ho visto e incontrato ha generato un gusto per la bellezza e una passione per Firenze. Ciò che mi stupisce di più di questa avventura è quanto di grande e di buono è derivato per me seguendo gli eventi così come si sono presentati, avendo a cuore unicamente quel punto ideale che ha suscitato tutto. Sono nati tanti rapporti, alcuni hanno avuto lo spessore di vere amicizie, ma alla fine ciò che tutti gli anni mi colpisce maggiormente sono proprio gli incontri con la gente in piazza o nel chiostro della Basilica».

Una festa nata dal pellegrinaggio dei contadini
La festa della Rificolona è certamente una delle più belle della tradizioone fiorentina. Fin dal XVII secolo, alla vigilia della Natività della Madonna, tanti contadini scendevano dalle campagne in città per partecipare alle funzioni religiose presso la Basilica della Santissima Annunziata, il principale santuario mariano della Diocesi, fondato dai Servi di Maria. Stanchi per il viaggio, si sistemavano sotto i loggiati della piazza dove davano vita a un’improvvisata «fierucola», vendendo i loro prodotti e attendendo così, con i loro lumini accesi, il giorno della festa. Fu così che, per prendere in giro le giovani contadine, dall’aspetto rustico e dal vistoso abbigliamento, i fiorentini coniarono il termine «fierucolona», che poi si trasformò in «rificolona».

Successivamente la tradizione del 7 settembre non si spense, ma si trasformò. A ricordare i lumini e la «fierucola» arrivarono in piazza le «rificolone», nome con cui non si indicavano più le giovani contadine ma coloratissime lanterne di carta velina, dalle forme più strane e illuminate all’interno da una piccola candela. Sorreggendole con un bastoncino, il popolo fiorentino – e in particolare i bambini – riempiva le strade del centro, ma il fulcro del ritrovo era poi davanti all’immagine della Madonna custodita all’interno della Basilica, segno della grande devozione della città alla Vergine.

In tempi più recenti, alla fine degli anni Settanta, la festa subì però un profondo cambiamento. Con la nascita dei Consigli di quartiere, per scelta dell’amministrazione comunale dell’epoca, fu frantumata in tante piccole feste rionali, a discapito del reale significato della tradizione, fino a dimenticarne la stessa origine. Pian piano le nuove generazioni smarrirono il senso del portare a spasso, la sera del 7 settembre, i loro bambini con le rificolone accese (fatte bersaglio, puntualmente, delle... cerbottane dei ragazzi più grandi), e così lentamente era nata una disaffezione, da otto anni ormai superata grazie a Giannozzo, Cristina, padre Alberto e ai loro amici.

Quest’anno, il programma della festa prevede, alle 20,50, la partenza del primo corteo delle Rificolone da Piazza Santa Croce con la «Sound Street Band» attraverso le principali strade e piazze del centro. Alle 21,15 partirà invece il secondo corteo, come sempre da piazza San Giovanni, che, con in testa la Filarmonica «Giuseppe Verdi» di Impruneta, raggiungerà attraverso via de’ Servi la piazza Santissima Annunziata, dove alle 21,45 ci sarà la benedizione della piazza e delle rificolone e i saluti delle autorità. Seguirà l’esecuzione di una laude mariana portoghese ad opera dei chitarristi Maria Bandini e Federico Viviani  e della solista Federica Galli. Avrà inizio poi la festa con canti e balli, presentata da Mario Monti e animata dalla «Firenze in festa band», durante la quale sarà consegnato il IV premio «Graziano Grazzini» alla rificolona artigianale più significativa presente in piazza. Anche quest’anno sono stati invitati l’arcivescovo di Firenze mons. Giuseppe Betori e il sindaco Matteo Renzi. Durante la festa resterà aperto il Santuario della Santissima Annunziata.

15:44 Scritto da: minobezzi1 in cittadini che si fanno onore | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fi, cri | OKNOtizie |  Facebook

05/07/2010

.......e ancora Arezzo: Cristiani di Terra Santa

Sarà possibile costruire delle case per i cristiani in Terra Santa grazie all'arcidiocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, che ha raccolto oltre 80 mila euro mediante iniziative come la “Quaresima di carità”.

Si tratta di un’iniziativa tesa a rispondere all’appello del patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, che aveva fatto richiesta d’aiuto alle Chiese d’Europa per costruire delle abitazioni per i cristiani di Terra Santa rimasti senza casa.

Domani, i futuri sacerdoti di Terra Santa saranno accolti nel seminario di Arezzo dall’arcivescovo, Riccardo Fontana, che spiega nell’intervista di Carla Ferraro come arrivare ad una coesistenza pacifica in Terra Santa:

R. – Ci deve essere una partecipazione di tutte le Chiese del mondo, delle Chiese diocesane, ad essere attente verso la terra di Gesù, quella che noi da sempre chiamiamo la Terra Santa. Per questa ragione, noi abbiamo avviato un percorso, insieme con il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twual, per fare un gemellaggio tra la Chiesa madre di Gerusalemme e la nostra antica chiesa. Vogliamo farci sensibili alle necessità dei fratelli, come appunto Paolo ci insegna, verso le necessità di Gerusalemme

D. – Nel concreto, in che modo la sua diocesi ha risposto all’appello del patriarca di Gerusalemme?

R . – Abbiamo aderito subito alla richiesta del patriarca di farci sensibili verso i poveri della nostra comunità cristiana, che vengono privati della loro casa nella città di Gerusalemme. Questo potrebbe essere molto pericoloso, perché si rischia di impoverire ancora di più la presenza di cristiani in Terra Santa, tanto cara al cuore del Papa, ricordata anche a Cipro.

D. – In una terra in cui è difficile ottenere permessi per nuove edificazioni, questo progetto può rappresentare una speranza per il futuro…

R. – Certamente sì. Ci sono già dei permessi di costruzione e alcune case sono già in esecuzione, e personalmente ho già avuto modo di vedere i lavori. Direi che si va avanti. Bisogna dire alle Chiese europee e del Nord America che con un piccolo impegno caritativo si possono dare gli strumenti alla Chiesa latina, a Gerusalemme, di accogliere i poveri, dare loro l’abitazione, che è il primo passo perché possano rimanere là.

D. – Questo si collega bene all’importanza di conservare una testimonianza cristiana nella terra dove è vissuto Gesù…

R. – Anche più di una testimonianza: noi abbiamo cittadinanza naturale a Gerusalemme. Io credo che bisognerà fare in modo di riaffermare questa importante dimensione.

D. – Tra gli obiettivi del progetto di gemellaggio c’è anche quello di garantire una borsa di studio a uno studente cristiano del Patriarcato latino perché sia accolto nello studentato della Cittadella della pace di Rondine…

R. – Voglio che ci sia un traino di carità nelle singole comunità. Non voglio chiudere l’operazione: non è un’operazione manageriale, è una storia di caritas. Una storia vissuta con la nostra gente. Questa è la via normale, cristiana, di fare le opere giuste.

arezzoweb

08:22 Scritto da: minobezzi1 in solidarietà | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ar, cri | OKNOtizie |  Facebook