16/09/2010

........e ancora Montepulciano (SI): Crociani

Rosso d'ArnaldoQuando si parla della cantina Crociani, si pensa al Nobile di Montepulciano, al Vinsanto, al Rosso, ed è giusto, poiché sono vini splendidi che non deludono mai. Ma nella gamma che cura Susanna, ci sono altri vini che non vanno assolutamente dimenticati, come il Segreto di Giorgio, nato per ricordare il fratello scomparso prematuramente, un vino sicuramente diverso ma non meno affascinante, o il beverino Caggiolino Bianco e Rosso, il sempre piacevole Chianti Colli Senesi.
Ma da molto tempo viene prodotto anche un altro vino che, ingiustamente, rischia di passare in secondo piano: è il Rosso d'Arnaldo, che il "Cantastorie", ovvero il babbo di Giorgio e Susanna, ricavava dal Poggetto delle Caggiole, da uve assolutamente tipiche del territorio e con metodi tradizionali che affondano nella storia di questi luoghi. Susanna ha giustamente continuato a farlo, nasce da prugnolo gentile, canaiolo nero, mammolo, colorino e pulcinculo, subisce una bella macerazione di tre settimane, matura un anno in botti di rovere di Slavonia e per altri 6 mesi in barrique.
Il colore rubino del 2008 ci spinge a pensare alla ciliegia matura, ai lamponi, alle amarene, alle susine rosse, ai corbezzoli, che si mescolano alla viola mammola, alla rosa, al tamarindo, a delicate speziature in formazione, cannella, pepe rosa. In bocca senti la grande freschezza che contamina i sensi, la croccantezza del frutto, una dolcezza non sfrontata ma corroborata da accenti piccanti, addirittura agrumati, con rintocchi di cacao e liquirizia nel lungo finale.
Il tannino? E' lì a ricordarci la sua importanza, ma senza travolgerci, bensì con la fierezza contadina fatta di mani callose e sguardi diretti, sinceri. E' un bere gioioso, liberatorio, un invito alla libagione in assoluta compagnia, magari giù, nella cantina di Susanna, fra salumi e formaggi appena tagliati, tortelli al vino e gustose carni toscane.

Roberto Giuliani  per lavinium          

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07/06/2010

Lucca: I grandi crus della Costa Toscana

 


Roma, 03/06/2010

Si percepiva fin dai primi comunicati dell'Associazione Grandi Crus, dove si annunciava un'edizione dell'Anteprima Vini della Costa Toscana che avrebbe coinvolto in maniera massiccia i produttori, invitati al confronto diretto con gli operatori del settore e con i "preziosi" appassionati consumatori presso i tavoli di degustazione o durante i vari laboratori di approfondimento.
Il ricco programma della manifestazione presentava in effetti diverse novità rispetto alle passate edizioni, a cominciare dalla prestigiosa location individuata all'interno del Real Collegio, a ridosso delle pittoresche mura che circondano il centro storico di Lucca, ai laboratori di approfondimento gestiti direttamente dai produttori relativi ai Bianchi della Costa, ai Vini Bio della Costa Toscana, ai Piccoli gioielli della Costa Toscana ed ai Pionieri della Costa Toscana, che hanno registrato grande interesse e partecipazione tra gli appassionati e operatori del settore, ma soprattutto la presentazione della nuova IGT Costa Toscana.
Questa nuova denominazione ha mosso i primi passi nel 2007 su iniziativa di un'ottantina di produttori che coltivano vigneti in territori delle province di Lucca, Massa, Livorno, Pisa e Grosseto in prossimità del Mare Tirreno, per dare un'identità chiara e univoca ai loro prodotti sia per il consumatore italiano che soprattutto internazionale, utilizzabile nello stesso tempo come "traino" per uno sviluppo turistico e culturale di questo territorio. Di questo tema si è parlato nel talk show "La nascita della IGT Costa Toscana, una opportunità di crescita del mercato", moderato da Stefano Righi, giornalista del Corriere della sera, a cui sono intervenuti Paolo Pacini, Assessore al Turismo e all'agricoltura della Provincia di Livorno, Filippo Mazzei, amministratore delegato della Marchesi Mazzei, Emilio Rotolo, produttore di vino del Friuli, Vincenzo Zappi, docente di economia all'Università di Firenze, ribadendo le potenzialità di rilancio del mercato e dell'intera costa toscana di questa nuova Igt, ad oggi ancora in stato di proposta di disciplinare con l'intenzione però di entrare in vigore a partire dalla vendemmia 2010.
Allontanandosi però per un attimo da discorsi augurali e simil-filosofici su prospettive e potenzialità in direzione di ciò che c'è di concreto dietro questa intenzione di rinnovamento e chiarezza, mi è venuto spontaneo domandarmi se esiste un autentico bisogno di un nuovo disciplinare in Toscana, regione in cui certo non mancano Docg e Doc, quanto invece l'assoluta e urgente necessità di ritrovare nel concreto credibilità e una propria identità territoriale, soprattutto in campo enologico. Purtroppo analizzando le varie voci di questa "proposta di nuova IGT" temo che sarà nulla di più che un doppione, più o meno uguale ma certamente non meno permissivo, della già esistente IGT Toscana: sono praticamente ammesse tutte le tipologie di vini, compreso il frizzante, l'abboccato, il dolce, il passito, la vendemmia tardiva e addirittura il novello, sia per i vini bianchi che per i rossi, così come per le uve, compreso nientemeno che "fino al 15% di uve e mosti di altra provenienza", quindi anche extra-regione! Rilevanti anche le rese produttive di uva, 120-140 quintali a ettaro, in pressoché tutte le località delle cinque province interessate.

Al termine di questa rapida analisi dei fatti, i miei dubbi e interrogativi purtroppo rimangono: quella che sarebbe dovuto essere un'autentica occasione di rinnovamento, di riacquisto soprattutto di un'identità territoriale della Toscana, dando maggior peso e importanza a varietà autoctone, varando finalmente un disciplinare che garantisse veramente un controllo di "origine e qualità" del prodotto, temo che si risolva in una mera mossa economica per riappropriarsi della fetta di mercato persa in questi ultimi mesi a causa degli "scandali" del Brunello e del Chianti.
Una prima verifica se i vini attualmente in commercio rispecchiano il territorio costiero toscano era già effettuabile assaggiando l'ottantina di vini proposti in degustazione nell'ambito dell'Anteprima, volendo affiancandoli alle degustazioni "en primeur" dei campioni della vendemmia 2009 prelevati direttamente dalle botti dove si stanno affinando, per curiosità o valutazione dei mutamenti che questi vini subiranno prima di essere imbottigliati.
Passando dalla teoria alla pratica, un'ulteriore conferma delle le mie ipotesi di un rinnovamento solo teorico, prima di addentrarmi nella degustazione alla cieca impeccabilmente condotta dai sommelier della delegazione toscana AIS, apprendevo dalla esauriente documentazione fornita dall'organizzazione che per creare questi vini è stata utilizzata la pressoché completa gamma di vitigni nazionali ed internazionali, sapientemente dosati e amalgamati tra loro, di provenienza anche nettamente extra-regionale, come ad esempio nel caso di Tempranillo, Mourvedre, Marselan o Teroldego.

Personalmente ho riscontrato la maggior freschezza, frutto sia la naso che in bocca e legame al territorio nei vini della provincia di Lucca, in particolare nel Brania delle Ghiandaie 2007 di Colleverde (sangiovese 85%, syrah 15%), nel biodinamico Tenuta di Valgiano 2006 (sangiovese, merlot e syrah) e nel Sebastiano Merlot 2007 di Sardi-Giustiniani.
Tra i soli tre vini della provincia di Massa, ho trovato molto interessante il Massaretta 2007 in purezza, vitigno autoctono toscano pressoché scomparso riscoperto molto saggiamente e coraggiosamente dell'azienda Cima, dal colore rosso scarico, con note in bocca fruttate e speziate che richiamano il pinot nero. Lo stesso vitigno è utilizzato insieme al vermentino nero e ai più comuni merlot e sangiovese da Bertazzoli per produrre il Rossocybeo 2008, dal colore granato impenetrabile, netti sentori di prugna e ciliegie, buona beva e persistenza.
Pressoché tutti ricchi di materia, tenori alcolici mediamente elevati, evidenti sentori di spezie, cuoio, note vegetali, frutta rossa matura, i vini delle altre province della Costa Toscana, con alcuni campioni in cui si registravano ancora nette note di vaniglia, di tostato, forse dovute a un utilizzo di legno un po' in eccesso che solo l'affinamento in bottiglia e un futuro riassaggio potranno rivelarne una migliore amalgama. Un primo passo verso un migliore equilibrio, frutta matura, tannino abbastanza morbido e buona beva l'ho riscontrato nella zona livornese nel Bolgheri Superiore Impronte 2007 (cabernet sauvignon 70%, cabernet franc 30%) di Giorgio Meletti Cavallari. Il mio palato, abituato ai decisi tannini dei vini piemontesi, mi ha spinto a privilegiare prodotti che forse qualcuno ha reputato troppo chiusi, un po' austeri, ma che credo regalino le maggiori soddisfazioni qualche anno dopo l'uscita in commercio abbinati a uno dei gustosi e ricchi piatti che annovera la cucina toscana. Nella zona di Grosseto mi ha quindi colpito la complessità del Morellino di Scansano Riserva 2007 di Poggio Argentiera (sangiovese 90%, alicante 10%), il Montecucco Sangiovese Grotte Rosse 2007 di palustri Leonardo e il syrah Sodamagri 2006 di Fortediga, nella zona di Monteregio.

Infine nella provincia di Pisa ho apprezzato la buona avvolgenza e persistenza del biodinamico Duemani 2007 a base di cabernet franc dell'omonima azienda di Riparbella e la morbidezza e buona beva del Castello Ginori 2006 (merlot 70%, cabernet sauvignon 30%) di Marchesi Ginori Lisci nella zona di Montescudaio, per poi chiudere in bellezza con l'ottimo Vin Santo del Chianti Riserva 2003 a base di trebbiano, malvasia toscana e colombana delle Sorelle Palazzi, giocato molto sul sapore di albicocca, pesca, bassa ossidazione, quasi vellutato in bocca e buona persistenza.
Durante la tre giorni lucchese dedicata a questa Anteprima Vini della Costa Toscana, un concreto omaggio a tradizioni e cibo del territorio veniva da un circuito di enoteche e wine bar, proponendo dei Percorsi Enogastronomici alla ricerca del miglior abbinamento tra oltre 100 etichette e alcuni piatti tipici. Analogo discorso per la cena organizzata in collaborazione con Slow Food e Terra Madre sabato sera all'interno del suggestivo chiostro del Real Collegio, illuminato con la sola luce delle candele, con il diretto coinvolgimento dei vignaioli e dei produttori e ristoratori toscani, come Maria Soledad Cardenas e Stefano De Raineri del Ristorante Il Mecenate di Gattaiola, Alda Bosi del Ristorante I Diavoletti di Camigliano Capannori, Maria Teresa Baldassarri del Ristorante La Pecora Nera di Lucca ed Elena Pardini dell'Agriturismo Alle Camelie di Pieve di Compito a fianco di Elisabetta Marras, "cuoca a domicilio" della Sana Gastronomia Italiana o Giovanni Giovannoni, produttore della Comunità del Cibo dei Fagioli della Lucchesia.

lavinium

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03/06/2010

........e ancora Lucca: I grandi crus dell Costa


Si percepiva fin dai primi comunicati dell'Associazione Grandi Crus, dove si annunciava un'edizione dell'Anteprima Vini della Costa Toscana che avrebbe coinvolto in maniera massiccia i produttori, invitati al confronto diretto con gli operatori del settore e con i "preziosi" appassionati consumatori presso i tavoli di degustazione o durante i vari laboratori di approfondimento.
Il ricco programma della manifestazione presentava in effetti diverse novità rispetto alle passate edizioni, a cominciare dalla prestigiosa location individuata all'interno del Real Collegio, a ridosso delle pittoresche mura che circondano il centro storico di Lucca, ai laboratori di approfondimento gestiti direttamente dai produttori relativi ai Bianchi della Costa, ai Vini Bio della Costa Toscana, ai Piccoli gioielli della Costa Toscana ed ai Pionieri della Costa Toscana, che hanno registrato grande interesse e partecipazione tra gli appassionati e operatori del settore, ma soprattutto la presentazione della nuova IGT Costa Toscana.
Questa nuova denominazione ha mosso i primi passi nel 2007 su iniziativa di un'ottantina di produttori che coltivano vigneti in territori delle province di Lucca, Massa, Livorno, Pisa e Grosseto in prossimità del Mare Tirreno, per dare un'identità chiara e univoca ai loro prodotti sia per il consumatore italiano che soprattutto internazionale, utilizzabile nello stesso tempo come "traino" per uno sviluppo turistico e culturale di questo territorio. Di questo tema si è parlato nel talk show "La nascita della IGT Costa Toscana, una opportunità di crescita del mercato", moderato da Stefano Righi, giornalista del Corriere della sera, a cui sono intervenuti Paolo Pacini, Assessore al Turismo e all'agricoltura della Provincia di Livorno, Filippo Mazzei, amministratore delegato della Marchesi Mazzei, Emilio Rotolo, produttore di vino del Friuli, Vincenzo Zappi, docente di economia all'Università di Firenze, ribadendo le potenzialità di rilancio del mercato e dell'intera costa toscana di questa nuova Igt, ad oggi ancora in stato di proposta di disciplinare con l'intenzione però di entrare in vigore a partire dalla vendemmia 2010.
Allontanandosi però per un attimo da discorsi augurali e simil-filosofici su prospettive e potenzialità in direzione di ciò che c'è di concreto dietro questa intenzione di rinnovamento e chiarezza, mi è venuto spontaneo domandarmi se esiste un autentico bisogno di un nuovo disciplinare in Toscana, regione in cui certo non mancano Docg e Doc, quanto invece l'assoluta e urgente necessità di ritrovare nel concreto credibilità e una propria identità territoriale, soprattutto in campo enologico. Purtroppo analizzando le varie voci di questa "proposta di nuova IGT" temo che sarà nulla di più che un doppione, più o meno uguale ma certamente non meno permissivo, della già esistente IGT Toscana: sono praticamente ammesse tutte le tipologie di vini, compreso il frizzante, l'abboccato, il dolce, il passito, la vendemmia tardiva e addirittura il novello, sia per i vini bianchi che per i rossi, così come per le uve, compreso nientemeno che "fino al 15% di uve e mosti di altra provenienza", quindi anche extra-regione! Rilevanti anche le rese produttive di uva, 120-140 quintali a ettaro, in pressoché tutte le località delle cinque province interessate.

Al termine di questa rapida analisi dei fatti, i miei dubbi e interrogativi purtroppo rimangono: quella che sarebbe dovuto essere un'autentica occasione di rinnovamento, di riacquisto soprattutto di un'identità territoriale della Toscana, dando maggior peso e importanza a varietà autoctone, varando finalmente un disciplinare che garantisse veramente un controllo di "origine e qualità" del prodotto, temo che si risolva in una mera mossa economica per riappropriarsi della fetta di mercato persa in questi ultimi mesi a causa degli "scandali" del Brunello e del Chianti.
Una prima verifica se i vini attualmente in commercio rispecchiano il territorio costiero toscano era già effettuabile assaggiando l'ottantina di vini proposti in degustazione nell'ambito dell'Anteprima, volendo affiancandoli alle degustazioni "en primeur" dei campioni della vendemmia 2009 prelevati direttamente dalle botti dove si stanno affinando, per curiosità o valutazione dei mutamenti che questi vini subiranno prima di essere imbottigliati.
Passando dalla teoria alla pratica, un'ulteriore conferma delle le mie ipotesi di un rinnovamento solo teorico, prima di addentrarmi nella degustazione alla cieca impeccabilmente condotta dai sommelier della delegazione toscana AIS, apprendevo dalla esauriente documentazione fornita dall'organizzazione che per creare questi vini è stata utilizzata la pressoché completa gamma di vitigni nazionali ed internazionali, sapientemente dosati e amalgamati tra loro, di provenienza anche nettamente extra-regionale, come ad esempio nel caso di Tempranillo, Mourvedre, Marselan o Teroldego.

Personalmente ho riscontrato la maggior freschezza, frutto sia la naso che in bocca e legame al territorio nei vini della provincia di Lucca, in particolare nel Brania delle Ghiandaie 2007 di Colleverde (sangiovese 85%, syrah 15%), nel biodinamico Tenuta di Valgiano 2006 (sangiovese, merlot e syrah) e nel Sebastiano Merlot 2007 di Sardi-Giustiniani.
Tra i soli tre vini della provincia di Massa, ho trovato molto interessante il Massaretta 2007 in purezza, vitigno autoctono toscano pressoché scomparso riscoperto molto saggiamente e coraggiosamente dell'azienda Cima, dal colore rosso scarico, con note in bocca fruttate e speziate che richiamano il pinot nero. Lo stesso vitigno è utilizzato insieme al vermentino nero e ai più comuni merlot e sangiovese da Bertazzoli per produrre il Rossocybeo 2008, dal colore granato impenetrabile, netti sentori di prugna e ciliegie, buona beva e persistenza.
Pressoché tutti ricchi di materia, tenori alcolici mediamente elevati, evidenti sentori di spezie, cuoio, note vegetali, frutta rossa matura, i vini delle altre province della Costa Toscana, con alcuni campioni in cui si registravano ancora nette note di vaniglia, di tostato, forse dovute a un utilizzo di legno un po' in eccesso che solo l'affinamento in bottiglia e un futuro riassaggio potranno rivelarne una migliore amalgama. Un primo passo verso un migliore equilibrio, frutta matura, tannino abbastanza morbido e buona beva l'ho riscontrato nella zona livornese nel Bolgheri Superiore Impronte 2007 (cabernet sauvignon 70%, cabernet franc 30%) di Giorgio Meletti Cavallari. Il mio palato, abituato ai decisi tannini dei vini piemontesi, mi ha spinto a privilegiare prodotti che forse qualcuno ha reputato troppo chiusi, un po' austeri, ma che credo regalino le maggiori soddisfazioni qualche anno dopo l'uscita in commercio abbinati a uno dei gustosi e ricchi piatti che annovera la cucina toscana. Nella zona di Grosseto mi ha quindi colpito la complessità del Morellino di Scansano Riserva 2007 di Poggio Argentiera (sangiovese 90%, alicante 10%), il Montecucco Sangiovese Grotte Rosse 2007 di palustri Leonardo e il syrah Sodamagri 2006 di Fortediga, nella zona di Monteregio.

Infine nella provincia di Pisa ho apprezzato la buona avvolgenza e persistenza del biodinamico Duemani 2007 a base di cabernet franc dell'omonima azienda di Riparbella e la morbidezza e buona beva del Castello Ginori 2006 (merlot 70%, cabernet sauvignon 30%) di Marchesi Ginori Lisci nella zona di Montescudaio, per poi chiudere in bellezza con l'ottimo Vin Santo del Chianti Riserva 2003 a base di trebbiano, malvasia toscana e colombana delle Sorelle Palazzi, giocato molto sul sapore di albicocca, pesca, bassa ossidazione, quasi vellutato in bocca e buona persistenza.
Durante la tre giorni lucchese dedicata a questa Anteprima Vini della Costa Toscana, un concreto omaggio a tradizioni e cibo del territorio veniva da un circuito di enoteche e wine bar, proponendo dei Percorsi Enogastronomici alla ricerca del miglior abbinamento tra oltre 100 etichette e alcuni piatti tipici. Analogo discorso per la cena organizzata in collaborazione con Slow Food e Terra Madre sabato sera all'interno del suggestivo chiostro del Real Collegio, illuminato con la sola luce delle candele, con il diretto coinvolgimento dei vignaioli e dei produttori e ristoratori toscani, come Maria Soledad Cardenas e Stefano De Raineri del Ristorante Il Mecenate di Gattaiola, Alda Bosi del Ristorante I Diavoletti di Camigliano Capannori, Maria Teresa Baldassarri del Ristorante La Pecora Nera di Lucca ed Elena Pardini dell'Agriturismo Alle Camelie di Pieve di Compito a fianco di Elisabetta Marras, "cuoca a domicilio" della Sana Gastronomia Italiana o Giovanni Giovannoni, produttore della Comunità del Cibo dei Fagioli della Lucchesia.

lavinium

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24/05/2010

Montepulciano (SI): Crociani



Rosso di MontepulcianoNella storia dei gruppi jazz il quintetto ha avuto un ruolo importante, normalmente vedeva affiancati un pianoforte, un sax, una tromba, un contrabbasso e una batteria, ma non erano affatto rare le varianti, come quella di due sassofonisti nella sezione fiati.
E' questo il caso del quintetto con cui Charles Mingus ha effettuato uno splendido concerto il 19 aprile 1964 al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, che vedeva al suo fianco il mitico Eric Dolphy (flauto, sax contralto e clarinetto basso), Clifford Jordan (sax tenore), Jacki Byard (piano) e Dannie Richmond (batteria). In quel concerto il gruppo eseguì un brano di Mingus dal titolo Meditations on Integration con un curioso quanto ironico sottotitolo "o per un paio di pinze tagliafilo", che prevedeva nella partitura originaria la presenza della tromba, in questa occasione sostituita da quel genio straordinario che fu Eric Dolphy al clarino basso e al flauto. E' un brano a me molto caro, lo ascoltai per la prima volta nella registrazione di un altro concerto effettuato a Monterey (qui potete ascoltarlo anche voi, eseguito dallo stesso gruppo, nello stesso anno ma in Belgio, peccato che viene interrotto prima della parte che vi avevo descritto:
http://www.youtube.com/watch?v=UOd4TlP7MP8).
Non fu eseguito spesso, sebbene a mio avviso sia uno dei più straordinari di tutta la carriera del grande contrabbassista. Perché mi sono messo a raccontarvi di questo pezzo invece che descrivere il vino in questione? E' molto semplice: il Rosso di Montepulciano 2008 di Susanna Crociani me lo ha ricordato, soprattutto nella seconda parte, in cui è il piano a incedere lento e profondo e successivamente a dialogare con il flauto di Dolphy.
Questo vino, che è tutto frutto del lavoro di Susanna, dato che suo fratello Giorgio è dolorosamente scomparso nel maggio dell'anno precedente, ha qualcosa di altrettanto magico e profondo. Il colore è quello di un prugnolo giovane, amaranto con venature granate; il bouquet rivela subito la sua energia e una purezza che potrebbe far arrossire molti Nobile, non è rilevante l'incedere della ciliegia e dell'amarena fusa a susina, quanto il carattere che emerge man mano che lo si accosta al naso con ripetute inalazioni: fulgido, vivo, reattivo, terragno, amplificato da giochi speziati delicati e da un sottofondo quasi fumé che sembra presagire future sensazioni di cuoio e tabacco e richiama emotivamente proprio quello scambio quasi mistico fra il piano di Byard e il flauto di Dolphy.
Cacao, liquirizia e ancora tanto frutto ritornano al gusto, un rimbalzare di emozioni che una perfetta acidità e un tannino di commovente setosità rendono piacere puro, senza interruzioni né ripensamenti. Lunga persistenza che chiama cibo, ma non in solitudine, non in questo caso almeno! Qui la compagnia è d'obbligo, perché l'intrecciarsi di sguardi fra l'uomo e la donna, il calore che si diffonde dentro e fuori di loro, l'inevitabile voglia di perdersi uno nell'altra sono effetto naturale, logica conseguenza di un vino che è godimento supremo, non volgare ma di esigente bellezza e profondità. Ora sapete di cosa avete bisogno per raggiungere l'estasi...

Roberto Giuliani   per lavinium        

09:19 Scritto da: minobezzi1 in Toscana godereccia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: mp, cru | OKNOtizie |  Facebook

07/05/2010

Pistoia: Tutto a crudo

Mercoledì 12 maggio 2010

Ristorante S. Jacopo

Via F.Crispi,15
Pistoia (PT)
ristorantesanjacopo@tiscali.it
Telefono 057327786


In collaborazione con: Effennegi (PT)

Antipasto
-Tartare di Tonno alla Tequila e Ostrica della Bretagna
Vino: Metodo Classico Brut di Montellori Fattoria Montellori

Primo
-Tortello con Ripieno ai Frutti di Mare al Ragù di Mazzancolle
Vino: Vernaccia di S. Gimignano Fattoria Montauto

Secondo
-Rose di Pesce Spada e Salmone alla Marinatura leggera su Carpaccio di Fragole
Vino: Pinot Grigio Az. Agr. La Boatina

Dessert
-Sorbetto alla Mela Verde con Calvados e Prosecco Valdobbiadene Col
dei Salici

Euro 33,00 (bevande comprese)

Per Prenotare o Informazioni: 0573 27786 - 393 9954710

eleoma per ricettedicasa

 

08:44 Scritto da: minobezzi1 in Toscana godereccia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pt, cru | OKNOtizie |  Facebook

29/11/2009

Arezzo: Crudité cruenta

Crudité cruenta e Brodo solare, l’antitradizione futurista va a tavola ad Arezzo


Bombe a mano, Crudité cruenta, Venerino, Brodo solare, Autruche Autrichienne in boutade butalina su letto ossimorico di lenticchie, Papa al rhum. Non ci avete capito niente? Beh, vi aiutiamo, sono Deterritorializzazioni sin estetiche. Ancora niente? Rinunciate, se non avete dimestichezza con antitradizione, provocazione, dissonanza e robe del genere.
Perché questo è il menù della Cena Futurista, apparecchiata - letteralmente - nell'ambito del Festival Internazionale di Arezzo nel solenne Atrio d'onore della Provincia di Arezzo, ambiente con rivisitazioni degli anni Trenta su un edificio di fine Ottocento dallo stile Neogotico. Con l'ambizione di cogliere il gesto dei Futuristi in cucina, “che oggi vuol dire farla finita con le pappe, le panzanelle, le ribollite; denunciare “l'imbroglio” del tipico e del territorio; esaltare accostamenti arditi e crudeli (l'uccello più veloce, lo struzzo, sul legume più lento le lenticchie)”. Buon appetito...


Domenica 29 novembre 2009 - ore 20.00
Palazzo della Provincia - Arezzo
Web:
www.entefilarmonicoitaliano.it

[exibart]

10:19 Scritto da: minobezzi1 in arte antica e moderna | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ar, cru | OKNOtizie |  Facebook