Livorno: Un gioiello dimenticato

 

 

Margherita Tizzi per ilcorrieredilivorno

“In bilico tra il narrato ed il documentato abbiamo voluto ripercorrere la storia della vecchia chiesa con lo scopo di ravvivare il ricordo di un oggetto la cui presenza deve essere motivo d’orgoglio per tutta la popolazione”, dice Giovanni Battocchi, presidente della circoscrizione 3. Stiamo parlando della chiesa di San Jacopo in Acquaviva, che è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi della città, soprattutto per avere al suo interno un’antica cripta che risale addirittura al IV secolo dopo Cristo.

Ciò vuol dire che sotto la Livorno che noi conosciamo, quella rinascimentale ed ottocentesca, esiste un’altra città molto più antica di cui nessuno, crediamo, abbia mai immaginato l’esistenza. Così, dal 31 maggio al 14 giugno, sarà allestita una mostra presso i Granai di villa Mimbelli, dal titolo “Il gioiello dimenticato”. L’esposizione, fotografica e documentaria, è frutto della prima indagine svolta dal gruppo di volontari che fanno parte del comitato che si adopera per dare un senso a quel bene culturale.

“Tutti avranno notato le impalcature che nascondono la chiesa di San Jacopo”, racconta don Alberto Vanzi, “ma il restauro della pieve non prevede anche quello della cripta, che richiede un lavoro più delicato e accurato. Proprio per questo abbiamo dato vita al comitato, con l’intento di far conoscere questo gioiello e, se sarà possibile, renderlo riutilizzabile”. La mostra prende le mosse dalla leggenda che vuole la cripta costruita ai tempi di Sant’Agostino, un periodo della storia che per il nostro territorio rappresenta un’insolita quanto rara suggestione. Infatti, secondo una tradizione, l’eremo sarebbe stato intitolato a San Jacopo perché l’Apostolo Giacomo il Maggiore, in viaggio da Jaffa per la Spagna, si sarebbe fermato nel luogo detto “Acquaviva” per la presenza di una sorgente d’acqua dolce sgorgante tra la scogliera fino ai primi del 1900 (a sinistra dell’altare).

“Pensate che la chiesa di San Jacopo fu ricostruita per ben 5 volte. Nel mezzo abbiamo individuato la torre medicea e l’acquedotto e abbiamo ritrovato una lastra tombale”, spiega l’architetto Riccardo Ciorli. La cripta, per motivi di sicurezza, è ora chiusa al pubblico. Molte persone chiedono di visitarla e un possibile restauro sarebbe salutare anche per il turismo. Quindi si spera che la mostra sia l’inizio di un percorso e non la fine come si è soliti pensare.  

Livorno: Un gioiello dimenticatoultima modifica: 2009-05-28T09:56:48+02:00da minobezzi1
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