Livorno: C’è anche Sherlock Holmes

 www.costaovest.info  ripreso da Davidone67

C’è anche un richiamo a Livorno nel romanzo del giornalista Luca Martinelli “Il Palio di Sherlock Holmes”, apocrifo classico interamente ambientato in Toscana. E’ solo una citazione nelle ultime pagine del libro, per raccontare che dal porto della città un agente segreto inglese, scagionato da Holmes da un’ingiusta accusa di omicidio, si imbarca per fare rientro in Gran Bretagna. Una citazione appena, è vero, ma è pur sempre un omaggio alla città dei Quattro Mori, così come – al di là della storia gialla che ha per protagonista l’investigatore di Baker Street – è un omaggio alla Toscana l’intero romanzo.

Le vicende de “Il Palio di Sherlock Holmes”, edito dalla milanese Alacràn, si snodano tra Firenze e Siena e vedono protagonisti, accanto alla figura del celebre detective creato dalla fantasia di sir Arthur Conan Doyle e ai personaggi di fantasia creati da Martinelli, alcuni toscani doc vissuti all’epoca della narrazione, anno 1891. Alcuni con un ruolo di semplici comparse (Paolo Lorenzini, fratello di Collodi e direttore della Manifattura Ginori di Sesto Fiorentino, Arturo Corsellini, titolare di una rivendita di pipe e tabacchi a Firenze, il giornalista e scrittore Jarro, al secolo Giulio Piccini, l’abate Giovanni Caselli, patriota senese); uno, invece, con un ruolo di coprotagonista: lo scrittore Federigo Tozzi, che nel 1891 aveva 8 anni, e che sarà l’aiutante sul campo di Sherlock Holmes durante l’indagine che si svolge a Siena. Tozzi, insomma, nel ruolo di piccolo “irregular” italiano, così come Doyle, in alcune indagini dei racconti originali, affianca al detective londinese la banda di monelli degli “Irregulars di Baker Street”.

E l’omaggio alla Toscana si completa con la descrizione delle bellezze architettoniche, storiche e paesaggistiche dei luoghi che Holmes dovrà visitare per svolgere la sua indagine. La storia di Martinelli, in coerenza con le regole non scritte ma assolutamente rigide che definiscono la scrittura di un apocrifo doc, prende le mosse da uno dei racconti originali di Doyle, “L’avventura della casa vuota”, dove Holmes, riapparso a Londra dopo che per tre lunghi anni tutti lo avevano creduto morto nel duello con l’acerrimo nemico Moriarty, confessa all’amico Watson di avere in realtà compiuto un lungo viaggio per conto del governo inglese.

La prima tappa di quel viaggio, dice ancora Holmes, è stata Firenze. Nel capoluogo toscano Holmes arriva, sotto il falso nome di Erik Sigerson, per riattivare la rete dello spionaggio inglese in Italia, smantellata poche settimane prima dal Servizio segreto italiano. Ma quando tutto sembra essere risolto, ecco l’imprevedibile. Un cittadino inglese, in realtà uno dei nuovi agenti arruolati da Holmes, viene arrestato a Siena con l’accusa di aver ucciso un ricco allevatore di cavalli.

Holmes lascia dunque i panni dell’agente segreto e si sposta a Siena per riprendere il ruolo di investigatore che tutti gli conosciamo. L’indagine, condotta per il reticolo di strada e vicoli della Siena povera e decadente di fine Ottocento, si svolge nei giorni che precedono il Palio del 2 luglio. Ma il Palio non diventerà mai protagonista della storia; funzionerà invece da sottofondo, un clima crescente di euforia che finirà per incuriosire lo stesso Holmes.

Il racconto, narrato in forma di lunga lettera che l’investigatore scrive al suo eterno amico dottor Watson, è scritto con un linguaggio e uno stile che sembra uscito dalla stessa penna di Doyle. E anche la trama, tutt’altro che scontata, è degna delle migliori storie di Holmes, con gli incastri del giallo che si ricompongono solo alla fine della narrazione e con l’immancabile colpo di genio del più emulato degli investigatori. Insomma, una lettura piacevole e non banale, che fa rivivere un personaggio diventato un mito della letteratura e che racconta con passione e precisione storica la Toscana di fine Ottocento. Un libro sicuramente da leggere.

Livorno: C’è anche Sherlock Holmesultima modifica: 2009-12-13T09:55:09+01:00da minobezzi1
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