………e ancora Pisa: Il Rigassificatore

Un gigante è comparso all’orizzonte. Una piattaforma semisommergibile di 167 metri di lunghezza, 58 di larghezza e 33 di altezza: è Castoro 7, una delle più grandi navi posa-tubi attive nel mondo arrivata negli scorsi giorni al largo della costa tra Marina di Pisa e Tirrenia. A poche settimane dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto i ricorsi presentati da Greenpeace e dal Comitato di cittadini ‘NO-Offshore’, sono dunque iniziati i lavori per la realizzazione del celeberrimo rigassificatore.

Una storia lunga, iniziata alla fine del 2002, quando si cominciò a parlare della realizzazione di un impianto offshore. Da allora la vicenda si è sviluppata lentamente divenendo sempre più complessa. Inizialmente le provincie di Livorno e Pisa si dissero entrambe contrarie al progetto. Pisa, in un primo momento, non venne neanche coinvolta nell’iter autorizzativo, cosa che è stata poi rivendicata sia dal Comune che dalla Provincia. Ma furono la Regione e il Ministero dell’Ambiente, al tempo guidato da Altero Matteoli, a dare il via libera al progetto presentato dalla Olt Offshore Lng Toscana.

Ma che cos’è esattamente un rigassificatore? E’ la parte finale della filiera del GNL, Gas Naturale Liquefatto: il gas viene trasformato allo stato liquido negli impianti situati nei paesi produttori, trasportato da navi metaniere ad una temperatura di circa -161 gradi centigradi, rigassificato e quindi immesso nella rete nazionale di distribuzione della SNAM. L’impianto, che sarà realizzato a 12 miglia a largo della costa (“offshore”) tra Pisa e Livorno, non sarà situato su una piattaforma fissa, ma su nave (“onboard”). Attraverso un processo di riscaldamento mediante l’utilizzo di acqua marina, il gas arrivato liquefatto nelle navi gasiere ritornerà così allo stato gassoso e, attraverso condutture sottomarine, giungerà fino alla costa, dove sarà immesso nella rete nazionale di distribuzione.

L’impianto della Olt sarà il primo rigassificatore in mare aperto su nave mai realizzato, ed è anche per questo motivo che fin dalle origini il progetto è stato avversato da molti. Comitati di cittadini e associazioni ambientaliste si sono dette fin da subito contrarie, portando avanti negli anni campagne contro la realizzazione dell’impianto. I ‘contrari’ hanno sempre sostenuto che il terminale offshore potrebbe rappresentare un pericolo sia per l’uomo che per l’ambiente, che sarà fonte di inquinamento per l’aria e per il mare, e che non porterà nessun beneficio economico al territorio, bensì danneggerà la vocazione turistica delle aree costiere. La collocazione del terminale in mare, in pieno santuario dei Cetacei, inoltre, preoccupa molto sia perché prevede l’uso di tecnologie mai sperimentate nel loro insieme, sia perché l’impianto sarebbe costantemente esposto all’azione del mare e del vento, dunque alle libecciate tanto frequenti lungo la nostra costa. Fonte di pericolo è considerata, inoltre, la collocazione dell’impianto in zona sismica. I rigassificatori, infatti, sono considerati impianti a rischio di incidente rilevante: maneggiare gas naturale liquido è pericoloso, in quanto altamente infiammabile, tanto che le operazioni di travaso da nave a nave sono state proibite dalla legge per molti anni.

Per valutare la sicurezza dell’impianto, la Regione Toscana nel 2007 ha attivato una commissione internazionale di esperti indipendenti, ma al momento tale commissione non sembra aver fornito ancora alcun documento. Da parte sua, il Sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, ha più volte ribadito che i problemi di sicurezza sono stati esaminati e hanno ricevuto i nulla osta delle autorità competenti. I responsabili della Olt nel corso di questi anni, di fronte alle preoccupazioni avanzate dalle popolazioni locali, si sono comunque detti disposti a impegnarsi nell’implementazione dei sistemi relativi alla sicurezza, anche nei confronti di scenari che potrebbero verificarsi raramente. Per ciò che concerne le questioni ambientali, hanno invece sostenuto che l’inquinamento atmosferico sarà tenuto sotto controllo e che non vi saranno danni dal punto di vista turistico, poiché l’impianto e le operazioni di rifornimento non saranno visibili dalla costa.

Rassicurazioni che non hanno convinto gli oppositori, che infatti hanno presentato un ricorso al Tar della Toscana, il quale con una sentenza del luglio 2008 ha annullato l’autorizzazione alla realizzazione del terminale offshore. La Olt ha impugnato tale sentenza e il Consiglio di Stato, dopo aver sospeso la validità dell’annullamento decretato dal Tar, all’inizio di febbraio di quest’anno ha definitivamente respinto i ricorsi di Greenpeace e del Comitato ‘NO-Offshore’, dando di fatto il via ai lavori. Una decisione che lascia l’amaro in bocca ai molti cittadini contrari, soprattutto per il fatto che il Consiglio di Stato non è entrato nel merito delle opposizioni presentate ma che, al contrario, ha fondato le proprie decisioni su questioni procedurali, peraltro alquanto controverse. Proprio per questo è probabile che venga chiesta da parte del legale dei Comitati la revoca della decisione del Consiglio di Stato, mentre la mobilitazione contro il terminal continua con una manifestazione che si terrà a Livorno il 20 marzo prossimo.

Nel frattempo sono cominciati i lavori: l’immensa ‘astronave’ visibile dal lungomare non è ancora il terminal offshore. La nave gasiera, infatti, per il momento si trova a Dubai, dove sono in corso le necessarie operazioni di riconversione. Si tratta invece della piattaforma che porterà a compimento la prima fase dei lavori, ovvero la posa di 37 chilomentri di condotte sottomarine che collegherà il rigassificatore con gli impianti a terra. Oltre alle imponenti dimensioni, Castoro 7, che al momento si trova a circa 2 miglia dalla costa, è dotata di quattro gru e di una piattaforma per elicotteri e si avvale del supporto di 3 rimorchiatori, due navi trasporta tubi e un rimorchiatore oceanico. L’equipaggio ammonta a 350 unità di personale internazionale (circa 80 gli italiani) costantemente a bordo della piattaforma. Le operazioni, che secondo programma dovrebbero concludersi entro il 31 marzo, sono realizzate dalla Saipem, società per azioni facente parte del gruppo ENI, che si è aggiudicata l’appalto per una cifra che si aggira intorno ai 390 milioni di euro. Oltre alla posatura dei tubi, le operazioni prevedono il loro interramento: per fare ciò verrà utilizzata un’imbarcazione di dimensioni inferiori in grado di trainare due “super-aratri” che tracceranno i solchi dove le condutture verranno poi adagiate. Un sistema di tubi di un metro di diametro, protetti da una speciale gabbia di cemento armato, che correranno in mare sotto uno strato di due metri di sabbia . A conclusione dei lavori di posatura e interramento delle condutture, le operazioni verranno sospese per consentire il normale svolgimento della stagione balneare, fino al prossimo autunno quando verrà realizzata l’ultima parte del metanodotto, quello che congiungerà le tubature in mare con gli impianti esterni.

Dopo una serie di necessari collaudi, arriverà dai cantieri di Dubai la Golar, nave gasiera lunga 240 metri e larga 40. Se i lavori procederanno secondo la tabella di marcia prevista, il rigassificatore dovrebbe entrare in funzione entro i primi sei mesi del 2011 e avrà una capacità di circa 4 miliardi di metri cubi di gas metano l’anno, equivalenti a circa il 5% del fabbisogno annuale nazionale. Intanto, per tutta la durata dei lavori di posa delle condotte sottomarine, è in vigore un’ordinanza della Capitaneria di porto di Livorno che ha disposto una serie di restrizioni e divieti per quanto riguarda il transito nella zona interessata dalle operazioni. A una distanza inferiore al mezzo miglio dai mezzi impegnati nelle operazioni, sarà dunque vietata qualsiasi attività subacquea e di pesca, nonché la navigazione, la sosta e l’ormeggio, a tutte le imbarcazioni che non siano impegnate nell’esecuzione dei lavori.

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………e ancora Pisa: Il Rigassificatoreultima modifica: 2010-02-28T11:10:00+01:00da minobezzi1
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