Pisa: Aereoporto? Legambiente non ci sta

 

Riccardo Mostardini per greenreport

16 milioni di euro per la ristrutturazione della pista principale, 3 milioni e 300 mila euro  per l’adeguamento della già esistente seconda pista, fino a pochi mesi fa destinata ai soli voli militari e oggi aperta anche ai voli civili. A quanto risulta dalle cronache di questi giorni, il processo di sviluppo dell’aeroporto di Pisa si sta svolgendo all’insegna di un esborso economico contenuto, e soprattutto di un impegno di nuovo suolo limitato, poiché sia la sistemazione della pista principale sia “l’apertura” di quella ex-militare dovrebbero essere caratterizzate da una robusta dose di “recupero dell’esistente” a scapito di significativi impegni di nuovo suolo e/o edificazioni di nuove strutture. L’unica struttura di impatto rilevante completamente “nuova” dovrebbe essere infatti il raccordo previsto tra le testate sud delle due piste.

Anche la crescita di categoria che sarà conseguente per l’aeroporto in seguito ai lavori, che sicuramente comporterà l’aumento del numero di voli (e quindi degli impatti sia emissivi sia acustici), avrà però il positivo contraltare della possibilità di un sorvolo più in alto dell’abitato, con una conseguente riduzione dell’impatto acustico localizzato.

Insomma, a quanto pare la crescita dell’aeroporto di Pisa può rappresentare un case-study in termini di concomitante sviluppo della logistica aeroportuale, sostegno all’economia locale e regionale, e mantenimento della sostenibilità ambientale (ma anche sociale ed economica) come orizzonte prevalente da perseguire.

Ma è tutt’oro quel che luce? Per un approfondimento, abbiamo contattato Marco Ricci, presidente di Legambiente Pisa.

Ricci, a quel che risulta l’intervento di risistemazione dell’aeroporto di Pisa andrà con decisione nella direzione di un prevalente recupero dell’esistente, minimizzando (anche se certo non azzerando) i nuovi impegni di suolo e le nuove edificazioni. Quale il parere di Legambiente a riguardo?

«Devo anzitutto dire che le informazioni di cui anche noi disponiamo sono in buona parte quelle pubblicate dai media. Comunque, dal nostro punto di vista, le chiavi di lettura sono due: l’operazione è di per sé positiva, poiché si minimizza l’impatto acustico sull’abitato grazie alla possibilità, con la pista più lunga, di un sorvolo della città ad una quota più alta. Inoltre, l’unica vera infrastruttura “nuova” sarà il collegamento tra la ex-pista militare e quella già destinata ad usi civili, collegamento che sarà realizzato nella parte di aeroporto opposta alla città.

Infatti, l’allungamento della pista esistente in realtà non comporterà nuova cementificazione: la pista attuale aveva un “tronco morto”, che verrà sistemato per essere effettivamente utilizzabile, e a questo si aggiungerà l’unico vero “nuovo intervento”, e cioè il collegamento tra le due piste, che però – ripeto – sarà realizzato presso l’estremità delle due piste situata dalla parte opposta dell’abitato.
Ci sarà, insomma, un maggior utilizzo di ciò che è già esistente, risistemando la pista principale e con un limitato impegno di nuovo suolo per la creazione di nuove strutture.

C’è però un rovescio della medaglia, legato sostanzialmente a quello che è contemporaneamente sia il pregio sia il difetto dell’aeroporto di Pisa: e cioè il fatto che la struttura è molto vicina alla città. Si avrà sì un minore impatto acustico, quindi, ma ci saranno più voli, per cui alla fine dei conti non è facile fare un bilancio generale sull’impatto della nuova sistemazione. E va ricordato anche che comunque si tratta di una politica finalizzata ad incentivare il trasporto aereo, responsabile di quote significative di emissioni climalteranti: certo questa non è “colpa” dell’aeroporto di Pisa, ma comunque la direzione è quella. Poi è chiaro che a tutti piace viaggiare, come è altrettanto chiaro che sussistono necessità di sostegno occupazionale (soprattutto in questo momento, e soprattutto a Pisa), e non va dimenticato che il comune – e quindi i cittadini – di Pisa avrà un guadagno, essendo azionista della società aeroportuale. Ma comunque è altrettanto chiaro che l’eccessivo uso dell’aereo è tra le principali cause di inquinamento climatico, e che con più voli si inquina di più».

 Come Legambiente avete sollevato proposte e/o vertenze riguardo alla nuova sistemazione?

«Direi che da questo punto di vista ci siamo tenuti un po’ “in disparte”, limitandoci più che altro a “vigilare” sull’iter del progetto e sui previsti impatti territoriali. Si tratta infatti di una materia molto tecnica, e molto delicata anche nei suoi risvolti occupazionali, e soprattutto si allunga una pista non gettando altro cemento, ma rendendo utilizzabile una parte già esistente. Insomma, pur senza dover ritenere che “tutto sia a posto”, anche per la citata questione dell’aumento del numero di voli, comunque come Legambiente Pisa ci siamo limitati ad una politica di vigilanza, in materia».

Quali le prospettive legate alla creazione del people-mover tra aeroporto e stazione?

«In generale, ogni scelta che va nella direzione di una incentivazione del trasporto pubblico è una scelta che va benissimo. Però devo dire che a volte basterebbe avere un po’ più di coraggio, da parte dei decisori politici, in termini di riutilizzo e risistemazione dell’esistente, senza bisogno di puntare sempre alle “grandi opere” infrastrutturali come alla fine dei conti è anche il (pur positivo, ripeto) people-mover».

Pisa: Aereoporto? Legambiente non ci staultima modifica: 2010-06-25T18:24:39+02:00da minobezzi1
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