Carrara: Perché il marmo non conosce il marketing?

Ecco un breve saggio pubblicato dal battagliero blog carrarese ottopassi:

Partiamo da un concetto già espresso più volte: le imprese lapidee sono orientate alla produzione e non al marketing, pensano in termini di come far, possibilmente bene, un prodotto e spendere poco e non di quanto il consumatore sarebbe disposto a pagare per averlo. Per questo l’enfasi è posta soprattutto sul contenimento dei costi di produzione. E’ evidente che, di fronte a competitori internazionali che hanno un costo del lavoro 20/30 volte inferiore a quello delle imprese apuane, la partita è persa in partenza. Siamo arrivati al punto che le imprese trasformatrici locali hanno difficoltà a rifornirsi della materia prima delle nostre cave, perché i produttori, “i cavatori” preferiscono vendere altrove i blocchi dove riescono a spuntare prezzi maggiori. E’ possibile obbligare le imprese al monte a non vendere marmo grezzo, in blocchi, fuori del comprensorio? E’ possibile far lavorare in zona tutto il marmo scavato? In una economia di mercato, no! Non si possono mettere lacci e laccioli alla concorrenza e, da questo punto di vista, la vicenda della tassa marmi è emblematica.
La Tassa Marmi ricordiamo, fu abolita con sentenza della Corte Europea, perché contraria alla libera concorrenza, perché discriminava le imprese tra quelle con sede nel Comune di Carrara e quelle ubicate altrove.
E allora? Allora occorre aggiungere valore al marmo prodotto e lavorato in zona.
Cioè detto banalmente, i nostri lavorati costano troppo poco!
Come farli valere di più? Attraverso una opportuna politica di marketing e del marchio. Una politica che aggiunga valori immateriali al valore intrinseco, materiale del prodotto in marmo.
Come? Un esempio che forse è molto distante.
Le scarpe Tod’s si vendono a cinque volte il prezzo di un normale paio di scarpe, perché intrinsecamente, come qualità dei materiali sono cinque volte migliori di un paio di scarpe normali? Diciamo che le scarpe Tod’s sono due, tre volte migliori, come qualità, di un paio di scarpe normali, ma non cinque volte. Cosa fa la differenza tra due o tre e cinque? E’ il contenuto immateriale incamerato dal prodotto, “scarpe Tod’s”, cioè, ad esempio, il prestigio, la possibilità di ostentare, di mostrare l’oggetto, il sentirsi parte di una elite che può permettersi di camminare con scarpe di prestigio, ecc.
Al contrario quando a Carrara si discute di marchio, si hanno in mente, si traguardano invece i contenuti materiali, tecnici del prodotto.
Cerco di spiegare. Nel mondo non c’è nessuno che vende il marmo bianco turco spacciandolo per marmo bianco di Carrara, non è la stessa cosa ad esempio del lardo di Colonnata…
Invece, probabilmente, c’è chi consiglia il marmo bianco turco perché costa meno del marmo bianco di Carrara.
Allora non sono tanto i contenuti tecnici da enfatizzare, la ricostruzione della tracciabilità del prodotto, ecc., che, per carità sono utili, ma qualcosa che “non si tocca”…che non è concreto, ma in realtà invece fa la differenza per l’acquirente: i contenuti immateriali del prodotto.
Il “marmo di Carrara” ha contenuti immateriali, simbolici, suggestivi elevatissimi.
Un pavimento in marmo di Carrara, grazie al fatto che è di pietra naturale, composto da naturali striature della materia, “è unico”. Il pavimento del mio salotto (della chiesa, della moschea, del negozio…) è diverso da ogni altro pavimento in marmo prodotto nella storia e che sarà prodotto in futuro è un pezzo unico irriproducibile! Non vi sarà mai un altro pavimento uguale al mio ed è questa la forza del marmo rispetto ad esempio alla ceramica o ai prodotti simil marmo. Con un pavimento di marmo di Carrara, mi metto in casa la natura e duemila (almeno!) anni di storia. Mi metto in casa un pezzo di Michelangelo…, cammino, in qualche modo sull’arte, sull’estetica…Con un pavimento in marmo, che aggiunge valore all’abitazione, grazie alla sua durata, mi compro un pezzetto di eternità…sopravvivrà a me stesso e forse mi farà ricordare dai futuri abitatori della casa. Compro un oggetto di prestigio che, assieme alla mia abitazione arreda ed ha arredato (perché il marmo arreda…) anche case più prestigiose della mia nel passato e nel presente…
I valori immateriali del prodotto “pavimento in marmo di Carrara” sono tantissimi.
Occorre quindi non “un marchio”, ma una politica “del marchio” che presuppone investimenti nel marketing e, di conseguenza, una organizzazione produttiva diversa dall’attuale: produrre per il mercato e non produrre solo su commessa. Quindi qualità più marketing. Questo obbiettivo può essere raggiunto, considerata la relativa dimensione aziendale delle nostre imprese, anche le maggiori, solo attraverso una sinergia pubblico/privato che mobiliti gli investimenti necessari, ma questo presuppone un ruolo del “pubblico” equidistante tra tutte le imprese che non favorisca il monte rispetto al piano, le più grosse rispetto alle minori, ecc.
Occorre paradossalmente più politica e più liberalizzazioni, più concorrenza e meno monopoli, meno dirigismo e più progetti,  più servizi da offrire che accompagnino e seguano i prodotti (posa in opera, ambientazione, manutenzione periodica) ecc., più sviluppo di professionalità terziarie legate al lapideo le uniche interessanti per i giovani di Massa  e Carrara da tempo non più attratti da lavori manuali e….mi fermo.

 

Carrara: Perché il marmo non conosce il marketing?ultima modifica: 2010-09-17T15:21:19+02:00da minobezzi1
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