Castellina Marittima (PI): Il Lupicaia

Andrea Gori

Parlare di vini di territorio quando si parla del Castello del Terriccio è andarsele a cercare. Di certo ci attireremo qualche malaparola e qualche accusa di tradimento dell’autoctono ad ogni costo ma alla fine di una serata in compagnia dei vini del Castello del Terriccio, non si può non uscire dalla se non avendo una immagine come questa ben stampigliata in fronte e nella bocca. Sole, mare, terra rossa, grano, bosco e macchia mediterranea, gli ingredienti del paesaggio che diventano ingredienti dei vini prima e ricordi nei nostri sensi poi.Siamo sulla costa e non sulle colline del Chianti Classico o a Montalcino, è ovvio che qui il Sangiovese, factotum regionale e non solo, non possa giocare da solo, anzi lo deve fare di rincalzo e mai da protagonista. Ecco che invece il globetrotter Cabernet Sauvignon prima ancora che il Merlot o il Petit Verdot, sia chiamato a fare gli straordinari, ad esprimere la luce mediante note di eucalipto e balsamiche, il sottosuolo mediante le note minerali ferrose e pepate, il calore della costa con un frutto rotondo pieno e maturo di mora mirtillo e ribes nero.

Ma nel Tassinaia c’è anche il Sangiovese che apporta leggerezza e liquirizia mista a tabacco, nel Con Vento tocca al Viogner sottolineare la salinità del mare e la struttura dei suoli argillosi. Nel Castello ci sono il Syrah, equidistante tra il Rodano e Cortona per rimanere in Toscana, e soprattutto il Petit Verdot con un gioco di spezie e profumi festosi e allegri. Il Lupicaia è prima di tutto il Lupicaia ma anche e soprattutto la dimostrazione che una terra ricca e variegata può dare vini grandi se interpretata con i vitigni e i mezzi giusti per l’impresa.

 

 

Su tutte le etichette brilla il sole rosso di etrusca memoria che marchia tutti i vini della tenuta, e di volta in volta compare il colore del grano (le striscie gialle sul Convento), la terra rossa (le striscie amaranto del Lupicaia) e il verde delle colline e dei boschi (le due strisce verde oliva del Tassinaia), la soavità e l’eleganza dell’insieme (le tre rosse sul Castello del Terriccio). Anche mediante una immagine visiva di insieme, i vini del Terriccio cercano di raffigurare una storia del luogo e del suo genius loci faticosamente cercato e recuperato.

Non sono vini che costano poco, anzi con 20 euro per il Convento, 35 per il Tassinaia, 75 per il Castello e 110 per il Lupiciaia siamo alle soglie dell’improponibile oggigiorno, ma se stiamo parlando di raccontare un pezzo di Toscana, il linguaggio è chiaro, cristallino e di rara poesia: ci si allontana dalla tavola con il mare, i boschi, i campi, le colline e le miniere di ferro negli occhi e in bocca, scusate se è poco.

Castellina Marittima (PI): Il Lupicaiaultima modifica: 2010-11-15T11:57:49+01:00da minobezzi1
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