Castelnuovo Garfagnana (LU): Danilo Musetti

Nazareno Giusti per loschermo

“Buthan, l’ultimo regno himalayano”. Si chiama così la spedizione che la sezione del Cai Garfagnana “Roberto Nobili” compirà questo autunno e che è stata presentata il 5 febbraio nella Sala Suffredini dall’organizzatore: Danilo Musetti, 43 anni, gestisce “La Locanda del Moro” in Garfagnana, dove vive, ai margini del piccolo borgo medioevale di Sillico, “nemmeno 100 abitanti inclusa mia figlia, Viola Pilar di 3 anni”.

“Fin da giovane – racconta a LoSchermo.it – ho viaggiato e documentato le mie esperienze legate alla montagna e all’esplorazione in Himalaya e Sud America. Ho sempre ricercato luoghi e popoli lontani attraverso il viaggio lento, soprattutto a piedi o in bicicletta”.

Questa passione nel tempo gli ha permesso di realizzare reportage fotografici in oltre 50 paesi nei 4 continenti, dal Nepal alla Patagonia, dal Buthan alla Mongolia, dalla Birmania allo Yemen, ai paesi dell’ex Unione Sovietiva alla Dancalia, fino a mete più naturalistiche nei parchi nazionali di Australia, Nuova Zelanda e Africa.

“Con l’avvento del digitale ho abbandonato la macchina fotografica per dedicarsi esclusivamente alle videoriprese collaborando con amici del calibro di Pierluca Rossi per la realizzazione di numerose produzioni e serie televisive trasmesse anche da Rai e canali Sky. Nel 2001 il primo piccolo documentario sulla spedizione alpinistica CAI sulla Cordillera Real in Bolivia, presentato al Festival Internazionale della Montagna di Trento”.

Nel 2009 ha vinto il premio Chatwin per il cortometraggio “L’Hogon è morto” sulle tradizioni e la cultura del popolo Dogon, in Mali.

Da alcuni anni ha dato il via la progetto “Tibet fuori dal Tibet” per documentare la cultura tibetana che sopravvive al di fuori dei confini tibetani, da prima in Sikkim e poi nel 2009 la traversata della regione dell’Alto Dolpo che ha portato al film “Dolpo, sulle tracce dell’anima” presentato all’edizione 2011 del Trento Film Festival.

Perché ha scelto il Bhutan?
“Il Bhutan, avvolto nel mito e protetto da secoli d’isolamento, è ancora oggi uno dei luoghi al mondo meno influenzati dalla cultura occidentale. Le tradizioni del passato sono tenute in gran conto dagli abitanti, così come l’attaccamento alla natura che è oggetto di grande rispetto.
Lo Snowman Trekking, l’itinerario scelto, è considerato da molti uno dei trekking più impegnativi e belli al mondo. La combinazione lunghezza del percorso, quote raggiunte, presenza di neve sui passi e condizioni meteorologiche imprevedibili, rendono questo trekking una vera sfida, una avventura eccitante ed indimenticabile.
Si tratta di un itinerario di 26 giorni attraverso la remota regione del Lunana per raggiungere il Gangkhar Puensum,  la montagna più alta del Bhutan ancora inviolata. Ha un’altezza di 7.570 metri e una prominenza di circa 2.990 metri.
Nel 1994 in Bhutan è entrato in vigore il divieto di scalare montagne oltre i 6.000 metri, per rispetto delle credenze locali sugli spiriti, e dal 2003 l’alpinismo è stato proibito.
Per queste ragioni, è probabile che il Gankhar Puensum manterrà il proprio primato di monte inviolato più alto al mondo.
Sono previsti due gruppi che viaggeranno insieme per i primi 12 giorni, poi chi non avrà tempo e forze per continuare scenderà a valle con un percorso ad anello di 18 giorni mentre gli altri porteranno a termine la traversata in 31 giorni”.

Tra l’altro un luogo in cui è già stato….
“Ho percorso questo itinerario in solitaria nel 1993 ed ancora oggi ricordo con grande emozione i paesaggi, la gente e gli straordinari monasteri che ho incontrato durante quella bellissima esperienza. Il Bhutan ha saputo mantenere intatte le sue tradizioni sia religiose che culturali in un contesto paesaggistico tipico dell’Himalaya, un mix straordinario. L’ultimo regno himalayano saprà stupire anche il viaggiatore più esperto avvolgendolo in una inebriante atmosfera ormai scomparsa altrove”.

Quali sono le difficoltà che affronterete?
“Saranno diverse per i due gruppi, l’itinerario breve, quello che prevede 15 giorni a piedi, che si chiama Jomolhari-Laya Trek è affrontabile da tutti coloro vogliano fare una straordinaria esperienza di trekking, un’occasione da non perdere visto che dal prossimo anno sarà molto più caro poter soggiornare in Bhutan a causa dell’aumento delle già esose tasse che riducono i visitatori a poche migliaia l’anno.
La lunga traversata di 26 giorni a piedi, chiamata Snowman Trek  prevede invece difficoltà maggiori dettate soprattutto dalla durata del percorso, oltre 400 km e dal dover superare circa 10 passi alcuni ad oltre 5000 metri di quota, il più alto a circa 5300 metri. Oltre il villaggio di  Laya, dove i due gruppi si separeranno, resteremo sempre a quote piuttosto elevate, mediamente intorno ai 4000 metri. Ciò significa che occorrerà un fisico ben allenato ed una psiche motivata e con esperienze di questo tipo alle spalle. Ogni anno sono pochissime le persone che hanno la fortuna e la capacità di portare a termine questo percorso himalayano”.

Come vi state preparando?
“Una volta definito chi parteciperà ai due itinerari, verranno realizzate alcune escursioni sulle nostre montagne  per testare la preparazione atletica ed amalgamare il gruppo.
Non occorre essere super uomini basterà fare un programma di allenamento che porti ad avere muscolatura tonica e buona condizione aerobica, camminare in quota infatti comporta una fatica maggiore alla quale bisogna essere preparati. Per quanto riguarda invece la preparazione alle quote elevate non potremo che adeguare gradualmente il nostro organismo una volta in Bhutan, l’itinerario è studiato in modo da salire gradualmente in quota prevedendo anche giornate specifiche di acclimatamento ed esplorazione un volta arrivati intorno ai 4000 metri”.
   

Ha altri progetti per il futuro?
“Nell’ambito dei progetti legati alla montagna, l’esperienza della spedizione in Alto Dolpo del 2009 ha segnato positivamente molti di coloro che hanno partecipato a quella splendida “avventura”. Stiamo pensando di organizzare per il prossimo anno una traversata molto ambiziosa che permetta di visitare i villaggi più a nord dell’Alto Dolpo fino a raggiungere il regno del Mustang, altra tappa inevitabile, insieme alla regione Ladakh in India, del progetto di documentazione del Tibet fuori dal Tibet” .

Castelnuovo Garfagnana (LU): Danilo Musettiultima modifica: 2011-03-21T10:01:00+01:00da minobezzi1
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