Montecristo Isola (GR): Il falco pescatore

Il Parco regionale della Maremma ha ragione ad essere soddisfatto: dopo 42 anni una coppia di falco pescatore (Pandion haliaetus) ha di nuovo nidificato sul suolo italiano, nel parco, in un’area palustre vicino alla foce dell’Ombrone. « Le uova di questo spettacolare rapace si erano schiuse per l’ultima volta, in natura, nel 1969, in nidi collocati sulle coste sarde e siciliane – spiega il parco –  In Toscana l’ultima nidificazione documentata è ancora più indietro nel tempo: 1929, isola di Montecristo.  Riferimenti temporali che rendono l’idea dell’eccezionalità di ciò che, dopo molti anni di lavoro da parte dell’Ente Parco, è accaduto di recente ad Alberese, in provincia di Grosseto. I ricercatori hanno assisto negli ultimi mesi alla nidificazione di una coppia di falchi, alla schiusa delle uova e, recentemente, ai primi movimenti dei pulli. Grazie ad un sistema di videosorveglianza che controlla il comportamento dei falchi e quanto avviene intorno a loro».

L’area scelta per questa straordinaria e attesa nidificazione è la foce del fiume Ombrone e il palude della Trappola, un sistema umido caratterizzato da acque basse e ricche di pesce. Ma i falchi non si sono limitati a frequentare l’area del parco della Maremma; molti di loro si sono allontanti in dispersione e si attende il loro rientro quando avranno raggiunto la maturità sessuale; altri frequentano le numerose aree umide costiere della Toscana. «Ci sono state anche segnalazioni di falchi con anelli blu e scritta bianca (codice identificativo del progetto) avvistati in aree molto più a nord – dicono al parco – Insomma: una vera e propria ricolonizzazione, di cui il Parco della Maremma costituisce il motore principale, ma che è destinata, negli auspici del gruppo di lavoro, ad interessare una vasta area della nostra penisola».

Il falco pescatore è un uccello migratore, lungo oltre mezzo metro, con struttura massiccia e ali molto lunghe, che si alimenta di pesci e transita in migrazione sulla Maremma. Il suo attuale areale riproduttivo europeo non è frammentato solo nella parte settentrionale e orientale del continente. Piccoli nuclei riproduttivi isolati sopravvivono, inoltre, in Danimarca, Germania, Francia e Ungheria e nel bacino del Mediterraneo: Portogallo, Baleari, Corsica, Algeria e Marocco. Per questoin Europa  la specie è considerata rara. La popolazione nidificante è tra le 8.000 e le 10.000 coppie, ma nel Mediterraneo sopravvivono solo 100 coppie, in zone costiere marine, per lo più rocciose. Il Parco della Maremma spiega che «Le ultime nidifìcazioni accertate per l’Italia si riferiscono a una coppia che ha nidificato fino al 1968-69 a nord di Porto Quao, sulla costa di Baunei, nel Gennargentu, e a una coppia che ha nidificato, forse fino al 1968, all’Isola di Marettimo, nelle Egadi, in Sicilia. Le cause dell’estinzione vengono individuate nella modificazione e distruzione dell’habitat, nell’uso dei pesticidi e nell’inquinamento delle acque, nel prelievo di uova a scopo commerciale o di collezione e nelle attività di bracconaggio e pesca illegale». 

 Anche in Corsica il falco pescatore ha rischiato di seguire lo stesso destino di altre popolazioni mediterranee; nel 1974 ne restavano solo 4 coppie. Ma l’adozione tempestiva e prolungata di efficaci strumenti di conservazione e controllo del territorio ha portato ad un recupero straordinario della specie, fino alla trentina di coppie attualmente nidificanti. Il presidente del parco della Maremma, Giampiero Sammuri (Nella foto mentre libera il falco pescatore), ha guardato con molto interesse al  successo dell’operazione del parco della Corsica e, in particolare nella riserva marina di Scandola,e da 10 anni ha iniziato a lavorare per creare le condizioni perché si potesse realizzare un progetto di conservazione coordinato, che interessasse anche le coste italiane, a partire dalle coste della Maremma.

«”Durante un viaggio in Corsica – racconta Sammuri – mi spiegarono che tutti i siti idonei per la nidificazione del falco pescatore (concentrati nelle falesie della costa occidentale) erano ormai arrivati a saturazione e la popolazione locale sembrava essere giunta al suo limite massimo di espansione. Ne parlai con il dottor Andrea Sforzi,  con altri componenti del gruppo di lavoro e con gli esperti corsi; alla fine pensammo ad un progetto di lungo periodo per riportare in Italia questa specie come nidificante. Sapevamo che l’Arcipelago Toscano e la costa tirrenica centrale potevano essere luoghi ideali per una riconquista spontanea da parte del falco pescatore del proprio areale di distribuzione originario. Tuttavia nel 2002 era impossibile predire se, quando e con quali modalità avremmo potuto centrare il risultato, anche in funzione delle modifiche che l’uomo ha apportato a molti ambienti, all’accresciuta presenza di potenziali fonti di disturbo e di minaccia lungo le rotte di spostamento. Da allora sono state molte le azioni compiute sul territorio. Nei primi quattro anni si è cercato di stimolare la permanenza durante il periodo riproduttivo degli individui regolarmente svernanti in zona. In una seconda fase, avviata nel 2006 e non ancora conclusa, sono stati trasportati in elicottero, dalla Corsica al centro di involo di Bocca d’Ombrone, ben 33 piccoli falchi, una media di 6 all’anno. Adesso la prima, straordinaria nidificazione, frutto dell’incontro tra un maschio proveniente dalla Corsica, cresciuto ed involato qui, e una femmina non censita, nata e cresciuta in natura. Il progetto di ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore nel Parco della Maremma è stato sostenuto dalla Regione Toscana attraverso il programma Interreg III del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. L’iniziativa inoltre è stata incoraggiata sia da Legambiente (che ha il merito di aver creato i contatti con il parco regionale della Corsica) sia dal Wwf Italia, che nel 2006 ha addirittura insignito il Parco della Maremma con il prestigioso “Panda d’Oro” per il valore conservazionistico del progetto. A questo successo hanno quindi contribuito in modo determinante molte persone. Oltre al già citato Parco regionale della Corsica, il corpo di vigilanza e, ovviamente, i componenti del gruppo di lavoro. Tra questi il dottor Flavio  Monti, che ha condotto la maggior parte dei rilievi di campo, oggetto di due  tesi di laurea; e l’esterno Fabio Cianchi, dell’oasi Wwf Lago di Burano».

Il 3  giugno Sammuri, che è anche presidente nazionale di Federparchi, terrà insieme a tutto il gruppo di lavoro una conferenza stampa al di storia naturale della Maremma, a Grosseto, alla quale parteciperanno, tra gli altri, Rai e Antenne 2, giornalisti di riviste scientifiche e di testate nazionali, oltre ovviamente a quotidiani ed emittenti locali che questa sfida conservazionistica hanno sostenuto e seguito fin dall’inizio.

Alla festa per la nidificazione dei falchi pescatori ci saranno anche molte autorità nazionali e regionali e  una delegazione del Parco Regionale della Corsica ed è stata invitata anche il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo

Andrea Sforzi, responsabile scientifico del progetto Falco pescatore e direttore del museo di storia naturale della Maremma, sottolinea che «Il ritorno di questa fragilissima specie è di fondamentale importanza per la ricostituzione della complessa piramide alimentare che caratterizza gli ecosistemi acquatici, di cui il falco pescatore rappresenta il vertice. Ogni anno, dal 2006 ad oggi, in accordo e con il permesso delle autorità francesi ed italiane abbiamo prelevato sei pulcini  (dei quali almeno 3-4 maschi) dai nidi della Riserva Naturale di Scandola, per rilasciarli nella nostra area di studio dopo un breve periodo di acclimatazione. Il motivo di una lieve prevalenza di maschi risiede nella nota maggiore filopatria (ovvero attaccamento al luogo che viene registrato come natale, per tornarvi a nidificare) di questi ultimi rispetto alle femmine. A questo va aggiunta inoltre la capacità di attrarre le femmine sul nido. La collaborazione con il Parco Regionale della Corsica è stata fondamentale per la realizzazione e la buona riuscita del progetto. I piccoli sono stati portati in Maremma a circa 40 giorni di età, con una lunghezza dell’ala di 320 mm. A questo stadio i giovani di falco pescatore sono capaci di termoregolare e le zampe sono sufficientemente forti da consentire una postura eretta e una nutrizione autonoma sul nido. Arrivati ad Alberese ogni pullo è stato inanellato, misurato e pesato; è stato inoltre effettuato il prelievo di un campione di piume per la conferma genetica del sesso (ben evidente esteriormente solo al raggiungimento della maturità sessuale, intorno al secondo-terzo anno di età) e il riconoscimento individuale degli esemplari. La necessità di trasportare i piccoli dalla Corsica nel tempo più breve possibile ha portato sin da subito ad identificare l’elicottero come mezzo di trasporto elettivo. Giunti in Maremma, i piccoli falchi pescatori sono stati imboccati con pesce fresco e collocati all’interno delle gabbie di rilascio, nel centro di involo appositamente realizzato nell’area di Bocca d’Ombrone. Il comportamento dei piccoli e il loro stato di salute è stato seguito a distanza mediante l’utilizzo di telecamere mobili collegate con un monitor presso la direzione del Parco. “I giovani falchi si sono sempre  involati tra i 50 e i 60 giorni di età, a circa due-tre settimane dall’arrivo nei nidi artificiali. Ciò è avvenuto con qualche giorno di ritardo sul normale tempo dell’involo per ridurre al minimo i problemi dei primi voli e permettere alle penne timoniere di essere sufficientemente rigide, così da sostenere una piccola trasmittente radio. Il giorno precedente al rilascio ogni falco è stato pesato, controllato e misurato. L’uscita è avvenuta in modo spontaneo. L’alimentazione è stata proseguita fino a quando non si è sviluppato in loro l’istinto di pescare. E al fine di favorire la riuscita del progetto, considerata l’ampia valenza conservazionistica di buona parte della costa della Toscana meridionale per la specie, sono stati presi contatti con gli enti gestori di altre aree protette per la costruzione di ulteriori nidi artificiali in aree prossime al Parco, per esempio la riserva naturale della Diaccia Botrona, le oasi Wwf Laguna di Orbetello e Lago di Burano ed il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano».

Sforzi annuncia una nuova per ricolonizzare anche le isole dell’Arcipelago toscano, una specie d balzo nel futuro ritornando al passato: «Adesso si chiude una fase del progetto e prende il via la vera sfida alla base dell’idea iniziale: arrivare alla costituzione di una popolazione nidificante e vitale. Gli accordi con il Parco Regionale della Corsica prevedono che le translocazioni (questo il termine tecnico) dei piccoli falchi proseguano fino almeno al 2013. Nel frattempo, assumerà un grande rilievo il monitoraggio costante degli individui presenti. Per il successo delle operazioni è stato fondamentale l’impegno e le frequenti visite in Maremma dei colleghi corsi, che hanno creduto sin dall’inizio nel progetto. Dal 2003 ad oggi il Parco regionale corso ha favorito l’espansione della popolazione locale verso l’Italia collaborando attivamente in ogni aspetto del progetto. Il Prossimo passo? “Sono già in corso contatti con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, e a partire da settembre verranno costruiti alcuni nidi artificiali lungo le coste rocciose dell’isola di Montecristo, proprio laddove questa storia si era interrotta oltre 90 anni fa»

greenreport

Montecristo Isola (GR): Il falco pescatoreultima modifica: 2011-05-31T18:51:00+02:00da minobezzi1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento