Rio Marina (LI): Lo storico sciopero del 1911

 
 
ELBA. Un tuffo nel passato e non solo

Antonini con la bandiera sindacato Minatori di Rio Marina (Foto Wladimiro Muti)

Quella che si è svolta a Rio Marina venerdì scorso, presso il giardino della Casa Valdese, non è stata solo un’iniziativa commemorativa in occasione dei 100 anni dello sciopero del 1911. È stata invece un’occasione per interrogarsi sull’attuale condizione dei lavoratori e sulle varie responsabilità, comprese quelle dei sindacati, allora come ora, di intervenire a sostegno dei diritti del lavoro e della condizioni sui luoghi di lavoro.

Ad aprire la serata, che ha coinvolto un ampio pubblico, è stato Roberto Antonini, ex sindaco di Rio Marina e coordinatore elbano della Camera del Lavoro. “Nel 1911 si parlava di guerra in Libia e sciopero per i diritti nel lavoro, come oggi, ma sono passati 100 anni e non si può negare che la situazione sia diversa oggi, anche se certe connessioni ritornano”, ha detto Antonini. “Un ringraziamento a tutti colo che ci hanno aiutato per la buona riuscita dell’iniziativa Nicola Calocero, Federico Menichetti, Luciana, Paolo Giglielminetti, Renato Giannoni, Stefano Tredici e Adriano Foresi e infine, ma non ultimo, Lorenzo Marchetti, che, da quando gli ho proposto l’iniziativa, ci ha creduto ed ha materialmente messo su la “partitura” della serata”, ha aggiunto Antonini.

E si è sollevato un applauso spontaneo, quando Antonini ha aperto davanti al pubblico la bandiera del sindacato minatori di Rio Marina, ritrovata e custodita da Lorenzo Marchetti, che l’ha poi consegnata CGIL elbana.

Lo sciopero dell’11 coinvolse ottomila operai degli stabilimenti di Piombino e Portoferraio ma anche oltre mille minatori elbani, che lavoravano in condizioni difficili.

Mentre in quegli anni anche all’Elba stavano nascendo le prime forme di associazionismo sindacale e di mutuo aiuto, nel 1911 sei imprese siderurgiche nazionali si unirono in un grande consorzio per gestire gli impianti di Piombino, Portoferraio, Genova e Savona. Nacque così il consorzio Ilva, che prese il nome dalla casa madre, fondata a Genova nel 1905. Gli istituti di credito coinvolti nell’operazione concessero un finanziamento di novantasei milioni di lire, confidando nei grossi ordinativi di materiale bellico che ci si aspettava dall’imminente guerra italo-turca (la colonizzazione della Libia).

«La vita sociale della miniera, dei paesi minerari ed in particolare di Rio Marina, è sempre stata determinata dalla concessione del Capitolato d’appalto, cioè da quelle norme che regolano i rapporti fra lo Stato (proprietario delle miniere) e la Società, detta appunto la «concessionaria», vincitrice della gara per l’assegnazione del diritto di sfruttamento delle miniere e di chi ci lavorava dentro. In passato all’appalto concorrevano i signorotti locali: i Mellini, i Del Buono, i Tonietti, i Giannoni, i Marassi, che si sono succeduti al potere. Era il tempo in cui il paese si divideva in «partiti» legati a questa o a quella famiglia, e spesso succedeva che tra i sostenitori dei vari gruppi finisse a cazzottate. Botte da orbi e odio eterno. E’ stato in questo clima che, con lo sviluppo dell’industria ai primi del ‘900, si è organizzata la classe operaia. Qui le idee socialiste sono state portate da un calzolaio di Empoli, un certo Busoni, che nel 1903 fondò a Rio Marina la prima sezione socialista dell’isola», questa la situazione di Rio Marina, lasciata da Remo Croci, uno dei testimoni di quegli eventi.

In quegli anni le miniere ebbero una forte accelerazione industriale, aumentando notevolmente la produzione, a seguito dell’espansione dell’industria siderurgica italiana. In pochi anni infatti Rio Marina aumentò la popolazione: si arrivò quasi a  5.000 abitanti. Ora invece Rio Marina conta circa 2300 residenti. C’era lavoro per tutti: gli operai venivano dalla Maremma, dall’entroterra pisano fino a Lucca, come sottolineano le testimonianze e i documenti di quegli anni.

Varie le motivazioni dello sciopero, ma alla base di tutto c’era un disegno di riorganizzazione e di riduzione del personale da parte della società concessionaria. Quindi anche 1300 minatori elbani iniziarono lo sciopero, insieme agli operai piombinesi, elbani e ai marinai. Lo sciopero durò 135 giorni e si concluse con una sconfitta per gli scioperanti. Nessun risultato fu raggiunto allora, ma ci fu invece un’iniziativa di speranza e cooperazione, che fu promossa da un’insegnante di Gallarate, Ines Oddone, che riuscì a fare ospitare nelle famiglie di operai di Lombardia, Emilia e Romagna, i figli degli scioperanti, che non avevano più da mangiare. Si parlò di “affido di massa”.

Durante la serata sono state lette alcune testimonianze lasciate dagli scioperanti elbani del 1911, il tutto accompagnato da musica e canti della tradizione popolare e operaia con voci e chitarre di Paolo Guglielminetti e Renato Giannoni. C’è stato anche un breve omaggio a Pietro Gori, l’anarchico impegnato per i diritti e la libertà di pensiero, morto a Portoferraio nel 1911.

Presente all’iniziativa anche il segretario della Camera del Lavoro di Livorno, Maurizio Strazzullo, che, dopo aver completato e ampliato il quadro della situazione dello sciopero del 1911, sottolineandone la valenza “nazionale”, si è poi soffermato sulla situazione attuale, sulle analogie con quei fatti e ha parlato dei rapporti fra sindacati, aziende e lavoratori, rilanciando la proposta della CGIL, compreso lo sciopero del 6 settembre.

Valentina Caffieri per ognisette

Rio Marina (LI): Lo storico sciopero del 1911ultima modifica: 2011-08-31T17:46:00+02:00da minobezzi1
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