Pisa: Finesettimana con Paolo Poli


“Alla tenera età di ottantuno anni, puramente anagrafici, calca da fuoriclasse il palcoscenico, che lo vede protagonista da mezzo secolo. Lo fa con la maestria unica che lo contraddistingue da sempre, maneggiando con perizia: cultura, talento, ironia, attraverso lo sguardo sapiente di artista e uomo strepitoso dal cuore candido e incosciente dei fanciullini.” Così nel dicembre scorso Francesco Motta su “Il Sole 24 Ore” a proposito di Paolo Poli e del suo ultimo spettacolo IL MARE. 
E Paolo Poli non poteva certo mancare nel cartellone teatrale del Verdi pisano, dove il geniale attore-autore-regista è, fin dai lontani anni Settanta, una delle presenze più amate dagli spettatori: così IL MARE è di scena sabato 3 marzo alle ore 21 e domenica 4 marzo alle ore 17, penultimo appuntamento della Stagione.
Ispirato ai racconti di Anna Maria Ortese (a partire dalla raccolta “Il mare non bagna Napoli” senza tralasciare altre storie), IL MARE è scritto, diretto e interpretato da Paolo Poli, affiancato dai quattro bravi attori-mimi-ballerini che da tempo lo accompagnano nel suo teatro personalissimo: Mauro Barbiero, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini e Giovanni Siniscalco. Le scene sono del grande Lele Luzzati, i costumi coloratissimi e fantasiosi sono di Santuzza Calì, le musiche di Jacqueline Perrotin.
Se i racconti della Ortese, affiancando la produzione dei grandi romanzi, riflettono sorprendentemente la complessa personalità della autrice, IL MARE diviene anche la personale “via” di Poli per dire la sua sui 150 anni di vita dell’Unità d’Italia, di cui assume addirittura le fattezze, sia pure prendendone solo uno spicchio.  I racconti della  Ortese coprono un lungo arco di tempo che va dagli anni trenta ai settanta e sono storie quasi senza storia che dipingono una realtà tragica come attraverso un sogno. A una rilettura odierna sembrano piuttosto rievocare la teatrale tenerezza del Tasso o la cinematografica leggerezza dell’Ariosto. Gli avvenimenti narrati sono visti attraverso il ricordo struggente: l’infanzia infelice ma luminosa, l’adolescenza insicura ma traboccante, l’amore sfiorato, ma mai posseduto. Figure e figurine di una “italietta” arrancante nella storia dove le canzonette fanno la parte del leone, quell’ “italietta” che Paolo Poli sa da sempre restituirci con maestria  e intelligente ironia. Ecco così le battute fulminanti, i gesti inequivocabili e gli altrettanto inequivocabili ammicchi, ma senza mai perdere di vista quel divertimento leggero, quell’umanità indulgente che sta da sempre alla base del suo stile. Cambiando come il trasformista Leopoldo Fregoli abiti, parrucche, cappelli e addirittura sesso, con un teatro en travesti mai baraccone, ma di grande finezza e intelligenza, Poli riempie i suoi personaggi, quasi sempre femminili, di un’umanità stralunata e inquietante, di una delicata comprensione, senza identificarsi in loro, anzi osservandoli dal di fuori per meglio rappresentarli. 
 “Due atti di geniale teatro (sempre più raro) di altissima fattura … C’è negli spettacoli di Poli oltre al talento e la professionalità, una caratteristica peculiare unica, il profumo romantico del passato, come l’odore di violetta della nonna o dei dolcetti fatti in casa, che evoca in chiunque lo risenta ricordi romantici d’istanti felici e amati, e innesca una profonda riflessione sui tempi odierni, dove è sempre più faticoso distinguere il falso dal vero. Poli e company profumano di buono e di autentico.”
Da non perdere. Pochissimi i biglietti rimasti disponibili, in vendita al Botteghino del Teatro Verdi.
Per informazioni tel 050 941 111
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