Lucca: Antonio Mazzarosa

 


 La Biblioteca Statale di Lucca ospiterà il convegno “Antonio Mazzarosa: modernità di un lucchese dell’800”, curato in collaborazione con l’Associazione Ponte Volontariato culturale.

In  occasione del 150esimo anniversario della morte del Marchese Mazzarosa (Lucca, 1780-1861) verrà celebrata e valorizzata una personalità poliedrica, di fondamentale importanza nella storia lucchese e nazionale. La presenza degli interventi del Marchese Mazzarosa nei più svariati ambiti, dalla letteratura alle arti visive, dalla musica all’economia, dal campo scientifico della fisica, della chimica e dell’agronomia a quello religioso, nonché i suoi incarichi di governo nello Stato Lucchese, l’attività di relatore ai Congressi degli Scienziati Italiani, l’attenzione verso il mondo produttivo, la partecipazione  alla costituzione della Cassa di Risparmio, verranno illustrati nelle relazioni di Nicola LaganàSebastiano MicheliPaolo Emilio Tomei e Alberto Varetti. Seguirà l’inaugurazione di una mostra bibliografico-documentaria in tema, che resterà aperta fino al 30 marzo.

Antonio Mazzarosa di cui fra pochi giorni ricorre il 150esimo anniversario della morte, fu uno dei più eminenti personaggi lucchesi vissuti a cavallo fra la fine dell’Antico regime e l’unità d’Italia, esponente del liberalismo moderato. Mazzarosa (nato Mansi) fu il sesto e ultimo figlio del nobile Giovan Battista Mansi e di Caterina Massoni, nacque a Lucca il 29 settembre del 1780. All’età di vent’anni cambiò cognome in Mazzarosa perché fu scelto come erede dal marchese Francesco Mazzarosa, ultimo della casata e senza figli, per evitare l’estinzione della famiglia e la dispersine del cospicuo patrimonio.

Ebbe modo di apprezzare l’impulso all’economia dato dal governo di Elisa Baciocchi, sovrana di Lucca dal 1805 al 1814 che incentivò lo sviluppo con opere pubbliche e misure di economia liberale. Nel maggio 1814 fece parte del governo provvisorio costituito dal Senato lucchese, dopo la fine del dominio napoleonico, condizionato pesantemente dall’occupazione militare austriaca mentre il fratello maggiore, Ascanio Mansi, era a Vienna per salvare l’indipendenza dello Stato lucchese.

Con l’arrivo di Maria Luisa di Borbone, la carriera politica di Antonio Mazzarosa fu agevolata dal fatto che il fratello Ascanio Mansi fosse divenuto ministro segretario di Stato, direttore del dipartimento degli Affari esteri e dell’Interno. Nel 1824 Mazzarosa ottenne la presidenza della commissione d’incoraggiamento di belle arti e manifatture e l’anno successivo fu nominato dal duca Carlo Ludovico direttore del Liceo reale, l’università lucchese. Con il 1830 assunse la direzione di tutto il settore della pubblica istruzione del Ducato.

Pubblicò importanti lavori di carattere storico, artistico ed erudito, come la Guida del forestiere per la città e contado di Lucca del 1829, la Storia di Lucca dalla sua origine al 1814 del 1842. Al primo Congresso degli scienziati italiani, tenutosi a Pisa nell’ottobre 1839, sostenne la necessità di un’indagine per conoscere e descrivere tutte le varie pratiche agricole diffuse nella penisola italiana. Con questo fine scrisse Le pratiche della campagna lucchese (1841) a cui seguì Del contadino lucchese. Discorso 1845 testi in cui analizzava le pratiche colturali che rendevano prospero il territorio lucchese e l’ambiente culturale contadino.

Mazzarosa fu tra i promotori del quinto Congresso degli scienziati italiani, svolto a Lucca nel settembre 1843 e da lui presieduto. Fu in contatto con gli esponenti del liberalismo fiorentino come Ridolfi, Capponi e Vieusseux, svolgendo un ruolo di mediazione e di avvicinamento della realtà lucchese a quella toscana, in previsione della reversione dello Stato Lucchese al Granducato, che secondo il Congresso di Vienna sarebbe avvenuta alla morte di Maria Luigia d’Asburgo Lorena.

Con gli eventi del 1848 sperò per Lucca il ritorno in vita della costituzione parlamentare del 1805, si impegno per evitare repressioni nel Ducato. Di fronte chiusura di Carlo Lodovico di Borbone si dimise dai suoi incarichi e manifestò a capo di un corteo di tremila persone chiedendo la liberazione dei detenuti politici, la costituzione di una guardia civica, il riordino delle finanze e una nuova legge sulla stampa. Ma Carlo Lodovico che prese quella manifestazione come una rivoluzione, dopo aver concesso quanto richiesto, si affrettò a trattare segretamente la reversione del ducato, gravato da un enorme debito pubblico, al Granducato di Toscana.

Il passaggio istituzionale avvenuto a sorpresa l’11 ottobre del 1847 fu un’amara sorpresa per i lucchesi e anche per Mazzarosa che non si aspettavano di essere in tutto fusi con il Granducato di Toscana ma di conservare formalmente uno stato autonomo sotto la corona lorenese. Mazzarosa temeva l’impoverimento istituzionale e culturale della piccola capitale, privata della corte e di molti uffici amministrativi. Purtroppo in parte ebbe ragione.

Mazzarosa indignato per la «flagrante violazione dei diritti del popolo lucchese», rifiutò di entrare a farne parte del governo Toscano. Nominato senatore da Leopoldo II il 17 maggio 1848, non partecipò alla vita parlamentare, e ad altri incarichi pubblici. Continuò a dedicarsi agli studi storico-artistici. Mazzarosa guardò con favore all’unificazione italiana che vide proclamata appena 10 giorni prima della morte avvenuta a Lucca il 27 marzo 1861. Vittorio Emanuele II due mesi prima lo aveva nominato senatore del Regno di Sardegna.

loschermo

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