Prato: Un legionario pratese in Afganistan

Davide Tinacci durante un pattugliamento in un villaggio afgano

Davide Tinacci durante un pattugliamento in un villaggio afgano

C’è anche un pratese doc tra le truppe della Nato impegnate in prima linea a dare la caccia ai talebani tra le montagne brulle e affascinanti dell’Afghanistan orientale, nella turbolenta provincia di Sorubi, dove le strade sono ancora infestate dalla mine lasciate dall’Armata Rossa e ogni angolo nasconde un’insidia. Si chiama Davide Tinacci ed è della zona delle Badie, dove ha ancora tutti gli amici e dove corre a rifugiarsi non appena ha una licenza. Ma Davide in Afghanistan  non sta indossando la divisa del nostro esercito, bensì quella di un corpo il cui solo nome rimanda a echi di avventura, coraggio e fascino d’altri tempi. Davide Tinacci è infatti inquadrato nella Legione Straniera, corpo d’elitè dell’esercito francese composto, come è sua tradizione, interamente da soldati provenienti da fuori la Francia.
Ma cosa ci fa un pratese nella Legione Straniera? E’ lo stesso Tinacci a spiegarlo, in un’intervista concessa in esclusiva a “Notizie di Prato” tra un turno di guardia e una rischiosa missione in cerca dei nascondigli delle armi dei talebani. “Dopo  aver ottenuto la qualifica al Leonardo Da Vinci di Firenze – racconta – ho fatto i più svariati lavori: sono stato agente di commercio nel settore dell’automazione industriale, poi ho lavorato nel settore dei trasporti. Ma avevo bisogno di qualcosa di più. Così ho scelto di arruolarmi nella Legione. Devo dire che la prima motivazione è stata la ricerca di emozioni forti, ma anche la consapevolezza di poter svolgere una professione unica, senza dimenticare la certezza di avere un lavoro stabile e uscire dalla precarietà”.

L'alba sulla base avanzata di Sorobi della Legione Straniera dove è in servizio Tinacci

L’alba sulla base avanzata di Sorobi della Legione Straniera dove è in servizio Tinacci

L’impatto con la Legione e le sue dure regole è stato però molto duro. “Beh – ammette Tinacci – se devo essere sincero non credevo di dover affrontare tutto quello che ho passato. Quando entri nella Legione varchi le porte dell’inferno. L’addestramento è durissimo e vengono usati sistemi che, onestamente, faccio fatica a condividere. Credo che in pochi sappiano davvero cosa succede all’interno della nostre caserme. Siamo il corpo d’elitè francese e ci viene chiesto di dimostrare il nostro valore a tutto il mondo”. Pentito della scelta? “No – risponde secco Tinacci -. Alla fine tutto diventa abitudine. Questo, poi, è il mio lavoro, vengo pagato per svolgerlo nel miglior modo possibile. Ci addestriamo tutto l’anno per poter compiere al meglio missioni come quella in cui siamo impegnati adesso. E poi la sofferenza che proviamo durante i durissimi addestramenti fa sì che tra noi legionari ci sentiamo come una grande famiglia. C’è un legame strettissimo tra tutti noi e alla fine finiamo per provare un sentimento sincero per una bandiera che non è la nostra”. Ma non c’è il rischio di passare per un mercenario? “Beh – risponde -, noi siamo inquadrati nell’esercito regolare francese. Se poi con mercenario si vuol dire che facciamo un lavoro e per quello ci pagano, allora siamo tutti mercenari: purtroppo per vivere dobbiamo tutti guadagnare, nessuno la mattina si alza e va a lavorare gratis. E poi, francamente, a me sembrano molto più mercenari quei signori che sul posto di lavoro sono abituati a leccare i piedi ai titolari o ai capi ufficio. Io, almeno, il mio lavoro lo faccio con dignità ed onore”.
Anche da lontano, sia la Francia sia l’Afghanistan, Prato resta però sempre un chiodo fisso per Tinacci. “E’ la mia città – dice – e la amo con tutto il cuore: ci sono nato, ci sono cresciuto e sicuramente ci tornerò a vivere. Tutti i miei ricordi sono legati a Prato. Purtroppo negli ultimi anni l’ho vista cambiata, troppo. Non tutto in peggio, è logico. Ma francamente rinuncerei volentieri ai miglioramenti che ci sono stati per poter ritornare alla Prato di 10-15 anni fa. A febbraio avrò finalmente una lunga licenza e non vedo l’ora di tornare per riabbracciare la mia famiglia e i miei amici. Ecco, la cosa che mi manca di più sono proprio le ore passate con gli amici, a giro nei nostri locali, nelle nostre strade. Da qui non è facile mantenere i contatti, per fortuna che c’è Facebook che facilità il compito…”.

notiziediprato

Prato: Un legionario pratese in Afganistanultima modifica: 2009-10-01T17:57:00+02:00da minobezzi1
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