Lucca: Mario Rocchi

 

 NAZARENO GIUSTI per loschermo

 

Una storia d’amore improvvisa tra un vecchio critico d’arte (Diego) che pensava di non dover più amare e una giovane pittrice il cui nome porta con se un destino: Amanda. Un diario intimo dagli albori del sentimento fino all’epilogo di una storia che coglie di sorpresa chi la vive. Parla di questo “È triste Venezia” (Prospettiva editrice) l’ultimo romanzo del noto giornalista e critico lucchese Mario Rocchi. Lo abbiamo incontrato per parlare della sua ultima fatica, ma anche di Lucca  e del panorama artistico e sociale che la circonda.

“È triste Venezia”: una storia d’amore ma non solo…
“Infatti non è solo una storia d’amore fra un anziano critico d’arte e una pittrice trentenne, ma esprime l’attaccamento alla vita che l’uomo sente sfuggirgli ed è anche il tentativo di colmare il vuoto affettivo che dentro di noi si fa sempre più grande man mano che gli anni passano”.

Riprenderà la saga di “Casa Balboa”?
“Non credo. Chiusa la trilogia con “Figlio di razza”, sarebbe assurdo riprendere in mano la storia per darle una svolta che risulterebbe forzata. Ogni storia ha il suo tempo, anche dal punto di vista della prosa, soprattutto di essa, e Balboa ha concluso il suo tempo”.

Lei ha iniziato a pubblicare da circa dieci anni anche se è da molto che scrive storie…
“Sì, ho molti scritti, come si usa dire, nel cassetto. Ma non credo che li pubblicherò mai. Pur riconoscendogli il valore (a volte li prendo in mano e mi stuzzicano), li sento anacronistici. Forse mi sbaglio, ma preferisco pubblicare scritti nuovi che scaturiscano dall’uomo che sono “ora”. Questo perché ho avuto la fortuna di incontrare l’editore di Prospettiva  Andrea Giannasi, uomo coraggioso che mi ha pubblicato  cose che a chiunque sarebbero apparse scomode. Si è appassionato a quello che scrivo ed è diventato il mio punto di forza”.

Quanto è servita la sua esperienza giornalistica per la sua scrittura?
“Molto. Soprattutto per una certa prosa scarna, che mira al sodo, senza tanti fronzoli”.

Qualcuno nella sua scrittura riconosce un carattere cinematografico, ha forse influito la sua passione per questa arte?
 “Sì, chi dice così ha colto nel segno. Quando scrivo vedo la  scena che descrivo come proiettata su uno schermo e quando adopro dialoghi mi sembra di scrivere una sceneggiatura”.

Sta lavorando a un prossimo romanzo?
“Uno è già in mano all’editore che vorrebbe farlo uscire il prossimo settembre. D’altra parte ci vuole un lasso di tempo fra un’uscita e l’altra. Attualmente sto scrivendo una cosa in un certo senso abbastanza nuova”.

Che rapporto ha con Lucca?
“Odio-amore . Odio per la mentalità ristretta, per il bigottismo, per il poco senso del nuovo. Amore per la bellezza che, a mio avviso, la fa una delle più belle città in assoluto d’Italia. E per la sua vivibilità. E anche per una certa riservatezza della gente che non mi dispiace affatto”.

Come vede il panorama artistico lucchese?
“Siamo rimasti, se non ai vecchi, all’età di mezzo. Poi c’è stato il vuoto. Ma questo non solo a Lucca, ma in Italia e nel mondo. Oggi l’arte non la fanno più gli artisti ma i mercanti. Se un mercante vuole lanciare un nome anche insignificante, lo mette sul mercato americano e il pubblico abbocca. La Transavanguardia ne è un esempio. E poi con la cosiddetta arte contemporanea (che avrebbe anche nomi importanti), chiunque può bluffare”.

Solitamente le copertine dei suoi libri sono sempre illustrate da Antonio Possenti, perchè?
“Sono amico di Antonio dai tempi della gioventù e per me è uno dei più grandi pittori d’Italia. Si presta, proprio per ragioni di amicizia, a farmi le copertine che, a mio avviso, sono sempre bellissime”.

Quali sono gli scrittori che l’hanno più influenzata?
“E’ antipatico fare nomi perché se ne scorda troppi. Da giovane giovane, ero innamorato di Pavese, di Thomas Mann, ma anche di HemingwayScott FitzgeraldFaulknerMoraviaVerga, oltre naturalmente ai mostri sacri della letteratura russa, francese, americana. Di questi tempi ho letto molti scrittori nordici, svedesi, norvegesi, finlandesi oltre agli americani grandiosi come Cormac McCarthyPhilip Roth, ma anche BukowskiJohn Dante e il cubano Gutierrez. Ma sono sicuro di dimenticarmene più della metà. Tutti decisamente hanno avuto influenza su di me. Quello che mi è rimasto dentro è impercettibile ma viene fuori al momento opportuno”.

Lei ha viaggiato molto quale il viaggio che l’ha più segnata?
“Al di là dei lunghi viaggi come quelli in Cina, Russia, Sri Lanka oppure nel Brasile, Guatemala, Messico a cui sono molto affezionato, Cuba e i Caraibi o nell’Africa, mi hanno segnato più di tutti i viaggi giovanili in autostop a giro per l’Europa. Quelli sono stati una vera scuola di vita e, per quei tempi, andare in autostop fino al circolo polare artico, non era cosa da poco. E poi il fare i più disparati lavori per mantenersi. Quella è stata una vera scuola di vita che mi ha segnato positivamente”.

Perché scrive?
“Io scrivo sempre di notte, ma non tutte le notti. Di giorno non sto mai in casa perché ho sempre da fare o per il giornale o per me. Quando inizio a scrivere un romanzo, ho una vaga idea della storia che voglio buttare giù. Più che altro ho uno spunto iniziale. La storia e quello che intendo dire, mi si formano nella mente scrivendo perché non scrivo quello che voglio, ma quello che penso anche inavvertitamente, quello che sento. Quindi ne devo dedurre che scrivo perché se non scrivessi andrei in depressione. Cosa potrei fare senza “mestiere” che non pensare al “nulla” che mi circonda? Sarebbe una cosa terribile. Dunque lo scrivere per me è una specie di seduta psicoanalitica”.

Quanto è cambiata Lucca in questi ultimi anni-decenni?
“Fortunatamente non molto per tante cose e molto per il turismo. Solo una ventina di anni fa l’estate a Lucca era un mortorio. Ora è la stagione più viva. E’ diventata una città a elezione turistica. In un certo senso ricorda, in tono minore, Venezia. Aveva ragione la regista Jane Campion, che era nella nostra città a girare “Ritratto di signora”, quando alla domanda se le piaceva Lucca rispose: è una Venezia senz’acqua. Dunque è cambiata per il turismo che la rende più viva. Ma c’è sempre qualche lucchese che si lamenta perché c’è troppa gente per le strade. Per le altre cose è sempre la solita bomboniera”.

Lucca: Mario Rocchiultima modifica: 2012-02-15T09:03:12+01:00da minobezzi1
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