Firenze: Pellegrino Artusi

Elena Giusti per loschermo

In questo anno di celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, tra le molte ricorrenze, ce n’è una molto importante: il 30 marzo di cento anni fa moriva a Firenze il gastronomo Pellegrino Artusi, l’autore de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.

L’uomo che ha unito l’Italia attraverso la cucina riunendo in un volume scritto con un linguaggio diretto e comprensibile le ricette provenienti tutte le regioni d’Italia. Il libro oggi è, insieme a “I Promessi Sposi” e “Pinocchio”, tra i più letti dagli italiani, l’ultima ristampa è di appena di un anno fa, ma Artusi faticò non poco per vederlo pubblicato: da solo si fece stampare le prime mille copie, dopo diversi rifiuti da parte di piccoli e grandi editori.

“È un libro che avrà poco esito” dicevano i contemporanei che dovettero ricredersi alcuni decenni dopo quando il volume era ormai divenuto una “bibbia domestica” per generazioni e generazioni di massaie. Ad oggi il volume vanta 130 edizioni e oltre un milione e trecentomila copie vendute.

La raccolta dell’Artusi ebbe anche il merito di contribuire all’unificazione linguistica della nazione. “Un’opera di impegno civile” secondo Alberto Cappati.

“Bisogna riconoscere– sottolineava Piero Camporesi-che “La scienza in cucina” ha fatto per l’unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare i “Promessi Sposi”.

“La cucina- spiegava l’Artusi- è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria.
Diffidate dei libri che trattano di quest’arte; sono la maggior parte fallaci o incomprensibili, specialmente quelli italiani; meno peggio i francesi; al più al più tanto dagli uni che dagli altri, potrete attingere qualche nozione utile quando l’arte la conoscete.
Se non si ha la pretesa di diventare un cuoco di baldacchino, non credo sia necessario, per riuscire, di nascere con una cazzeruola in capo; basta la passione, molta attenzione e l’avvezzarsi precisi: poi scegliete sempre per materia prima roba della più fine, ché questa vi farà figurare”.

Tra gli scritti del gastronomo facevano già capolino concetti di stretta attualità come la ricerca della semplicità nelle preparazioni e il rispetto della stagionalità degli ingredienti.

Nato a Forlinpopoli in una famiglia di mercanti, appassionato di letteratura, intraprese la professione del padre; amava “il bello e il buono ovunque si trovino” e gli ripugnava “vedere straziata, come suol dirsi, la grazia di Dio”.

La vita della sua famiglia venne sconvolta dall’incursione del 25 gennaio 1851, a Forlimpopoli, del brigante Stefano Pelloni, detto il Passatore che prese in ostaggio, nel Teatro della città, tutte le famiglie facoltose, obbligandole a pagare un “dazio” cospicuo con cui fuggì.

La sorella, Gertrude, impazzì e dovette essere ricoverata in manicomio. L’anno dopo, tutta la famiglia si trasferì a Firenze dove Pellegrino si dedicò alla mercatura con un successo tale che, a quarantacinque anni, poté tranquillamente ritirarsi e vivere di rendita acquistando una casa in piazza d’Azeglio e dedicandosi alla cucina ma anche alla letteratura, fu infatti critico e scrisse due saggi: una biografia di Ugo Foscolo ed una critica a trenta lettere di Giuseppe Giusti.

Due opere finite nel dimenticatoio al contrario del suo “best sellers” con cui seppe fornire agli italiani le regole del viver bene, oltre che del mangiare.

Diceva: “il mondo ipocrita non vuoi dare importanza al mangiare; ma poi non si fa festa, civile o religiosa, che non si distenda la tovaglia e non si cerchi di pappare del meglio. Due sono le funzioni principali della vita: la nutrizione e la propagazione della specie”.

L’Unità d’Italia, secondo alcuni, è stata prima un processo culturale e poi, solo dopo, istituzionale e politico e in questo contesto la vita e le opere dell’Artusi si collocano al meglio nelle celebrazioni del 150esimo.

Saranno molte le iniziative (convegni, libri, cene a tema, proiezioni cinematografiche) per ricordarlo che si susseguiranno per tutto l’anno, iniziate già il 16 marzo quando a Forlinpopoli è stata organizzata una cena artusiana. Il 26 invece è partito il “Pellegrinaggio Artusiano” che terrà impegnati otto giornalisti per cinque giorni di cammino tra Forlimpopoli e Firenze, i poli dell’esistenza di Pellegrino Artusi. Sempre tra le due città si terrà tra il 30 marzo e il 2 aprile il convegno di studi “Il secolo artusiano”.

Inoltre l’Artusi è anche protagonista di un giallo “Odore di chiuso” edito da Sellerio scritto dal giovane chimico- scrittore Marco Malvaldi che ha abbandonato per un attimo i simpatici vecchietti del BarLume (che lo hanno portato al successo) e ha realizzato un libro accattivante ambientato in una Maremma assolata, post unitaria, dove in un castello vicino alla Bolgheri di Giosuè Carducci, nell’ambiente di nobili gattopardiani che ruotano attorno al barone Romualdo Bonaiuti avviene un delitto poco tempo dopo l’arrivo del baffuto e rotondo gastronomo che si improvviserà detective.

Avevo voglia- dice Malvaldi- di scrivere qualcosa di diverso dai romanzi precedenti, l’idea che girava per la testa era quella di un libro ‘apocrifo’, che avesse come protagonista uno scrittore. Così. Dopo aver deciso di ambientarlo in Toscana ho preso in rassegna alcuni scrittori dell’epoca. Alla fine la scelta è caduta su Pellegrino Artusi. Avevo pensato anche a De Amicis, ma non era troppo adatto a me, sono più propenso a far ridere che a commuovere. Se potessi decidere che personaggio storico essere sicuramente sceglierei lui, un uomo che sapeva vivere bene e che sapeva godersi la vita”.

Firenze: Pellegrino Artusiultima modifica: 2011-03-28T09:50:11+02:00da minobezzi1
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