Livorno: Alfredo Muller

Livorno è un luogo particolare: imponenti fortificazioni si alternano a civettuole villette liberty seminascoste nei giardini, alberghi da gran società di fine ’800 convivono con zone quasi fatiscenti. Ricorda un po’ Genova, naturalmente, ma con un pizzico di anarchia in più. Del resto è libertaria per nascita: infatti nel 1606, allo scopo di ottenere un rapido popolamento, i Medici fecero porre nell’atto con cui le conferivano dignità di città che chiunque vi si recasse, quale che fosse la sua connotazione politica, religiosa, etnica, sarebbe stato accolto e rispettato.

Il melting pot iniziale unito a quello che normalmente si verifica in ogni città di mare ha dato origine a una popolazione vivace e spesso cosmopolita. Se non bastasse questo a rendercela simpatica ci sarebbe il fatto che dal suo porto partiamo per le belle isole del nostro mare e, se non bastasse neanche quello, ci sarebbe il ricordo delle belle serate estive di Effetto Venezia trascorse lì negli ultimi anni. Questo bellissimo evento riempie di vita il suggestivo quartiere Venezia (detto così perché attraversato da canali) che altrimenti nella stagione calda sarebbe fuori dal circuito balneare; è fatto di centinaia di bancarelle ben selezionate, di musica di ogni tipo, da Mascagni ai percussionisti senegalesi, di migliaia di lampadine da sagra paesana e proiezioni luminose dal linguaggio contemporaneo e, soprattutto, gallerie d’arte, pub, ristorantini che nascono per pochi giorni in sedi di associazioni, fondi dismessi, piattaforme sui canali. La fantasia degli allestimenti, affidata alla buona volontà dei singoli che hanno come unico limite quello di applicare prezzi popolari, unita ad una cucina schietta e allegra regala una serata di vacanza calda e divertente; io spero di potervene parlare più in là, ma, per ora, la scure dei tagli lo ha colpito e non è stato rifinanziato dal comune.

Stavolta invece sono andata in una giornata piovosa, quando il cielo e il mare erano del medesimo grigio-azzurro delle piastrelle alternate a quelle bianche nella pavimentazione dell’elegante Terrazza Mascagni: passeggiare lì, specie se c’è poca gente, è affascinante, sembra di stare in un salotto, di avere il mare in una stanza.

Dunque a pochi passi dalla terrazza c’è, immersa in un bel parco, Villa Mimbelli, un grazioso edificio del 1865 dove ha sede il museo Fattori. Merita visitarla, ma noi questa volta proseguiamo oltre nel giardino ed entriamo nei Granai che un accurato restauro ha reso sede di mostre temporanee. Andiamo a vedere le opere di Alfredo Muller, pittore livornese il cui nome è una riprova d ciò che dicevamo prima; visse a cavallo tra ottocento e novecento e fece da ponte tra la pittura impressionista e quella toscana. Lui era andato a Parigi anche per motivi di famiglia ma presto ne aveva colto le suggestioni culturali. Voi sapete che molti artisti vi si recavano in quel periodo perché sembrava che lì l’arte si materializzasse nella vita: il nostro Viani non l’amerà e non ne sarà amato, Modigliani ne sarà completamente assorbito, Muller la visse come seconda patria senza dimenticare la prima che pure non fu con lui troppo tenera.

Ebbe tra l’altro una parentesi a Torre del lago, presso quella che oggi si chiama Villa Orlando e che prima apparteneva a suo zio (pare che, per il dispiacere di lasciarla, un suo fratello abbia inciso il nome su una pietra). Insisto sulla sua biografia perché è bella e ispirata da una grande apertura mentale, qualità spesso soffocata dal narcisismo in molti artisti. Per lui non c’era un limite alla ricerca e oltre alla sua personale evoluzione artistica fu in grado ad esempio di apprezzare e promuovere Cezanne prima degli altri al punto di spingere un suo caro amico ad acquistarne dei dipinti. Ma ora passiamo ai quadri: sono molti e svelano tutto il percorso, tutte le influenze e tutte le passioni che hanno attraversato l’animo dell’artista. Le opere sono di quel tipo di bellezza che rapisce, quella che ti fa desiderare di staccare la tela dalla parete e portartela a casa: colori che spesso ricordano quelli quasi esotici di Nomellini o di Chini, figure dal fascino etereo e poi tanta, tanta luce; ci sono delle marine fatte solo di luce, dove gli occhi si perdono. Cercate invece di non perdere questa esposizione che dura solo fino al 25 aprile; poi, se viene troppo caldo, rischiate di non aver l’occasione di ritrovare il colore di molti suoi fondi nel liquido dorato di un bel ponche.

Alfredo Muller
dal 26/2/2011 al 25/4/2011

Ven-sab-dom 10-13, 16-19, Dom 24 aprile 17-19 Lun 25 aprile 10-12, 17-19

Granai di Villa Mimbelli – Ingresso gratuito

Vera Giagoni per viarewggiok

Livorno: Alfredo Mullerultima modifica: 2011-03-28T16:51:49+02:00da minobezzi1
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