Arezzo: Il futuro del vino aretino

 Andrea Gori per dissapore 


Scommessa: al volo, non riuscite a nominare nessun produttore che abbia sede nell’aretino. Scommessa: almeno una volta avete fatto la fila per assaggiare il Galatrona di Petrolo, il Caberlot, o il Bosco Syrah dei Tenimenti D’Alessandro (o il Syrah di Stefano Amerighi per i più bio di voi). Tutte aziende simbolo di una zona storica della Toscana, che da grande blasone del 1700 (alla pari del Chianti Storico, del Carmignano e della Rufina) è diventata un serbatoio di sfuso per le zone limitrofe. Cristiano Cini, sommelier plurititolato e oggi presidente della Strada del vino Terre di Arezzo, è riuscito per la prima volta a riunire i produttori dietro un grande progetto di comunicazione del territorio.

Già, ma cosa c’è da raccontare ad Arezzo? il luogo per l’inaugurazione della tre giorni di visite in cantina, tour, cene e degustazioni è lo Spazio Lebole, una galleria d’arte che è anche una grandissima raccolta di modernariato ed un negozio tra i più affascinanti che vi possano capitare, giusto sfondo per l’assaggio di vini che si presentano così eterogenei. Dai merlot in purezza (emuli del famoso Galatrona), syrah in purezza da Cortona, sangiovesi ruspanti, cabernet sontuosi e supertuscan di carattere per concludere con vitigni e/o vini presenti solo qui o quasi, come il Pugnitello, il Gratena e il Caberlot. Pensare di riunire tutto sotto un’unica denominazione Valdarno di Sopra (con l’ovvia esclusione di Cortona che già funziona bene col Syrah) è una mission impossible, ma affascinante.

Ecco Cristiano che ci presenta la tre giorni di lavoro e la degustazione introduttiva nello Spazio Lebole:

Protagonista della presentazione è Daniele Cernilli, che inizia il suo racconto: “sono trent’anni che mi occupo di vino, il territorio aretino lo conosco bene”. Ricorda che a metà degli anni ‘70 la produzione era piuttosto povera, con Villa Ciglia di Giovanni Bianchi, con vini da tavola, ed un Chianti Colli Aretini, uno dei pochi che lo menzionava in etichetta. Il Chianti si identificava con Firenze e Siena; difficile inquadrarlo ad Arezzo; ma Cosimo III De’ Medici già lo citava nel 1716, e divideva la Toscana in zone di riferimento: Chianti (poco a Greve, poi Radda, Gaiole e Castellina), Carmignano (coi suoi vitigni internazionali), Pomino (Rufina) e infine Valdarno Superiore (o “di Sopra”) che era terra Aretina. Quindi nel 1700 non esistevano denominazioni a Montalcino, San Gimignano, Montepulciano né Bolgheri mentre Arezzo già c’era. Il fatto che si sia persa la tradizione sembra un’ingiustizia della storia.

Solo due  zone, nelle quali il sangiovese 100% era migliore che altrove (ovvero Rufina e appunto Colli Aretini) garantivano che per clima e terreni il vitigno potesse dare grandi risultati. Soprattutto nel Valdarno superiore, con terreni argillosi ma anche sabbiosi, ciottoli di fiume, il sangiovese si esprime con struttura e mineralità da riscoprire. Valdarno di Sopra sta oggi diventando Doc, in una zona dove per ora hanno solo lavorato i grandi marchi. C’è stata la chiantizzazione del territorio aretino, colonizzazione di produttori che da altre zone hanno usato Arezzo come polmone vitivinicolo, comprando sfuso di buona qualità a prezzi bassi con poco interesse allo sviluppo dell’aretino –  anzi, con l’interesse opposto al fatto che potesse emergere come area produttiva a sé stante. Oggi finalmente arriva una Doc che si affianca ad altre già presenti sul territorio come Cortona. Negli ultimi vent’anni i premi di AIS, Gambero, Wine Spectator hanno mostrato che il territorio c’è, ed anche l’imprenditorialità: Sette Ponti, Baracchi, Petrolo, Il Borro di Ferragamo, quattro aziende nella top 20 di Wine Spectator sono roba che neanche Montalcino o Bolgheri riescono ad esprimere.

E’ una zona senza la fissa del monovitigno, classica da uvaggio e blend. Forse solo recentemente Cortona ha avuto il syrah come faro e calamita per tanti investimenti. Cortona è punto di riferimento col syrah a livello internazionale, quasi alla pari con Rodano (Hermitage e Cote Rotie), Australia (Barossa ma non solo) e California (Central Coast, Santa Barbara, San Louis Obispo). Anche questo è Arezzo. Cortona è nouvelle vague del vino aretino, e Valdarno Superiore è la storia e la tradizione, che convivono.
Ecco i vini della degustazione.

Trebbiano Toscano 2007 Tenuta Vitereta Civitella di Valdichiana
Vino atipico, da uve fresche e in parte appassite, prodotto con uso di legno; uve biologiche. Giallo dorato splendente oro antico aretino, note appena di smalto e lacca ma soprattutto miele, erica, ginestra, mandorla, pesca, affumicato, lievito, fiori di campo secchi. Ricorda a tratti un Valentini giovane, bocca appuntita e tagliente con bella morbidezza e tanto estratto, acidità salmastra che non diventa asprezza eccessiva, quasi una nota di tannino, da uve macerate probabilmente. Tradizionale senza esasperazione, bel faro per altri bianchi della zona, rari ma con certa tradizione, che quindi non produce solo bianchi vergini dal sapore di chewing-gum da lieviti selezionati. 85

Mannucci Droandi Pugnitello 2008 Mercatale Valdarno
Vitigno riscoperto da poco; ricerca fatta soprattutto da San Felice nella Berardenga, grappolo simile ad un pugno, abbandonato perché soggetto a virosi e con poca costanza qualitativa. Annata fresca, note di amarena prugna frutta rossa, in parte anche floreale, ampio: almeno tre tipi di profumi con, anche, note speziate da uso di legno, quasi note da pinot nero per la componente “boscosa”. In bocca tannino evidente e ricco, presente ma senza asprezza, corposo e potente, si allarga e si distende con bel finale tra cedro e amarena e tabacco. Da seguire, interessantissimo, rustico e deciso. 80

Petrolo Galatrona 2008 Merlot 100%
Una delle glorie locali: siamo a Mercatale Valdarno, 3-4 km dal Chianti Classico, piena DOC ma molto interessante per il merlot messo a dimora da tempo in zona fredda dove non matura prestissimo, e riesce a distendersi in maniera ottimale. Le zone toscane per merlot NON comprendono Bolgheri (manca l’argilla). Meglio il pisano (Guizzano), o le zone del Chianti Classico più alte ed interne dal clima difficile. Con l’argilla che è tipica anche del Pomerol con buon drenaggio. Colore intenso e cupo, naso composto, frutta rossa e nera, tabacco, vaniglia, caffè, tostature decise ma non invadenti, filo di peperone e resina. Tannini morbidi e dolci, vellutati e fitti, molto più sulla lingua che sulle gengive ma lasciano il campo subito alla salinità che fa salivare, e facilita la beva. Vino composto, elegante, pochi chiaroscuri, nobile e poco contadino ma di una eleganza che può essere presa ad esempio per la zona per uno stile bordolese-toscano. Fuoriclasse e fuori dagli schemi ma che giova tantissimo al territorio. 91

Camperchi San Giovese 2007 IGT Toscana Civitella Valdichiana
Si vede subito dal colore: meno compatto e più trasparente, zona classica per sangiovese. Amarena, viola, note floreali e tipiche del vitigno, senza difetti, varietale con mineralità importante che emerge. Tannino ben evidente, succosissimo, l’acidità soprattutto impressiona e ci fa pensare come sia bello averlo a tavola: struttura poca ma bella freschezza e capacità di lasciarsi bere che sono due delle caratteristiche principali del vitigno, purtroppo sacrificate quando lo si vuole cabernettizare a tutti i costi. L’acidità del resto è importante perché questi sono i vini che vantano il migliore abbinamento per il cibo, elemento cruciale anche per il sommelier. 84

Fattoria Gratena Siro 2007
Molto particolare da vitigno prodotto unicamente in questa azienda, ancora in via di riconoscimento: solo duemila bottiglie. Colore molto concentrato, stile quasi merlot, naso balsamico, affumicato da barrique, quasi goudron, frutto in evoluzione e legno da assorbire ancora, cedro candito, amarena, sandalo e pepe; sembra una via di mezzo tra syrah e Montepulciano d’Abruzzo. Ricco in bocca: tannini un poco ispidi all’inizio ma ben tamponati da alcol e glicerina. Possente e persistente, un po’ violento come impatto ma considerando che è la prima annata e i legni erano tutti nuovi, è decisamente promettente. Potenza e complessità sono caratteristiche che si ritrovano in questa zona, e si capisce come mai è stato per molti anni un serbatoio per il Chianti Classico. 83

Tiratari Villa la Ripa 2007 Sangiovese 85% poi Merlot Syrah 2007
Acidità totale molto alta, il sangiovese fa benissimo la sua parte. Bel colore rubino e naso di mora e spezie, classiche del syrah; quasi caldo, profilo esotico poi viola e amarena, tannino evidente da sangiovese, soprattutto retrogusto acido molto forte che accompagna tutto il sorso; il buon tannino e l’acidità mascherano corpo e struttura che pure non sono da poco; le buonissime prospettive in evoluzione ora lo rendono un poco scabro. 84

Caberlot Podere il Carnasciale 2007
Pezzo unico, da vitigno tutto suo, incrocio tra cabernet sauvignon e merlot, invenzione locale per dare vino solo in magnum, costoso e ricercato. Profumi pirazinici molto in evidenza, peperone, erbaceo ma di quelli belli e fini, speziatissimo, mentolato e balsamico, mirto, pepe verde, canfora, incenso, chiodo di garofano, geranio. Terroso, bocca serratissima e ancora da assestarsi, acidissima; tannini però piacevoli, finale agrumato persistente e dissetante. Affidabile e sontuoso con gli anni, costoso ma un mondo a sé. 96

Cortona DOC Syrah il Bosco 2007
Eccoci al fenomeno Cortona e il monovitigno, con il suo vino più famoso e che ha fatto molta della sua fortuna, pieno di colore e appagante già alla vista, impatto dolce e floreale, ricchissimo, ribes in technicolor, pepe, arancio rosso (classico syrah), del resto deriva da zona mediterranea e riflette note calde e ricche con freschezza centro europea. A Cortona i terreni sono simili al Rodano e anche clima è simile, l’effetto è compiuto e risoluto in bocca con vino di impatto deciso ma che coccola anche un po’ con agrumi e spezie che continuano e si fanno sentire bene anche in bocca dove i tannini devono ancora affinarsi, ma è vino giovanissimo su cui si può scommettere ad occhi chiusi, la persistenza del frutto è impressionante. 93

Pian del Pazzo 2003 Fattoria La Traiana
Vincitore come vino per lo stufato alla Sangiovannese. Cabernet 90% Cab franc 10%. Particolare, già in evoluzione, siamo a Terranuova Bracciolini, una Valdarno particolare: vigneto storico del ‘90, e del resto non si potrebbe spiegare altrimenti una riuscita simile per un’annata difficile caldissima come il 2003 (comunque più fresca qua che altrove in Toscana). Note esotiche e speziate particolari, il cabernet è tardivo quindi il caldo lo ha preso tutto ed è stato però vendemmiato con il fresco, con fermentazioni regolari ed equilibrate. Nessun accenno di bruciatura o cottura: mora quasi più che mirtillo, speziatura ricca, incenso cardamomo e ginepro. Ogni cosa è al suo posto. Finezza, goudron, in bocca è ancora più ricco che al naso ma molto elegante senza esagerazioni, il cabernet ha tenuto benissimo e si presenta fresco, delicato ma non molle, tannino in grande spolvero per niente amaro o verde. In effetti pensandolo su carne stufata fa venire un’acquolina perfetta per questa combinazione di tannino e di profumi. 90

Conclusioni
Una zona che fornisce vini così, senza una Doc di riferimento e trattata da serie B è davvero una cosa assurda, qui c’è una cifra tecnica di tutto rispetto difficile da riscontrare in tanta Toscana. Si dovrebbe avere più orgoglio da parte dei produttori e buon senso nel non penalizzare nessuno, specie quelli che si sono battuti per la qualità assoluta negli anni scorsi. Dalle degustazioni a tavolini dei vini dei produttori presenti (90 vini per oltre 30 aziende) emerge che il territorio è interessante per dare vini potenti, più che soavi e beverini, ma deve lavorare ancora (ad eccezione di Cortona) per arrivare a qualità di livello internazionale, evitando, in alcuni rappresentanti della produzione media, difetti tecnici, dal brett agli eccessi di enologia.

La Strada del Vino ha fatto un passo importante (e anche l’AIS Arezzo) e potrebbe essere l’inizio per  fare sistema, caso più unico che raro in Italia e nel vino toscano. Si devono però uniformare i disciplinari e valorizzare i vini più importanti e il resto seguirà a ruota. Manca solo un Cosimo III De’ Medici. In conclusione, lasciamo la parola a Daniele Cernilli.


Arezzo: Il futuro del vino aretinoultima modifica: 2011-05-09T11:00:12+02:00da minobezzi1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento